Massimario

Pagine:71-91
 
ESTRATTO GRATUITO
259
I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Rivista penale 3/2016
Massimario
Abigeato
Pascolo abusivo – Sottrazione di un solo capo – Aggra-
vante di cui all’art. 625, comma primo, n. 8 c.p.
In tema di furto commesso su capi di bestiame, l’aggravante di
cui all’art. 625, comma primo, n. 8. cod. pen., sussiste in caso
di sottrazione d almeno tre capi, ove si tratti di animali raccolti
in gregge o in mandria; qualora invece il furto abbia riguardato
bovini od equini, la predetta aggravante è integrata anche dal
furto di un solo animale. F Cass. pen., sez. IV, 28 luglio 2015, n.
33325 (ud. 10 marzo 2015), Biosa (c.p., art. 624; c.p., art. 625).
[RV264506]
Abuso d’ufcio
Configurabilità anche in relazione ad attività soggette
al diritto privato – Ragione – Ingiusto vantaggio patrimo-
niale.
Ai fini della configurabilità del reato di abuso d’ufficio, costitui-
sce ingiusto vantaggio patrimoniale il procurare illegittimamen-
te a soggetto già dipendente del Servizio sanitario nazionale il
superamento del concorso per l’ammissione ad un corso di lau-
rea specialistica a numero chiuso, attesa la ragionevole possibi-
lità per quest’ultimo di ottenere, subito dopo il conseguimento
della laurea, un posto di lavoro corrispondente alla qualifica
acquisita. F Cass. pen., sez. II, 10 luglio 2015, n. 29498 (ud. 18
marzo 2015), Bessone (c.p., art. 323). [RV264383]
Elemento oggettivo – Collusione tra privato e pubblico
ufficiale – Prova.
Ai fini della configurabilità del concorso del privato nel delitto
di abuso d’ufficio, l’esistenza di una collusione tra il privato ed il
pubblico ufficiale non può essere dedotta dalla mera coinciden-
za tra la richiesta dell’uno e il provvedimento adottato dall’altro,
essendo invece necessario che il contesto fattuale, i rapporti
personali tra i predetti soggetti, ovvero altri dati di contorno,
dimostrino che la domanda del privato sia stata preceduta, ac-
compagnata o seguita dall’accordo con il pubblico ufficiale, se
non da pressioni dirette a sollecitarlo o persuaderlo al compi-
mento dell’atto illegittimo. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenu-
to che correttamente la sentenza impugnata avesse desunto l’e-
sistenza della collusione tra pubblico ufficiale e privati favoriti
dal contesto e dai rapporti di parentela intercorrenti tra gli stes-
si, dall’evidenza del vantaggio procurato e dall’abnormità degli
atti e comportamenti illegalmente posti in essere dal primo). F
Cass. pen., sez. VI, 30 luglio 2015, n. 33760 (ud. 23 giugno 2015),
Lo Monaco e altro (c.p., art. 110; c.p., art. 323). [RV264460]
Elemento oggettivo – Elementi di valutazione della con-
dotta ai fini della configurabilità del reato – Indicazione.
In tema di abuso d’ufficio, la violazione di legge cui fa riferimen-
to l’art. 323 cod. pen. riguarda non solo la condotta del pubblico
ufficiale in contrasto con le norme che regolano l’esercizio del
potere, ma anche le condotte che siano dirette alla realizzazio-
ne di un interesse collidente con quello per quale il potere è
conferito, ponendo in essere un vero e proprio sviamento della
funzione. F Cass. pen., sez. II, 29 maggio 2015, n. 23019 (ud. 5
maggio 2015), Adamo (c.p., art. 323). [RV264279]
Elemento psicologico – Dolo generico con riferimento
alla condotta – Dolo intenzionale in relazione all’evento.
