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Rivista penale 2/2013
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CORTE DI APPELLO PENALE DI NAPOLI
10 OTTOBRE 2012, N. 4131
PRES. GRASSO – EST. CATENA – IMP. BARONE LUMAGA
Concorso di persone nel reato y Reato diverso da
quello voluto da taluno dei concorrenti y Concorso
anomalo y Responsabilità del compartecipe y Confi-
gurabilità y Condizioni.
. In tema di concorso anomalo, ex. art. 116 c.p., il com-
partecipe risponde del reato diverso allorquando, pur
non avendo previsto la commissione del diverso reato
da parte di taluno dei concorrenti, avrebbe potuto rap-
presentarsene l’eventualità facendo uso della dovuta
diligenza, dovendosi invece escludere la responsabilità
allorquando il diverso reato costituisca un evento ati-
pico, ossia uno sviluppo eccezionale ed imprevedibile
rispetto a quello originariamente voluto. (c.p., art. 116;
c.p., art. 110) (1)
(1) In senso conforme si vedano: Cass. pen., sez. I, 17 marzo 1999, P.G.
in proc. Zumbo ed altri, in questa Rivista 1999, 329 con ampia nota
in tema di responsabilità concorsuale anomala alla quale si rinvia. Si
vedano, inoltre: Cass. pen. sez. I, 21 giugno 2001, Milici, ivi 2002, 165
che, argomentando a contrario, conferma che per aversi concorso
anomalo l’evento peggiorativo, rispetto al reato base, debba essere
un evento imprevedibile; Cass. pen., sez. II, 5 dicembre 2006, Taroni,
ivi 2007, 261 con nota di riferimenti dottrinali alla quale si rimanda.
Nello stesso senso della massima di cui in epigrafe, si esprime anche
Cass. pen., sez. I, 17 novembre 1989, Loddo, ivi 1990, 774.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con sentenza pronunciata all’udienza del 5 marzo 2012
la V sezione penale del Tribunale di Napoli dichiarava Ba-
rone Lumaga Fernando colpevole del reato a lui ascritto al
capo di imputazione in epigrafe sub a) e, concessa la cir-
costanza attenuante di cui all’art. 62 n. 4, c.p. equivalente
alle contestate aggravanti ed alla recidiva, lo condannava
alla pena finale di anni due di reclusione ed euro 600,00 di
multa, oltre al pagamento delle spese processuali. Confi-
sca di quanto in sequestro. Assolveva l’imputato dal reato
ascrittogli sub b) per non aver commesso il fatto.
Avverso la predetta decisione ha proposto appello la
difesa dell’imputato chiedendo:
1) la derubricazione del delitto di rapina in quello di
furto aggravato;
2) l’applicazione delle circostanze attenuanti generi-
che nella massima estensione ed il minimo della pena.
All’udienza odierna, svolta la rituale relazione, il P.G. e la
Difesa dell’imputato hanno concluso come da verbale in atti.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Ritiene questa Corte che la sentenza impugnata vada
confermata quanto alla qualificazione del fatto, e che vada
concessa all’imputato appellante la circostanza attenuan-
te di cui all’art. 116 c.p.; tuttavia, considerata la recidiva
qualificata contestata all’imputato, la detta circostanza
non può che essere concessa con giudizio di equivalenza
rispetto alle contestate aggravanti.
Il Barone Lumaga aveva partecipato ad una condotta
posta in essere da più persone che, praticando dei fori al
muro, si erano introdotti in alcuni negozi confinanti; inter-
venuti i CC che avevano circondato la zona, due soggetti
intercettati dagli operanti si davano alla fuga attraverso
un foro nel muro, dopo aver tentato di uscire dalla saraci-
nesca di un negozio dove si erano appostati i CC e, subito
dopo, altre tre persone si apprestavano ad uscire da un
altro foro nel muro; in questo frangente i militari inter-
venivano e, mentre i primi due soggetti li spintonavano
violentemente riuscendo a darsi alla fuga, il terzo veniva
bloccato senza aver opposto alcuna resistenza e veniva
identificato nell’odierno imputato appellante.
