Massimario

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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Rivista penale 12/2018
Massimario
Abuso d’ufcio
Elemento psicologico – Prassi amministrativa di disap-
plicazione di un regolamento comunale – Errore sul pre-
cetto.
In tema di abuso d’ufficio, la prassi amministrativa di disappli-
care un regolamento comunale non abilita di per sé il pubbli-
co ufficiale ad invocare la condizione soggettiva d’ignoranza
inevitabile della legge penale che vale ad escludere l’elemento
soggettivo del reato, in quanto non può attribuirsi valenza scri-
minate ad un comportamento contra legem alla cui formazione
egli stesso abbia contribuito. (In motivazione la Corte ha preci-
sato che grava su chi è professionalmente inserito in un settore
collegato alla materia disciplinata dalla norma integratrice del
precetto penale, un dovere di diligenza "rafforzato" di rispettare
la legge ed i regolamenti che regolano l’attività). F Cass. pen.,
sez. VI, 21 maggio 2018, n. 22523 (ud. 20 marzo 2018), A. e altro
(c.p., art. 43; c.p., art. 323). [RV273102]
Estremi – Sviamento di potere – Configurabilità.
In tema di abuso d’ufficio, la violazione di legge cui fa riferimen-
to l’art. 323 cod. pen. riguarda non solo la condotta del pubblico
ufficiale in contrasto con le norme che regolano l’esercizio del
potere, ma anche quelle che siano dirette alla realizzazione di un
interesse collidente con quello per quale il potere è conferito,
ponendo in essere un vero e proprio sviamento della funzione.
(Fattispecie in cui il sindaco di un Comune aveva disposto la re-
voca dell’incarico dirigenziale ricoperto da un dipendente can-
didatosi in una lista contrapposta, apparentemente giustificato
tale scelta con esigenze di contenimento della spesa senza che,
tuttavia, fosse stata previamente deliberata una diversa orga-
nizzazione degli uffici). F Cass. pen., sez. VI, 4 maggio 2018, n.
19519 (ud. 13 aprile 2018), F. (c.p., art. 323). [RV273099]
Armi e munizioni
Detenzione abusiva – Trasferimento dell’arma a titolo
di comodato o locazione – Obbligo di denunzia.
In materia di armi, l’obbligo di denunzia della detenzione dell’ar-
ma trasferita, di cui all’art. 38 TULPS, sussiste anche nel caso
di trasferimento a titolo di comodato o di locazione, atteso che
l’art. 22 legge n. 110 del 1975, nel disciplinare le condizioni di
liceità del trasferimento a tale titolo, non prevede alcuna deroga
al predetto obbligo. F Cass. pen., sez. I, 8 maggio 2018, n. 20186
(ud. 16 gennaio 2018), B. (c.p., art. 697; l. 14 ottobre 1974, n.
497, art. 10; l. 14 ottobre 1974, n. 497, art. 14; l. 18 aprile
1975, n. 110, art. 22; r.d. 18 giugno 1931, n. 773, art. 38).
[RV273124]
Materie esplodenti – Istruzioni sulla preparazione o
sull’uso di armi – Delitto di cui all’art. 2 bis della legge 2
ottobre 1967, n. 895.
In tema di disciplina sulle armi, il delitto previsto dall’art. 2-bis
della legge 2 ottobre 1967, n. 895, nella parte in cui punisce la
condotta di chi fornisce istruzioni sulla preparazione o sull’uso
di materiali esplosivi, di armi da guerra, di aggressivi chimici o
di sostanze batteriologiche nocive o pericolose e di altri conge-
gni micidiali, ha natura di reato di pericolo eventualmente per-
manente, che si perfeziona quando l’agente realizza la condotta
tipica ma può protrarsi sino a quando permane una durevole
compromissione dell’ordine pubblico; conseguentemente il
"dies a quo" del termine di prescrizione coincide con l’ultimo
momento in cui detta compromissione sussiste. (Fattispecie
relativa alla pubblicazione su sito Internet delle istruzioni per
il confezionamento di armi, con riferimento alla quale la S.C. ha
individuato l’inizio della decorrenza dl termine di prescrizione
nell’ultimo momento in cui si aveva conoscenza del fatto che le
istruzioni fossero ancora visibili). F Cass. pen., sez. I, 17 maggio
2018, n. 21948 (ud. 19 dicembre 2017), T. (l. 12 ottobre 1967, n.
895, art. 2; l. 12 ottobre 1967, n. 895, art. 2 bis; l. 12 ottobre
1967, n. 895, art. 5; d.l. 25 luglio 2005, n. 144, art. 8; r.d. 18
giugno 1931, n. 773, art. 1; c.p., art. 695). [RV273136]
Associazione per delinquere
Associazione di tipo mafioso – Aggravante speciale del
metodo mafioso – Configurabilità.
La circostanza aggravante dell’utilizzo del metodo mafioso,
prevista dall’art. 7 d.l. 13 maggio 1991, n. 152, ha la funzione
di reprimere il "metodo delinquenziale mafioso" ed è connessa
non alla struttura ed alla natura del delitto rispetto al quale la
circostanza è contestata, quanto, piuttosto, alle modalità della
condotta che evochino la forza intimidatrice tipica dell’agire
mafioso. (Nella fattispecie, la Corte ha rigettato il ricorso degli
imputati volto a contestare la sussistenza dell’aggravante citata,
ritenendo che il delitto di sequestro di persona commesso dagli
stessi fosse un chiaro "messaggio" intimidatorio nei confronti
dei familiari della vittima, finalizzato a far cessare comporta-
menti lesivi del prestigio criminale dell’associazione). F Cass.
pen., sez. V, 21 maggio 2018, n. 22554 (ud. 9 marzo 2018), M. e
altro (c.p., art. 416 bis; c.p., art. 630). [RV273190]
Associazione di tipo mafioso – Configurabilità in assen-
za di reati fine e di esteriorizzazione del c.d. metodo ma-
fioso – Condizioni.
Il reato di cui all’art. 416-bis cod. pen. è configurabile - con riferi-
mento ad una nuova articolazione periferica (c.d. "locale") di un
sodalizio mafioso radicato nell’area tradizionale di competenza
- anche in difetto della commissione di reati-fine e della esterio-
rizzazione della forza intimidatrice, qualora emerga il collega-
mento della nuova struttura territoriale con quella "madre" del
sodalizio di riferimento, ed il modulo organizzativo (distinzione
di ruoli, rituali di affiliazione, imposizione di rigide regole inter-
ne, sostegno ai sodali in carcere, ecc.) presenti i tratti distintivi
del predetto sodalizio, lasciando ciò presagire il pericolo per
l’ordine pubblico. (In motivazione la Corte - con riferimento
all’articolazione in una cittadina svizzera di un clan della "ndra-
gheta" radicato in Calabria - ha osservato che i moderni mezzi di
comunicazione propri della globalità hanno reso noto il metodo
mafioso proprio della "ndragheta" anche in contesti geografici
un tempo ritenuti refrattari o insensibili al condizionamento
mafioso, per cui non è necessaria la prova della capacità inti-
midatrice o della condizione di assoggettamento o di omertà in
quanto l’impatto oppressivo sull’ambiente circostante è assicu-
rato dalla fama conseguita nel tempo dalla consorteria). F Cass.
pen., sez. V, 21 giugno 2018, n. 28722 (c.c. 24 maggio 2018), D.
(c.p., art. 416 bis). [RV273093]

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