In tema di abuso d’ufficio, la prova del dolo intenzionale deve
essere ricavata da elementi ulteriori rispetto al comportamen-
to "non iure" osservato dall’agente, che evidenzino la effettiva
"ratio" ispiratrice del comportamento dell’agente, senza che al
riguardo possa rilevare la compresenza di una finalità pubbli-
cistica, salvo che il perseguimento del pubblico interesse costi-
tuisca l’obiettivo principale dell’agente. F Cass. pen., sez. II, 29
maggio 2015, n. 23019 (ud. 5 maggio 2015), Adamo (c.p., art. 43;
c.p., art. 323). [RV264280]
Appello penale
Cognizione del giudice d’appello – Benefici – Pronuncia
di condanna in riforma dell’assoluzione di primo grado.
Nell’ipotesi in cui il giudice d’appello, su impugnazione del P.M.,
riformi la sentenza assolutoria di primo grado pronunciando
condanna dell’imputato, deve motivare, pur in assenza di speci-
fiche deduzioni di parte, circa l’eventuale mancata concessione
della sospensione condizionale della pena o di altri analoghi
benefici. F Cass. pen., sez. V, 5 febbraio 2015, n. 5581 (ud. 8 ot-
tobre 2014), Ciodaro e altro (c.p., art. 163; c.p.p., art. 597).
[RV264215]
Applicazione della pena su richiesta
delle parti
Sentenza – Motivazione – Confisca per equivalente.
Anche nel procedimento di applicazione della pena su richiesta
delle parti, la confisca per equivalente non può essere applicata
sulla base della motivazione sintetica tipica del rito, sicché il
giudice, nel disporre la misura ablatoria, deve specificamente
esplicitare le ragioni per cui ritiene sussistenti i presupposti per
adottarla e non attendibili le giustificazioni eventualmente ad-
dotte sull’esistenza di una sproporzione tra i valori sequestrati e
il profitto del reato per cui è stato apposto il vincolo cautelare.
F Cass. pen., sez. V, 24 luglio 2015, n. 32678 (c.c. 11 marzo 2015),
Di Lucrezia e altro (c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445; c.p., art.
240). [RV264254]
Sentenza – Sospensione condizionale – Richiesta.
In tema di patteggiamento, anche se l’imputato non ha subor-
dinato l’efficacia della richiesta di definizione del giudizio con
il rito speciale alla concessione della sospensione condizionale
della pena, il giudice deve comunque pronunciarsi sulla conce-
dibilità del beneficio, qualora tale questione sia stata devoluta
dalle parti in maniera esplicita e specifica. F Cass. pen., sez. III,
21 luglio 2015, n. 31633 (c.c. 7 aprile 2015), Macrì. (c.p., art. 163;
c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445). [RV264426]
Associazione per delinquere
Associazione di tipo mafioso – Configurabilità – Confi-
gurabilità in assenza di reati fine e di esteriorizzazione
del c.d. metodo mafioso.
Il reato di cui all’art. 416-bis cod. pen. è configurabile - con riferi-
mento ad una nuova articolazione periferica (c.d. "locale") di un
sodalizio mafioso radicato nell’area tradizionale di competenza
- anche in difetto della commissione di reati-fine e della esterio-
rizzazione della forza intimidatrice, qualora emerga il collega-
mento della nuova struttura territoriale con quella "madre" del
260
mas
3/2016 Rivista penale
MASSIMARIO
sodalizio di riferimento, ed il modulo organizzativo (distinzione
di ruoli, rituali di affiliazione, imposizione di rigide regole inter-
ne, sostegno ai sodali in carcere, ecc.) presenti i tratti distintivi
del predetto sodalizio, lasciando concretamente presagire una
già attuale pericolosità per l’ordine pubblico. (Fattispecie relati-
va ad una cellula "locale" della ‘ndrangheta operante in Piemon-
te, in cui la S.C. ha tra l’altro valorizzato il fatto che una dele-
gazione di appartenenti alla struttura periferica si era recata in
Calabria per ottenere, da un esponente di spicco dell’organizza-
zione mafiosa, il "placet" per la costituzione di una nuova cellula
in altro comune piemontese). F Cass. pen., sez. V, 21 luglio 2015,
n. 31666 (ud. 3 marzo 2015), Bandiera e altri (c.p., art. 416 bis).