Non vi è alcun dubbio che il Barone Lumaga, nel tentati-
vo di darsi alla fuga insieme ai suoi complici, non avesse po-
sto in essere alcun atto di resistenza nei confronti degli ope-
ranti intervenuti; detta circostanza emerge pacificamente
dagli atti, e sulla scorta di essa il primo giudice ha mandato
assolto l’imputato dal reato di resistenza a lui ascritto. Al-
trettanto evidente è la circostanza che gli altri complici del
Barone Lumaga, nel darsi alla fuga, avessero spintonato i
CC, ponendo in essere, in tal modo, sia il delitto di rapina
impropria che quello di resistenza aggravata a p.u..
Il primo giudice ha ritenuto l’imputato appellante re-
sponsabile del delitto di rapina impropria in quanto le
circostanze dell’azione criminosa - organizzata e program-
mata - la sua non estemporanea esecuzione - che aveva
richiesto l’impiego di alcune ore per sfondare i muri - e
la prevedibile reazione in caso di intervento delle forze
dell’ordine - circostanza desumibile dalla presenza di uno
scanner sintonizzato sulle frequenze delle forze dell’ordi-
ne - dimostrano la preventiva adesione di tutti i correi ad
una reazione violenta prevedibile proprio in caso di inter-
vento della P.G. In sostanza, quindi, il primo giudice ha
attribuito il reato di rapina impropria al Barone Lumaga a
titolo di dolo eventuale.
Fatte queste premesse ricostruttive, si impongono due
diverse considerazioni: la prima è che, poiché secondo
la giurisprudenza assolutamente pacifica tra il delitto di
rapina impropria e quello di resistenza a p.u. si realizza
un concorso formale eterogeneo - determinando la stessa
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condotta la violazione di due diverse fatti specie incrimi-
natrici - non si comprende come il primo giudice abbia
potuto attribuire all’imputato la rapina impropria a titolo
di concorso con dolo eventuale ed abbia poi, in maniera
evidentemente contraddittoria, mandato assolto l’imputa-
to dal delitto di resistenza a p.u. Tuttavia detta considera-
zione è del tutto accademica, posto che sul punto non vi è
appello né del P.M. né del P.G.
La seconda considerazione che va fatta, sulla scorta
delle modalità ricostruttive della vicenda in precedenza
descritte, è che nel caso di specie il Tribunale avrebbe
dovuto ritenere l’ipotesi del fenomeno concorsuale disci-
plinato dall’art. 116 c.p. in relazione al delitto di rapina
impropria.
Dopo la sentenza della Corte costituzionale del 13
maggio 1965, n. 42 - sentenza interpretativa di rigetto che
aveva escluso l’ipotesi che la norma de quo costituisse
un caso di responsabilità oggettiva, sottolineando che la
responsabilità ivi contemplata si fonda su un rapporto di
causalità materiale che su un rapporto di causalità psi-
chica, dovendosi il reato più grave posto in essere dal
concorrente rappresentarsi alla psiche dell’agente come
uno sviluppo prevedibile di quello voluto, in base ad uno
sviluppo logicamente prevedibile nell’ordinario svolgersi e
concatenarsi dei fatti umani - come noto la migliore giuri-
sprudenza concordemente ritiene che i presupposti della
responsabilità ex art. 116 c.p. siano la prevedibilità in
astratto e la prevedibilità in concreto: con il primo requisi-
to si fa riferimento ad un rapporto tra fattispecie incrimi-
natici poste a confronto a priori, in quanto si richiede che
l’illecito non voluto appartenga al tipo astratto di quelli
che in linea puramente logica costituiscono uno sviluppo
del reato inizialmente voluto, mentre con il secondo re-
quisito si richiede di verificare alla luce delle circostanze
concrete della singola vicenda se effettivamente il reato
diverso realizzato possa considerarsi un prevedibile svi-
luppo di quello originariamente programmato.
La giurisprudenza di legittimità attualmente - sulla
scia del fondamentale principio di personalità della re-
sponsabilità penale e seguendo la sentenza della Consulta
in precedenza richiamata - conformemente ritiene che il
compartecipe risponde del reato diverso allorquando, pur
non avendo previsto la commissione del diverso reato da
parte di taluno dei concorrenti, avrebbe potuto rappresen-
tarsene l’eventualità facendo uso della dovuta diligenza,
dovendosi invece escludere la responsabilità allorquando
il diverso reato costituisca un evento atipico, ossia uno
sviluppo eccezionale ed imprevedibile rispetto a quello ori-
ginariamente voluto (cfr., ex plurimis, Cass. pen., sez. I, 19
gennaio 1999, Zumbo; sez. I, 20 maggio 2001, Milici; sez. II,
10 novembre 2006, Taroni; sez. V, 25 ottobre 2006, Ciurlia.
