Massimario

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Rivista penale 5/2017
Massimario
Abusivo esercizio di una professione
Ambito di applicazione – Molteplicità delle professioni
esercitate – Pluralità di reati.
Nell’esercizio abusivo della professione - reato eventualmente abi-
tuale - la reiterazione degli atti tipici dà luogo ad un unico reato se
lo scopo perseguito dall’agente è quello dell’esercizio di una deter-
minata professione, dovendosi, invece, ravvisare una pluralità di
reati in presenza di molteplici professioni esercitate. F Cass. pen.,
sez. III, 7 settembre 2016, n. 37166 (ud. 18 maggio 2016), B. e altri
(c.p., art. 6; c.p., art. 81; c.p., art. 348). [RV268312]
Professione legale – Redazione di atti tipici poi firmati
da avvocato abilitato – Configurabilità del reato.
Integra il reato di esercizio abusivo della professione legale la
condotta di chi, pur non potendo svolgere attività riservata al
professionista iscritto nell’albo degli avvocati, predispone atti ti-
pici poi firmati da un legale abilitato. (Fattispecie relativa a sog-
getto radiato dall’albo). F Cass. pen., sez. VI, 14 dicembre 2016, n.
52888 (ud. 7 ottobre 2016), Ferrarini (c.p., art. 348). [RV268581]
Abuso d’ufcio
Altrui danno ingiusto – Nozione – Fattispecie in tema di
violazione del diritto all’oblio.
In tema di abuso di ufficio, la nozione di danno ingiusto, cui
si riferisce l’art. 323 cod. pen., non può intendersi limitata solo
a situazioni soggettive di carattere patrimoniale e nemmeno a
diritti soggettivi perfetti, ma riguarda anche l’aggressione ingiu-
sta alla sfera della personalità per come tutelata dalle norme
costituzionali. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune
da vizi la sentenza che aveva configurato il danno ingiusto nella
violazione del diritto all’oblio - riconosciuto ad un magistrato in
ordine a trascorse vicende disciplinari - derivante dalla pubbli-
cazione di atti di tali procedimenti, illecitamente consegnati da
un componente del Consiglio superiore della magistratura a ter-
zi, da cui era conseguita una campagna di stampa denigratoria
della reputazione e dell’immagine professionale della vittima).
F Cass. pen., sez. VI, 22 settembre 2016, n. 39452 (ud. 7 luglio
2016), Brigandì (c.p., art. 323; c.p., art. 595). [RV268222]
Elemento psicologico – Dolo eventuale in ordine alla
condotta di violazione di legge – Fattispecie in tema di ac-
quisizione di tabulati relativi a comunicazioni intercorse
su utenze riferibili a deputati e senatori.
Ai fini della configurabilità del reato di abuso d’ufficio per vio-
lazione di legge o di regolamento, qualora il danno ingiusto co-
stituisca l’effetto sostanziale della predetta violazione, l’elemento
soggettivo non può configurarsi come dolo eventuale, essendo
necessario che l’agente, nel momento in cui si attiva "contra le-
gem", abbia la consapevolezza dell’esistenza dei presupposti di
fatto da cui dipende l’applicazione della norma trasgredita, in
quanto la situazione di dubbio sulla correttezza della condotta è
incompatibile con l’intenzione di procurare un danno o un van-
taggio patrimoniale ingiusto. (Fattispecie in tema di acquisizione
di tabulati relativi a comunicazioni intercorse su utenze riferibili
a deputati e senatori, senza autorizzazione della camera di appar-
tenza di questi ultimi, in cui la S.C. ha precisato che non occorre
la certezza che le utenze siano di pertinenza dei parlamentari, ma
solo la consapevolezza di accedere nella sfera di comunicazione
di questi ultimi, a prescindere dal fatto che il procedimento ri-
guardi terzi o che le utenze sottoposte a controllo appartengano
a terzi). F Cass. pen., sez. VI, 22 novembre 2016, n. 49538 (ud. 22
settembre 2016), Genchi P.C. e altri (c.p., art. 323). [RV268425]
Estremi – Acquisizione di tabulati relativi ad utenze ri-
feribili a deputati o senatori in violazione dell’art. 4 legge
n. 140 del 2003 – Produzione di un danno ingiusto.
