n. 170 ORDINANZA (Atto di promovimento) 26 marzo 2018 -

 
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LA COMMISSIONE TRIBUTARIA PROVINCIALE DI SIRACUSA Sezione 5 riunita con l'intervento dei signori: Ciccarello Luciano, Presidente;

Boscarino Maria Stella, relatore;

Falco Scampitilla Santo, giudice;

ha emesso la seguente ordinanza sul ricorso n. 2292/2010, depositato l'8 giugno 2010, avverso avviso di accertamento n. RJV010100283/2009 IVA+IRPEF+IRAP 2004. Contro Ag. Entrate Direzione Provinciale Siracusa, proposto dal ricorrente L. C., difeso da Antonuccio Antonio, via Senatore G. Maielli, 12 - 96100 Siracusa (SR). Svolgimento del processo 1. Con il ricorso introduttivo, notificato all'Agenzia delle Entrate - ufficio locale di Augusta (Siracusa) il 12 maggio 2010, iscritto al numero 2292/10, il signor L. C., rappresentato e difeso dal dott. Antonio Antonuccio, ricorreva avverso l'avviso di accertamento n. RJV010100283/2009, con il quale, per l'anno di imposta 2004, erano stati accertati ricavi non dichiarati per euro 42.887,00 e, conseguentemente, a seguito della rettifica del reddito dichiarato, era stato intimato il pagamento della complessiva somma di euro 52.851,00, a titolo di maggiore Irpef, addizionale regionale Irpef, contributi previdenziali, lrap ed IVA, oltre sanzioni. L'Agenzia delle Entrate aveva eseguito un'indagine finanziaria a carico del ricorrente invitandolo, con atto notificato il 22 settembre 2009, a giustificare le operazioni bancarie relative all'anno 2004. Il ricorrente aveva prodotto documenti giustificativi. Senza previa instaurazione del contraddittorio circa le conclusioni alle quali era pervenuto l'Ufficio, quest'ultimo aveva notificato l'avviso di accertamento impugnato. Ricevuto tale atto, il ricorrente presentava istanza di accertamento con adesione, ma rimasto tale tentativo infruttuoso veniva proposto il ricorso introduttivo. Con il primo motivo il ricorrente lamentava: la giuridica inesistenza della notifica dell'atto impugnato;

con il secondo motivo, dopo aver riepilogato le disposizioni che regolamentano gli accertamenti bancari, il ricorrente lamentava l'illegittimita' dell'accertamento «perche', nei fatti, l'Agenzia delle Entrate ha trasferito nella sede giudiziaria la fase istruttoria» dal momento che «il contraddittorio e' come se non fosse avvenuto»;

sotto ulteriore profilo, si lamentava l'insussistenza dei presupposti per un legittimo accertamento bancario;

con il terzo motivo di ricorso il ricorrente faceva valere le ragioni di merito relative alla correttezza dei versamenti bancari recuperati a tassazione non tenute presente dell'amministrazione in sede istruttoria;

con il quarto ed ultimo motivo di ricorso, infine, il ricorrente lamentava l'illegittimita' delle sanzioni. Concludeva chiedendo l'annullamento dell'atto impugnato. 2. In data 9 luglio 2010 si costituiva in giudizio l'Agenzia delle Entrate di Siracusa che difendeva la legittimita' del proprio operato;

osservava, al riguardo, quanto al primo motivo di ricorso, che la notifica era stata regolarmente eseguita producendo dell'atto impugnato, inclusa la relata di notificazione, da considerarsi assistita da efficacia probatoria privilegiata, salvo querela di falso. Con riferimento al secondo motivo di ricorso l'Ufficio premetteva di aver aveva notificato il 22 settembre 2009 l'invito a produrre chiarimenti circa le indagini bancarie in corso;

a tale comunicazione aveva fatto seguito la produzione da parte dell'interessato della documentazione relativa a parte delle operazioni bancarie, esaminata la quale l'Amministrazione, conclusa l'istruttoria, aveva emesso e notificato l'avviso di accertamento impugnato, recuperando a tassazione i maggiori ricavi determinati in funzione delle operazioni attive le cui causali non erano state riconosciute validamente giustificate. Quanto al secondo profilo fatto valere con tale censura se ne eccepiva l'incomprensibilita'. L'Agenzia, ancora, eccepiva, quanto al terzo motivo di ricorso, che la documentazione prodotta in giudizio risultava tardiva e non poteva assumere valenza probatoria, addebitando al ricorrente la mancata instaurazione di un puntuale contraddittorio pre processuale. Quanto all'ultimo motivo di ricorso deduceva che la pretesa illegittimita' delle sanzioni irrogate discendeva dalla presunta illegittimita' dell'avviso di accertamento, per cui dalla infondatezza dei precedenti motivi di ricorso conseguiva altresi' l'infondatezza dell'ultima censura. Il 26 marzo 2018 le parti insistevano nelle rispettive conclusioni ed esaurita la discussione orale (nel corso della quale l'amministrazione ribadiva di aver correttamente instaurato il contraddittorio la cui eventuale carenza doveva intendersi comunque sanata in esito alla instaurazione della fase della procedura di accertamento con adesione) il ricorso veniva trattenuto in decisione. Ammissibilita' della questione. 3. Come noto, le questioni di legittimita' costituzionale della normativa italiana nella parte in cui non prevede l'instaurazione del contraddittorio (per i tributi non armonizzati) anteriormente all'emissione di un avviso di accertamento, al di fuori delle ipotesi in cui l'amministrazione abbia effettuato un accesso nei locali destinati all'esercizio dell'attivita' di impresa, sollevate da questa Sez. V della commissione tributaria provinciale di Siracusa con ordinanza numero 565/16 del 17 giugno 2016 nonche' dalle CTR della Toscana e della Campania, sono state dichiarate inammissibili con tre ordinanze della Corte costituzionale (nn. 187, 188 e 189 del 13 luglio 2017) per ragioni processuali. Onde prevenire eventuali dubbi circa l'ammissibilita' della questione in relazione ai vari motivi di ricorso, e' opportuno precisare che nessuna delle censure avanzate da parte ricorrente potrebbe autonomamente condurre all'accoglimento del ricorso. Infatti, quanto al primo motivo di ricorso, lo stesso appare infondato in punto di fatto dall'esame del deposito effettuato dall'amministrazione resistente del provvedimento impugnato munito della relata di notificazione sottoscritta dall'incaricato nonche' dal medesimo ricorrente;

