Monitoraggio e valutazione: la riforma nella prospettiva delle politiche occupazionali europee

AutoreSilvana Sciarra
Pagine37-47
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Monitoraggio e valutazione:
la riforma nella prospettiva delle politiche occupazionali europee
Silvana Sciarra
Norme commentate: art. 1, commi 2-6, l. 28
giugno 2012, n. 92.
SOMMARIO: 1. Testo e contesto. - 2. I programmi nazionali di riforma e le politiche occupazionali:
coordinamento e misurazione. - 3. Monitoraggio e valutazione. - 4. Monitoraggio e inclusione
sociale: uno sguardo all’art. 4, c. 34-36.
1. La l. 92/2012 è stata al centro di un ampio dibattito, ispirato dal-
l’urgenza di avviare politiche legislative allineate con gli obiettivi europei. Il
c. 1 dell’art. 1 riflette queste intenzioni, anche nella terminologia adottata,
che riprende espressioni diffuse nel gergo delle politiche sociali dell’UE. In
esso, tuttavia, si omette di fare un espresso riferimento al Trattato di Lisbona,
a differenza di ciò che si legge nell’art. 1 del d.lgs. 276/2003, che colloca
quel testo normativo “nell’ambito degli orientamenti comunitari in materia di
occupazione e di apprendimento permanente”. Con quella formula la così
detta riforma Biagi si proponeva, in linea con gli adempimenti degli altri
Stati membri dell’UE, di rispondere alle linee guida del Consiglio europeo
nell’ambito delle politiche occupazionali, disciplinate ora dal Titolo IX del
Trattato di Lisbona (artt. 145-150 TFUE).
Nonostante l’omissione, affiancata da un accenno, per la verità non chiaro,
contenuto nell’art. 1 lett. h) – che fa riferimento a «indirizzi assunti in sede
europea» per promuovere formule partecipative nelle relazioni industriali – il
testo che qui si commenta deve essere collocato in un contesto normativo più
ampio, che si cercherà di delineare di seguito. L’intento è di fornire al lettore
un possibile ancoraggio della norma e, quel che più conta, di una sua inter-
pretazione in divenire, ai vincoli europei.
È ancora vivo nella memoria l’invito della BCE, contenuto in una lettera
inviata nell’agosto 2011 al governo italiano, a intervenire con misure incisive
in campi disparati, dalla liberalizzazione dei servizi pubblici, alla riforma
della contrattazione su salari e produttività, alle politiche attive del lavoro e
anche alla flessibilità in entrata e in uscita, accompagnata da un sistema di
più efficiente sostegno dei disoccupati. Quell’intervento anomalo della BCE,
che con difficoltà si può annoverare fra le fonti europee dotate di una precisa
vincolatività nei confronti dei destinatari, ha attratto oltre misura l’attenzione
dell’opinione pubblica e ha quasi esclusivamente polarizzato il dibattito poli-
tico, oltre che tecnico-giuridico, sull’urgente necessità di riformare la disci-
plina dei licenziamenti.

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