Ai fini della configurabilità del reato di abuso d’ufficio, realizza
l’evento del danno ingiusto la lesione delle prerogative parla-
mentari, riscontrabile nell’ipotesi di acquisizione agli atti di un
procedimento penale di tabulati, relativi a comunicazioni inter-
corse su utenze riferibili a deputati o senatori, senza la preventi-
va autorizzazione della Camera di appartenenza di questi ultimi,
ovvero nell’ipotesi di elaborazione di tali dati, illegittimamente
acquisiti, da parte del magistrato o di un suo collaboratore. (In
motivazione, la S.C. ha precisato che l’ingiustizia del danno,
derivante dalla lesione delle prerogative attribuite dalla Costi-
tuzione al parlamentare, configurandosi come evento giuridico
causalmente determinato dalla condotta illegale, conserva una
sua autonomia rispetto a quest’ultima, non essendo necessario
che l’antigiuridicità del danno derivi da una violazione di legge
o di regolamento diversa da quella caratterizzante l’ingiustizia
della condotta). F Cass. pen., sez. VI, 22 novembre 2016, n. 49538
(ud. 22 settembre 2016), Genchi P.C. e altri (l. 20 giugno 2003,
n. 140, art. 4; c.p., art. 323). [RV268424]
Estremi – Attività di noleggio con conducente – Rilascio
di autorizzazioni in violazione della legge n. 21 del 1992.
Integra il reato di abuso di ufficio il rilascio di autorizzazioni per
l’esercizio dell’attività di noleggio con conducente in violazione
delle dispozioni di cui alla legge quadro 15 gennaio 1992, n. 21
- che ha introdotto, tra l’altro, il c.d. "vincolo di territorialità",
che impone all’esercente l’attività di noleggio l’obbligo di effet-
tuare il servizio esclusivamente nel territorio del Comune che
ha rilasciato l’autorizzazione - in quanto tali disposizioni devono
ritenersi definitivamente entrate in vigore a seguito del D.L. 25
marzo 2010, n. 40, convertito nella L. 22 maggio 2010, n. 73. F
Cass. pen., sez. VI, 15 dicembre 2016, n. 53184 (c.c. 29 novembre
2016), Di Iacovo (c.p., art. 323). [RV268519]
Estremi – Violazione di legge o di regolamento – Acqui-
sizione di tabulati relativi ad utenze riferibili a deputati
o senatori.
In tema di abuso d’ufficio, integrano il requisito della violazio-
ne di legge sia l’acquisizione, sia la successiva elaborazione
di tabulati relativi a comunicazioni telefoniche intercorse su
utenze che, alla luce degli atti di indagine esistenti al momento
del provvedimento, risultano riferibili a deputati o senatori, in
assenza della preventiva autorizzazione della Camera di appar-
tenenza di questi ultimi. (In motivazione, la S.C. ha precisato
che la garanzia prevista dall’art. 4 legge n. 140 del 2003 trova il
suo fondamento nell’art. 68, terzo comma, Cost., ed è funzionale
alla tutela dell’autonoma esplicazione dell’attività istituzionale
del parlamentare da indebite invadenze del potere giudiziario
e, pertanto, ai fini della sua operatività, ciò che rileva non è la
titolarità o la disponibilità dell’utenza monitorata, quanto piut-
tosto la circostanza che l’atto di indagine sia volto, in concreto,
ad accedere nella sfera delle comunicazioni del parlamentare,
a prescindere dal fatto che il procedimento riguardi terzi o che
le utenze sottoposto a controllo appartengano a terzi). F Cass.
pen., sez. VI, 22 novembre 2016, n. 49538 (ud. 22 settembre
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2016), Genchi. P.C. e altri (l. 20 giugno 2003, n. 140, art. 4;
c.p.p., art. 256; c.p.p., art. 266; c.p., art. 323). [RV268422]
Amnistia, indulto e grazia
Amnistia – Amnistia "propria intervenuta dopo la sen-
tenza di primo grado – Applicabilità in sede di esecuzione
anche in caso di mancata richiesta con l’atto di appello.
