Massimario

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Rivista penale 11/2016
Massimario
Abitualità e professionalità nel reato
Ritenuta dal giudice – Motivazione in ordine alla peri-
colosità – Precedenti penali e carichi pendenti.
L’esistenza di precedenti penali e/o di carichi pendenti non è
elemento per sé sufficiente a consentire la dichiarazione di abi-
tualità nel reato, essendo necessaria una motivata specificazio-
ne degli elementi indicativi dell’attuale e concreta pericolosità
sociale del soggetto, tali da evidenziarne il grado di radicamento
della tendenza delittuosa e della capacità criminale manifestata
nello specifico delitto commesso. F Cass. pen., sez. I, 23 febbra-
io 2016, n. 7152 (c.c. 12 novembre 2015), Dattilo (c.p., art. 103).
[RV266606]
Abusivo esercizio di una professione
Ambito di applicazione – Reiterazione degli atti tipici –
Cessazione della condotta.
Nell’esercizio abusivo della professione - reato solo eventual-
mente abituale - la reiterazione degli atti tipici dà luogo ad un
unico reato, il cui momento consumativo coincide con l’ultimo
di essi, vale a dire con la cessazione della condotta. F Cass. pen.,
sez. VI, 13 maggio 2016, n. 20099 (ud. 19 aprile 2016), Bordi (c.p.,
art. 348). [RV266746]
Alterazione di stato
Falsità nella formazione di un atto di nascita – Elemen-
to materiale – Fattispecie relativa a condotta dei coniugi
che avevano richiesto la trascrizione in Italia dell’atto di
nascita del proprio minore, nato all’estero a seguito di
tecniche di maternità surrogata.
Perchè possa configurarsi il delitto di cui all’art. 567, comma
secondo, cod. pen. la condotta deve comportare una alterazione
destinata a riflettersi sulla formazione dell’atto e, pertanto, deve
escludersi l’ipotesi delittuosa nel caso di dichiarazioni di nascita
effettuate ai sensi dell’art. 15 del d.P.R. n. 396 del 2000, in ordine
a cittadini italiani nati all’estero e rese all’autorità consolare se-
condo le norme stabilite dalla legge del luogo. (In applicazione
del principio, la Corte ha escluso la configurabilità del reato nel-
la condotta dei coniugi che avevano richiesto la trascrizione in
Italia dell’atto di nascita del proprio minore, nato in Ucraina a
seguito di tecniche di maternità surrogata, esibendo in amba-
sciata il certificato redatto dalle autorità ucraine che li indicava
come genitori, a seguito dell’autorizzazione della madre natura-
le e della "informazione di relazione genetica"). F Cass. pen., sez.
V, 5 aprile 2016, n. 13525 (ud. 10 marzo 2016), P.M. in proc. E. e
altro (c.p., art. 48; c.p., art. 476; c.p., art. 495; c.p., art. 567;
d.p.r. 3 novembre 2000, n. 396, art. 15). [RV266672]
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Reato continuato –
Continuazione con altro reato già giudicato.
È conforme all’effetto devolutivo dell’appello la sentenza che
omette di pronunciare sulla richiesta di riconoscimento del vin-
colo della continuazione con altri reati oggetto di titoli pregressi
formulata, anziché con l’atto introduttivo, solo in corso di pro-
cedimento unitamente alla produzione dei titoli stessi. F Cass.
pen., sez. II, 14 marzo 2016, n. 10470 (ud. 12 febbraio 2016), Gar-
gano (c.p.p., art. 597; c.p., art. 81). [RV266655]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Concorso formale di reati.
