Massimario

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Rivista penale 6/2015
Massimario
Abusivo esercizio di una professione
Professione forense – Sospensione disciplinare – Ri-
petuta spendita della qualità di avvocato difensore per
accedere ai colloqui con i detenuti.
In tema di esercizio abusivo della professione, integra il reato
di cui all’art. 348 c.p. la condotta del professionista che, seb-
bene sospeso temporaneamente dall’esercizio della professione
forense per ragioni disciplinari, si sia recato più volte presso
un istituto penitenziario, durante il periodo di interdizione, per
incontrare diversi detenuti avvalendosi dello strumento proces-
suale previsto dall’art. 104 c.p.p., in modo da creare la pubblica
percezione dell’esercizio della professione forense o, comunque,
l’apparenza di una attività svolta da un soggetto regolarmente
abilitato. F Cass. pen., sez. VI, 6 maggio 2014, n. 18745 (ud. 21
gennaio 2014), P.M. in proc. Borghesi (c.p., art. 348; c.p.p., art.
104). [RV261098]
Abuso d`ufcio
Estremi – Reclutamento del personale da parte degli
amministratori di una società in house senza osservare
il vincolo dell’evidenza pubblica – Violazione di norme di
legge.
In tema di abuso d’ufficio, integra l’elemento oggettivo del reato
il reclutamento del personale, da parte degli amministratori
di una società “in house”, senza il rispetto delle procedure
ad evidenza pubblica previste per gli enti pubblici dagli artt.
35 e 36 del d.l.vo n. 165 del 2001. (In motivazione, la S.C. ha
precisato che l’obbligo di attenersi a tali procedure nell’attività
volta all’assunzione del personale deve ritenersi imposto dalle
pregnanti connotazioni pubblicistiche della società “in house”,
intendendosi per tale una società costituita da uno o più enti
pubblici per l’esercizio di pubblici servizi, di cui esclusivamente
i medesimi enti possano essere soci, che statutariamente espli-
chi la propria attività prevalente in favore degli enti partecipanti
e la cui gestione sia per statuto assoggettata a forme di controllo
corrispondenti a quelle esercitate dagli enti pubblici sui propri
uffici. V. Cass., Sez.Un.civ., n. 26283 del 2013). F Cass. pen., sez.
VI, 20 novembre 2014, n. 48036 (ud. 14 novembre 2014), P.M. in
proc. Di Giovanni e altro (c.p., art. 323; d.l.vo 30 marzo 2001,
n. 165, art. 35; d.l.vo 30 marzo 2001, n. 165, art. 36; d.l. 30
settembre 2003, n. 269, art. 14). [RV261223]
Alterazione di stato
Elemento soggettivo – Dolo generico – Sufficienza.
Il delitto di alterazione di stato previsto dall’art. 567, comma se-
condo, c.p., richiede il dolo generico che consiste nella contem-
poranea presenza nell’agente della consapevolezza della falsità
della dichiarazione, della volontà di effettuarla e della previsio-
ne dell’evento di attribuire al neonato uno stato civile diverso da
quello che gli spetterebbe secondo natura, mentre l’intenzione
di favorire il neonato mediante l’attribuzione di un genitore di-
verso da quello naturale può essere valutata solo per l’eventuale
concessione dell’attenuante di cui all’art. 62 n. 1) c.p.. F Cass.
pen., sez. VI, 11 dicembre 2014, n. 51662 (ud. 30 ottobre 2014),
P.G. in proc. P. (c.p., art. 62; c.p., art. 567). [RV261448]
Appropriazione indebita
Elemento oggettivo del reato – Beni conferiti in trust –
Interversione del possesso da parte del trustee.
Integra il reato di appropriazione indebita la condotta del “tru-
stee” che destina i beni conferiti in “trust” a finalità proprie o
comunque diverse da quelle per realizzare le quali il negozio
fiduciario è stato istituito, in quanto l’intestazione formale del
diritto di proprietà al trustee ha solo la valenza di una proprietà
temporale, che non consente di disporre dei beni in misura pie-
na ed esclusiva. F Cass. pen., sez. II, 3 dicembre 2014, n. 50672
(c.c. 23 settembre 2014), Cervelli (c.c., art. 832; c.p., art. 646).
