Massimario di legittimità

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:973-1001
RIEPILOGO

Abbandono di persone minori o incapaci - Elemento materiale - Convenzione privata da cui sorga l'obbligo di accoglienza di persona disabile - Configurabilitò del reato - Abuso d'ufficio - Estremi - Direttore didattico che nega il permesso all'insegnante con figlio portatore di handicap - Configurabilità (...)

 
INDICE
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    I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione.


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Abbandono di persone minori o incapaci - Elemento materiale - Convenzione privata da cui sorga l'obbligo di accoglienza di persona disabile - Configurabilitò del reato

In tema di abbandono di persona incapace (art. 591 c.p.), l'elemento materiale del reato è costituito da qualunque azione od omissione contrastante con il dovere giuridico di custodia che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di pericolo anche potenziale per l'incolumità della persona. Ne deriva - nell'ipotesi di stipula di una convenzione di natura privata dalla quale sorga l'obbligo di accoglienza di persona disabile - la sussistenza dell'obbligazione, indipendentemente dalla natura del servizio (sanitario o di semplice ospitalità) di tutela e di sorveglianza in ogni situazione o stato di pericolo, con l'ulteriore corollario che ogni abbandono deve essere considerato pericoloso e che l'interesse tutelato dalla norma penale deve ritenersi violato anche quando l'abbandono sia solo relativo e parziale.

    Cass. pen., sez. V, 22 aprile 2005, n. 15245 (ud. 23 febbraio 2005), Nalesso. (C.p., art. 591). [RV232158]


Abuso d'ufficio - Estremi - Direttore didattico che nega il permesso all'insegnante con figlio portatore di handicap - Configurabilità

È ravvisabile il reato di abuso d'ufficio nel comportamento del Direttore del circolo didattico, che abbia negato il rilascio a un insegnante del permesso previsto dall'art. 33 della L. 5 febbraio 1992, n. 104 a favore dei genitori di minori portatori di handicap, ponendo in dubbio la permanenza della patologia, ancor prima di ricevere un parere in merito da parte della Unità sanitaria locale. (Nell'affermare tale principio, la Corte ha chiarito che, poggiando la tutela delle persone handicappate su esigenze di celerità e di urgenza, l'imputato avrebbe dovuto concedere il permesso richiesto, riservandosi eventualmente di negarlo, una volta appurato il regresso della patologia).

    Cass. pen., sez. VI, 10 ottobre 2005, n. 36597 (ud. 7 luglio 2005), La Rocca. (C.p., art. 323; L. 5 febbraio 1992, n. 104, art. 33). [RV232257]


Abuso d'ufficio - Estremi - Ispettore di polizia che impartisca consigli sulla nomina del difensore di fiducia - Configurabilità

È ravvisabile il delitto di abuso d'ufficio nel comportamento di un ispettore di polizia che impartisca ai cittadini, con i quali intrattiene rapporti per ragioni del suo ufficio, consigli sulla nomina del difensore di fiducia, avviandoli presso uno studio di un avvocato. (Nell'affermare tale principio, la Corte ha chiarito che il profitto procurato al professionista doveva ritenersi ingiusto, in quanto conseguito in violazione dell'art. 19 del codice deontologico forense, approvato il 17 aprile 1997, che fa divieto del cosiddetto accaparramento di cliente).

    Cass. pen., sez. VI, 10 ottobre 2005, n. 36592 (ud. 6 luglio 2005), P.G. in proc. Tarallo. (C.p., art. 323; att. c.p.p., art. 25). [RV232256]


Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Violazione delle prescrizioni dell'autorizzazione

In tema di tutela delle acque, ai fini della configurabilità del reato di cui all'art. 59, comma quarto, del D.L.vo 11 maggio 1999 n. 152 (inosservanza delle prescrizioni dell'autorizzazione) occorre, oltre alla inosservanza delle prescrizioni dell'autorizzazione o delle altre prescrizioni imposte dall'autorità competente, che si tratti di acque reflue industriali e che queste contengano le sostanze pericolose comprese nelle famiglie e nei gruppi di sostanze indicate nelle tabelle 3/a e 5 dell'allegato 5, configurandosi in difetto l'illecito amministrativo di cui all'art. 54, comma terzo, del citato decreto n. 152.

    Cass. pen., sez. III, 2 settembre 2005, n. 32847 (ud. 8 luglio 2005), Germiniasi. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 54; D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59). [RV232198]


Alterazione di stato - Falsità nella formazione di un atto di nascita - Trattamento sanzionatorio più grave rispetto al delitto di infanticidio - Questione di legittimità costituzionale

Non è manifestatamene infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 567, comma secondo, c.p. con riferimento all'art. 3 Cost., nella parte in cui contempla per il delitto di alterazione di stato mediante falsità un trattamento sanzionatorio più grave di quello previsto per delitto di infanticidio di cui all'art. 578 c.p., nel quale è offeso il bene fondamentale della vita.

