n. 44 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 17 luglio 2018 -

 
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Ricorso ai sensi dell'art. 127 Cost. del Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, nei cui uffici domicilia in Roma dei Portoghesi, 12;

Contro la Regione Siciliana, in persona del Presidente in carica per l'impugnazione della legge regionale della Sicilia 8 maggio 2018, n. 8, pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione Siciliana n. 21 dell'11 maggio 2018, recante «Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2018. Legge di stabilita' regionale», in relazione: agli articoli 4 e 64 (primo motivo di ricorso);

all'art. 17 (secondo motivo di ricorso);

all'art. 20 (terzo motivo di ricorso);

all'art. 22, commi 3, 4, 14 e 15 (quarto motivo di ricorso);

all'art. 23 (quinto motivo di ricorso);

all'art. 31, commi 4 e 5 (sesto motivo di ricorso);

agli articoli 34 e 35 (settimo motivo di ricorso);

all'art. 45 (ottavo motivo di ricorso);

all'art. 66 (nono motivo di ricorso);

all'art. 69, comma 2 (decimo motivo di ricorso);

all'art. 75, commi 2, 3 e 4 (undicesimo motivo di ricorso);

all'art. 82 (dodicesimo motivo di ricorso);

all'art. 99, commi 2, 3, 4, 5, 6, 8, 11, 12, 14, 15 e 25 nonche' commi 7, 9, 10, 13, 16 e 17 (tredicesimo motivo di ricorso). Nella seduta del 6 luglio 2018, il Consiglio dei ministri ha deliberato di impugnare la legge regionale della Sicilia n. 8 del 2018, recante «Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2018. Legge di stabilita' regionale», in relazione agli articoli indicati in epigrafe. Il Consiglio dei ministri reputa che le disposizioni contenute in tali articoli siano illegittime per i seguenti Motivi 1) In relazione all'art. 117, comma secondo, lettera l), Cost. violazione della potesta' legislativa esclusiva dello Stato nella materia dell'«ordinamento civile». L'art. 4 della legge regionale, rubricato («Disposizioni a tutela del personale delle societa' partecipate in liquidazione. Dotazione della societa' IRFIS Finsicilia Spa»), prevede la deroga alle disposizioni di cui all'art. 19 del decreto legislativo n. 175 del 2016 (Testo unico in materia di societa' a partecipazione pubblica) per le societa' partecipate della Regione disciplinate dall'art. 64 della legge regionale n. 21 del 2014. Il citato articolo della norma statale, al comma 1, stabilisce, come noto, che «(s)alvo quanto previsto dal presente decreto, ai rapporti di lavoro dei dipendenti delle societa' a controllo pubblico si applicano le disposizioni del capo I, titolo A del libro V del codice civile, dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa, ivi incluse quelle in materia di ammortizzatori sociali, secondo quanto previsto dalla normativa vigente, e dai contratti collettivi». Secondo l'art. 4 della legge regionale questa regola non troverebbe, quindi, applicazione nel caso delle societa' partecipate dalla Regione siciliana individuate dall'art. 64 della legge regionale n. 21 del 2014. L'art. 64 della legge regionale qui impugnata, intitolato «Tutela per i soggetti appartenenti al bacino "Emergenza Palermo" (PIP)», dispone il transito, con contratto a tempo indeterminato anche parziale presso la societa' Resais S.p.a., di soggetti attualmente utilizzati nelle pubbliche amministrazioni e appartenenti al bacino di cui all'art. 19 della legge regionale n. 30 del 1997. L'art. 4 della legge regionale impugnata, in ragione della descritta deroga che esso introduce, contrasta con l'art. 25, comma 4, del citato decreto legislativo, secondo cui, fino al 30 giugno 2018, le societa' sottoposte a controllo pubblico non possono procedere a nuove assunzione a tempo indeterminato se non attingendo agli elenchi del personale eccedente. Dopo la predetta data, alle medesime societa' si applicano gli articoli 19 e 20 dello stesso decreto, in materia di gestione del personale e di razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche. Orbene, prevedendo la disposizione regionale una disciplina diversa e contrastante con quella nazionale, essa risulta incompatibile con le previsioni dell'art. 117, comma 2, lettera l) della Costituzione, che riserva alla competenza esclusiva dello Stato la materia dell'ordinamento civile (tra cui i rapporti di diritto privato regolabili dal codice civile e dai contratti collettivi). Le medesime considerazioni - in punto di contrarieta' della disciplina regionale con quella contenuta nel decreto legislativo n. 175/2016 e, dunque, con le previsioni di cui all'art. 117, comma 2, lettera l) della Costituzione - valgono per l'art. 64 della legge regionale in esame, il quale, come si e' appena visto, dispone il transito, con contratto a tempo indeterminato, alla societa' Resais S.p.A. di soggetti attualmente utilizzati nelle pubbliche amministrazioni e appartenenti al bacino «Emergenza Palermo ex PIP» di cui all'art. 19 della legge regionale n. 30 del 1997. 