[RV264471]
Associazione di tipo mafioso – Elementi qualificanti –
Forza intimidatrice.
Ai fini della configurabilità del reato di associazione per delin-
quere di stampo mafioso, la forza intimidatrice espressa dal vin-
colo associativo può essere diretta a minacciare tanto la vita o
l’incolumità personale, quando, anche o soltanto, le essenziali
condizioni esistenziali, economiche o lavorative di specifiche
categorie di soggetti, ed il suo riflesso esterno in termini di as-
soggettamento non deve tradursi necessariamente nel controllo
di una determinata area territoriale. (Fattispecie in cui la Corte,
in sede cautelare, ha riconosciuto il carattere mafioso di una
struttura organizzata nella città di Roma che, avvalendosi della
capacità intimidatoria acquisita nel tempo e già collaudata in
altri settori criminali "tradizionali", esercitava, attraverso l’uso
di prevaricazioni, di una sistematica attività corruttiva e di con-
tiguità politiche ed elettorali, condizionamenti diffusi nell’asse-
gnazione degli appalti, nel rilascio di concessioni e nel controllo
di settori di attività di enti pubblici, determinando in tal modo
un sostanziale annullamento della concorrenza ovvero di nuove
iniziative da parte chi non aderiva o non era contiguo al sodali-
zio) .(Conf. sent. n. 24536 del 2015, non mass.) F Cass. pen., sez.
VI, 9 giugno 2015, n. 24535 (c.c. 10 aprile 2015), Mogliani e altri
(c.p., art. 416 bis). [RV264126]
Associazione di tipo mafioso – Estremi – Consorteria
operativa in area geografica diversa da quella della orga-
nizzazione criminale di riferimento.
È configurabile il reato di cui all’art. 416 bis cod. pen. laddove
l’associazione per delinquere si sia radicata "in loco" mutuan-
do dai clan operanti in altre aree geografiche i ruoli, i rituali di
affiliazione e il livello organizzativo, e risulti agire in concreto,
nell’ambiente in cui opera, con metodo mafioso, esteriorizzando
cioè un’effettiva forza intimidatrice rivolta verso i propri sodali
e verso i terzi vittime dei reati-fine, che si traduce in omertà e as-
soggettamento. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune
da vizi la sentenza impugnata che aveva ravvisato la sussistenza
di una organizzazione qualificabile a norma dell’art. 416 bis cod.
pen., con riferimento ad una cosca che, costituitasi autonoma-
mente in Veneto, utilizzava metodi violenti, si presentava dichia-
ratamente come collegata al clan dei "Casalesi" e si avvaleva
della forza di intimidazione derivante dall’evocare tali legami). F
Cass. pen., sez. II, 17 giugno 2015, n. 25360 (ud. 15 maggio 2015),
Concas e altri (c.p., art. 416 bis). [RV264120]
Associazione di tipo mafioso – Partecipazione – Estre-
mi.
In materia di associazioni mafiose "storiche", l’onere di moti-
vazione del giudice è significativamente attenuato in relazione
all’esistenza del sodalizio, che trova conferma in decenni di
storia giudiziaria, mentre non subisce alcuna incisione in rela-
zione alla partecipazione del singolo alla consorteria, che deve
sempre essere dimostrata con i parametri di giudizio tipici della
fase: ragionevole probabilità di colpevolezza nella fase caute-
lare o certezza non incisa dal ragionevole dubbio nella fase di
merito. F Cass. pen., sez. II, 6 luglio 2015, n. 28602 (c.c. 6 maggio
2015), Pappadà (c.p., art. 416 bis; c.p.p., art. 192). [RV264138]
In genere – Partecipazione ad uno o più reati – Igno-
ranza dell’esistenza dell’associazione – Responsabilità
– Esclusione – Conoscenza dell’esistenza della associa-
zione
Non risponde del delitto di associazione per delinquere colui
che, pur partecipando alla commissione di uno o di più reati
funzionali al perseguimento degli scopi dell’associazione, ignori
l’esistenza dell’associazione stessa, mentre, nell’ipotesi in cui
egli sia a conoscenza dell’esistenza del sodalizio e sia consape-
vole di contribuire, con la propria condotta, alla realizzazione
del programma associativo, risponderà del reato di cui all’art.
