n. 66 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 25 ottobre 2016 -

 
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Ricorso ai sensi dell'art. 127 Costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri in carica, rappresentato e difeso dall'avvocatura generale dello Stato (codice fiscale n. 80224030587, n. fax 06/96514000 e P.E.C. per il ricevimento degli atti ags.rm@mailcert.avvocaturastato.it) nei cui uffici e' domiciliato in Roma alla via dei Portoghesi n. 12 contro la Regione Siciliana, in persona del Presidente della Regione in carica, domiciliato presso la sede della regione in Palermo, piazza Indipendenza n. 21, Palazzo d'Orleans (Cap 90129) per l'impugnazione dell'art. 3 comma 2 lettera f), dell'art. 11 comma 4, dell'art. 14 e dell'art. 16 della legge regionale siciliana n. 16 del 10 agosto 2016, pubblicata sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 29 del 19 agosto 2016, recante «recepimento del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia approvato con decreto del Presidente della Repubblica del 6 giugno 2001 n. 380», come da delibera del Consiglio dei ministri adottata nella seduta n. 135 dell'11 ottobre 2016. Nella Gazzetta Ufficiale della regione siciliana del 19 agosto 2016 n. 36 del supplemento ordinario e' stata pubblicata la legge regionale del 10 agosto 2016 n. 16 intitolata «Recepimento del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di edilizia approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001 n. 380». Con la citata delibera dell'11 ottobre 2016 il Governo ha deciso di impugnare gli articoli 3 comma 2 lettera f), 11 comma 4, 14 e 16 della predetta legge regionale, ritenendola costituzionalmente illegittima per i seguenti Motivi I Premessa generale. In via preliminare, si osserva che lo Statuto della Regione Sicilia approvato con regio decreto legislativo del 15 maggio 1946, n. 455, convertito in legge costituzionale del 26 febbraio 1948, n. 2, attribuisce alla Regione competenza legislativa esclusiva in materia urbanistica. Detta competenza, ai sensi del medesimo art. 14, comma 1, deve esercitarsi «nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato» e deve inoltre rispettare le cosidette «norme di grande riforma economico-sociale» poste dallo Stato nell'esercizio delle proprie competenze legislative (confronta, per lo statuto siciliano, l'art. 14, comma 1, che discorre di «riforme agrarie e industriali» (sulla soggezione della potesta' primaria della Regione siciliana alle norme di grande riforma economico-sociale (confronta, ad es., le sentenze Corte costituzionale nn. 21 del 1978, 385 del 1991, 153 del 1995). Inoltre, si ricorda che la Corte costituzionale, premesso il carattere «trasversale» della materia «tutela dell'ambiente», che inevitabilmente comporta ambiti di sovrapposizione rispetto ad altri ambiti di competenza, in piu' occasioni ha affermato che «la disciplina unitaria e complessiva del bene ambiente inerisce a un interesse pubblico di valore costituzionale primario ed assoluto e deve garantire un elevato livello di tutela, come tale inderogabile da altre discipline di settore» e che pertanto la legislazione statale deve prevalere rispetto a quella dettata dalle regioni o dalle province autonome, salvo che queste ultime non intervengano in modo piu' rigoroso rispetto a quanto previsto dalla normativa statale (confronta sentenza n. 20/2012, n. 191/2011, n. 378/2007;

n. 226/2003;

n. 536/2002;

n. 210/1987;

