N. 159 ORDINANZA (Atto di promovimento) 6 marzo 2012

 
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IL TRIBUNALE Ha pronunciato la seguente ordinanza nel procedimento di omologa di concordato preventivo ex art. 180 l.f. iscritta in data 31 maggio 2011 al n. 35839/11 R.G. da:

Arthemisia S.r.l. (in liquidazione) in C.P. (c.f. 02186270969), in persona del liquidatore Paloschi Mauro Virgilio, rappresentata e difesa dall'Avv. Tomaso di Seyssel in virtu' di procura in calce al ricorso per l'ammissione alla procedura di concordato preventivo, elettivamente domiciliato in Milano, alla Via San Maurilio n. 13, ricorrente;

Con l'opposizione di Agenzia delle entrate (C.F. 97021490152), in persona del Direttore pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura dello Stato, domiciliata in Milano alla Via Freguglia n. 1, opponente;

Nei confronti del Commissario giudiziale, in persona dell'Avv.

Roberto Notte.

Premesso in fatto La societa' Arthemisia S.r.l. in liquidazione ha presentato in data 11 maggio 2010 un ricorso per l'ammissione al concordato preventivo, che prevedeva originariamente la formazione di quattro classi di creditori.

La proposta e' stata poi modificata in data 24.09.2010, nonche' in data 14.10.2010.

La proposta concordataria e' divenuta, quindi, proposta senza previsione di classi, prospettando il pagamento dei creditori privilegiati al 100% e di quelli chirografari nella percentuale del 5%.

Fissata adunanza dei creditori per l'udienza del 9.02.2011, la stessa veniva poi differita al 6.04.2011.

In tale udienza venivano espressi voti favorevoli da parte di alcuni creditori.

Nei successivi venti giorni pervenivano adesioni alla proposta concordataria a termini dell'art. 178, comma 4, l.f., che comportavano il raggiungimento della maggioranza del 62,96% dei crediti, consentendo di ritenere approvato il concordato dalla maggioranza dei creditori.

Successivamente alla celebrazione dell'adunanza dei creditori, ma nel termine di cui all'art. 178 l.f. (venti giorni successivi all'adunanza), perveniva, peraltro, voto contrario da parte dell'Agenzia delle Entrate, e precisamente in data 15.04.2011.

Fissata udienza di omologa per la data del 14.07.2011 e iscritta la causa a ruolo, con memoria in data 4.07.2011 proponeva opposizione l'Agenzia delle Entrate, eccependo una diversa quantificazione del debito della proponente nei confronti dell'Erario rispetto a quanto risultava all'Ente impositore.

Rilevava, in particolare, l'Agenzia delle Entrate, come il debito tributario dichiarato dalla societa' in C.P. ammontasse ad Euro 1.230.662,00, di cui Euro 520.498,00 per IVA (imposta Euro 493.598,00, sanzioni Euro 111.065,00 ed interessi Euro 39.218,00, con pagamento al 100%), Euro 493.763,00 per ritenute non versate (con pagamento al 100%), Euro 216.401,00 (da corrispondersi al chirografo al 5%) per interessi e sanzioni (queste per Euro 148.079,00).

Assumeva invece che il debito certificato dall'amministrazione finanziaria ammontava alla maggior somma di Euro 1.550.303,12, come da nota del 15.04.2011, e che cio' risultava (quanto alle ritenute non versate) dall'emissione degli avvisi di accertamento nn.

T9B07EM00817/11 e T9B07EM00821/11 per dichiarazione infedele relativamente al modello 770 per gli anni 2007 e 2008, nonche' dell'atto di contestazione n. T9BCOEM00452/11. A termini di detti avvisi di accertamento, proseguiva l'opponente, mutava l'ammontare del debito complessivo (ammontante per IVA alla maggior somma di Euro 562.404,64), cosi' come lievitava il credito per ritenute (alla maggior somma di Euro 506.444,00). Deduceva, pertanto, il consolidamento del debito in epoca successiva alla adunanza dei creditori in data 6.04.2011. Allegava, conseguentemente, di essere creditrice dissenziente, e, ritenendo non conveniente il concordato, concludeva per il rigetto della domanda di omologa.

Nel procedimento si costituiva Arthemisia S.r.l. in liquidazione, eccependo preliminarmente l'inammissibilita' dell'opposizione, non avendo l'Agenzia delle Entrate espresso voto favorevole all'adunanza del 6.04.2011 e non potendo la suddetta creditrice esprimere il voto nel successivo termine di cui all'art. 178, comma 4, l.f., posto che detto termine era riservato alle sole adesioni, ossia ai voti favorevoli; conseguentemente l'Agenzia delle Entrate non poteva considerarsi creditore dissenziente, ne' legittimata all'opposizione.

Nel merito rilevava che le maggiori somme di cui agli accertamenti, ammontanti ad Euro 49.455,00 (sostanzialmente per maggior debito IVA), trovavano copertura nei fondi stanziati dalla societa' in concordato preventivo.

Il Commissario Giudiziale faceva pervenire il proprio parere motivato ex art. 180 l.f., rilevando anch'esso come il disavanzo derivante dalle maggiori imposte accertate dall'Agenzia delle Entrate sarebbe stato irrilevante, alla luce dei fondi appostati per Euro 40.132,00. Il Commissario Giudiziale non teneva conto, peraltro, nel proprio parere, dei maggiori crediti risultanti dagli avvisi di accertamento nn. T9B07EM00817/11 e T9B07EM00821/11 per ritenute.

A seguito dell'entrata in vigore del d.l. n. 98/11, che ha sancito l'antergazione al privilegio delle sanzioni sui debiti per ritenute, il Tribunale chiedeva al Commissario Giudiziale di valutare l'impatto dell'art. 23, comma 37, del suddetto d.l. sul fabbisogno concordatario; a seguito delle rettifiche operate dal Commissario Giudiziale, emergeva un disavanzo nel fabbisogno - indipendentemente dalle contestazioni dell'Agenzia delle Entrate - tale da privare di risorse il ceto chirografario.

La proponente chiedeva quindi un rinvio degli incombenti e si riservava di integrare la proposta concordataria.

Essa perveniva, nelle more, al reperimento di nuove risorse tali da sterilizzare l'impatto della suddetta disciplina tributaria sopravvenuta sul fabbisogno concordatario.

All'udienza del 9.02.2012 l'Agenzia delle Entrate produceva, peraltro, gli avvisi...

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