Massimario di legittimità

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RIEPILOGO

Abusivo esercizio di una professione - Professione sanitaria - Configurabilità - Fattispecie .Abuso d'ufficio - Elemento oggettivo - Attività del pubblico dipendente - Fattispecie (...)

 
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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione.

@Abusivo esercizio di una professione - Professione sanitaria - Configurabilità - Fattispecie

--Integra il reato di esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.) la condotta di colui che, nell'ambito di un'attività di ricerca e selezione del personale - previo incarico ricevuto dalla Regione sulla base di titoli di studio e professionali (nella specie laurea in medicina e chirurgia e titoli professionali specificamente riferiti alla qualifica di psico- logo) rivelatisi falsi - svolga concretamente attività di valutazione del potenziale dei candidati, utilizzando, nella stesura di profili psicologici individuali, strumenti di indagine della psiche riservati alla professione di psicologo (art. 1 della legge n. 56 del 1989).

    Cass. pen., sez. VI, 23 giugno 2006, n. 22274 (ud. 5 giugno 2006), Platè e altro. (C.p., art. 348). [RV234727]

@Abuso d'ufficio - Elemento oggettivo - Attività del pubblico dipendente - Fattispecie

--La mancanza dell'autorizzazione per il pubblico dipendente da parte dell'ente di appartenenza a svolgere un'ulteriore attività, anche se remunerata, per conto di un privato, ha rilievo esclusivamente disciplinare: tale mancanza deter- mina per contro la configurabilità del reato di abuso di ufficio laddove essa autorizzazione sia diretta a consentire l'utilizzo delle strutture pubbliche dell'amministrazione an che sotto il profilo della spendita del nome, e a quantifi- care il costo dell'utilizzo medesimo da calcolare sulla percentuale del compenso da versare all'ente pubblico.

    Cass. pen., sez. VI, 23 ottobre 2006, n. 35381 (c.c. 27 giugno 2006), Moro. (C.p., art. 323). [RV234833]

@Abuso d'ufficio - Elemento oggettivo - Requisiti -Fattispecie

--Ai fini dell'integrazione del reato di abuso d'ufficio (art. 323 c.p.) è necessario che sussista la cosiddetta doppia ingiustizia, nel senso che ingiusta deve essere la condotta, in quanto connotata da violazione di legge, ed ingiusto deve essere l'evento di vantaggio patrimoniale, in quanto non spettante in base al diritto oggettivo regolante la materia. Ne consegue che occorre una duplice distinta valutazione in proposito, non potendosi far discendere l'ingiustizia del vantaggio conseguito dalla illegittimità del mezzo utilizzato e quindi dalla accertata esistenza dell'illegittimità della condotta. (Nella fattispecie, relativa all'attività di ricerca svolta da un medico per conto di una società privata attraverso l'uso delle strutture ospedaliere ma senza la previa autorizzazione dell'azienda sanitaria, la Corte ha ritenuto che il comportamento illegittimo del medico, in quanto posto in essere in contrasto con la norma regolamentare, abbia prodotto un ingiusto vantaggio, ma solo nei limiti della percentuale del compenso che il soggetto avrebbe dovuto versare all'ente ospedaliero).

    Cass. pen., sez. VI, 23 ottobre 2006, n. 35381 (c.c. 27 giugno 2006), Moro. (C.p., art. 323). [RV234832]

@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Acque di falda - Natura di refluo industriale

--Le acque di falda provenienti da lavori di escavazione presso l'alveo di un corso d'acqua ed intorbidate dai residui dei lavori di scavo e di cantiere, costituiscono acque re- flue industriali, poiché derivanti dallo svolgimento di attività produttiva, e comunque non assimilabili alle acque reflue domestiche.

    Cass. pen., sez. III, 10 agosto 2006, n. 29126 (ud. 21 giugno 2006), Rossi. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59). [RV234944]

@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Analisi- Prelevamento di campioni

--In tema di tutela delle acque dall'inquinamento, la disposizione sulla metodica di prelievo e campionamento del refluo, di cui all'allegato 5 del D.L.vo n. 152 del 1999, come modificato dal D.L.vo n. 258 del 2000 non opera una integrazione della fattispecie penale di cui all'art. 59 del citato D.L.vo n. 152, né indica un criterio legale di valutazione della prova, atteso che si limita ad indicare quale metodica normale quella del campionamento medio nell'arco delle tre ore, ma non esclude che l'organo di controllo possa procedere ad un campionamento diverso, anche istantaneo, in considerazione delle caratteristiche del ciclo produttivo, del tipo di scarico (continuo, discontinuo, istantaneo), del tipo di accertamento, purché si dia espressa giustificazione nel verbale di accertamento della scelta operata.

    Cass. pen., sez. III, 11 settembre 2006, n. 29884 (ud. 6 luglio 2006), Ripamonti. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59; D.L.vo 18 agosto 2000, n. 258, art. 25). [RV234662]

@Acque pubbliche e private - Inquinamento - Scarichi - Autorizzazione

--In tema di disciplina degli scarichi, i reflui prove- nienti da un allevamento zootecnico vanno classificati quali acque reflue industriali, con il conseguente obbligo di munirsi dell'autorizzazione allo scarico, indipendentemente dalla eventuale richiesta di utilizzazione agronomica, configurandosi in difetto l'illecito penale di cui all'art. 59 del D.L.vo n. 152 del 1999 (ora sostituito dall'art. 137 del D.L.vo n. 152 del 2006).