Il giudice dell’esecuzione può applicare il beneficio dell’amni-
stia "propria" nel caso in cui il provvedimento normativo sia
intervenuto dopo la sentenza di condanna di primo grado (e
dunque senza che il giudice della cognizione abbia potuto espri-
mersi in merito) ed il condannato non abbia proposto appello
avverso tale pronuncia. (In motivazione la Corte ha precisato
che non si forma, in una simile ipotesi, alcun giudicato negativo
in ordine alla possibilità di riconoscere il beneficio, nè l’interes-
sato è obbligato ad impugnare la sentenza di condanna). F Cass.
pen., sez. I, 18 novembre 2016, n. 49178 (c.c. 28 aprile 2016),
Leoni (c.p., art. 151; c.p., art. 182; c.p., art. 198; c.p., art. 210;
c.p.p., art. 665; c.p.p., art. 666). [RV268374]
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Reato continuato.
Viola il divieto di "reformatio in peius" il giudice d’appello che,
senza mutare la struttura del reato continuato, riconosciute le
circostanze attenuanti generiche equivalenti alla recidiva conte-
stata (con corrispondente eliminazione della relativa porzione di
pena), pur mantenendo ferma la pena detentiva inflitta dal primo
giudice, aumenti la pena pecuniaria finale, per effetto di una di-
versa commisurazione della frazione di pena riferita ai reati sa-
telliti. F Cass. pen., sez. II, 14 novembre 2016, n. 48031 (ud. 20 ot-
tobre 2016), Diomede (c.p.p., art. 597; c.p., art. 81). [RV268536]
Appropriazione indebita
Elemento oggettivo del reato – Appropriazione – Fatti-
specie relativa a mandatario senza rappresentanza.
Commette il delitto di appropriazione indebita il mandatario
senza rappresentanza che si appropri delle cose ricevute duran-
te l’esecuzione del mandato, con l’animus di trattenerle per sè
e non ritrasfrirle al mandante, tranne che egli non abbia diritto
alla ritenzione per la natura del mandato conferitogli (mandato
"in rem propriam") o, limitatamente ai crediti, per soddisfarsi
delle spese e dei compensi spettantigli. F Cass. pen., sez. II, 12
ottobre 2016, n. 43119 (ud. 28 giugno 2016), Camusso (c.p., art.
646; c.c., art. 1705; c.c., art. 1706). [RV268242]
Associazione per delinquere
Associati – Presenza di un capo – Necessità.
L’elemento materiale del delitto punito dall’art. 416 cod. pen.
consiste nell’associarsi di tre o più persone allo scopo di com-
mettere più delitti, senza che sia richiesta una distribuzione ge-
rarchica di funzioni, l’esistenza di un rapporto di subordinazione
e la presenza di un capo; evenienza quest’ultima che la norma,
al pari dell’esistenza di promotori, costitutori od organizzatori,
considera come eventuale, configurando un’autonoma e più gra-
ve fattispecie criminosa. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto
irrilevante, ai fini della esclusione della responsabilità dell’impu-
tato a titolo di partecipazione al reato associativo, l’intervenuta
assoluzione, in parallelo giudizio, del capo della contestata asso-
ciazione). F Cass. pen., sez. VI, 12 dicembre 2016, n. 52590 (c.c.
14 ottobre 2016), Baronchelli e altri (c.p., art. 416). [RV268485]
Associazione di tipo mafioso – Partecipazione – Fatti-
specie di affiliazione risalente nel tempo e interrotta da
oltre venti anni.
In tema di associazione di tipo mafioso, non è sufficiente, ai fini
della sussistenza della condotta di partecipazione, la mera indi-
cazione della affiliazione formale al sodalizio, qualora non risulti
che il soggetto sia quantomeno rimasto a disposizione di quest’ul-
timo, assicurando, con una presenza anche solo passiva, l’incre-
mento del numero dei soggetti disposti ad agire per le finalità
dell’associazione. (In applicazione del principio, la S.C. ha rite-
nuto immune da censure la decisione del tribunale del riesame
che aveva escluso la condotta di partecipazione, in quanto l’affi-
liazione risaliva a moltissimi anni prima dei fatti e nei venti anni
successivi lo stesso era emigrato stabilmente in Germania senza
che risultasse alcun suo coinvolgimento nelle attività associative,
ad eccezione della presenza a riunioni coi sodali in occasione di
rientri temporanei in Calabria, elemento che, peraltro, era stato
ritenuto, oltre che privo di riscontri, eccessivamente generico).
