n. 69 ORDINANZA (Atto di promovimento) 17 febbraio 2016 -

 
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TRIBUNALE DI MESSINA Collegio per le cause in materia di diritti elettorali Il Tribunale di Messina, Collegio per le cause in materia di diritti elettorali, composto dai magistrati: 1) dott. Giuseppe Minutoli, Presidente rel.;

2) dott. Antonino Orifici, Giudice;

3) dott. Giuseppe Bonfiglio, Giudice;

Esaminati gli atti della causa n. 6316/2015 R.G., sul ricorso ex art. 702-bis c.p.c., avente ad oggetto "diritti di elettorato attivo e passivo", proposto da Palumbo Vincenzo, Magaudda Tommaso, Ugdulena Francesca, Magaudda Giuseppe, Cotroleo Girolamo, D'Uva Francesco, Gembillo Giuseppe Rocco, Magaudda Paolo Maria, Rao Giuseppe, Villarosa Alessio, Zafarana Valentina, rappresentati e difesi, per procura in calce al ricorso dagli avv. Vincenzo Palumbo, Tommaso Magaudda, Francesca Ugdulena, Giuseppe Magaudda, ricorrenti;

Contro Presidenza del Consiglio dei ministri e Ministero dell'Interno, rappresentati e difesi ex lege dall'Avvocatura distrettuale dello Stato di Messina, resistenti;

In esito all'udienza del 12 febbraio 2016, ha pronunciato la seguente ordinanza: 1. Il thema decidendum. Con ricorso proposto nelle forme dell'art. 702-bis c.p.c., depositato in data 24 novembre 2015, i ricorrenti, premesso di essere cittadini italiani iscritti nelle liste elettorali del Comune di Messina, hanno chiesto a questo Tribunale di: a) riconoscere e dichiarare il loro diritto soggettivo di elettorato, per partecipare personalmente, liberamente e direttamente, in un sistema istituzionale di democrazia parlamentare, con metodo democratico ed in condizioni di liberta' ed eguaglianza, alla vita politica della Nazione, nel legittimo esercizio della loro quota di sovranita' popolare, cosi' come previsto e garantito dagli artt. 1, 2, 3, 24, 48, 49, 51, 56, 71, 92, 111, 113, 117, 138 Cost. e dagli artt. 13 CEDU (Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo), 3 Protocollo Cedu, entrambi ratificati in Italia con legge 4 agosto 1955, n. 848;

  1. di riconoscere e dichiarare che l'applicazione della legge elettorale 6 maggio 2015, n. 52 ("disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati"), con riguardo alle norme via via citate nel ricorso (oltre che degli artt. 16 e 17 della legge n. 533/1993 in tema di elezioni del Senato), risulta gravemente lesiva dei loro diritti come sopra indicati, ponendosi in contrasto con le superiori disposizioni costituzionali;

  2. conseguentemente, in via inicidentale, ai sensi dell'art. 23, legge 11 marzo 1953, n. 87, ritenuta la rilevanza, e non manifesta infondatezza delle questioni di legittimita' costituzionale dedotte, disporre la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale. Si e' costituita l'Avvocatura distrettuale dello Stato di Messina per la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Ministero dell'interno, contestando in toto le domande avversarie. 2. Sulla riserva di collegialita'. Ritiene il Collegio che la questione prospettata in giudizio (attinente in sostanza ai diritti politici connessi a quel particolare status della persona che inerisce alla qualita' di cittadino-elettore) rientri tra le ipotesi per le quali e' prescritta la composizione collegiale del tribunale, ai sensi dell'art. 50-bis c.p.c.: infatti, si tratta di causa nella quale "e' obbligatorio l'intervento del pubblico ministero" (co. 1, n. 1), a norma dell'art. 70, comma 1, n. 1 c.p.c., secondo cui "Il pubblico ministero deve intervenire, a pena di nullita' rilevabile d'ufficio: (...) 3) nelle cause riguardanti lo stato e la capacita' delle persone;