Viola il divieto della "reformatio in peius" il giudice di appello
che, a seguito di sentenza di primo grado di condanna per il
reato di violenza privata e di assoluzione da quello di esercizio
arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose, conte-
stato in concorso formale con il primo, riqualifica, in assenza
di impugnazione da parte del pubblico ministero, l’originaria
imputazione ex art. 610 cod. pen. in quella di cui all’art. 392 cod.
pen., così effettuando un non consentito ribaltamento del giudi-
zio liberatorio di primo grado. F Cass. pen., sez. VI, 29 gennaio
2016, n. 3911 (ud. 24 novembre 2015), Agresti (c.p.p., art. 597;
c.p., art. 81; c.p., art. 392; c.p., art. 610). [RV266536]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Confisca per equivalente disposta in primo grado.
Non viola il divieto di "reformatio in pejus" la qualificazione
in appello come obbligatoria, in quanto prezzo del reato, della
confisca per equivalente disposta in primo grado, poichè l’attri-
buzione alla misura di una diversa qualificazione giuridica co-
stituisce un’operazione istituzionalmente spettante al giudice,
anche se di secondo grado. (In motivazione, la S.C. ha precisato
che la riqualificazione in appello deve ritenersi consentita anche
quando da essa dipenda il mantenimento della confisca, poten-
do l’imputato far valere le proprie ragioni con il ricorso per cas-
sazione). F Cass. pen., sez. VI, 14 marzo 2016, n. 10708 (ud. 18
febbraio 2016), Mercuri e altro (c.p., art. 240; c.p., art. 322 ter;
c.p.p., art. 597). [RV266558]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Pena superiore all’aumento operato per la continuazio-
ne nel primo giudizio ma inferiore alla pena complessiva.
Non viola il divieto di "reformatio in peius" previsto dall’art. 597,
comma terzo cod. proc. pen., il giudice di appello che, in riforma
della sentenza di primo grado, avendo escluso la continuazio-
ne criminosa e confermato la responsabilità dell’imputato per
uno solo dei reati satellite, irroghi una pena inferiore a quella
determinata dal primo giudice, sebbene tale pena sia superio-
re a quella che era stata applicata per la medesima violazione,
a titolo di aumento per la continuazione, nel primo giudizio. F
Cass. pen., sez. VI, 9 marzo 2016, n. 9871 (ud. 26 gennaio 2016),
Ventaloro (c.p., art. 81; c.p.p., art. 597). [RV266504]
Applicazione della pena su richiesta
delle parti
Pena – Sospensione condizionale – Richiesta del solo
imputato.
In tema di patteggiamento, anche se l’imputato non ha subor-
dinato l’efficacia della richiesta di definizione del giudizio con
il rito speciale alla concessione della sospensione condizionale
della pena, il giudice deve comunque pronunciarsi sulla conce-
dibilità del beneficio, qualora tale questione sia stata devoluta
anche da una sola delle parti, tanto più qualora l’altra, con il
proprio silenzio, abbia apprestato sostanziale acquiescenza alla
richiesta. F Cass. pen., sez. II, 20 maggio 2016, n. 21071 (c.c.
15 aprile 2016), Dubets e altro (c.p., art. 163; c.p.p., art. 444;
c.p.p., art. 445). [RV266694]
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mas
11/2016 Rivista penale
MASSIMARIO
Associazione per delinquere
Associazione di tipo mafioso – Autonomia del reato as-
sociativo dai reati-fine – Possibilità di trarre la prova del
reato dalla commissione e dalle modalità di esecuzione
dei reati fine.
In tema di associazione per delinquere (nella specie, di stampo
mafioso) è consentito al giudice, pur nell’autonomia del reato
mezzo rispetto ai reati fine, dedurre la prova dell’esistenza del
sodalizio criminoso dalla commissione dei delitti rientranti nel
programma comune e dalle loro modalità esecutive, posto che
attraverso essi si manifesta in concreto l’operatività dell’as-
sociazione medesima. F Cass. pen., sez. II, 10 maggio 2016, n.
19435 (c.c. 31 marzo 2016), Ficara (c.p., art. 416; c.p., art. 416
bis; c.p.p., art. 192). [RV266670]
Associazione di tipo mafioso – Reato di scambio eletto-
rale politico mafioso – Elementi costitutivi.