    Cass. pen., sez. III, 8 agosto 2006, n. 28360 (ud. 5 luglio 2006), Cristini. (D.L.vo 11 maggio 1999, n. 152, art. 59; D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 137). [RV234950]

@Appello penale - Decisioni in camera di consiglio - Procedimento - Impedimento a comparire del difensore

--In tema di impedimento a comparire dell'imputato o del difensore, è inapplicabile al giudizio camerale di appello (nella specie avverso sentenza pronunciata con il rito abbreviato) la disciplina dettata dall'art. 420 ter c.p.p. per l'udienza preliminare, considerato che, anche successivamente all'entrata in vigore della legge n. 479 del 1999 (di riforma Page 662 del giudizio abbreviato) e della legge n. 63 del 2001 (attuativa dei principi del giusto processo di cui al novellato art. 111 Cost.), la disciplina prevista per il giudizio di appello dal combinato disposto degli articoli 443, comma quarto e 599 c.p.p. è rimasta immutata, con la conseguenza che, in tal caso, il rinvio è consentito solo se sussista un legittimo impedimento dell'imputato che abbia chiesto di essere sentito personalmente ovvero abbia, comunque, manifestato la volontà di comparire, secondo quanto previsto, rispettivamente dall'art. 127, comma quarto, e dall'art. 599, comma secondo, c.p.p.

    Cass. pen., sez. VI, 7 luglio 2006, n. 23778 (ud. 24 maggio 2006), Guarino. (C.p.p., art. 127; c.p.p., art. 420 ter; c.p.p., art. 599). [RV234726]

@Appello penale - Dibattimento - Proscioglimento prima del dibattimento - Inammissibilità

--Nel giudizio d'appello non trova applicazione il disposto di cui all'art. 469 c.p.p. (proscioglimento prima del dibattimento) per una molteplicità di considerazioni di ordine sistematico e letterale correlate all'interpretazione dell'art. 598 cod. proc. pen: a) l'art. 601 c.p.p.introduce una disciplina degli atti preliminari in appello autonoma rispetto al primo grado; b) l'art. 599 c.p.p., nell'enucleare i casi tassativi nei quali si può procedere a rito camerale, non richiama l'ipotesi del proscioglimento prima del dibattimento atteso che nel giudizio d'appello, contraddistinto da una fase dibattimentale di norma contratta, non sussistono le esigenze di economia processuale.

    Cass. pen., sez. IV, 17 ottobre 2006, n. 34497 (c.c. 20 settembre 2006), Muti. (C.p.p., art. 469; c.p.p., art. 598; c.p.p., art. 599; c.p.p., art. 601). [RV234826]

@Appello penale - Incidentale - Oggetto - Capi diversi da quelli investiti dall'appello principale

--È inammissibile l'appello incidentale avente per oggetto capi della decisione non investiti dall'appello principale, considerato che, secondo la previsione dell'art. 595 c.p.p., esso è proponibile dalla parte non appellante in relazione all'impugnazione delle altre parti ed ha natura accessoria rispetto all'impugnazione principale, con la conseguenza che non può avere ad oggetto capi diversi da quelli investiti dall'appello principale, in quanto, in caso contrario, sarebbe vanificato il sistema dei termini per proporre impugnazione, tassativamente stabiliti a pena di decadenza dal codice di rito.

    Cass. pen., sez. VI, 6 luglio 2006, n. 23539 (ud. 20 giugno 2006), Tarulli. (C.p.p., art. 595). [RV234732]

@Applicazione della pena su richiesta delle parti - Richiesta - Formulazione dopo la notifica del decreto di giudizio immediato - Competenza del g.i.p

--La competenza a decidere in ordine alla richiesta di applicazione della pena (art. 444 c.p.p.), proposta dopo la notifica del decreto di giudizio immediato, appartiene al giudice per le indagini preliminari, da considerare giudice procedente pur dopo la notifica del decreto.

    Cass. pen., sez. I, 12 giugno 2006, n. 19946 (c.c. 23 maggio 2006), Confl. (C..p.p., art. 444; c.p.p., art. 446; c.p.p., art. 456; c.p.p., art. 457). [RV234675]

@Applicazione della pena su richiesta delle parti - Sentenza - Motivazione - Estremi

--In caso di patteggiamento ai sensi dell'art. 444 c.p.p., l'accordo intervenuto esonera l'accusa dall'onere della prova e comporta che la sentenza che recepisce l'accordo fra le parti sia da considerare sufficientemente motivata con una succinta descrizione del fatto (deducibile dal capo d'imputazione), con l'affermazione della correttezza della qualificazione giuridica di esso, con il richiamo all'art. 129 c.p.p. per escludere la ricorrenza di alcuna delle ipotesi ivi previste, con la verifica della congruità della pena patteggiata ai fini e nei limiti di cui all'art. 27 Cost.

    Cass. pen., sez. IV, 17 ottobre 2006, n. 34494 (c.c. 13 luglio 2006), P.G. in proc. Koumya. (C.p.p., art. 129; c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 546). [RV234824]

@Appropriazione indebita - Contratti bancari - Deposito bancario in conto corrente cointestato a più soggetti - Realizzazione...

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