    Cass. pen., sez. VI, 31 agosto 2005, n. 32809 (ud. 13 giugno 2005), Merola ed altro. (C.p., art. 567; c.p., art. 578). [RV232238]


Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Reformatio in peius - Annullamento parziale solo per la condanna per il reato più grave

In sede di rinvio per annullamento della sola condanna per il reato più grave, il giudice di rinvio non è vincolato nella determinazione della pena per il reato residuo, meno grave, alla quantità di pena già individuata quale aumento ex art. 81 c.p. L'annullamento parziale, infatti, ha eliminato la ragione stessa del vincolo per il quale opera il cumulo giuridico di pena. La regola del divieto di reformatio in peius va in questo caso letta nel senso che il giudice di rinvio non può irrogare una pena che, per specie e quantità, costituisca un aggravamento di quella individuata, nel giudizio precedente all'annullamento parziale, quale base per il computo degli aumenti ex art. 81 c.p.

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    Cass. pen., sez. V, 10 giugno 2005, n. 22134 (ud. 19 maggio 2005), Buonomo. (C.p.p., art. 597; c.p.p., art. 627; c.p., art. 81). [RV232153]


Appello penale - Cognizione del giudice di appello - Riproposizione, come motivo subordinato, della richiesta di patteggiamento rigettata in primo grado per dissenso del P.M. - Esame preliminare del motivo principale relativo alla responsabilità dell'imputato

In tema di cognizione del giudice di appello, qualora l'appellante deduca come motivo principale l'infondatezza della affermazione di responsabilità e solo in via subordinata l'ingiustificato dissenso del P.M. in ordine alla richiesta di applicazione della pena proposta in primo grado, il giudice di appello deve dapprima esaminare il motivo principale e, solo nel caso in cui ritenga di confermare l'affermazione di responsabilità formulata in primo grado, può prendere in considerazione il motivo di impugnazione subordinato e accoglierlo, ove ritenga ingiustificato il dissenso del P.M. e congrua la pena richiesta.

    Cass. pen., sez. V, 20 luglio 2005, n. 26799 (ud. 14 dicembre 2004), Mascani ed altri. (C.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445; c.p.p., art. 448; c.p.p., art. 597). [RV232283]


Appello penale - Decisioni in camera di consiglio - Adozione del rito camerale fuori dei casi previsti dalla legge - Nullità relativa

Lo svolgimento del giudizio di appello nelle forme del rito camerale fuori dei casi previsti dalla legge dà luogo ad una nullità relativa, che, a pena di decadenza, dev'essere eccepita dalle parti presenti prima del compimento dell'atto. (Fattispecie in cui la Corte ha dichiarato la decadenza dall'eccezione della parte civile ricorrente, che ha ammesso di non avere eccepito la nullità al momento in cui essa si era determinata).

    Cass. pen., sez. V, 14 luglio 2005, n. 26059 (ud. 9 giugno 2005), P.C. in proc. Demaria. (C.p.p., art. 181; c.p.p., art. 182; c.p.p., art. 599; c.p.p., art. 601). [RV232101]


Appello penale - Nullità (Questioni di) - Decreto di citazione - Notificazione presso il difensore in assenza di una corrispondente elezione di domicilio da parte dell'imputato

È viziata da nullità assoluta la notificazione del decreto di citazione per il giudizio di appello eseguita presso lo studio del difensore di fiducia, in assenza di una elezione di domicilio effettuata dall'imputato in tal senso. Ne deriva la nullità di tutti gli atti processuali consecutivi alla invalida costituzione del rapporto processuale, ivi compresa la sentenza conclusiva del giudizio di secondo grado, non rilevando in termini di sanatoria la presenza del detto difensore nel dibattimento, né la formulazione di conclusioni nell'interesse dell'imputato, rimasto contumace.

    Cass. pen., sez. V, 22 aprile 2005, n. 15229 (ud. 1 dicembre 2004), Cadelano. (C.p.p., art. 161; c.p.p., art. 178; c.p.p., art. 179; c.p.p., art. 601). [RV232155]


Applicazione della pena su richiesta delle parti - Richiesta - Effetti - Estinzione del reato

In tema di applicazione della pena su richiesta, è illegittimo il provvedimento con cui il Tribunale, in funzione di giudice dell'esecuzione, rigetti la richiesta di estinzione del reato, formulata per la decorrenza del termine di cui all'art. 445, comma secondo, c.p.p., in quanto spetta al giudice dell'esecuzione, ai sensi dell'art. 676 c.p.p., accertare e dichiarare l'estinzione del reato qualora sussistano i presupposti previsti dal suddetto art. 445, comma secondo, c.p.p., azionando, a tal fine, tutti gli accertamenti necessari nell'ambito dei poteri previsti dall'art. 666, comma quinto, c.p.p.

    Cass. pen., sez. I, 30 agosto 2005, n. 32801 (c.c. 7 luglio 2005), Cazzaniga. (C.p.p., art. 445; c.p.p., art. 666; c.p.p., art. 676). [RV232301]


Applicazione della pena su richiesta delle partiSentenza - Patteggiamento allargato - Effetti

La condanna ad una pena detentiva superiore ai due anni contenuta in una sentenza...

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