dalla documentazione prodotta, avverso la quale nessuna eccezione e' stata sollevata dall'interessato, risulta che la notifica e' stata ritualmente eseguita. Passando al secondo motivo di ricorso, il primo profilo e' quello relativo alla mancata corretta instaurazione del contraddittorio, sulla quale si argomentera' nei successivi capi. Quanto al secondo profilo di censura, con il quale si afferma apoditticamente che mancherebbero i presupposti per un legittimo accertamento bancario, tale censura appare inammissibile, secondo quanto argomentato dall'amministrazione resistente, per genericita'. Con il terzo motivo di ricorso viene sottoposta al vaglio di questo giudice la documentazione che la parte non ha potuto produrre all'amministrazione anteriormente all'emissione dell'avviso di accertamento impugnato. L'amministrazione eccepisce che tale produzione sarebbe tardiva, essendo gia' stato il procedimento concluso, e pertanto inammissibile. La valutazione di tale documentazione (mediante la quale la parte mira a soddisfare la cosiddetta prova della resistenza, dimostrando la sussistenza di argomentazioni che avrebbero potuto condurre ad un esito diverso del procedimento di verifica qualora l'amministrazione avesse correttamente instaurato il contraddittorio anteriormente all'emissione del provvedimento finale) e' strettamente connessa all'accoglimento del secondo motivo di ricorso per il quale viene proposta la questione di legittimita' costituzionale: infatti, dall'esame della documentazione prodotta in giudizio dall'amministrazione si evince che l'Ufficio ha trasmesso un solo invito al contraddittorio, il 22 settembre 2009, con il quale alla parte veniva richiesto di' presentarsi in ufficio per fornire delucidazioni relativamente ad indagini bancarie anno 2004. Evidentemente, data la vaghezza di tale invito, la parte ha portato con se' e consegnato all'Ufficio tutta la documentazione che ha (autonomamente) ritenuto utile. Ma l'Amministrazione, esaminata la documentazione prodotta dalla parte, ha ritenuto non giustificate le operazioni bancarie attive che il ricorrente non aveva, evidentemente, supposto necessario giustificare, e senza instaurare alcun contraddittorio ha emesso l'atto finale (avviso di accertamento). Il ricorrente, pertanto, e' costretto al deposito in giudizio dei documenti che avrebbero dovuto essere introdotti in una fase antecedente. Pertanto risulta necessario risolvere preliminarmente la questione di legittimita' costituzionale che viene proposta che assorbirebbe l'eccezione di tardivita' ed inamissibilita' della produzione documentale in questione sollevata dall'Ufficio resistente. Non solo. Ma anche a voler esaminare autonomamente il terzo motivo di ricorso, occorre osservare che l'amministrazione resistente eccepisce che la documentazione prodotta in giudizio potrebbe giustificare solo una parte dei movimenti bancari oggetto di contestazione, per cui l'eventuale positiva delibazione di tale profilo di ricorso condurrebbe ad un accoglimento parziale del ricorso. Viceversa, con il secondo motivo, di carattere procedimentale, relativo all'omessa instaurazione del contraddittorio, il ricorrente potrebbe conseguire il travolgimento integrale dell'avviso di accertamento, e pertanto l'esame di tale censura condurrebbe ad un risultato pienamente statisfattivo per la parte. Quanto, infine, all'ultimo motivo di ricorso, al di la' della circostanza che lo stesso e' limitato alle sole sanzioni, comunque anche in questo caso, come eccepito dall'amministrazione, segue la sorte dei precedenti motivi di ricorso. Conclusivamente, non risulta prospettabile (ad un primo esame) la risoluzione della controversia senza la preliminare risoluzione della questione di legittimita' costituzionale. L'oggetto della controversia e la normativa di riferimento. 4. Diventa, quindi, di cruciale importanza (e determinante ai fini della risoluzione della controversia) chiarire la...

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