n. 93 ORDINANZA (Atto di promovimento) 23 agosto 2016 -

 
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IL CONSIGLIO DI STATO in sede giurisdizionale (Sezione Quinta) Ha pronunciato la presente ordinanza sul ricorso numero di registro generale 10641 del 2015, proposto da Giorgia Meloni, Guido Crosetto, Sergio Antonio Berlato, Carlo Fidanza, Cristiano Allam Magdi, Marco Scurria, Pasquale Maietta, Giovanni Alemanno, Antonio Iannone, Sandro Pappalardo, Marco Marsilio, Salvatore Sirigu, Paola Frassinetti, Raffaele Speranzon, Maurizio Delli Carri e Etelwardo Sigismondi, rappresentati e difesi dagli avvocati Federico Tedeschini, Elisabetta Rampelli e Fabiana Seghini, con domicilio eletto presso Federico Tedeschini in Roma, largo Messico, 7, contro Ufficio elettorale centrale nazionale, Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dell'interno, Ministero della giustizia, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12 nei confronti di Forza Italia, Alberto Cirio, Remo Sernagiotto, Alessandra Mussolini, Barbara Matera, Salvatore Cicu, rappresentati e difesi dall'avvocato Ignazio Abrignani, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, piazza delle Belle Arti, n. 8;

Nuovo Centrodestra (Ncd), rappresentato e difeso dagli avvocati Angelo Clarizia e Andrea Gemma, con domicilio eletto presso Angelo Clarizia in Roma, via Principessa Clotilde, 2;

Partito Democratico, Daniele Viotti e Roberto Gualtieri, rappresentati e difesi dall'avvocato Vincenzo Cerulli Irelli, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Dora,1;

Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (UDC), rappresentato e difeso dall'avvocato Giovanni Galoppi, con domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Sistina, 42;

Nicola Caputo, rappresentato e difeso dagli avvocati Antonio Lambertie Claudio Maria Lamberti, con domicilio eletto presso Antonio Lamberti in Roma, viale dei Parioli, 67;

Lorenzo Fontana, rappresentato e difeso dall'avvocato Luca Tozzi, domiciliato presso la segreteria della Quinta Sezione del Consiglio di Stato in Roma, p.za Capo di Ferro 13;

Michela Giuffrida, Marco Zullo, Piernicola Pedicini, Massimiliano Salini, Lorenzo Cesa, Movimento 5 Stelle non costituiti in giudizio;

per la riforma della sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, Sezione II-bis, n. 13214/2015, Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministro dell'interno, dell'Ufficio elettorale centrale nazionale e di Partito Democratico e di Forza Italia e di Nuovo Centrodestra (Ncd) e di Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro (Ucd) e di Daniele Viotti e di Nicola Caputo e di Roberto Gualtieri e di Alberto Cirio e di Remo Sernagiotto e di Alessandra Mussolini e di Barbara Matera e di Salvatore Cicu e di Lorenzo Fontana e di Ministero della giustizia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 12 maggio 2016 il Cons. Claudio Contessa e uditi per le parti gli avvocati Tedeschini, Rampelli, dello Stato Grasso, Maria Athena Lorizio per delega di Cerulli Irelli, Antonio Lamberti, Claudio Maria Lamberti, Sarago' per delega di Abrignani, Tozzi, Torrini per delega di Galoppi, e Clarizia;

Fatto Il contesto normativo nazionale rilevante ai fini della decisione. La presente ordinanza di rimessione ha ad oggetto la legittimita' costituzionale della normativa vigente relativa all'elezione della delegazione italiana al Parlamento europeo, cioe' la legge 24 gennaio 1979, n. 18, cosi' come modificata dalla legge 20 febbraio 2009, n. 10 - «Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18, concernente l'elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all'Italia» -, nella parte in cui stabilisce che l'Ufficio elettorale nazionale «individua le liste che abbiano conseguito sul piano nazionale almeno il 4 per cento dei voti validi espressi» (art. 21, comma 1, n. 1-bis) della legge 24 gennaio 1979, n. 18) e «procede al riparto dei seggi tra le liste di cui al numero 1-bis) in base alla cifra elettorale nazionale di ciascuna lista [...]» (art. 21, comma 1, n. 2 della medesima legge n. 18 del 1979). Il sistema introdotto dalla legge italiana consegue all'esercizio della facolta', prevista per gli Stati membri dell'Unione europea nell'Atto di Bruxelles (Allegato alla decisione del Consiglio 76/787/CECA, CEE, Euratom del 20 settembre 1976, nel testo risultante a seguito della decisione del Consiglio 2002/772/CE, Euratom del 25 giugno 2002 e del 23 settembre 2002), di introdurre soglie di sbarramento nella misura massima del cinque per cento all'interno delle rispettive legislazioni nazionali per l'elezione dei membri del Parlamento europeo. I fatti all'origine della controversia e i motivi Con ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Lazio e iscritto al n. 9609 dell'anno 2014, gli odierni appellanti, premesso di aver rivestito la qualita' di candidati per la lista Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale alle elezioni del Parlamento europeo svoltesi il 25 maggio 2014, nonche' di elettori, hanno impugnato latto di proclamazione dei candidati eletti, non avendo lo stesso assegnato alcun seggio alla propria lista, che pure era riuscita a conseguire a livello nazionale 1.006.513 voti, pari al 3,66 per cento, cosi' ripartiti: - I circoscrizione Italia nord occidentale: 254.453 (3,19%);