n. 151/1986). Infine, in relazione alla materia «protezione civile», considerato che lo Statuto speciale della Regione Siciliana non prevede espressamente detta materia, ne' nell'elencazione contenuta nell'art. 14, che riguarda le materie di competenza legislativa esclusiva, ne' nell'ambito dell'art. 17 , concernente le materie per le quali e' attribuita alla Regione competenza all'emanazione di leggi entro i limiti dei principi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato, deve ritenersi, in virtu' della clausola di maggior favore contenuta nell'art. 10 della legge costituzionale del 18 ottobre 2001, n. 3, che la Regione Siciliana sia titolare nella materia in argomento di potesta' legislativa concorrente, competenza che deve esercitarsi quindi nel rispetto dei principi fondamentali della materia posti dallo Stato. Tanto premesso in linea generale, si evidenziano, con riferimento ai singoli articoli di legge impugnati, i seguenti profili di illegittimita' costituzionale. II Articolo 3, comma 2, lettera F) Violazione dell'art. 14 comma 1 dello Statuto Siciliano e dell'art. 117 comma 2 lettera «s» in relazione all'art. 5 del decreto legislativo del 3 marzo 2011 n. 28, all'art. 12 del decreto legislativo del 29 dicembre 2003 n. 387 ed all'art. 20 del decreto legislativo del 3 aprile 2006 n. 152. L'art. 3, comma 2, prevede che «nel rispetto dei medesimi presupposti di cui al comma 1, previa comunicazione anche per via telematica dell'inizio dei lavori, nelle more dell'attivazione delle previsioni di cui all'art. 17, da parte dell'interessato all'amministrazione comunale, i seguenti interventi possono essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo: (omissis). f) gli impianti ad energia rinnovabile di cui agli articoli 5 e 6 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, da realizzare al di fuori della zona territoriale omogenea A di cui al decreto ministeriale n. 1444/1968, ivi compresi gli immobili sottoposti ai vincoli del decreto legislativo n. 42/2004. (omissis). Ai fini che qui rilevano, il comma 1 del suddetto art. 3 fa salve tutte le prescrizioni relative alle «norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all'efficienza energetica, di tutela dal rischio idrogeologico nonche' delle disposizioni contenute nel decreto legislativo del 22 gennaio 2004, n. 42, della vigente normativa regionale sui parchi e sulle riserve naturali e della normativa relativa alle zone pSIC, SIC, ZSC e ZPS». La normativa regionale consente, dunque, di realizzare senza alcun titolo abilitativo tutti gli impianti ad energia rinnovabile «di cui agli articoli 5 e 6 del decreto legislativo n. 28/2011», fatte salve le prescrizioni indicate nel citato comma 1, in cui, pero', non vi e' alcun riferimento espresso alla disciplina prevista dal decreto legislativo n. 152/2006, concernente la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Preme, al riguardo, evidenziare che proprio l'art. 5 del decreto legislativo n. 28/2011 assoggetta, invece, la costruzione e l'esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili alla procedura per il rilascio dell'autorizzazione unica di cui all'art. 12 del decreto legislativo n. 387/2003 che fa salvo, qualora previsto, l'espletamento della verifica di assoggettabilita' a VIA. Al comma 4 dell'articolo da ultimo citato e' disposto, infatti, che detta autorizzazione «e' rilasciata a seguito di un procedimento unico, al quale partecipano tutte le Amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei principi di semplificazione e con le modalita' stabilite dalla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni e integrazioni. Il rilascio dell'autorizzazione costituisce titolo a costruire ed esercire l'impianto in conformita' al progetto approvato e deve contenere l'obbligo alla rimessa in pristino dello stato dei luoghi a carico del soggetto esercente a seguito della dismissione dell'impianto o, per gli impianti idroelettrici, l'obbligo alla esecuzione di misure di reinserimento e recupero ambientale. Fatto salvo il previo espletamento, qualora prevista, della verifica di assoggettabilita' sul progetto preliminare, di cui all'art. 20 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, il termine massimo per la conclusione del procedimento unico non puo' essere superiore a novanta giorni, al netto dei tempi previsti dall'art. 26 del decreto legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, per il provvedimento di valutazione di impatto ambientale». Appare, dunque, evidente che l'art. 3, comma 2, si pone in netto contrasto con quanto previsto dalla normativa nazionale sopra richiamata, assoggettando ad attivita' di edilizia libera genericamente tutti gli impianti da fonti rinnovabili ed escludendoli tout court, senza una valutazione caso per...

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