Mercato del lavoro senza diritto, giuristi del lavoro senza mestiere

Autore:Federico Martelloni
Pagine:115-135
RIEPILOGO

1. Metadiscorsi. Il discorso degli economisti sul diritto del lavoro - 2. Il diritto del lavoro in cerca di misura. - 3. Le incertezze del datore di lavoro... - 4. La forza del discorso degli economisti: riduzione della complessità, comparabilità, certezza, neutralità. - 5. I limiti del discorso economico e il ruolo del giurista

 
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Mercato del lavoro senza diritto,
giuristi del lavoro senza mestiere
1. Metadiscorsi. Il discorso degli economisti sul di-
ritto del lavoro
I giuristi del lavoro hanno consuetudine col di-
scorso giuridico, inteso come discorso sulle norme di
diritto del lavoro, la loro interpretazione (anche siste-
matica), la ratio degli istituti, la valutazione dell’im-
patto di una o più disposizioni sull’assetto generale
della materia. Invitati a riflettere, anche in prospetti-
va, attorno alla funzione dei giuristi del lavoro, siamo
tuttavia chiamati ad allargare i confini del ragiona-
mento, sviluppando un discorso sui presupposti della
riflessione giuridica: un metadiscorso, da intendersi
come discorso sul discorso giuridico.
Ciò accade in una congiuntura particolare, carat-
terizzata dal proliferare di una molteplicità di discor-
si sul discorso giuslavoristico, sviluppati in ambiti
disciplinari diversi: punti di vista eterogenei rispetto
a quello giuridico che, guardando alla materia con
l’ambizione di valutarla ed orientarla, contribuisco-
no a segnarne l’evoluzione, pure condizionando, in
misura rilevante, la cultura dei giuristi del lavoro.
In particolare nell’ultimo decennio molta atten-
zione è stata riservata al diritto del lavoro da parte
degli economisti. Ebbene, l’ipotesi di questo contri-
Il Diritto Sociale del Lavoro
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buto è che il discorso degli economisti sul diritto del
lavoro, e dunque un punto di vista esterno alla disci-
plina, ne abbia fortemente influenzato i più recenti
sviluppi, facendo retrocedere il punto di vista inter-
no ad una condizione di sostanziale subalternità ri-
spetto al primo.
Per sgomberare il campo da ogni ambiguità, è op-
portuno chiarire, preliminarmente, che non si vuole
certo insistere sul rapporto tra diritto – acriticamente
inteso come luogo d’elezione di valori sociali e col-
lettivi – ed economia – ritenuta ambito d’affermazio-
ne dell’utile e dell’interesse individuale. Difatti, per
un verso, anche in seno alla dottrina economica, di-
morano impostazioni e punti di vista molto eteroge-
nei; per altro verso il diritto del lavoro mostra, sin
dalle proprie origini, una genetica e strutturale ambi-
valenza: esso non è soltanto strumento di protezione
della persona che lavora, nell’ambito di una relazio-
ne contrattuale a naturale vocazione asimmetrica ma
è anche razionalizzazione giuridica e legittimazione
formale di un rapporto di potere, nell’ambito di un
sistema edificatosi a partire dall’abolizione dei vin-
coli di status (Lyon Caen G. 1951; Vardaro G. 1986;
M.G. Garofalo 1989).
La questione che s’intende affrontare è, invece,
più specifica e circoscritta. Riguarda l’effetto che
hanno sortito sulla materia due particolari ordini di
discorso, sviluppati in seno alla dottrina economica,
e aventi per oggetto il diritto del lavoro: si allude, in
primo luogo alla valutazione del diritto del lavoro
secondo parametri numerici e indicatori quantitativi
(§2); in secondo luogo alla critica del diritto del la-

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