n. 273 ORDINANZA (Atto di promovimento) 10 luglio 2015 -

 
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IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER IL LAZIO (Sezione Terza Ter) Ha pronunciato la presente ordinanza sul ricorso numero di registro generale 14492 del 2014, proposto da SMET Italia S.p.a. e S.I.D.A. S.R.L., in persona dei rispettivi legali rappresentanti p.t., elettivamente domiciliate in Roma, via G.P. da Palestrina n. 47 presso lo studio LCA - Lattanzi Cardarelli Avvocati e rappresentate e difese nel presente giudizio dagli avvocati Greta Morelli e Daniela Testa del foro di Frosinone contro: - Ministero dello sviluppo economico, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell'Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio;

- Ministero dell'economia e delle finanze, in persona del Ministro p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell'Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio;

- Cassa Conguaglio per il Settore Elettrico, in persona del legale rappresentante p.t., domiciliato in Roma, via dei Portoghesi n. 12 presso la Sede dell'Avvocatura Generale dello Stato che ex lege lo rappresenta e difende nel presente giudizio;

- Governo della Repubblica, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri p.t., domiciliata in Roma, via dei Portoghesi a 12 presso la Sede dell'Avvocatura Generale dello Stato che ex lege la rappresenta e difende nel presente giudizio;

- Autorita' per l'energia elettrica ed il gas, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri p.t., domiciliata in Roma, via dei Portoghesi a 12 presso la Sede dell'Avvocatura Generale dello Stato che ex lege la rappresenta e difende nel presente giudizio;

- Gestore dei Servizi Energetici G.S.E. S.P.A., in persona del legale rappresentante p.t. - non costituito in giudizio;

per l'annullamento dei seguenti atti: 1) decreti del 16 ottobre 2014 e del 17 ottobre 2014 con cui il Ministero dello sviluppo economico ha dato attuazione all'art. 26 decreto-legge n. 91/2014;

2) tabelle pubblicate in data 3 novembre 2014 con cui il G.S.E. s.p.a. ha determinato i valori dei coefficienti di rimodulazione da moltiplicare ai previgenti incentivi nel caso di scelta dell'opzione di cui all'art. 26 comma 3° lettera b) decreto-legge n. 91/2014;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Visti gli atti di costituzione in giudizio degli enti in epigrafe indicati;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 19 marzo 2015 il dott. Michelangelo Francavilla e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Fatto Con ricorso spedito per la notifica a mezzo posta il 14 novembre 2014 e depositato il 24 novembre 2014 la Smet Italia s.p.a. e la S.I.DA s.r.l. hanno impugnato i decreti del 16 ottobre 2014 e del 17 ottobre 2014, con cui il Ministero dello sviluppo economico ha dato attuazione all'art. 26 decreto-legge n. 91/2014, e le tabelle pubblicate in data 3 novembre 2014 con cui il G.S.E. s.p.a. ha determinato i valori dei coefficienti di rimodulazione da moltiplicare ai previgenti incentivi nel caso di scelta dell'opzione di cui all'art. 26 comma 3° lettera b) decreto-legge n. 91/2014. Le societa' ricorrenti sono titolari di impianti fotovoltaici aventi potenza superiore a 200 kW che fruiscono di incentivi ai sensi degli artt. 7 decreto legislativo n. 387/2003 e 25 decreto legislativo n. 28/2011 oggetto di convenzioni stipulate con il GSE. A fondamento del gravame le ricorrenti prospettano l'illegittimita' comunitaria e costituzionale della disposizione - art. 26 comma 3° decreto-legge n. 91/2014 - sulla base del quale sono stati emanati gli atti impugnati. Il Ministero dello sviluppo economico, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell'economia e delle finanze, l'Autorita' garante per l'energia elettrica ed il gas e la Cassa conguaglio settore elettrico, costituitisi in giudizio con comparsa depositata il 5 dicembre 2014, hanno chiesto il rigetto del ricorso. Alla pubblica udienza del 19 marzo 2015 il ricorso e' stato trattenuto in decisione. Diritto Il Tribunale ritiene che siano rilevanti e non manifestamente infondate le questioni di legittimita' costituzionale dell'art. 26, comma 3 del decreto-legge n. 91/2014, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge n. 116/2014, in relazione agli articoli 3, 11, 41, 77 e 117, comma 1 della Costituzione, nonche' 1, Prot. Addizionale n. 1 alla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali e 6, par. 3, Trattato UE. Di seguito vengono esplicitate le ragioni della decisione del Tribunale. 1. QUADRO NORMATIVO RELATIVO ALL'INCENTIVAZIONE DELLA PRODUZIONE ELETTRICA DA FONTE SOLARE. 1.1. Le direttive europee. La produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e' obiettivo rilevante delle politiche energetiche e ambientali europee. Essa trova collocazione nel contesto di favore sancito a livello internazionale dal Protocollo di Kyoto (Protocollo alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, stipulato a Kyoto l'11 dicembre 1997, di cui e' stata autorizzata la ratifica e disposta l'esecuzione con legge 1° giugno 2002, n. 120;

