n. 26 ORDINANZA (Atto di promovimento) 25 marzo 2016 -

 
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IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE PER IL MOLISE (Sezione Prima) Ha pronunciato la presente ordinanza sul ricorso numero di registro generale 102 del 2015, proposto da: Giuseppe Albano, Piero Vitullo, Alfonso Peluso, Iolanda Luce, rappresentati e difesi dagli avv.ti Massimo Luciani e Michele Sansone, con domicilio eletto presso il secondo in Campobasso, via Campania, n. 83;

Contro Presidenza del Consiglio dei ministri, in p.l.r.p.t., Ministero dell'economia e delle finanze in persona del Ministro pro tempore, Avvocatura dello Stato in persona dell'Avvocato generale pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall'Avvocatura generale dello Stato, domiciliata in Campobasso, via Garibaldi, n. 124;

Per l'accertamento, previa eventuale rimessione alla Corte costituzionale della questione incidentale di legittimita' costituzionale dell'art. 9 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90, del diritto dei ricorrenti alla corresponsione dei compensi professionali senza le decurtazioni e le limitazioni previste dall'art. 9 del decreto-legge n. 90/2014 citato;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero dell'economia e delle finanze e dell'Avvocatura generale dello Stato;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 19 novembre 2015 il dott. Domenico De Falco e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

I ricorrenti, tutti Avvocati dello Stato attualmente in servizio presso l'Avvocatura distrettuale dello Stato di Campobasso premettono che ad essi e' conferita, oltre alla rappresentanza e la difesa in giudizio dello Stato e di numerosi enti pubblici statali e territoriali, anche una generale attivita' di consulenza in favore delle Amministrazioni. Essi espongono che fino alle modifiche introdotte con decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 convertito con modificazioni con la legge 11 agosto 2014, n. 114, il proprio trattamento economico comprendeva: 1) una parte fissa, commisurata a ruolo, titolo e grado e che e' relativamente al quantum e' equiparata al trattamento dei magistrati dell'ordine giudiziario;

2) una parte variabile riconosciuta articolata ai sensi dell'art. 21 del regio decreto 30 ottobre 1933, n. 1611 (T.U. delle leggi e delle norme giuridiche sulla rappresentanza e difesa in giudizio dello Stato e sull'ordinamento dell'Avvocatura dello Stato) che si articolava: nelle competenze di avvocato liquidate con sentenza od ordinanza oppure pattuite per rinuncia o transazione;

in una somma corrispondente alla meta' delle competenze che sarebbero state liquidate per le ipotesi in cui l'Amministrazione non fosse soccombente ma fosse stata disposta la compensazione delle spese ovvero concordata una transazione su sentenza favorevole allo Stato. Questo regime e' stato, poi, parzialmente modificato dall'art. 1, comma 457, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, che ha disposto una riduzione temporanea (per il triennio 2014-2016) dei compensi liquidati a seguito di sentenza che riconosceva la pubblica amministrazione non soccombente. In tale contesto, e' stato introdotto l'art. 9 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 che, per quanto qui di interesse: i) ha incluso gli onorari professionali nel tetto massimo degli emolumenti di cui all'art. 23-ter del decreto-legge 6 dicembre 2011 convertito con la legge 22 dicembre 2011, n. 214;

ii) nei casi di pronuncia con condanna della controparte dell'Amministrazione alle spese, ha stabilito di ripartire tra gli avvocati degli enti pubblici le somme recuperate, escludendo da tale regime gli Avvocati dello Stato, ai quali, ha invece riconosciuto solo il 50% delle somme in questione;

iii) nei casi di pronuncia in cui l'Amministrazione risulti non soccombente e sia stata disposta la compensazione delle spese, ha riconosciuto agli avvocati e ai dipendenti delle Amministrazioni i compensi in base alle norme regolamentari vigenti in ciascun ente (nei limiti dello stanziamento previsto per l'anno 2013), escludendo gli Avvocati dello Stato ai quali quindi, in tali casi, non viene riconosciuta alcuna somma. Sul presupposto che la disciplina appena riportata riduca illegittimamente il proprio trattamento economico, gli Avvocati dello Stato in epigrafe indicati, hanno proposto il ricorso introduttivo del presente giudizio al fine di sentire dichiarare il proprio diritto alla corresponsione degli onorari professionali secondo il regime previgente, senza le decurtazioni e limitazioni previste dal citato art. 9, con condanna delle Amministrazioni intimate al pagamento delle somme dovute. E' chiaro che l'accoglimento di dette domande presuppone la declaratoria di illegittimita' costituzionale dell'art. 9 del decreto-legge n. 90/2014, convertito dalla legge n. 114 del 2014, pertanto i ricorrenti hanno prospettato svariate questioni di legittimita' costituzionale della novella disciplina che, a loro dire, violerebbe numerosi parametri costituzionali nonche' norme del diritto europeo e internazionale (segnatamente gli articoli 3, 4, 23, 35, 36, 42, 53, 77, 97 e 117 della Costituzione, anche in relazione all'art. 1 del Primo Protocollo addizionale Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali e agli art. 3 e 13 Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle liberta' fondamentali, circostanza, questa, che, secondo i ricorrenti, ridonda in altrettante violazioni dell'art. 117, comma 1, della Costituzione). Le Amministrazioni intimate si sono costituite in giudizio argomentando diffusamente per l'infondatezza delle censure di incostituzionalita' della disciplina introdotta con l'art. 9 del decreto-legge n. 90 del 2014 e chiedendo, pertanto, la reiezione del ricorso nel merito. All'udienza del 19 novembre 2015, la causa e' stata chiamata e, dopo articolata discussione, ne e' stata riservata la decisione. Nella Camera di consiglio del 9 marzo 2016, la causa e' stata decisa, nel senso di cui alla seguente motivazione e al seguente dispositivo di ordinanza. Il presente giudizio ha ad oggetto le sensibili riduzioni che il citato art. 9 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 convertito nella legge 11 agosto 2014, n. 114 dei compensi professionali da riconoscere agli Avvocati (e Procuratori) dello Stato. E' utile ai fini di una migliore comprensione del giudizio riportare il contenuto dell'art art. 9 del decreto-legge n. 90/2014: «(Riforma degli onorari dell'Avvocatura generale dello Stato e delle avvocature degli enti pubblici). 1. I compensi professionali corrisposti dalle amministrazioni pubbliche di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, agli avvocati dipendenti delle amministrazioni stesse, ivi incluso il personale dell'Avvocatura dello Stato, sono computati ai fini del raggiungimento del limite retributivo di cui all'art. 23-ter del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, e successive modificazioni. 2. Sono abrogati il comma 457 dell'art. 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, e il terzo comma dell'art. 21 del testo unico di cui al regio...

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