Massimario

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Rivista penale 10/2014
Massimario
Abuso d`ufcio
Elemento soggettivo – Dolo intenzionale – Prova –
Prova dell’accordo collusivo con la persona da favorire
– Necessità – Esclusione.
In tema di abuso d’ufficio, la prova del dolo intenzionale che
qualifica la fattispecie non richiede l’accertamento dell’accordo
collusivo con la persona che si intende favorire, ben potendo
essere desunta anche da altri elementi quali, ad esempio, la
macroscopica illegittimità dell’atto. F Cass. pen., sez. III, 4 di-
cembre 2013, n. 48475 (ud. 7 novembre 2013), P.M., P.C. in proc.
Scaramazza e altri (c.p., art. 323). [RV258290]
Estremi – Abuso d’ufficio commesso mediante falso
ideologico in atto pubblico – Assorbimento del reato di
abuso in quello di falso – Esclusione.
Sussiste il concorso materiale e non l’assorbimento tra il reato
di falso ideologico in atto pubblico e quello di abuso d’ufficio, in
quanto offendono beni giuridici distinti; il primo, infatti, mira a
garantire la genuinità degli atti pubblici, il secondo tutela l’im-
parzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione.
Pertanto, mentre tra gli stessi ben può sussistere nesso teleolo-
gico (in quanto il falso può essere consumato per commettere il
delitto di cui all’art. 323 cod. pen.), la condotta dell’abuso d’uf-
ficio certamente non si esaurisce in quella del delitto di falso in
atto pubblico nè coincide con essa. F Cass. pen., sez. II, 4 feb-
braio 2014, n. 5546 (c.c. 11 dicembre 2013), Cuppari (c.p., art.
323; c.p., art. 479). [RV258205]
Estremi – Parere consultivo espresso da un pubblico uf-
ficiale – Rilevanza ai fini dell’integrazione della condotta
criminosa – Possibilità.
In tema di abuso di ufficio, può integrare la condotta del rea-
to anche la formulazione di un parere consultivo, se espresso
“contra legem”, nel caso in cui il giudice abbia accertato che il
provvedimento finale sia stato frutto di accordo tra gli operanti,
con la conseguenza che il predetto parere si inserisce nell’ “iter
criminis” come elemento diretto ad agevolare la formazione
di un atto illegittimo ed in grado di far conseguire un ingiusto
vantaggio. F Cass. pen., sez. II, 4 febbraio 2014, n. 5546 (c.c. 11
dicembre 2013), Cuppari (c.p., art. 323). [RV258206]
Estremi – Violazione di statuti degli enti locali – Reato
– Configurabilità.
In tema di abuso d’ufficio, gli atti normativi (tradizionalmente
denominati statuti) con cui gli enti locali disciplinano, ai sensi
degli artt. 7, 31 e 114 del D.Lgs. n. 267 del 2000, l’ordinamento e
il funzionamento dei consorzi costituiti per l’esercizio di funzio-
ni e la prestazione di servizi pubblici di competenza degli enti
medesimi (nella specie: smaltimento dei rifiuti), devono essere
annoverati tra le fonti regolamentari la cui violazione può inte-
grare il reato di cui all’art. 323 cod. pen. F Cass. pen., sez. VI, 28
gennaio 2014, n. 3745 (c.c. 18 dicembre 2013), P.M. in proc. La
Morgia e altri (c.p., art. 323; d.l.vo 18 agosto 2000, n. 267, art.
7; d.l.vo 18 agosto 2000, n. 267, art. 31; d.l.vo 18 agosto 2000,
n. 267, art. 89; d.l.vo 18 agosto 2000, n. 267, art. 110; d.l.vo
18 agosto 2000, n. 267, art. 114; d.l.vo 30 marzo 2001, n. 165,
art. 7). [RV258248]
Appello penale
Cognizione del giudice d’appello – Divieto di “refor-
matio in peius” – Appello del solo imputato – Esclusione
dell’aggravante della quantità ingente di sostanze stupe-
facenti – Conseguente riconoscimento della recidiva in
forma meno grave – Eliminazione dell’aumento di pena
relativo alla circostanza esclusa e conferma degli ulterio-
ri incrementi per le altre aggravanti – Legittimità – Viola-
zione del divieto di “reformatio in peius” – Esclusione.
