Massimario di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:1241-1268
RIEPILOGO

Abuso d'ufficio - Concorso del privato - Condizioni - Fattispecie - Elemento psicologico - Dolo - Intenzionale - Estremi - Omesso intervento dell'Amministrazione comunale per impedire l'ultimazione di opera abusiva (...)

 
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    I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione.


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@Abuso d'ufficio - Concorso del privato - Condizioni - Fattispecie

Nel reato di abuso di ufficio, la sussistenza del concorso del privato non può essere dedotta dalla mera coincidenza tra la richiesta ed il provvedimento emesso dal pubblico ufficiale, essendo necessario, invece, che il contesto fattuale dimostri che la presentazione della domanda sia stata preceduta, accompagnata o seguita da un'intesa col pubblico funzionario o da sollecitazioni. (Fattispecie in cui il privato ha accompagnato la richiesta con documentazione giustificativa non idonea e tale da dimostrare la consapevolezza di non aver maturato alcun diritto al rilascio della concessione edilizia, palesemente contrastante con un precedente parere degli uffici tecnici e inseritasi in una procedura amministrativa illegittima).

    Cass. pen., sez. VI, 11 novembre 2003, n. 43020 (ud. 14 ottobre 2003), Pandolfelli. (C.p., art. 110; c.p., art. 323). [RV227025]


@Abuso d'ufficio - Elemento psicologico - Dolo - Intenzionale

In tema di abuso di ufficio, l'elemento soggettivo del reato consiste nella consapevolezza dell'ingiustizia del vantaggio patrimoniale e nella volontà di agire per procurarlo e può essere desunta dalla macroscopica illiceità dell'atto e dai tempi di emanazione. (Fattispecie relativa al rilascio di una concessione edilizia illegittima perché in violazione della legge urbanistica, emessa prima ancora dell'avvenuta presentazione del progetto da parte del privato e in presenza di un negativo parere dell'Ufficio tecnico comunale).

    Cass. pen., sez. VI, 31 dicembre 2003, n. 49554 (ud. 22 ottobre 2003), Cianfalone e altri. (C.p., art. 323). [RV227205]


@Abuso d'ufficio - Estremi - Omesso intervento dell'Amministrazione comunale per impedire l'ultimazione di opera abusiva - Insussistenza del reato a carico del Sindaco

Non è configurabile a carico del Sindaco il reato di abuso d'ufficio, in relazione al mancato intervento previsto dall'art. 4 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 nel caso di realizzazione di un'opera abusiva, in quanto sia l'art. 51, lett. f) bis della legge 8 giugno 1990 n. 142 e succ. mod. che l'art. 107, comma terzo lett. g) del D.L. 18 agosto 2000, n. 267, attribuiscono espressamente ai dirigenti «tutti i provvedimenti di sospensione dei lavori, abbattimento e riduzione in pristino di competenza comunale, nonché i poteri di vigilanza edilizia e di irrogazione delle sanzioni amministrative previsti dalla vigente legislazione statale e regionale in materia di prevenzione e repressione dell'abusivismo edilizio e paesaggistico-ambientale»

    Cass. pen., sez. VI, 16 ottobre 2003, n. 39087 (ud. 9 aprile 2003), P.M. in proc. Laureti. (C.p., art. 323; L. 8 giugno 1990, n. 142, art. 51; L. 18 agosto 2000, n. 267, art. 107). [RV227132]


@Abuso d'ufficio - Vantaggio patrimoniale - Nozione - Elemento essenziale

In tema di abuso di ufficio, il vantaggio patrimoniale considerato tra gli elementi essenziali della fattispecie di cui all'art. 323 c.p.p., va riferito al complesso dei rapporti giuridici a carattere patrimoniale e quindi non solo quando l'abuso sia volto a procurare beni materiali o altro, ma anche quando sia volto a creare un accrescimento della situazione giuridica soggettiva. (Fattispecie relativa al rilascio di una concessione edilizia a costruire un manufatto industriale in zona agricola con realizzazione di un vantaggio patrimoniale a prescindere dall'effettiva costruzione del bene).

    Cass. pen., sez. VI, 31 dicembre 2003, n. 49554 (ud. 22 ottobre 2003), Cianfalone e altri. (C.p., art. 323). [RV227204]


@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Attività di autocarrozzeria

In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, i reflui da attività di autocarrozzeria vanno qualificati quali acque reflue industriali non assimilabili a quelle domestiche in quanto non ricollegabili al metabolismo umano e non provenienti dalla realtà domestica, con conseguente configurabilità, in difetto di preventiva autorizzazione, del reato di cui all'art. 59 del D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152.

    Cass. pen., sez. III, 20 gennaio 2004, n. 978 (ud. 27 novembre 2003), Marino. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152). [RV227180]


@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Attività di autolavaggio

In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, lo scarico proveniente da attività di autolavaggio è assimilabile a quello di acque reflue industriali, stante la presenza di caratteristiche inquinanti diverse e più rilevanti di quelle di un insediamento civile per la presenza di oli minerali, sostanze chimiche e particelle di vernice che possono staccarsi dalle autovetture.

