n. 22 RICORSO PER LEGITTIMITA' COSTITUZIONALE 24 febbraio 2017 -

 
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Ricorso della Regione Friuli-Venezia Giulia (cod. fisc. 80014930327;

P. IVA 00526040324), in persona del presidente della regione pro tempore avv. Debora Serracchiani, autorizzata con deliberazione della giunta regionale n. 228 del 14 febbraio 2017 (doc. 1), rappresentata e difesa, come da procura speciale a margine del presente ricorso, dall'avv. prof. Giandomenico Falcon (cod. fisc. FLCGDM45C06L736E) del Foro di Padova, con studio in Padova, via San Gregorio Barbarigo, 4, telefono 049-660231, telefax 049-8776503, PEC giandomenico.falcon@ordineavvocatipadova.it ed elettivamente domiciliata in Roma presso l'Ufficio di rappresentanza della Regione, in Piazza Colonna n. 355;

Contro il Presidente del Consiglio dei ministri, in persona del Presidente del Consiglio dei ministri pro tempore, per la dichiarazione di illegittimita' costituzionale dell'art. 1, commi 392, 394, 463, 466, 483, 519 e 528, della legge 11 dicembre 2016, n. 232, «Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019», pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 297 del 21 dicembre 2016 - supplemento ordinario n. 57;

per violazione: degli articoli 3, 25, 81, 97, 119, 120 e 136 della Costituzione, anche in riferimento all'art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001, dell'art. 5 della legge cost. n. 1 del 2012, dell'art. 9 della legge n. 243 del 2012, come modificato dalle legge n. 164 del 2016;

degli articoli 7, 25, 48, 49, 51, 63 e 65 dello Statuto speciale (legge cost. n. 1 del 1963);

del principio di ragionevolezza, del principio di leale collaborazione e del principio dell'accordo in materia di finanza regionale (articoli 63 e 65 dello statuto speciale, art. 27 della legge n. 42 del 2009);

delle norme di attuazione di cui al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1965, n. 114 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione Friuli-Venezia Giulia in materia di finanza regionale), al decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 8 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia recanti modifiche ed integrazioni al decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1965, n. 114, concernente la finanza regionale);

al decreto legislativo 31 luglio 2007, n. 137 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia in materia di finanza regionale);

al decreto legislativo 2 gennaio 1997, n. 9 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Friuli-Venezia Giulia in materia di ordinamento degli enti locali e delle relative circoscrizioni). Fatto e diritto Premessa. Il presente ricorso si riferisce ad alcune disposizioni della legge 11 dicembre 2016, n. 232, Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019. Precisamente, si tratta dell'art. 1, commi 392, 394, 463, 466, 483, 519 e 528. La ricorrente Regione ritiene che tali commi presentino elementi costituzionalmente illegittimi e lesivi della propria autonomia e sfera finanziaria. Non si ignora, naturalmente, l'esistenza dell'art. 1, comma 638, il quale prevede che «le disposizioni della presente legge si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione, anche con riferimento alla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3». Tale clausola, tuttavia, non e' di per se' idonea a evitare che le disposizioni specificamente indirizzate alle autonomie speciali, e in particolar modo alla Regione Friuli-Venezia Giulia (nonche' aventi contenuto lesivo dell'autonomia stessa, come le norme impugnate), possono trovare comunque applicazione. Trattandosi nel presente ricorso di questioni diverse, conviene esporre distintamente per ciascuna di esse gli elementi di fatto e di diritto che le caratterizzano, in relazione ai quali la ricorrente Regione chiede a codesta ecc.ma Corte costituzionale la dichiarazione di illegittimita' costituzionale. I. Illegittimita' costituzionale del comma 466. Premessa. L'art. 1, comma 466, per una parte riproduce i contenuti dell'art. 9 della legge n. 243 del 2012, come modificato dall'art. 1, comma 1, della legge n. 164 del 2016;