- II circoscrizione Italia nord orientale: 174.770 (3,07%);

- III circoscrizione Italia centrale: 260.792 (4,58%);

- IV circoscrizione Italia meridionale: 238.993 (4,15%);

- V circoscrizione Italia insulare: 75.029 (3,30%). Gli appellanti hanno lamentato che tale esito fosse gravemente lesivo del loro diritto di elettorato attivo e passivo, invocando a supporto plurime disposizioni costituzionali e previsioni sancite a livello europeo e hanno chiesto al giudice adito l'annullamento del suddetto provvedimento di proclamazione degli eletti ed una nuova ripartizione dei seggi, senza fare applicazione della soglia di sbarramento al quattro per cento prevista dall'art. 21, comma 1, n. 1-bis della legge n. 18 del 1979, previa rimessione della questione alla Corte costituzionale o alla Corte di giustizia dell'Unione europea. All'interno dell'unico motivo contenuto nel ricorso sono stati evidenziati molteplici profili di incostituzionalita', connessi all'assunto per cui la legge elettorale italiana per il Parlamento europeo, introducendo una soglia di sbarramento, lederebbe l'uguaglianza e le liberta' del diritto di elettorato attivo e passivo dei cittadini italiani con conseguente distorsione della rappresentanza in sede europea: verrebbe vanificata la preferenza espressa da piu' di un milione di elettori per la lista Fratelli d'Italia - Alleanza nazionale in occasione delle elezioni del 25 maggio 2014. Quest'ultima, infatti, in mancanza di detta soglia di sbarramento e stando ai risultati delle elezioni avrebbe ottenuto almeno tre seggi presso il Parlamento europeo ed il vulnus si sarebbe ripetuto anche con l'applicazione del criterio dei resti, registrando una cifra elettorale superiore ai resti delle altre liste che hanno raggiunto il 4 per cento. Passando all'esame delle singole argomentazioni sviluppate: - per quanto riguarda l'ordinamento costituzionale italiano, e' stata sottolineata la violazione del principio di partecipazione democratica (articoli 1, 2 e 49 della Costituzione), del principio di uguaglianza (art. 3 della Costituzione) e del principio fissato dall'art. 48 della Costituzione, secondo cui «Il voto e' personale ed eguale, libero e segreto»;

- per quanto riguarda l'ordinamento dell'Unione europea, l'accento e' stato posto sugli articoli 10 e 11 della Costituzione e sui Trattati, in particolare, l'art. 9 del Trattato sull'Unione europea, per il quale «La cittadinanza dell'Unione si aggiunge alla cittadinanza nazionale», e l'art. 10, comma 3 del medesimo Trattato, che conferisce a chi ne sia titolare «il diritto di partecipare alla vita democratica dell'Unione». Principi questi ritenuti non compatibili con la facolta' riconosciuta agli Stati membri dall'Atto di Bruxelles di introdurre soglie di sbarramento nelle legislazioni nazionali per l'elezione dei parlamentari europei, alla luce, oltretutto, delle innovazioni apportate dal Trattato di Lisbona entrato in vigore il giorno 1° dicembre 2007. A sostegno della discriminatorieta' delle soglie elettorali, verso cui ha optato il legislatore italiano, e' intervenuta una duplice considerazione. Da un lato, rileverebbe lassegnazione di seggi parlamentari a stati con popolazioni di modeste dimensioni, tra cui basti citare Malta (416.000 abitanti), Lussemburgo (508.000 abitanti) e Cipro (840.000 abitanti), sulla base di un numero di voti inferiore a quello ottenuto in Italia dalla lista Fratelli d'Italia - Alleanza nazionale. Dall'altro, rileverebbe il trattamento riservato ad alcune minoranze linguistiche, che hanno una garanzia di elezione con un numero di voti inferiore a quello di liste sotto soglia ai sensi dell'art. 12, commi 8 e 9 della legge 18 del 1979 (in base alle disposizioni appena richiamate «8. Ciascuna delle liste di candidati eventualmente presentate da partiti o gruppi politici espressi dalla minoranza di lingua francese della Valle d'Aosta, di lingua tedesca della Provincia di Bolzano e di lingua slovena del Friuli-Venezia Giulia puo' collegarsi, agli effetti dell'assegnazione dei seggi prevista dai successivi articoli 21 e 22, con altra lista della stessa circoscrizione presentata da partito o gruppo politico presente in tutte le circoscrizioni con lo stesso contrassegno. 9. A tale scopo, nella dichiarazione di presentazione della lista, deve essere indicata la lista con la quale si intende effettuare il collegamento. Le dichiarazioni di collegamento fra le liste debbono essere reciproche»). Ai medesimi fini rileverebbe altresi' la previsione dell'art. 22, commi 2 e 3 della medesima legge n. 18...

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