[RV261320]
Armi e munizioni
Armi proprie e armi improprie – Armi improprie – Cri-
teri di individuazione.
Per arma impropria deve intendersi qualsiasi oggetto, anche di
uso comune e privo di apparente idoneità all’offesa, che sia in
concreto utilizzato per procurare lesioni personali, giacché il
porto dell’oggetto cessa di essere giustificato nel momento in
cui viene meno il collegamento immediato con la sua funzione
per essere utilizzato come arma. (Fattispecie in tema di lesioni
personali aggravate in cui la Corte ha qualificato un guinzaglio
come arma impropria). F Cass. pen., sez. V, 11 novembre 2014,
n. 46482 (ud. 20 giugno 2014), A. (c.p., art. 582; c.p., art. 585; l.
18 aprile 1975, n. 110, art. 4). [RV261017]
Detenzione abusiva – Successione ereditaria – Omessa
denuncia di munizioni da parte del detentore.
Risponde del reato di cui all’art. 697 c.p. il soggetto che, venuto
in possesso di munizioni per morte del precedente detentore,
abbia omesso di denunciarne il possesso alla competente au-
torità di P.S.. F Cass. pen., sez. I, 23 luglio 2014, n. 32796 (ud. 2
luglio 2014), Formisano (c.p., art. 697; r.d. 18 giugno 1931, n.
773, art. 38). [RV261193]
Detenzione e porto abusivi – Concorso – Mancata rimo-
zione di armi illecitamente detenute da altri in locali di
propria appartenenza.
Deve ritenersi concorrente nella illecita detenzione di armi e
munizioni, custodite od occultate a sua insaputa nei locali di
sua proprietà o da lui gestiti, (nella specie, a titolo di locazione),
chi, dopo esserne venuto a conoscenza, nulla faccia per rimuo-
vere tale situazione antigiuridica, dimostrando con il suo com-
portamento chiara connivenza con i proprietari del materiale
illecitamente detenuto. F Cass. pen., sez. VI, 10 novembre 2014,
n. 46303 (c.c. 4 novembre 2014), P.G. in proc. Grasso (c.p., art.
697; l. 2 ottobre 1967, n. 895, art. 2; l. 2 ottobre 1967, n. 895,
art. 7). [RV261016]
Associazione per delinquere
Associazione di tipo mafioso – Partecipazione – Presup-
posti.
La partecipazione ad associazione mafiosa ed il concorso ester-
no costituiscono fenomeni completamente alternativi fra loro,
in quanto la condotta associativa implica la conclusione di un
“pactum sceleris” fra il singolo e l’organizzazione criminale, in
forza del quale il primo rimane stabilmente a disposizione della
seconda per il perseguimento dello scopo sociale, con la volon-
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6/2015 Rivista penale
MASSIMARIO
tà di appartenere al gruppo, e l’organizzazione lo riconosce ed
include nella propria struttura, anche “per facta concludentia”
e senza necessità di manifestazioni formali o rituali, mentre il
concorrente esterno è estraneo al vincolo associativo, pur for-
nendo un contributo causalmente orientato alla conservazione
o al rafforzamento delle capacità operative dell’associazione,
ovvero di un suo particolare settore di attività o articolazione
territoriale, e diretto alla realizzazione, anche parziale, del pro-
gramma criminoso della medesima. (In motivazione la Corte ha
chiarito che, in sede cautelare, un unico percorso motivazionale
non può essere fungibilmente riferito all’una o all’altra delle due
fattispecie, che si pongono in rapporto di alternatività fra loro).
F Cass. pen., sez. VI, 16 aprile 2014, n. 16958 (c.c. 8 gennaio
2014), Costantino (c.p., art. 110; c.p., art. 416 bis). [RV261475]
Associazione di tipo mafioso – Permanenza durante lo
stato di detenzione – Configurabilità.