Ai fini della configurabilità del delitto di scambio elettorale poli-
tico-mafioso, previsto dall’art. 416 ter cod. pen. nel testo vigente
dopo le modifiche introdotte dalla L. n. 62 del 2014, solo quando
il soggetto che si impegna a reclutare i suffragi è persona in-
tranea ad una consorteria di tipo mafioso, ed agisce per conto
e nell’interesse di quest’ultima, non è necessario che l’accordo
concernente lo scambio tra voto e denaro o altra utilità contem-
pli l’attuazione, o l’esplicita programmazione, di una campagna
elettorale mediante intimidazioni, poiché esclusivamente in tal
caso il ricorso alle modalità di acquisizione del consenso trami-
te la modalità di cui all’art. 416 bis, comma terzo, cod. pen. può
dirsi immanente all’illecita pattuizione. F Cass. pen., sez. VI, 20
aprile 2016, n. 16397 (ud. 3 marzo 2016), La Rupa (c.p., art. 416
bis; c.p., art. 416 ter). [RV266738]
Estremi – Capacità di produrre profitto autonomo –
Fattispecie in tema di sequestro preventivo ai sensi del
D.Lgs. n. 231 del 2001, ove si afferma la necessità di quan-
tificare il profitto del reato associativo, distinguendolo
da quello dei reati fine.
Il delitto di associazione per delinquere é idoneo di per sè a ge-
nerare un profitto, sequestrabile ai fini della successiva confisca
per equivalente, e nei casi previsti dalla legge, in via autonoma
rispetto a quello prodotto dai reati fine ed a prescindere da esso.
(Fattispecie in tema di sequestro preventivo ai sensi del D.Lgs.
n. 231 del 2001, in cui la S.C. ha affermato la necessità di quanti-
ficare il profitto del reato associativo, distinguendolo da quello
dei reati fine, annullando con rinvio, a tal fine, il provvedimento
cautelare). F Cass. pen., sez. V, 12 aprile 2016, n. 15205 (c.c. 25
febbraio 2016), Edil Fiorentini S.r.l. (c.p., art. 416; c.p.p., art.
321). [RV266697]
Estremi – Circostanza aggravante di cui all’art. 7 d.l. n.
152 del 1991 – Applicabilità al partecipe di associazione
per delinquere semplice.
La circostanza aggravante prevista dall’art. 7, D.L. 13 Maggio
1991 n. 152, convertito dalla Legge 12 luglio 1991, n. 203, è con-
figurabile con riferimento alla condotta del partecipe di un’as-
sociazione per delinquere "semplice" che svolga una funzione
strumentale ed agevolatrice a vantaggio di un’associazione per
delinquere di tipo mafioso. (Fattispecie in cui la circostanza
aggravante è stata applicata al partecipe di un gruppo organiz-
zato, che, in esecuzione di un condiviso programma criminoso
finalizzato alla commissione di una pluralità di delitti connessi
all’esercizio abusivo di attività di giochi e scommesse, agendo
sotto le direttive di personaggio di vertice di un’associazione
mafiosa ed avvalendosi della forza intimidatrice scaturente dal
sodalizio criminoso collegato, perseguiva lo scopo di consentire
alla cosca di infiltrarsi in maniera determinate nel settore dei
giochi e delle scommesse on line). F Cass. pen., sez. II, 22 marzo
2016, n. 11987 (c.c. 18 febbraio 2016), Pantisano Trusciglio (c.p.,
art. 416; c.p., art. 416 bis; d.l. 13 maggio 1991, n. 152, art.
7). [RV266681]
Estremi – Necessità della realizzazione dei reati-fine –
Esclusione sia ai fini della sussistenza del reato sia ai fini
della prova.
