Massimario di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:717-768
RIEPILOGO

Abuso d’ufficio - Abuso - Violazione di legge o di regolamento - Atto amministrativo adottato sulla base di presupposti inesistenti. (...)

 
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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione.

@Abuso d’ufficio - Abuso - Violazione di legge o di regolamento - Atto amministrativo adottato sulla base di presupposti inesistenti

È configurabile il reato d’abuso d’ufficio per violazione di legge nella condotta del dirigente scolastico che qualifichi come ingiustificata l’assenza dal servizio di un insegnante, dovuta invece ad un precedente provvedimento di sospensione dal servizio. (Nell’affermare tale principio, la Corte ha stabilito che tale abuso costituisce una diretta violazione di legge per l’assenza dei presupposti di fatto che consentono l’azione della P.A.).

    Cass. pen., sez. VI, 30 settembre 2008, n. 37172 (ud. 11 giugno 2008), Gatto e altro. (C.p., art. 323; D.L.vo 16 aprile 1994, n. 297, art. 533). [RV240932]

@Abuso d’ufficio - Elemento psicologico - Dolo - Eventuale

Nel delitto d’abuso d’ufficio, per la configurabilità dell’elemento soggettivo è richiesto che l’evento sia voluto dall’agente e non semplicemente previsto ed accettato come possibile conseguenza della propria condotta, onde deve escludersi la sussistenza del dolo, sotto il profilo dell’intenzionalità, qualora risulti, con ragionevole certezza, che l’agente si sia proposto il raggiungimento d’altro fine, pur apprezzabile sotto il profilo collettivo.

    Cass. pen., sez. VI, 25 agosto 2008, n. 33844 (c.c. 27 giugno 2008), P.M. in proc. Rosi e altri. (C.p., art. 43; c.p., art. 323). [RV240757]

@Abuso d’ufficio - Estremi - Concorso per assunzione di personale presso ente pubblico - Partecipazione al concorso di personale già ivi impiegato

In tema di abuso di ufficio, non integra la fattispecie criminosa, per difetto di ricorrenza di un dovere di astensione, la condotta del direttore di un pubblico ente di ricerca che vada a comporre la commissione giudicatrice di un concorso per l’assunzione di personale presso l’ente stesso, al quale partecipino, come candidati, soggetti già ivi impiegati con qualifiche inferiori a quella relativa al posto messo a concorso.

    Cass. pen., sez. II, 20 giugno 2008, n. 25525 (ud. 20 maggio 2008), Gattuso e altri. (C.p., art. 323; c.p.c., art. 51). [RV240648]

@Abuso d’ufficio - Medico di struttura pubblica - Invito al paziente a recarsi presso il laboratorio privato del medico

Integra il delitto di abuso d’ufficio la condotta del medico specialista di una struttura sanitaria pubblica che, immediatamente dopo aver effettuato una visita ambulatoriale, inviti il paziente a recarsi nel suo laboratorio privato per un approfondimento diagnostico invece che indirizzarlo ad uno dei contigui presidi ospedalieri, perché tale condotta viola il dovere di astensione e realizza un ingiusto vantaggio patrimoniale in favore del medico che non cessa di esercitare l’attività di pubblico rilievo nella fase del cosiddetto dopo visita.

    Cass. pen., sez. VI, 8 luglio 2008, n. 27936 (ud. 24 aprile 2008), Simone. (C.p., art. 323). [RV240653]

@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Responsabilità penale - Acque reflue

Il trattamento per l’agricoltura dei fanghi provenienti dal processo di depurazione delle acque reflue urbane deve essere specificamente autorizzato anche dopo l’entrata in vigore dell’art. 12 comma dodicesimo bis del D.L.vo n. 4 del 2008, che non ha abrogato la disciplina di cui agli artt. 6 e 8 del D.L.vo n. 99 del 1992 concernente l’utilizzazione dei fanghi di depurazione in agricoltura.

    Cass. pen., sez. IV, 7 luglio 2008, n. 27558 (c.c. 5 giugno 2008), Di Vincenzo. (D.L.vo 27 gennaio 1992, n. 99, art. 6; D.L.vo 27 gennaio 1992, n. 99, art. 8; D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 127; D.L.vo 16 gennaio 2008, n. 4, art. 2). [RV240708]

@Amnistia, indulto e grazia - Indulto - Applicazione - Criteri

In tema di indulto, la previsione di cui all’art. 174 comma secondo c.p. circa l’applicabilità del beneficio una sola volta sul cumulo materiale delle pene, comporta che da esso il giudice dell’esecuzione deve innanzitutto detrarre in un’unica soluzione la diminuzione per l’indulto, e soltanto successivamente può applicare il criterio moderatore di cui all’art. 178 c.p. e lo sbarramento del quintuplo della pena più grave.

    Cass. pen., sez. fall., 6 agosto 2008, n. 32955 (c.c. 29 luglio 2008), Marra. (C.p., art. 78; c.p., art. 174; c.p.p., art. 663). [RV240610]

@Amnistia, indulto e grazia - Indulto - Applicazione - Giudice dell’esecuzione

In sede d’adozione dell’ordine d’esecuzione il pubblico ministero deve valutare l’incidenza dell’indulto sulla pena cumulabile, con conseguente provvisoria sospensione dell’esecuzione ove la pena residua non superi il limite di concedibilità previsto dall’art. 656, comma quinto, c.p.p.