per altra parte, invece, detta norme limitative alla rilevanza del fondo pluriennale vincolato quando esso sia finanziato da fonti diverse rispetto alle entrate finali. La Regione Friuli-Venezia Giulia ha gia' impugnato innanzi a codesta ecc.ma Corte l'art. 1, comma 1, lettera b), della legge n. 164 del 2016, ritenendolo lesivo e costituzionalmente illegittimo nelle parti in cui impedisce di considerare l'avanzo di amministrazione ai fini dell'equilibrio di bilancio e restringe la possibilita' di prendere in considerazione il fondo pluriennale vincolato. Il ricorso e' pendente ed e' iscritto al n. 71 del 2016 R.R. Il presente ricorso fa valere un duplice motivo di impugnazione. In primo luogo censura la riproduzione, a mezzo di una fonte priva di competenza, di norme riservate alla competenza della legge rinforzata dell'art. 81, comma sesto, Cost., e dell'art. 5 della legge n. 1 del 2012. Tale censura lamenta un vizio di incompetenza, e dunque prescinde dalla valutazione di tali norme nel loro contenuto. In secondo luogo, il ricorso censura anche i vizi di contenuto, e dunque il contrasto con parametri costituzionali sostanziali. I.1. Illegittimita' del comma 466, primo, secondo e quarto periodo, per incompetenza, con violazione dell'art. 81, comma sesto, Cost., e dell'art. 5 della legge costituzionale n. 1 del 2012. Il comma 466, primo, secondo e quarto periodo, dell'art. 1 altro non fa che riprodurre quanto stabilisce l'art. 9 della legge rinforzata n. 243 del 2012, come novellato dalla legge (rinforzata) n. 164 del 2016. In particolare, il primo periodo del comma 466 stabilisce che «a decorrere dall'anno 2017 gli enti di cui al comma 465 del presente articolo - cioe' le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, le citta' metropolitane, le province e i comuni - devono conseguire il saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali, ai sensi dell'art. 9, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 243». Il secondo periodo aggiunge che «ai sensi del comma 1-bis del medesimo art. 9, le entrate finali sono quelle ascrivibili ai titoli 1, 2, 3, 4 e 5 dello schema di bilancio previsto dal decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e le spese finali sono quelle ascrivibili ai titoli 1, 2 e 3 del medesimo schema di bilancio». Il quarto periodo stabilisce che, «a decorrere dall'esercizio 2020, tra le entrate e le spese finali e' incluso il fondo pluriennale vincolato di entrata e di spesa, finanziato dalle entrate finali». La disposizione riproduce, nel contenuto precettivo ma per quanto riguarda il terzo e quarto periodo anche nel tenore letterale, quanto sancisce l'art. 9, commi 1 ed 1-bis e della legge n. 243 del 2012. Sennonche' la competenza a dettare le regole conformative dell'obbligo del pareggio di bilancio che grava sugli enti territoriali e anche sulla Regione autonoma per effetto degli articoli 81 e 119 Cost. (e anche dall'art. 97 Cost.) e' riservata, dall'art. 81, sesto comma, Cost., e dall'art. 5 della legge costituzionale n. 1 del 2012, ad una legge rinforzata, approvata a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna camera. Ne consegue che la comune legge ordinaria non puo' sostituirsi alla legge rinforzata con riguardo agli oggetti riservati alla seconda, pena la violazione della riserva. L'identita' tra i precetti contenuti nelle disposizioni qui impugnate con quelli dettati dall'art. 9 della legge n. 243 del 2012 non esclude, quanto piuttosto conferma, la sussistenza dell'invasione di competenza. E' infatti insegnamento consolidato di codesta ecc.ma Corte costituzionale che la violazione delle norme sulla competenza comporta invalidita' delle norme che hanno invaso l'ambito riservato ad altra fonte, senza che la violazione sia esclusa dalla conformita' o identita' delle norme invasivi rispetto a quelle compenti. In applicazione di questo principio codesta Corte costituzionale ha in numerose occasioni dichiarato illegittime disposizioni di leggi regionali riproduttive di norme statali, sul rilievo che in tale ipotesi si avrebbe - come accade nel presente caso - una «indebita novazione della fonte» (sent. n. 203 del 1987). Cosi', ad esempio, la sentenza n. 98 del 2013, relativa alla illegittimita' di una disposizione regionale riproduttiva di norma statale in materia di tutela della concorrenza, rileva che la norma locale, «oltre che pleonastica, si pone in contrasto con il principio ripetutamente affermato da questa Corte, secondo cui, in presenza di una materia attribuita alla competenza esclusiva dello Stato, alle Regioni e' inibita la stessa riproduzione della norma statale (sentenze n. 18 del 2013, n. 271 del 2009, n. 153 e n. 29 del 2006)», e che «il criterio formale di esclusione della possibilita' di novazione della fonte ad opera della Regione deriva ... direttamente dalla incompetenza della Regione a regolamentare una materia certamente ascrivibile alla tutela della concorrenza». Analogamente, nella sentenza n. 31 del 2011, codesta Corte, dopo aver osservato che il problema non era quello di stabilire se la norma relativa al riconoscimento della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria al personale di polizia locale fosse o non fosse conforme a quella statale, ma, ancor prima, se fosse competente o meno a disporre il riconoscimento delle qualifiche di cui si tratta, ha ribadito che la sua giurisprudenza e' «costante nell'affermare che "la novazione della fonte con intrusione negli ambiti di competenza esclusiva statale costituisce causa di illegittimita' della norma" regionale». In analogo ordine di idee del resto, con riferimento alla riproduzione di regolamenti comunitari da parte della legge nazionale l'illegittimita' delle norme novative e'...

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