In tema di associazione per delinquere di stampo mafioso, il so-
pravvenuto stato detentivo dell’indagato non esclude la perma-
nenza della partecipazione dello stesso al sodalizio criminoso,
che viene meno solo nel caso, oggettivo, della cessazione della
consorteria criminale ovvero nelle ipotesi soggettive, positiva-
mente acclarate, di recesso o esclusione del singolo associato.
(Fattispecie in cui la Suprema Corte ha escluso la retrodatazio-
ne dei termini di decorrenza della custodia cautelare, ai sensi
dell’art. 297, comma terzo, c.p.p., ritenendo immune da vizi
l’accertamento della permanenza del reato di associazione di
stampo mafioso dopo l’emissione della prima misura coercitiva,
effettuato dal giudice del riesame, anche con specifico riguardo
al periodo di coercizione intramuraria). F Cass. pen., sez. I, 7
novembre 2014, n. 46103 (c.c. 7 ottobre 2014), Caglioti (c.p.p.,
art. 297; c.p., art. 416 bis). [RV261272]
Estremi – Vincolo associativo – Appartenenza di gran
parte degli associati allo stesso nucleo familiare.
In tema di associazione per delinquere, la costituzione del
sodalizio criminoso non è esclusa per il fatto che lo stesso sia
imperniato per lo più intorno a componenti della stessa famiglia
perché, al contrario, i rapporti parentali o coniugali, somman-
dosi al vincolo associativo, lo rendono ancora più pericoloso. F
Cass. pen., sez. II, 25 novembre 2014, n. 49007 (ud. 16 settembre
2014), Iussi e altri (c.p., art. 416). [RV261426]
Atti e provvedimenti del giudice penale
Declaratoria di determinate cause di non punibilità –
Giudizio davanti alla Corte di Cassazione – Accertamento
della intervenuta prescrizione del reato.
Il ricorrente che invochi nel giudizio di cassazione la prescri-
zione del reato, assumendo per la prima volta in questa sede
che la data di consumazione del reato è antecedente rispetto a
quella contestata, ha l’onere di indicare gli elementi di riscon-
tro alle sue affermazioni, indicando gli atti ai quali occorre fare
riferimento, essendo precluso in sede di legittimità qualsiasi
accertamento di merito. F Cass. pen., sez. V, 11 novembre 2014,
n. 46481 (ud. 20 giugno 2014), Martinelli e altri (c.p., art. 157;
c.p.p., art. 129; c.p.p., art. 606; c.p.p., art. 609). [RV261525]
Atti persecutori
Procedibilità a querela – Connessione con reato proce-
dibile d’ufficio – Nozione.
Il delitto di atti persecutori è procedibile d’ufficio se ricorre
l’ipotesi di connessione prevista nell’ultimo comma dell’art.
612 bis c.p., la quale si verifica non solo quando vi è connes-
sione in senso processuale (art. 12 cod. proc. pen), ma anche
quando vi è connessione in senso materiale, cioè ogni qualvolta
l’indagine sul reato perseguibile di ufficio comporti necessaria-
mente l’accertamento di quello punibile a querela, in quanto
siano investigati fatti commessi l’uno in occasione dell’altro,
oppure l’uno per occultare l’altro oppure ancora in uno degli
altri collegamenti investigativi indicati nell’art. 371 cod. proc.
pen. e purchè le indagini in ordine al reato perseguibile d’ufficio
siano state effettivamente avviate. (Fattispecie in cui la Corte,
ai fini della procedibilità, ha ritenuto il delitto di atti persecu-
tori connesso al reato di cui all’art. 75 del d.l.vo n. 159 del 2011
avendo l’imputato violato l’obbligo di rispettare le leggi per aver
minacciato e ingiuriato il coniuge separato). F Cass. pen., sez. I,
23 luglio 2014, n. 32787 (ud. 24 giugno 2014), Perrone (c.p., art.
612; c.p.p., art. 12; c.p.p., art. 371; d.l.vo 6 settembre 2011, n.