In altre parole, ciò che rileva è la necessaria sussistenza
di un nesso di causalità psichica in termini di prevedibilità
tra la condotta del soggetto che intendeva compiere il rea-
to meno grave e l’evento diverso e più grave poi commesso
da altro concorrente, ossia la presenza di un coefficiente
di colpevolezza.
Ciò che distingue la responsabilità a titolo di concorso
ex art. 110 c.p., con dolo eventuale, dalla ipotesi di cui al-
l’art. 116 c.p. è che nel primo caso l’agente abbia voluto il
reato inizialmente progettato ed abbia altresì previsto ed
accettato il rischio dell’evento diverso che si è poi verifica-
to come logico sviluppo di quello concordato, mentre nel
secondo caso l’evento diverso pur, essendo logico sviluppo
di quello concordato, non sia stato effettivamente previ-
sto dall’agente il quale, tuttavia, avrebbe potuto rappre-
sentarsene l’eventualità se avesse fatto uso della dovuta
diligenza alla luce di tutte le circostanze del caso concre-
to. Il concorso anomalo ex art. 116 c.p., quindi, si colloca
in una zona intermedia tra la mancata previsione di un
evento che costituisce uno sviluppo del tutto anomalo ed
imprevedibile, caso in cui la responsabilità deve essere del
tutto esclusa, e la rappresentazione dell’eventualità che il
diverso evento possa verificarsi in termini di scarsa pro-
babilità o mera possibilità, in cui si realizza una ipotesi di
fattispecie concorsuale su base dolosa. Non a caso la giuri-
sprudenza in alcuni casi ha configurato l’elemento sog-
gettivo del concorso anomalo come una compresenza del
dolo in relazione all’evento voluto e concordato e di colpa
in relazione a quello diverso realizzato da altro correo al
quale, imprudentemente, l’agente si sarebbe affidato (cfr.,
Cass. pen., sez. I, 17 novembre 1989, Loddo).
Venendo al caso di specie va detto che proprio le specifi-
che modalità della condotta rendono evidente l’insussi-
stenza di una compartecipazione concorsuale dolosa ex art.
110 c.p., invece erroneamente ritenuta dal primo giudice:
ed infatti proprio la predisposizione accurata di mezzi e di
modalità articolate della condotta, la durata della stessa, il
possesso di numerosi attrezzi atti allo scasso, la predisposi-
zione di plurimi fori nelle pareti di negozi adiacente, rendono
evidente che le modalità delittuose fossero state pianificate
accuratamente dai correi nella convinzione del mancato
intervento da parte delle Forze dell’ordine; in tal senso
proprio la presenza dello scanner dimostra che gli agenti
si erano premuniti di una strumentazione che consentisse
loro di accorgersi in tempo utile della presenza della Polizia
Giudiziaria in modo da potersi dare alla fuga. Sotto questo
profilo proprio le specifiche caratteristiche e circostanze
della condotta voluta, ossia quella del furto pluriaggravato,
dimostra l’assenza del dolo eventuale ritenuto dal Tribunale,
atteso che la possibilità di essere sorpresi in flagranza dai CC
non era stato valutato come probabile o possibile.
Sotto altro aspetto, invece, l’intervento delle Forze
dell’ordine avrebbe comunque dovuto essere considerato
come possibilità, ancorché remota, da parte del Barone
Lumaga, il quale avrebbe potuto, secondo una scansione
di logica prevedibilità, considerare la possibilità che i suoi
complici si opponessero con la forza agli operanti, in caso
di loro intervento, seppure inatteso; detta eventualità, in-
fatti, rispetto alla condotta di soggetti sorpresi in flagranza
di furto, costituisce senza alcun dubbio uno sviluppo pre-
vedibile degli eventi e non certamente un evento atipico
del tutto imprevedibile.
Anche alla luce della condotta tenuta dall’imputato
appellante al momento del suo arresto - l’aver egli solo

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