2) Violazione dell'art. 41 Cost. In relazione all'art. 117, comma terzo, Cost. violazione di principi fondamentali nella materia, di legislazione concorrente, della «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia». L'art. 17, intitolato «Sospensione autorizzazioni impianti eolici e fotovoltaici» introduce la sospensione del termine per il rilascio delle autorizzazioni per gli impianti eolici e fotovoltaici, stabilendo che «(a)l fine di verificare, attraverso un adeguato strumento di pianificazione del territorio regionale, gli effetti sul paesaggio e sull'ambiente correlati alla realizzazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonte eolica o fotovoltaica, a prescindere dalle aree gia' individuate con decreti del Presidente della Regione, anche con riferimento alle norme comunitarie, fatta salva la compiuta istruttoria delle istanze pervenute, e' sospeso il rilascio delle relative autorizzazioni, fino a centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge». La disposizione contrasta con l'art. 41 della Cost., limitando irragionevolmente la liberta' di iniziativa economica ambientale, oltre che con la disciplina di principio nazionale (art. 12 del decreto legislativo n. 387 del 2003) e, dunque, con l'art. 117, comma 3 Cost., che riserva alla legge statale la determinazione dei principi fondamentali della materia della produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia (materia nella quale la Regione Siciliana e' titolare di competenza legislativa concorrente in forza dell'art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3). In base ad una prima opzione ermeneutica, la sospensione potrebbe ritenersi riferita unicamente a nuove istanze autorizzative, ossia in procinto di essere presentate, e non a quelle per le quali e' gia' in corso l'istruttoria, che sarebbero fatte salve (anche se tale lettura potrebbe essere smentita dall'aggettivo «compiuta» riferito all'istruttoria, che sarebbe quindi salvaguardata solo se compiuta). Se questa e' la corretta lettura della disposizione regionale, essa viola l'art. 41 Cost., incidendo sulla liberta' di iniziativa economica privata e, segnatamente, sulla libera attivita' di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. Quest'ultima si inquadra infatti nella disciplina generale della produzione di energia elettrica che, secondo principi anche di derivazione eurounitaria, e' appunto attivita' libera, nel rispetto degli obblighi di servizio pubblico (art. 1 decreto legislativo n. 79 del 1999 di attuazione della direttiva 96/92/CE recante norme comuni per il mercato interno dell'energia elettrica). A tale attivita' si deve, dunque, accedere in condizioni di uguaglianza, senza discriminazioni nelle modalita', condizioni e termini per il suo esercizio. La sospensione fino a centoventi giorni nel rilascio delle autorizzazioni eccede i limiti entro i quali e' possibile restringere tale liberta', non trovando ragionevole giustificazione nell'utilita' sociale, mentre determina la violazione del termine stabilito dalla legge statale, se non altro per i procedimenti in cui e' stata gia' acquisita la VIA ovvero per le istanze gia' corredate di tale valutazione ambientale. In tal senso la legge contrasta con la norma di principio di cui all'art. 12, comma 4, del decreto legislativo n. 387 del 2003, ispirata alle regole della semplificazione amministrativa e della celerita', da applicare in modo uniforme sull'intero territorio nazionale per garantire la conclusione entro un termine definito del procedimento autorizzativo. Piu' precisamente, la legge regionale impedisce la conclusione del procedimento unico e il rilascio dell'autorizzazione entro il termine perentorio di novanta...

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