Massimario di legittimità

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RIEPILOGO

Amministratore del condominio - Attribuzioni - Rappresentanza - Domicilio del condominio. Assemblea dei condomini - Convocazione - Comproprietari pro indiviso - Rappresentanza. (...)

 
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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione.

@Amministratore del condominio - Attribuzioni - Rappresentanza - Domicilio del condominio.

Il condominio di edifici, che non è una persona giuridica, ma un ente di gestione e non ha, pertanto, una sede in senso tecnico, ove non abbia designato nell'ambito dell'edificio un luogo espressamente destinato e di fatto utilizzato per l'organizzazione e lo svolgimento della gestione condominiale, ha il domicilio coincidente con quello privato dell'amministratore che lo rappresenta.

    Cass. civ., sez. II, 28 gennaio 2000, n. 976, Pisa c. Arena. (C.c., art. 46; c.c., art. 1131).


@Assemblea dei condomini - Convocazione - Comproprietari pro indiviso - Rappresentanza.

Affinché uno dei comproprietari pro indiviso di un piano o porzione di piano possa ritenersi ritualmente convocato a partecipare all'assemblea condominiale, nonché validamente rappresentato nella medesima da altro comproprietario della stessa unità immobiliare, non si richiedono particolari formalità, essendo sufficiente che risulti provato - nella ricorrenza di circostanze presuntive affidate alla valutazione del giudice del merito - che, dato l'avviso ad uno dei comproprietari, quest'ultimo abbia reso edotti gli altri della convocazione. In particolare, l'esigenza che tutti i comproprietari siano preventivamente informati della convocazione dell'assemblea condominiale può ritenersi soddisfatta quando risulti, secondo l'incensurabile accertamento del giudice del merito, che in qualunque modo i detti comproprietari ne abbiano avuto notizia.

    Cass. civ., sez. II, 18 febbraio 2000, n. 1830, Rossetto c. Condominio Via Catilina 2 Anzio. (C.c., art. 1136; att. c.p.c., art. 66; att. c.p.c., art. 67).

@Assemblea dei condomini - Convocazione - Omessa comunicazione ad uno dei condomini - Annullabilità della delibera.

La mancata comunicazione dell'avviso di convocazione dell'assemblea condominiale ad un condomino, in quanto vizio del procedimento collegiale, comporta non già la nullità, ma l'annullabilità della delibera che, ove non impugnata nel termine di trenta giorni (dalla comunicazione per i condomini assenti e dalla approvazione per quelli dissenzienti), è valida ed efficace nei confronti di tutti i partecipanti al condominio.

    Cass. civ., sez. II, 5 febbraio 2000, n. 1292, Condominio Palazzo Riga- nello e Bianchi c. Gerace. (C.c., art. 1136; c.c., art. 1137).

@Assemblea dei condomini - Convocazione - Orario della convocazione - Limiti.

In mancanza di una norma che disponga il contrario, non esistono limiti di orario alla convocazione di un'assemblea condominiale; né la fissazione dell'assemblea in ora notturna può ritenersi completamente preclusiva della possibilità di parteciparvi. Ne consegue che non sono applicabili, ai fini della verifica della regolare costituzione dell'assemblea e della validità delle delibere adottate in seconda convocazione, allorché, in prima, l'assemblea stessa sia andata deserta a causa dell'orario notturno, le maggioranze richieste dall'art. 1136 c.c. con riferimento alla validità delle deliberazioni adottate in prima convocazione.

    Cass. civ., sez. II, 22 gennaio 2000, n. 697, Quinto c. Cond. Via Orti di Trastevere 34/36 Roma. (C.c., art.1136).

@Assemblea dei condomini - Convocazione - Questioni di interesse esclusivo solo di alcuni condomini - Assemblea unica.

Nella ipotesi di convocazione di un'unica assemblea condominiale allo scopo di decidere su di una serie di questioni, alcune delle quali riguardanti solo singoli condomini - convocazione sicuramente valida, in quanto non vietata da alcuna norma - i condomini eventualmente non legittimati a votare su di un determinato argomento che non li riguardi non possono, attraverso la partecipazione alla discussione che precede quella votazione, influire sull'esito della stessa.

    Cass. civ., sez. II, 22 gennaio 2000, n. 697, Quinto c. Cond. Via Orti di Trastevere 34/36 Roma. (C.c., art. 1136).

@Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazioni - Delibeazioni nulle o inesistenti.

Per il disposto dell'art. 2377 c.c., applicabile anche in materia di delibere di assemblee condominiali, il giudicato avente ad oggetto l'annullamento della delibera assembleare, si estende a tutti i condomini.

    Cass. civ., sez. II, 26 gennaio 2000, n. 852, Lambusta c. Giacomelli. (C.c., art. 2377).

@Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Impugnazioni - Deliberazioni nulle o inesistenti.