F Cass. pen., sez. V, 30 novembre 2016, n. 50864 (c.c. 3 novembre
2016), P.M. in proc. Monteleone (c.p., art. 416 bis). [RV268445]
Estremi – Stabilità del vincolo associativo ed indeter-
minatezza del programma criminoso – Possibilità di de-
durne l’esistenza dalle modalità di esecuzione dei reati
fine.
Ai fini della configurabilità di un’associazione per delinquere,
legittimamente il giudice può dedurre i requisiti della stabilità
del vincolo associativo, trascendente la commissione dei singoli
reati-fine, e dell’indeterminatezza del programma criminoso, che
segna la distinzione con il concorso di persone, dal susseguirsi
ininterrotto, per un apprezzabile lasso di tempo, delle condotte
integranti detti reati ad opera di soggetti stabilmente collegati.
(Fattispecie in cui la Corte ha confermato la sussistenza di un’as-
sociazione per delinquere finalizzata alla commissione di frodi in
assicurazione osservando che, a fronte della gestione di un nume-
ro cospicuo di sinistri simulati, i compartecipi non potevano non
rappresentarsi che lo studio professionale di uno di loro fungesse
da struttura organizzata per la commissione delle frodi). F Cass.
pen., sez. II, 14 dicembre 2016, n. 53000 (ud. 4 ottobre 2016), Bas-
so e altri (c.p., art. 110; c.p., art. 416; c.p., art. 642). [RV268540]
Indizi – Dimostrazione del ruolo svolto da ciascun par-
tecipante – Necessità.
Una volta dimostrata l’esistenza di una associazione per delin-
quere e individuati gli elementi, anche indiziari, sulla base dei
quali possa ragionevolmente affermarsi la cointeressenza di talu-
no nelle attività dell’associazione stessa e quindi la partecipazio-
ne alla vita di quest’ultima, non occorre anche la dimostrazione
del ruolo specifico svolto da quel medesimo soggetto nell’ambito
dell’associazione, potendosi la partecipazione al sodalizio crimi-
noso, per sua stessa natura, realizzarsi nei modi più svariati, la
cui specificazione non è richiesta dalla norma incriminatrice e
non può, quindi, essere richiesta nemmeno nella sentenza di
condanna. F Cass. pen., sez. II, 14 ottobre 2016, n. 43632 (ud. 28
settembre 2016), Capuano e altri (c.p., art. 416). [RV268317]
Partecipazione – Condotta del partecipe – Mera conti-
guità, vicinanza o disponibilità nei confronti di esponenti
di spicco.
In tema di associazione di tipo mafioso, la mera "contiguità com-
piacente", così come la "vicinanza" o "disponibilità" nei riguardi
di singoli esponenti, anche di spicco, del sodalizio, non costi-
tuiscono comportamenti sufficienti ad integrare la condotta di
partecipazione all’organizzazione, ove non sia dimostrato che
l’asserita vicinanza a soggetti mafiosi si sia tradotta in un vero
e proprio contributo, avente effettiva rilevanza causale, ai fini
della conservazione o del rafforzamento della consorteria. F
Cass. pen., sez. VI, 29 settembre 2016, n. 40746 (ud. 24 giugno
2016), Panicola e altri (c.p., art. 416 bis). [RV268325]
Atti e provvedimenti del giudice penale
Atti abnormi – Processo instaurato con citazione diret-
ta per il reato di cui all’art. 624 bis c.p. – Restituzione
degli atti al P.M. per procedere con richiesta di rinvio a
giudizio.
È abnorme il provvedimento del giudice del dibattimento che
disponga la restituzione degli atti al P.M., per avere esercitato l’a-
zione penale - in ordine al delitto di cui all’art. 624 bis cod. pen.
- nelle forme della citazione diretta a giudizio, senza celebrazione

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