cfr. anche art. 11, comma 5, decreto legislativo n. 79/1999 nella versione anteriore alle modificazioni di cui al decreto legislativo n. 28/2011;

in Europa, il Protocollo e' stato approvato con decisione del Consiglio 2002/358/CE del 25 aprile 2002), il cui art. 2, par. 1, lett. a), obbliga le parti contraenti, "nell'adempiere agli impegni di limitazione quantificata e di riduzione delle emissioni [...], al fine di promuovere lo sviluppo sostenibile", ad applicare o elaborare "politiche e misure, in conformita' con la sua situazione nazionale, come: [...] iv) Ricerca, promozione, sviluppo e maggiore utilizzazione di forme energetiche rinnovabili [...]". Con la direttiva n. 2001/77/CE (sulla "promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell'elettricita'") il legislatore europeo, riconosciuta "la necessita' di promuovere in via prioritaria le fonti energetiche rinnovabili, poiche' queste contribuiscono alla protezione dell'ambiente e allo sviluppo sostenibile", potendo "inoltre creare occupazione locale, avere un impatto positivo sulla coesione sociale, contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e permettere di conseguire piu' rapidamente gli obiettivi di Kyoto" (primo Considerando), ha affermato chiaramente che "la promozione dell'elettricita' prodotta da fonti energetiche rinnovabili e' un obiettivo altamente prioritario a livello della Comunita' [...]" (secondo Considerando) e ha ritenuto pertanto di intervenire attraverso l'assegnazione agli Stati membri di "obiettivi indicativi nazionali di consumo di elettricita' prodotta da fonti energetiche rinnovabili", con riserva di proporre "obiettivi vincolanti" in ragione dell'eventuale progresso rispetto all'"obiettivo indicativo globale" del 12% del consumo interno lordo di energia nel 2010 (settimo Considerando), ferma la possibilita' per ciascuno Stato membro di individuare "il regime piu' rispondente alla sua particolare situazione" per il raggiungimento degli "obiettivi generali dell'intervento" (ventitreesimo Considerando). In coerenza con tali premesse, la direttiva ha individuato all'art. 3 i menzionati "obiettivi indicativi nazionali" e all'art. 4 ha conferito agli Stati membri la possibilita' di stabilire specifici "regimi di sostegno", demandando alla Commissione, per un verso, (par. 1) la valutazione della coerenza di questi ultimi con i principi in materia di aiuti di Stato (artt. 87 e 88 Trattato CE, oggi artt. 107 e 108 Trattato UE), "tenendo conto che essi contribuiscono a perseguire gli obiettivi stabiliti negli articoli 6 e 174 del Trattato" (si tratta delle disposizioni sulla tutela dell'ambiente e sulla politica ambientale comunitaria;

cfr. oggi artt. 11 e 191 Tratt. UE), e, per altro verso, (par. 2), la presentazione (entro il 27 ottobre 2005) di una relazione sull'esperienza maturata e di un'eventuale "proposta relativa a un quadro comunitario" per i regimi di sostegno tale da: "a) contribuire al raggiungimento degli obiettivi indicativi nazionali;

b) essere compatibile con i principi del mercato interno dell'elettricita';

c) tener conto delle caratteristiche delle diverse fonti energetiche rinnovabili, nonche' delle diverse tecnologie e delle differenze geografiche;

d) promuovere efficacemente l'uso delle fonti energetiche rinnovabili, essere semplice e al tempo stesso per quanto possibile efficiente, particolarmente in termini di costi;

e) prevedere per i regimi nazionali di sostegno periodi di transizione sufficienti di almeno sette anni e mantenere la fiducia degli investitori". La dir. n. 2009/28/CE ("promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE") compie l'annunciato cambio di passo, avendo il legislatore comunitario ritenuto di procedere attraverso l'indicazione agli Stati membri di "obiettivi nazionali obbligatori" per il raggiungimento di una quota pari al 20% di consumo di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 (Considerando n. 13);

tali obiettivi hanno la "principale finalita'", come precisato al Considerando n. 14, di "creare certezza per gli investitori nonche' stimolare lo sviluppo costante di tecnologie capaci di generare energia a partire da ogni tipo di fonte rinnovabile". In questa nuova prospettiva - e ravvisata ulteriormente la necessita', stanti le diverse condizioni iniziali, di tradurre l'anzidetto "obiettivo complessivo comunitario" in obiettivi individuali per ogni Stato membro, "procedendo ad un'allocazione giusta e adeguata che tenga conto della diversa situazione di partenza e delle possibilita' degli Stati membri, ivi compreso il livello attuale dell'energia da fonti rinnovabili e il mix energetico" (cons. 15) -, la direttiva...

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