È nulla - e perciò è impugnabile anche dai condomini che vi hanno partecipato - la delibera condominiale se la convocazione non indica il luogo di riunione ed esso è assolutamente incerto per la legittima aspettativa dei medesimi in un luogo diverso dal solito stante l'assoluta inidoneità di quest'ultimo. Infatti, in mancanza di indicazione nel regolamento condominiale della sede per le riunioni assembleari, l'amministratore ha il potere di scegliere quella più opportuna, ma con il duplice limite che essa sia nei confini della città ove è ubicato l'edificio e che il luogo sia idoneo, fisicamente e moralmente, a consentire a tutti i condomini di esser presenti e di partecipare ordinatamente alla discussione. (Nella specie la Suprema Corte ha ritenuto congrua la motivazione del giudice di merito sull'assoluta incertezza del luogo, non indicato nell'avviso di convocazione, e sull'inidoneità di quello solitamente adibito a sede assembleare, normalmente destinato alla raccolta dei rifiuti).

    Cass. civ., sez. II, 22 dicembre 1999, n. 14461, Cond. Il tetto, via U. La Malfa, 24, Velletri c. Capitani ed altri. (C.c., art. 1136; c.c., art. 1137; c.c., art. 1130).

@Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Verbale - Conferimento di incarico professionale.

Non rientra tra i compiti dell'amministratore di condominio la modifica delle tabelle millesimali già esistenti, ovvero la creazione di nuove tabelle, essendo tale facoltà riservata all'assemblea dei condomini, organo cui deve, conseguentemente, ritenersi demandato anche il potere di disporre le spese necessarie ad assumere obbligazioni onde provvedere alla suddetta modifica, nel rispetto delle maggioranze qualificate prescritte dall'art. 1136 c.c. (Nella specie, l'amministratore di un condominio aveva dato incarico di modificare le tabelle millesimali ad un professionista, in assenza di un'apposita delibera dell'assemblea dei condomini: la S.C., nel sancire l'invalidità di tale atto per i motivi di cui in massima, ha, ancora, affermato che la delibera adottata in una successiva riunione assembleare cui aveva partecipato lo stesso professionista per illustrare il suo operato non poteva considerarsi ratifica tacita dell'incarico conferito dall'amministratore - né ratifica tacita poteva altresì considerarsi la circostanza che tutti i condomini avessero consentito al professionista l'accesso nei loro appartamenti -).

    Cass. civ., sez. II, 11 febbraio 2000, n. 1520, Spada c. Condominio Via Emerico Amari 8 Palermo. (C.c., art. 1136).

@Assemblea dei condomini - Deliberazioni - Verbale - Mancata verbalizzazione.

In tema di delibere di assemblee condominiali, la mancata verbalizzazione del numero dei condomini votanti a favore e contro la delibera approvata, oltre che dei millesimi da ciascuno di essi rappresentati, invalida la delibera stessa, impedendo il controllo sulla sussistenza di una delle maggioranze richieste dall'art. 1136, terzo comma, c.c. (il terzo dei partecipanti al condominio). Né può essere attribuita efficacia sanante alla mancata contestazione, in sede di assemblea, della inesistenza di tale quorum da parte del con- domino dissenziente, a carico del quale non è stabilito, al riguardo, alcun onere a pena di decadenza.

    Cass. civ., sez. II, 22 gennaio 2000, n. 697, Quinto c. Cond. Via Orti di Trastevere 34/36 Roma. (C.c., art. 1136).

@Atti amministrativi - Regolamenti - Statali - Ministeriali.

A differenza degli atti e provvedimenti amministrativi generali - che sono espressione di una semplice potestà amministrativa e sono rivolti alla cura concreta di interessi pubblici, con effetti diretti nei confronti di una pluralità di destinatari non necessariamente determinati nel provvedimento, ma determinabili - i regolamenti sono espressione di una potestà legislativa, e disciplinano in astratto tipi di rapporti giuridici mediante una regolazione attuativa o integrativa della legge, ma ugualmente innovativa rispetto all'ordinamento giuridico esistente, con precetti aventi i caratteri della generalità e Page 314 dell'astrattezza. Tale natura regolamentare deve riconoscersi, con riguardo sia alla sua finalità, sia al contenuto, al decreto del Ministero delle finanze del 20 luglio 1990, contenente, tra l'altro, i criteri di aumento dei canoni di locazione di immobili facenti parte del patrimonio disponibile dello Stato, a nulla rilevando in contrario la circostanza, meramente formale, della mancata attribuzione al decreto in questione della denominazione di regolamento, dovendosi avere essenzialmente riguardo, ai fini del riconoscimento di detta natura, al contenuto dell'atto. Ne deriva che detto decreto era soggetto alla osservanza del modello procedimentale di cui all'art. 17 della legge n. 400 del 1988, che, invece, non ha rispettato, essendo stato emesso senza il parere del Consiglio di Stato e senza la preventiva comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri. La conseguente pronuncia di annullamento, emessa dal Tribunale superiore delle acque pubbliche, deve necessariamente spiegare effetti nei confronti di tutte le fattispecie concrete riconducibili alla previsione della norma caducata, salvo che tale effetto sia precluso dalla mancata impugnazione del provvedimento, emesso in attuazione del regolamento di cui si tratta, ovvero del giudicato.

    Cass. civ., sez. III, 22 febbraio...

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