    (...) 5) negli altri casi previsti dalla legge". Del resto, lo stesso art. 70 prevede come necessario l'intervento del pubblico ministero anche "(...) 5) negli altri casi previsti dalla legge". E per questo aspetto, tenendo conto della normativa prevista per le azioni popolari e le controversie in materia di eleggibilita', decadenza e incompatibilita' nelle elezioni comunali, provinciali e regionali (art. 22. d.lgs. 1° settembre 2011, n. 150) e di quella per le elezioni del Parlamento europeo (legge 24 gennaio 1979, n. 18 e successive modificazioni), puo' ritenersi che sia un principio di sistema che il pubblico ministero debba intervenire nelle cause in materia di diritti elettorali, tanto piu' laddove - come nel caso in esame - si discuta dei sistemi attraverso i quali vengono formate le supreme assemblee rappresentative del potere legislativo nazionale e in cui e' di tutta evidenza l'esigenza di tutela dell'interesse pubblico sotteso. Non potendo la procedura semplificata prevista dall'art. 702-bis c.p.c., quanto alla mera articolazione sommaria del rito, scelta dai ricorrenti, incidere sulla riserva di collegialita' in esame, che opera sul piano della capacita' e composizione del giudice, ne deriva dunque che la pronuncia sull'azione in esame compete al Collegio, nella formazione prevista dalle tabelle di quest'Ufficio per le cause in materia di diritti elettorali. 3. Sulla eccezione di inammissibilita' dell'azione perche' proposta al di fuori di una determinata consultazione elettorale. 3.1 - L'Avvocatura erariale ha eccepito preliminarmente che l'azione sarebbe inammissibile, in assenza di una condizione di attuale esistenza dell'attivato diritto di elettorato attivo, derivandone la carenza dell'interesse ad agire, non essendo state ancora indette le elezioni politiche e non ricorrendo una prossima competizione elettorale nella quale esercitare il diritto di voto che si intenderebbe leso dalle censurate norme di legge, le quali, peraltro, entreranno in vigore dal 1° luglio 2016. Ne deriverebbe l'irrilevanza delle dedotte questioni di legittimita' costituzionale, per impossibilita' di accesso diretto degli istanti alla Corte costituzionale con riferimento ad una legge non immediatamente applicabile neppure in astratto. 3.2 - A giudizio del Collegio, anche alla luce delle controdeduzioni svolte dai ricorrenti con la memoria autorizzata, va condiviso l'orientamento giurisprudenziale per il quale "l'espressione del voto - attraverso cui si manifestano la sovranita' popolare e la stessa dignita' dell'uomo - rappresenta l'oggetto di un diritto inviolabile e "permanente", il cui esercizio da parte dei cittadini puo' avvenire in qualunque momento e deve esplicarsi secondo modalita' conformi alla Costituzione, sicche' uno stato di incertezza al riguardo ne determina un pregiudizio concreto, come tale idoneo a giustificare la sussistenza, in capo ad essi, dell'interesse ad agire per ottenerne la rimozione in carenza di ulteriori rimedi, direttamente utilizzabili con analoga efficacia, per la tutela giurisdizionale di quel fondamentale diritto" (Cass. 17 maggio 2013, n. 12060). Ora, se e' vero che la superiore statuizione dei giudici di legittimita' ha riguardato un ricorso proposto da un cittadino elettore in relazione ad elezioni per la Camera dei Deputati e per il Senato della Repubblica che si erano gia' svolte, e' altresi' vero che gli stessi (espressamente riferendosi anche a future consultazioni elettorali) hanno significativamente evidenziato - con iter argomentativo che si condivide integralmente e che va applicato anche alla fattispecie in esame - che: a) la (indagine sulla) meritevolezza dell'interesse non costituisce un parametro valutativo richiesto a norma dell'art. 100 c.p.c., (a differenza di quanto previsto in materia negoziale dall'art. 1322, comma 2, c.c);

  3. ai fini della proponibilita' delle azioni di mero accertamento (ammesso che quella proposta sia realmente tale, potendosi in verita' avvicinare all'archetipo delle azioni costitutive o di accertamento-costitutive), "e' sufficiente l'esistenza di uno stato di dubbio o incertezza oggettiva sull'esatta portata dei diritti e degli obblighi scaturenti da un rapporto giuridico di fonte negoziale o anche legale, in quanto tale idonea a provocare un ingiusto pregiudizio non evitabile se non per il tramite del richiesto accertamento giudiziale della concreta volonta' della legge, senza che sia necessaria l'attualita' della lesione di un diritto (v. Cass. n. 13556 e n. 4496/2008, n. 1952/1976, n. 2209/1966)";

  4. "l'espressione del voto - attraverso la quale si manifestano la sovranita' popolare (art. 1, comma 2, Cost.) e la stessa dignita' dell'uomo - costituisce oggetto di un diritto inviolabile (artt. 2, 48, 56 e 58 Cost., art. 3, prot. 1 CEDU) e "permanente" dei cittadini, i quali possono essere chiamati ad esercitarlo in qualunque momento e devono poterlo esercitare in modo conforme a Costituzione. Lo stato di incertezza al riguardo e' fonte di un pregiudizio concreto e cio' e' sufficiente per giustificare la meritevolezza dell'interesse ad agire";

  5. infine, subordinare la proponibilita' di azioni come quella in esame (attinente, come detto, a diritti politici fondamentali della persona quale elettore, con riguardo al diritto di elettorato attivo) "al maturare di tempi indefiniti o al verificarsi di condizioni non previste dalla legge (come, ad esempio, la convocazione dei comizi elettorali) implicherebbe una lesione dei parametri costituzionali (art. 24, e art. 113, comma 2) della effettivita' e tempestivita' della tutela giurisdizionale". Peraltro, la Corte costituzionale, con la sentenza 13 gennaio 2014, n. 1 (pronunciando sulle questioni di legittimita' costituzionale sollevate dalla Suprema Corte remittente prima citata), ha statuito l'ammissibilita' di una questione relativa a "normativa elettorale non conforme ai principi costituzionali, indipendentemente da atti applicativi della stessa, in quanto gia' l'incertezza sulla portata del diritto costituisce una lesione giuridicamente rilevante";

    ha, quindi, aggiunto che "l'esigenza di garantire il principio di costituzionalita' rende imprescindibile affermare il sindacato di questa Corte - che «deve coprire nella misura piu' ampia possibile l'ordinamento giuridico» (sentenza n. 387 del 1996) - anche sulle leggi, come quelle relative alle elezioni della Camera e del Senato, «che piu' difficilmente verrebbero per altra via ad...

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