416 cod. pen. anche nel caso in cui la realizzazione del reato fine
sia rimasta a livello di meri atti preparatori. F Cass. pen., sez. III,
25 giugno 2015, n. 26724 (c.c. 4 marzo 2015), Montella (c.p., art.
416). [RV264498]
Partecipazione – Prova – Rilevanza di chiamate in cor-
reità ed elementi di riscontro.
In tema di reati associativi, il "thema decidendum" riguarda la
condotta di partecipazione o direzione, con stabile e volonta-
ria compenetrazione del soggetto nel tessuto organizzativo del
sodalizio: ne consegue che le dichiarazioni dei collaboratori
o l’elemento di riscontro individualizzante non devono neces-
sariamente riguardare singole attività attribuite all’accusato,
giacché il "fatto" da dimostrare non è il singolo comportamen-
to dell’associato bensì la sua appartenenza al sodalizio. F Cass.
pen., sez. II, 16 giugno 2015, n. 24995 (ud. 14 maggio 2015), P.G.,
Rechichi e altri (c.p.p., art. 192; c.p., art. 416; c.p., art. 416
bis). [RV264380]
Atti persecutori
Stalking – Estremi – Configurabilità.
È configurabile il delitto di atti persecutori anche quando le sin-
gole condotte sono reiterate in un arco di tempo molto ristretto,
a condizione che si tratti di atti autonomi e che la reiterazione di
questi sia la causa effettiva di uno degli eventi considerati dalla
norma incriminatrice. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto im-
mune da vizi la sentenza che aveva affermato la sussistenza del
reato in questione in relazione a condotte tutte tenute nell’arco
di una sola giornata). F Cass. pen., sez. V, 29 luglio 2015, n. 33563
(ud. 16 giugno 2015), B. (c.p., art. 612 bis). [RV264356]
Stalking – Estremi – Individuazione.
Integra il delitto di atti persecutori, in danno di una coppia di
coniugi, la redazione, l’invio agli stessi (nella specie, mediante
lettere e messaggi sms), nonchè la reiterata diffusione sul luogo
di lavoro delle persone offese e presso la scuola frequentata dai
figli, di scritti diffamatori concernenti i rapporti extraconiugali
dei predetti, qualora tali molestie cagionano - per l’ampiezza,
durata e carica spregiativa della condotta criminosa - un grave
e perdurante stato d’ansia nelle persone offese, correlato all’ag-
gravamento e consolidamento, in ambito lavorativo oltre che
familiare, della lesione della loro riservatezza e della manipo-
lazione delle rispettive identità personali nel contesto familiare
e lavorativo. F Cass. pen., sez. V, 10 luglio 2015, n. 29826 (ud. 5
marzo 2015), P. (c.p., art. 612 bis). [RV264459]
Azione penale
Querela – Termine – Decorrenza.
Deve ritenersi tempestiva la proposizione della querela quando
vi sia incertezza se la conoscenza precisa, certa e diretta del
fatto, in tutti i suoi elementi costitutivi, da parte della persona
offesa sia avvenuta entro oppure oltre il termine previsto per
esercitare utilmente il relativo diritto, dovendo la decadenza ex
art. 124 cod. pen. essere accertata secondo criteri rigorosi e non
sulla base di supposizioni prive di adeguato supporto probato-
rio. F Cass. pen., sez. VI, 8 giugno 2015, n. 24380 (ud. 12 marzo
2015), P. (c.p., art. 124). [RV264165]

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA