Massimario

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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Arch. nuova proc. pen. 3/2016
Massimario
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Impugnazione del solo imputato.
Viola il divieto di "reformatio in peius" la sentenza d’appello che,
in riforma di quella di primo grado, la quale aveva ritenuto la
sussistenza di circostanze aggravanti e determinato la pena in
quella minima prevista dalla legge per il delitto circostanziato,
esclude le indicate circostanze e, tuttavia, non ridetermina la
pena nella misura del minimo edittale contemplato per il de-
litto non circostanziato. (Fattispecie relativa alla circostanza
aggravante ad effetto speciale, prevista dall’art. 416 bis, quarto
comma, c.p.). F Cass. pen., sez. V, 11 giugno 2014, n. 24661 (ud.
11 dicembre 2013), Adelfio e altri (c.p.p., art. 597; c.p., art. 416
bis). [RV259868]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Reato continuato.
Non viola il divieto di "reformatio in peius" il giudice dell’im-
pugnazione che, qualora sia necessario rideterminare il tratta-
mento sanzionatorio in applicazione della disciplina del reato
continuato o per intervenuta modifica dei reati satelliti ovvero
per una diversa individuazione del reato ritenuto più grave, ap-
porti per uno dei fatti unificati un aumento maggiore rispetto a
quello ritenuto dal primo giudice, pur non irrogando una pena
complessivamente superiore. F Cass. pen., sez. II, 4 luglio 2014,
n. 29017 (ud. 20 giugno 2014), Boschi (c.p.p., art. 597; c.p., art.
81). [RV260099]
Dibattimento – Decreto di citazione – Violazione del
termine di venti giorni.
In tema di giudizio di appello, la violazione del termine a com-
parire di venti giorni stabilita dall’art. 601, comma terzo, c.p.p.
- che non può essere integrato da quello irritualmente concesso
- non risolvendosi in una omessa citazione dell’imputato, co-
stituisce una nullità a regime intermedio che risulta sanata nel
caso in cui non sia eccepita entro i termini previsti dall’art. 180,
richiamato dall’art. 182 c.p.p.. F Cass. pen., sez. II, 9 luglio 2014,
n. 30019 (ud. 27 marzo 2014), Braidich (c.p.p., art. 178; c.p.p.,
art. 180; c.p.p., art. 182; c.p.p., art. 601). [RV259978]
Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Giudizio
abbreviato non condizionato.
Per riformare "in peius" una sentenza assolutoria emessa all’e-
sito di giudizio abbreviato "non condizionato", il giudice di ap-
pello non è obbligato - in base all’art. 6 CEDU, così come inter-
pretato dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo
del 5 luglio 2011, nel caso Dan c/Moldavia - a rinnovare l’istru-
zione dibattimentale per l’audizione dei testimoni ritenuti dal
primo giudice inattendibili, in quanto tale adempimento non è
necessario nel caso in cui, neppure in primo grado, e per effetto
della scelta dell’imputato, si sia instaurato, un contatto diret-
to tra l’autorità giudiziaria e la fonte dichiarativa. F Cass. pen.,
sez. III, 4 novembre 2014, n. 45456 (ud. 30 settembre 2014), C.
(c.p.p., art. 438; c.p.p., art. 530; c.p.p., art. 593; c.p.p., art.
603). [RV260868]
Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Giudizio
abbreviato.
La Corte di appello, qualora intenda riformare "in peius" una
sentenza assolutoria, emessa all’esito di giudizio abbreviato,
non è obbligata alla rinnovazione dell’istruzione dibattimentale
per l’audizione dei testimoni ritenuti dal primo giudice inatten-
dibili. (In motivazione la Corte ha affermato che l’esigenza della
necessaria rinnovazione istruttoria - in base all’art. 6 CEDU, così
come interpretato dalla sentenza della Corte Europea dei diritti
dell’uomo del 5 luglio 2011, nel caso Dan c/Moldavia - sussiste
soltanto nel caso di prova assunta oralmente dal primo giudice
e non quando l’imputato, con la scelta del rito abbreviato, ab-
bia rinunziato alle garanzie dell’oralità e del contraddittorio). F
Cass. pen., sez. II, 30 luglio 2014, n. 33690 (ud. 23 maggio 2014),
De Silva e altro (c.p.p., art. 192; c.p.p., art. 438; c.p.p., art. 593;
c.p.p., art. 603). [RV260147]
Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Refor-
matio in peius di una sentenza di assoluzione emessa
all’esito di giudizio abbreviato.
Per riformare "in peius" una sentenza assolutoria emessa all’e-
sito di giudizio abbreviato, il giudice di appello è obbligato - in
base all’art. 6 CEDU, così come interpretato dalla sentenza della
Corte Europea dei diritti dell’uomo del 5 luglio 2011, nel caso
Dan c/Moldavia - a rinnovare l’istruzione dibattimentale solo
quando intende operare un diverso apprezzamento dell’atten-
dibilità di una prova orale acquisita dal primo giudice in sede di
integrazione probatoria. (In motivazione, la S.C. ha evidenziato
che, per quanto riguarda le altre fonti dichiarative, l’insussi-
stenza dell’obbligo di rinnovazione deriva proprio dalla scelta
dell’imputato di definire il giudizio nelle forme del rito abbrevia-
to, il quale comporta l’opzione per un processo basato - già in
primo grado - su principi diversi da quelli di oralità e immedia-
tezza). F Cass. pen., sez. II, 29 settembre 2014, n. 40254 (ud. 12
giugno 2014), Avallone e altri (c.p.p., art. 192; c.p.p., art. 438;
c.p.p., art. 441; c.p.p., art. 593). [RV260442]
Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Refor-
matio in peius di una sentenza di assoluzione.
Il giudice d’appello per procedere alla "reformatio in peius" della
sentenza assolutoria di primo grado non è tenuto - in base all’art.
6 CEDU, così come interpretato dalla sentenza della Corte Eu-
ropea dei diritti dell’uomo del 5 luglio 2011, nel caso Dan c/Mol-
davia - alla rinnovazione dell’istruttoria dibattimentale quando
il primo giudice non ha negato l’attendibilità intrinseca delle di-
chiarazioni delle persone offese, ed egli, per affermare la penale
responsabilità dell’imputato, deve limitarsi a fornire una lettura
coerente e logica del compendio probatorio palesemente travi-
sato nella decisione impugnata. F Cass. pen., sez. III, 4 novembre
2014, n. 45453 (ud. 18 settembre 2014), P. (c.p.p., art. 530; c.p.p.,
art. 593; c.p.p., art. 603; c.p.p., art. 605). [RV260867]
Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Restitu-
zione dell’imputato contumace in primo grado nel termi-
ne per impugnare la sentenza.
Il provvedimento che concede la restituzione nel termine per
impugnare la sentenza contumaciale di primo grado non invali-
da le prove già assunte, ma determina il diritto dell’imputato di
ottenere l’assunzione di prove nuove o la riassunzione di prove
già acquisite, purché, per ciascuna prova richiesta, sia indicato
il tema di indagine che si intende approfondire, di modo che
il giudice possa valutare la pertinenza e la rilevanza dei mez-
zi istruttori di cui si domanda l’ammissione. (Fattispecie nella
quale la Corte ha ritenuto corretta la decisione impugnata che
aveva rigettato la richiesta dell’imputato di rinnovazione "in
toto" del dibattimento, formulata rappresentando genericamen-
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3/2016 Arch. nuova proc. pen.
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te l’esigenza che le prove venissero riassunte "in sua presenza").
F Cass. pen., sez. II, 23 luglio 2014, n. 32633 (ud. 11 giugno 2014),
Dicecca (c.p.p., art. 175; c.p.p., art. 176; c.p.p., art. 603).
[RV259986]
Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Valuta-
zione diversa dell’attendibilità rispetto a quanto ritenuto
in primo grado.
In tema di valutazione della prova testimoniale da parte del giu-
dice d’appello, l’obbligo di rinnovare l’istruzione e di escutere
nuovamente i dichiaranti, gravante su detto giudice qualora va-
luti diversamente la loro attendibilità rispetto a quanto ritenuto
in primo grado (obbligo sancito dall’art. 6 CEDU, come inter-
pretato dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo
del 5 luglio 2011, nel caso Dan c/Moldavia), trova applicazione
solo qualora il giudice d’appello intenda riformare "in peius"
una sentenza di assoluzione, ma non anche nell’ipotesi in cui
la nuova assunzione della prova dichiarativa venga sollecitata
dall’accusa, al fine di ottenere il ribaltamento della decisione
assolutoria. F Cass. pen., sez. VI, 23 ottobre 2014, n. 44084 (ud.
23 settembre 2014), P.G. in proc. Mihasi e altro (c.p.p., art. 593;
c.p.p., art. 603). [RV260623]
Incidentale – Valutazione dell’atto d’impugnazione qua-
le memoria difensiva – Legittimità.
È legittima la qualificazione quale memoria difensiva ex art. 121,
comma primo, c.p.p. dell’ appello incidentale dichiarato inammis-
sibile che sia stato proposto dagli imputati già assolti in primo gra-
do per non aver commesso il fatto, ai sensi dell’art. 530, comma
secondo, c.p.p. al fine di ottenere l’assoluzione in base al primo
comma del medesimo articolo. F Cass. pen., sez. I, 9 settembre
2014, n. 37348 (ud. 6 maggio 2014), P.G. in proc. Witczak Lewan-
dowska e altro (c.p.p., art. 121; c.p.p., art. 595). [RV260277]
Nullità (questioni di) – Decreto di citazione – Enuncia-
zione imprecisa dei fatti e delle norme violate.
Non è affetto da alcuna nullità il decreto di citazione per il giu-
dizio di appello che contenga una enunciazione imprecisa e non
chiara dei fatti o delle norme violate, atteso che l’art. 601 c.p.p.,
con riferimento ai requisiti dell’atto fa esclusivamente rinvio
alle disposizioni di cui all’art. 429, comma primo lett. a), b) e g),
c.p.p.. F Cass. pen., sez. V, 8 luglio 2014, n. 29932 (ud. 27 maggio
2014), Alfano (c.p.p., art. 409; c.p.p., art. 601). [RV260494]
Provvedimenti appellabili e inappellabili – Sentenza di
condanna per contravvenzione che erroneamente applica
la sola pena dell’ammenda – Fattispecie.
Il limite all’appellabilità delle sentenze di condanna previsto
dall’art. 593, comma terzo, c.p.p. deve ritenersi riferito alle sen-
tenze emesse in relazione alle contravvenzioni di minore gravi-
tà, punite con la sola pena pecuniaria o con pena alternativa, in
quest’ultimo caso qualora sia in concreto applicata la sola pena
dell’ammenda. (Fattispecie in cui era stata erroneamente inflit-
ta la sola pena pecuniaria, essendo essa prevista congiuntamen-
te alla pena detentiva). F Cass. pen., sez. IV, 4 agosto 2014, n.
34253 (ud. 1 luglio 2014), Moscato (c.p.p., art. 593). [RV259773]
Applicazione della pena su richiesta
delle parti
Pena – Reato continuato – Applicazione delle circostan-
ze.
Ai fini della determinazione della pena nella sentenza di patteg-
giamento, relativa a più fatti unificati sotto il vincolo della con-
tinuazione, è necessario innanzitutto individuare la violazione
più grave, desumibile dalla pena da irrogare per i singoli reati,
tenendo conto della eventuale applicazione di circostanze ag-
gravanti o attenuanti, dell’eventuale giudizio di comparazione
tra circostanze di segno opposto, e di ogni altro elemento di
valutazione; una volta determinata la pena per il reato base, la
stessa deve essere poi aumentata per la continuazione ed infi-
ne ridotta fino ad un terzo, ai sensi dell’art. 444, comma primo,
c.p.p. (In applicazione di tali principi, la S.C. ha annullato senza
rinvio la sentenza di patteggiamento in cui l’aumento per la con-
tinuazione aveva preceduto la riduzione relativa alla concessio-
ne delle attenuanti generiche). F Cass. pen., sez. VI, 24 ottobre
2014, n. 44368 (c.c. 15 ottobre 2014), P.G. in proc. Piccirillo (c.p.,
art. 69; c.p., art. 81; c.p.p., art. 444). [RV260625]
Presupposti – Sanzione sostitutiva – Errata individua-
zione del parametro normativo per il calcolo della san-
zione sostitutiva.
In tema di patteggiamento, va annullata senza rinvio, a norma
dell’art. 620, comma primo, lett. l), c.p.p., la sentenza di applica-
zione di pena concordata con la quale il giudice, in accoglimen-
to della richiesta delle parti di sostituzione della pena detentiva
con quella pecuniaria formulata senza specificazione alcuna del
criterio di ragguaglio, nè dell’entità complessiva della sanzione,
abbia illegittimamente applicato, ad un fatto commesso dopo
l’entrata in vigore, della legge 15 luglio 2009, n. 94, i criteri di
conversione previsti dalla disciplina previgente, potendo la Cor-
te di Cassazione provvedere direttamente alla determinazione
della pena pecuniaria attraverso una operazione di mero calco-
lo matematico che non viola il criterio sinallagmatico alla base
della richiesta di patteggiamento. F Cass. pen., sez. III, 11 luglio
2014, n. 30590 (c.c. 3 giugno 2014), P.G. in proc. Valeri (c.p.p.,
art. 444; c.p.p., art. 445; c.p.p., art. 620; l. 24 novembre 1981,
n. 689, art. 53; c.p., art. 135). [RV260262]
Richiesta – Decreto di fissazione dell’udienza camerale
– Omessa notifica all’imputato.
In tema di patteggiamento, l’omessa notifica all’imputato del de-
creto di fissazione dell’udienza camerale per la definizione del
procedimento con il rito alternativo non determina alcuna nul-
lità della sentenza ove il difensore munito di procura speciale
sia regolarmente comparso e si sia avvalso del potere rappre-
sentativo attribuitogli. F Cass. pen., sez. IV, 17 settembre 2014,
n. 38111 (c.c. 4 febbraio 2014), Ajazi (c.p.p., art. 178; c.p.p., art.
444; c.p.p., art. 447). [RV260119]
Richiesta – Dissenso del pubblico ministero – Rinnova-
zione della richiesta negli atti preliminari al dibattimen-
to.
In tema di patteggiamento, la rinnovazione della richiesta in
caso di dissenso del P.M. può essere formulata dall’imputato,
prima dell’apertura del dibattimento di primo grado, solo in
termini diversi da quelli dell’istanza precedentemente avanzata.
(In motivazione, la S.C. ha precisato che il termine "rinnovare"
- a differenza di quello "riproporre" utilizzato per la nuova ri-
chiesta di giudizio abbreviato - evoca il significato di una "nuova
domanda"). F Cass. pen., sez. VI, 13 ottobre 2014, n. 42775 (c.c.
24 settembre 2014), La Cava (c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 448).
[RV260449]
Richiesta – Udienza preliminare – Poteri valutativi del
giudice.
Il giudice dell’udienza preliminare deve conformare i suoi poteri
valutativi al rito scelto dalle parti, con la conseguenza che gli è
precluso di prosciogliere l’imputato che ha chiesto di definire la
sua posizione con l’applicazione di pena concordata, facendo
ricorso ai parametri indicati dall’art. 425 c.p.p., che governano
la valutazione della validità processuale della richiesta di rinvio
a giudizio. F Cass. pen., sez. II, 18 novembre 2014, n. 47444 (c.c.
17 ottobre 2014), P.M. in proc. Colombini e altri (c.p.p., art. 129;
c.p.p., art. 425; c.p.p., art. 444). [RV260957]
Sentenza – Confisca del profitto del reato – Somma di
denaro quale provento della attività di spaccio.
In tema di patteggiamento è inammissibile per carenza di inte-
resse il ricorso per cassazione proposto dall’imputato per la re-
stituzione dei proventi del reato di cessione di sostanze stupefa-
centi di cui è stata disposta la confisca con sentenza emessa ex
art. 444 c.p.p., atteso che, pur non essendo prevista l’ablazione
obbligatoria del profitto del reato in caso di applicazione della
pena su richiesta, beni che lo costituiscono non sono mai en-

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