N. 406 ORDINANZA (Atto di promovimento) 20 ottobre 2010

 
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LA CORTE D'APPELLO Nell'udienza del 20 ottobre 2010, ha pronunciato la seguente ordinanza sulla questione di illegittimita' costituzionale, sollevata dal Procuratore generale, degli artt. 636 e 601 c.p.p., nella parte in cui non prevedono la notifica del decreto di citazione per il giudizio di revisione alla persona offesa, per contrasto con gli artt. 3 e 111 della Costituzione.

La Corte osserva:

la questione si presenta non manifestamente infondata e rilevante rispetto alla decisione da assumere in sede di revisione in un caso come il presente in cui questa e' stata proposta contro un decreto penale di condanna che, per sua natura, mai ha visto coinvolta la persona offesa dal reato;

se cio' puo' essere comprensibile e giustificato nell'ambito di un rito speciale connotato dalla omissione della fase dibattimentale, quale e' il procedimento per decreto (peraltro, tutto giocato sull'integrale accoglimento delle richieste del querelante o denunciante), meno giustificato e' che analoga obliterazione sia di fatto imposta dalle norme che regolano la vocatio in jus per il susseguente giudizio di revisione; l'art. 636, comma 1 c.p.p., infatti, prevede che il Presidente della Corte d'appello emetta decreto di citazione a norma dell'art. 601 c.p.p. e quest'ultimo non contempla la persona offesa dal reato, con evidente vulnerazione sia dell'interesse della stessa a poter conoscere e seguire lo sviluppo della vicenda processuale innescata (con eventuale pregiudizio degli interessi civili in caso di accoglimento dell'istanza), sia del principio del contraddittorio enunciato inderogabilmente nell'art.

111 Costituzione che governa i giudizi di merito quale e', appunto, quello in corso;

anche sotto altro profilo, e, cioe', quello della violazione del principio di uguaglianza di cui all'art. 3 della Costituzione, pare che la mancata previsione della citazione della persona offesa, in caso di revisione avverso...

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