159, art. 75). [RV261429]
Reato di minaccia – Assorbimento – Sussistenza.
Il delitto di atti persecutori assorbe quello di minaccia ma non
quello di ingiuria, perchè, mentre gli atti intimidatori rientrano
tra gli elementi qualificanti della fattispecie, le ingiurie sono a
questa estranee ed incidono su un bene della vita diverso da
quello tutelato dall’art. 612 bis cod. proc.. F Cass. pen., sez. V, 3
ottobre 2014, n. 41182 (ud. 10 luglio 2014), S. (c.p., art. 594; c.p.,
art. 612; c.p., art. 612 bis). [RV261033]
Stalking – Estremi – Unificazione del singolo episodio
con condotte persecutorie oggetto di altro procedimento
penale ai fini dell’integrazione di un nuovo reato.
Il delitto di atti persecutori, in quanto reato necessariamente
abituale, non è configurabile in presenza di un’unica, per quanto
grave, condotta di molestie e minaccia, neppure unificando o ri-
collegando la stessa ad episodi pregressi oggetto di altro proce-
dimento penale attivato nella medesima sede giudiziaria, atteso
il divieto di “bis in idem”. F Cass. pen., sez. V, 20 novembre 2014,
n. 48391 (c.c. 24 settembre 2014), C. (c.p., art. 612 bis; c.p.p.,
art. 649). [RV261024]
Stalking – Evento del reato – Grave e perdurante stato
di ansia o di paura.
In tema di atti persecutori, la prova dell’evento del delitto, in
riferimento alla causazione nella persona offesa di un grave e
perdurante stato di ansia o di paura, deve essere ancorata ad
elementi sintomatici di tale turbamento psicologico ricavabili
dalle dichiarazioni della stessa vittima del reato, dai suoi com-
portamenti conseguenti alla condotta posta in essere dall’agen-
te ed anche da quest’ultima, considerando tanto la sua astratta
idoneità a causare l’evento, quanto il suo profilo concreto in
riferimento alle effettive condizioni di luogo e di tempo in cui
è stata consumata. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto immune da
censure la decisione di merito affermativa della responsabilità
di imputato il quale aveva posto in essere reiterate condotte ag-
gressive ed ingiuriose nei confronti della ex convivente fino ad
introdursi furtivamente in casa della stessa, dopo averla aggre-
dita in discoteca ed averla indotta a trovare riparo presso amici,
e a dare fuoco ad una parte dell’abitazione e degli oggetti ivi
contenuti). F Cass. pen., sez. VI, 3 dicembre 2014, n. 50746 (ud.
14 ottobre 2014), P.C. e G. (c.p., art. 612 bis). [RV261535]
Bellezze naturali (Protezione delle)
Deturpamento o distruzione – Condotta attiva o omis-
siva – Comportamento doloso o colposo.
La contravvenzione di cui all’art. 734 c.p., in quanto reato “a
forma libera”, è integrata da qualsiasi condotta, commissiva od
omissiva, dolosa o colposa, che distrugga o alteri le bellezze
naturali. F Cass. pen., sez. III, 20 novembre 2014, n. 48004 (ud.
17 settembre 2014), Liotta (c.p., art. 734). [RV261154]
Vincoli – Vincolo paesaggistico – Reati paesaggistici.
In tema di tutela del paesaggio, la sospensione condizionale
della pena può essere subordinata alla rimessione in pristino
dello stato dei luoghi ordinata dal giudice con la sentenza di
condanna, atteso che la non autorizzata immutazione dello
stato dei luoghi, in zona sottoposta a vincolo, può comportare
conseguenze dannose o pericolose e che la sanzione specifica
della rimessione ha una funzione direttamente ripristinatoria
del bene offeso. F Cass. pen., sez. III, 25 novembre 2014, n. 48984
(ud. 21 ottobre 2014), Maresca (d.l.vo 22 gennaio 2004, n. 42,
art. 181; c.p., art. 165). [RV261164]

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