    Cass. pen., sez. I, 25 luglio 2008, n. 31353 (c.c. 22 maggio 2008), P.M. in proc. Bramor. (C.p., art. 174; c.p.p., art. 672). [RV240992]

@Antichità e belle arti - Danneggiamento - Soggetto privo di rapporto qualificato con il bene - Esclusione

Il reato di cui all’art. 169, comma primo, lett. a) del D.L.vo 22 gennaio 2004, n. 42, che punisce l’abusiva demolizione, rimozione, modifica, restauro od esecuzione di opere di qualunque genere su beni culturali, è reato proprio che può essere commesso soltanto da quanti hanno un rapporto par-Page 718ticolare e qualificato con il bene oggetto della tutela, che spiega la ragione della necessità della richiesta di autorizzazione per eseguire lavori, demolire, rimuovere, modificare o restaurare il bene. (La Corte ha precisato che, siccome l’autorizzazione è il presupposto costitutivo del reato, è impossibile il concorso con il reato di cui all’art. 635 c.p., che qualifica le condotte di danneggiamento commesse su beni di rilievo culturale da soggetti a cui detti beni sono assolutamente estranei e che pertanto mai potrebbero richiedere l’autorizzazione di cui si è detto).

    Cass. pen., sez. II, 11 settembre 2008, n. 35173 (c.c. 3 luglio 2008), Salvadori. (C.p., art. 635; D.L.vo 22 gennaio 2004, n. 42, art. 169). [RV240957]

@Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Benefici - Riconoscimento della continuazione

Il giudice d’appello non può riconoscere d’ufficio la continuazione tra il reato rimesso alla sua cognizione e altro per cui l’imputato ha riportato in precedenza condanna divenuta definitiva, ma tale riconoscimento deve formare oggetto di espressa richiesta da parte dell’interessato.

    Cass. pen., sez. IV, 12 agosto 2008, n. 33403 (ud. 14 luglio 2008), P.G. in proc. Cavalieri D’Oro. (C.p., art. 81; c.p.p., art. 597). [RV240902]

@Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Circostanze - Derubricazione del reato

Il giudice di appello che, nel confermare la responsabilità dell’imputato, operi, ferma restando la identità del fatto, la derubricazione del reato ritenuto in primo grado, può procedere a nuovo giudizio di prevalenza od equivalenza tra circostanze; non viene infatti violato il divieto della reformatio in peius nel caso in cui, pur in mancanza di impugnazione del PM, detto giudice riconosca valore equivalente a quella medesima circostanza attenuante, che, dal primo giudice, era stata dichiarata prevalente con riferimento alla più grave ipotesi criminosa ravvisata in primo grado. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto corretta la decisione della Corte di appello che, derubricato in lesioni volontarie aggravate il delitto di tentato omicidio, giudicava equivalenti le circostanze attenuanti generiche, già valutate prevalenti dal tribunale, rispetto alla più grave fattispecie criminosa di tentato omicidio).

    Cass. pen., sez. II, 11 giugno 2008, n. 23669 (ud. 28 maggio 2008), Cappuccio. (C.p., art. 56; c.p., art. 62 bis; c.p., art. 69; c.p., art. 575; c.p., art. 582). [RV240618]

@Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Poteri del giudice d’appello - Verifica dei presupposti di applicazione della norma invocata

In sede di impugnazione il giudice ha il potere di accertare la ricorrenza, nell’ambito della concreta fattispecie, degli elementi previsti dalla legge per l’applicabilità della norma invocata da colui che ha proposto il gravame, ancorché tale doverosa indagine sia stata omessa nel precedente grado. (Fattispecie relativa all’opposizione al rigetto dell’istanza di ammissione al gratuito patrocinio in cui la Corte ha ritenuto legittima la conferma del provvedimento da parte del giudice dell’opposizione, sebbene motivata con riferimento alla mancanza di uno dei presupposti di ammissione al beneficio in ordine al quale lo stesso provvedimento non si era pronunciato).

    Cass. pen., sez. IV, 8 agosto 2008, n. 33125 (c.c. 24 aprile 2008), Megna e altro. (D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 79; c.p.p., art. 597). [RV240885]

@Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Reformatio in peius - Diversa qualificazione giuridica

In tema d’impugnazioni, non viola il divieto di reformatio in peius la decisione del giudice d’appello che proceda ad una diversa e più grave qualificazione giuridica del fatto, ostativa alla declaratoria d’estinzione per prescrizione, in quanto tale divieto impedisce solo un deteriore trattamento sanzionatorio per il reo, ma non garantisce a quest’ultimo un trattamento sotto ogni profilo più favorevole di quello riservatogli dal primo giudice.

    Cass. pen., sez. III, 11 luglio 2008, n. 28815 (ud. 9 maggio 2008), Belli. (C.p.p., art. 521; c.p.p., art. 531; c.p.p., art. 597; c.p., art. 157). [RV240991]

@Appello penale - Decisioni in camera di consiglio - Giudizio abbreviato - Impedimento a comparire del difensore

Al procedimento camerale del giudizio abbreviato di appello non si applica l’art. 420 ter, comma quinto, c.p.p., che impone il rinvio del procedimento in caso di impedimento del difensore. (In motivazione la Corte ha chiarito che, nella menzionata udienza camerale, la presenza delle parti è facoltativa e solo per l’imputato è espressamente previsto...

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