    Cass. pen., sez. III, 20 gennaio 2004, n. 985 (ud. 5 dicembre 2003), Marziano. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152). [RV227182]


@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Scarichi esistenti

In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, anche dopo la entrata in vigore del decreto legge 24 giugno 2003, n. 147, convertito in legge 1 agosto 2003, n. 2000, recante la proroga sino al 3 agosto 2004 dei termini di adeguamento di cui all'art. 62, comma undicesimo, del D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152 relativamente agli scarichi esistenti ancorché non autorizzati, per scarichi esistenti, alla data del 13 giugno 1999, si intendono quelli in esercizio a tale data a già autorizzati.

    Cass. pen., sez. III, 20 gennaio 2004, n. 985 (ud. 5 dicembre 2003), Marziano. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152; D.L. 24 giugno 2003, n. 147; L. 1 agosto 2003, n. 200). [RV227183]


@Amnistia, indulto e grazia - Indulto - Applicazione - Plurime applicazioni del medesimo indulto

In tema di indulto, la riduzione dello stesso, in sede esecutiva, entro i limiti di legge, quando questi siano stati superati a causa di plurime applicazioni del medesimo beneficio da parte di giudici diversi, è legittima ove tale superamento sia derivato da presumibile difetto di reciproca conoscenza dei vari provvedimenti applicativi, mentre è vietata quando vi sia la ragionevole certezza che esso sia derivato da consapevole inosservanza o disapplicazione della norma; condizione, quest'ultima, che non può, tuttavia, ritenersi sussistente per il solo fatto che l'applicazione dell'indulto che ha dato luogo al superamento del limite sia successiva di di-Page 1242versi anni a quella precedente, ove non risulti certo che all'atto di detta successiva pronuncia il giudice disponesse di un certificato penale debitamente aggiornato.

    Cass. pen., sez. I, 21 gennaio 2004, n. 1739 (c.c. 4 dicembre 2003), Trevenzoli. (C.p., art. 174; c.p.p., art. 672). [RV227109]


@Appello penale - Casi - Individuazione del regime processuale da applicare per l'impugnazione - È quello della emanazione della sentenza

In tema di impugnazione, per individuare il regime processuale applicabile, occorre fare riferimento al momento in cui il provvedimento è stato adottato e non al tempo della proposizione dell'impugnazione. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto che erroneamente era stata dichiarata l'inammissibilità di un appello proposto nei confronti di una sentenza di condanna alla sola pena pecuniaria per un delitto quando era ancora in vigore la vecchia formulazione dell'art. 593 c.p.p., che prevedeva l'inappellabilità delle sentenze di condanna relative alle sole contravvenzioni per le quali era stata irrogata la sola pena dell'ammenda, sull'erroneo presupposto che la disciplina da applicare fosse quella sopravvenuta al deposito della motivazione).

    Cass. pen., sez. V, 24 novembre 2003, n. 45094 (ud. 22 settembre 2003), Palasciano. (C.p.p., art. 593; L. 24 novembre 1999, n. 468, art. 18; L. 26 marzo 2001, n. 128, art. 13; L. 19 aprile 2002, n. 72). [RV227251]


@Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Reato continuato - Riconoscimento del vincolo

Rientra nei poteri del giudice d'appello accertare se sussistano i presupposti per l'applicazione della disciplina della continuazione anche in mancanza di una specifica doglianza nei motivi di impugnazione. Tale accertamento è peraltro doveroso quando i procedimenti relativi ai reati per i quali è prospettabile il vincolo della continuazione siano riuniti davanti allo stesso giudice e vi sia stata esplicita richiesta in tal senso da parte dell'imputato nel corso del dibattimento.

    Cass. pen., sez. VI, 22 settembre 2003, n. 36352 (ud. 26 maggio 2003), Lo Presti. (C.p., art. 81; c.p.p., art. 511; c.p.p., art. 515). [RV227031]


@Appello penale - Dibattimento - Rinnovazione dell'istruzione - Prove sopravvenute al giudizio di primo grado

Qualora la richiesta di rinnovazione del dibattimento nel giudizio di appello sia volta ad assumere nuove prove sopravvenute o scoperte dopo il giudizio di primo grado, la ammissione è subordinata solo al giudizio di superfluità e irrilevanza manifesta e cioè di prove del tutto incongrue rispetto al thema decidendum. (Fattispecie in cui i giudici di appello aveva deciso di riascoltare tre coimputati, prosciolti dal giudice di primo grado, perché solo dopo la pronuncia di detta sentenza avevano deciso di collaborare e pertanto l'assunzione di tali dichiarazioni costituiva prova nuova).

    Cass. pen., sez. V, 12 gennaio 2004, n. 552 (ud. 13 marzo 2003), Attanasi ed altri. (C.p.p., art. 603; c.p.p., art. 190). [RV227022]


@Applicazione della pena su richiesta delle parti - Richiesta - Causa di estinzione del reato - Necessità che preesista rispetto alla richiesta delle parti

In tema di patteggiamento, l'eventuale estinzione del reato intervenuta dopo la sentenza di applicazione della pena su richiesta per remissione della querela, non consente di modificare la relativa decisione adottata dal giudice ai sensi dell'art. 444 c.p.p. allo stato degli atti, sicché l'eventuale ricorso per cassazione volto a...

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