In materia di reati associativi, la commissione dei "reati-fine"
dell’associazione, di qualunque tipo essa sia, non è necessaria,
né ai fini della configurabilità e nemmeno ai fini della prova
della sussistenza della condotta di partecipazione. F Cass. pen.,
sez. III, 8 marzo 2016, n. 9459 (c.c. 6 novembre 2015), Venere
(c.p., art. 416; c.p., art. 416 bis; d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309,
art. 74). [RV266710]
Atti persecutori
Stalking – Remissione di querela – Formalità.
È idonea ad estinguere il reato di atti persecutori anche la remis-
sione di querela effettuata davanti a un ufficiale di polizia giudi-
ziaria, e non solo quella ricevuta dall’autorità giudiziaria, atteso
che l’art. 612-bis, quarto comma, cod. pen., laddove fa riferimento
alla remissione "processuale", evoca la disciplina risultante dal
combinato disposto dagli art. 152 cod. pen. e 340 cod. proc. pen.
F Cass. pen., sez. IV, 21 aprile 2016, n. 16669 (c.c. 8 aprile 2016),
M. (c.p., art. 152; c.p., art. 612 bis; c.p.p., art. 340). [RV266643]
Stalking – Remissione di querela – Presentazione ad un
ufficiale di p.g.
In tema di delitto di atti persecutori, è idonea ad estinguere il
reato non solo la remissione di querela ricevuta dall’autorità
giudiziaria ma anche quella effettuata davanti ad un ufficiale di
polizia giudiziaria, atteso che l’art. 612 - bis, comma quarto, cod.
pen., facendo riferimento alla remissione "processuale", evoca la
disciplina risultante dal combinato disposto dagli art. 152 cod.
pen. e 340 cod. proc. pen., che prevede la possibilità effettuare la
remissione anche con tali modalità. (Fattispecie in cui la Corte
ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando l’e-
stinzione del reato per remissione di querela, effettuata, in pen-
denza del ricorso per cassazione, davanti alla polizia giudiziaria,
con accettazione dell’imputato) F Cass. pen., sez. V, 3 maggio
2016, n. 18477 (ud. 26 febbraio 2016), D. V. (c.p., art. 120; c.p.,
art. 152; c.p., art. 612 bis; c.p.p., art. 340). [RV266528]
Azione penale
Querela – Dichiarazione e forma – Atto formato dalla
polizia giudiziaria.
Ai fini della validità della querela, la manifestazione della vo-
lontà di perseguire l’autore del reato, nel caso di atto formato
dalla polizia giudiziaria, deve emergere chiaramente dal suo
contenuto, ancorchè senza la necessità di utilizzare formule
sacramentali, non potendo ritenersi sufficiente l’intestazione
dell’atto come "querela" da parte degli agenti verbalizzanti. (In
motivazione, la S.C. ha precisato che, viceversa, nel caso di atto
proveniente direttamente dalla parte, assume rilievo decisivo
l’espressa qualificazione della denuncia come "querela"). F Cass.
pen., sez. V, 12 aprile 2016, n. 15166 (ud. 15 febbraio 2016), P.G.
in proc. Martinez e altro (c.p., art. 120). [RV266722]
Richiesta di procedimento – Richiesta di procedimento
per reato commesso all’estero – Natura di atto politico o
riservato al ministro.
La richiesta di procedimento di cui all’art. 9, terzo comma, cod.
pen., anche se connotata da una larga discrezionalità, riveste
natura giuridica di atto amministrativo e non di atto politico, in
quanto non inerisce all’esercizio della direzione suprema degli
affari dello Stato nè concerne la formulazione in via generale e
al massimo livello dell’indirizzo politico e programmatico del
Governo, conseguendo invece essa ad una scelta vincolata al
perseguimento dei fini determinati di politica criminale; ne con-
segue che l’esercizio del potere di firma di tale provvedimento
può essere delegato dal Ministro della giustizia ad un dirigente o
ad altro funzionario dell’articolazione ministeriale competente
in materia. F Cass. pen., sez. V, 5 aprile 2016, n. 13525 (ud. 10
marzo 2016), P.M. in proc. E. e altro (c.p., art. 9). [RV266671]

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