Non viola il divieto della “reformatio in peius” il giudice di ap-
pello che, a seguito dell’impugnazione del solo imputato di una
sentenza di condanna in tema di stupefacenti, escluda l’aggra-
vante di cui all’art. 80, comma secondo, d.P.R. n. 309 del 1990, e,
conseguentemente, l’obbligatorietà dell’aumento per la recidiva
previsto dall’art. 99, comma quinto, cod. pen., ridetermini, poi,
la pena eliminando l’aumento per l’aggravante di cui al citato
art. 80 e lasciando, invece, inalterati gli ulteriori incrementi
della pena base, relativi alle altre circostanze aggravanti e alla
recidiva. F Cass. pen., sez. VI, 20 gennaio 2014, n. 2306 (c.c. 15
ottobre 2013), Settimo (c.p., art. 99; c.p.p., art. 597; c.p.p., art.
606; d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73). [RV258240]
Cognizione del giudice d’appello – Divieto di “refor-
matio in peius” – Impugnazione del solo imputato – De-
claratoria di prescrizione con riferimento alla violazione
più grave – Pena base per altro reato superiore a quella
individuata in primo grado – Violazione del divieto della
“reformatio in peius” – Configurabilità.
Nel giudizio di appello instaurato a seguito di impugnazione del
solo imputato, viola il divieto della “reformatio in peius” il giu-
dice che, in ipotesi di reato continuato, dichiari la prescrizione
per la violazione ritenuta più grave in primo grado e ridetermini
la nuova pena base in relazione ad altro reato, in maniera supe-
riore a quella in precedenza stabilita. (Fattispecie, nella quale
la Corte ha annullato la decisione del giudice dell’appello, che,
dichiarato prescritto il reato base per il quale il Tribunale aveva
stabilito la pena di anni due di reclusione ed euro 516,00 di mul-
ta, aveva rideterminato la pena del residuo reato satellite in anni
due di reclusione ed euro 600,00 di multa). F Cass. pen., sez. II,
4 febbraio 2014, n. 5502 (ud. 22 ottobre 2013), Cavani (c.p., art.
81; c.p., art. 597). [RV258263]
Cognizione del giudice d’appello – Divieto di “reforma-
tio in peius” – Reato continuato – Diversa individuazione
del reato più grave – Pena finale inferiore a quella irroga-
ta in primo grado – Violazione del divieto – Esclusione.
Il divieto di “reformatio in peius” non opera nel caso in cui,
nell’esercizio del potere-dovere di correggere gli errori di diritto
contenuti nella sentenza impugnata, il giudice d’appello, appli-
cando la disciplina della continuazione, abbia rideterminato la
pena base con riferimento ad un reato diverso da quello erro-
neamente individuato dal primo giudice come reato più grave,
pervenendo comunque - all’esito dei calcoli intermedi - ad una
pena finale inferiore a quella applicata in primo grado. F Cass.
pen., sez. VI, 10 dicembre 2013, n. 49820 (ud. 5 dicembre 2013),
Billizzi e altri (c.p., art. 81; c.p.p., art. 597). [RV258139]
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10/2014 Rivista penale
MASSIMARIO
Applicazione della pena su richiesta
delle parti
Condizioni – Recidiva – Preclusione al patteggiamento
“allargato” – Condizioni.
Per l’esclusione dal patteggiamento a pena detentiva superiore
a due anni (cosiddetto “patteggiamento allargato”), è sufficiente
che la recidiva, contestata ai sensi dell’art. 99, comma quarto,
cod. pen., sia stata riconosciuta dal giudice, anche se in con-
creto non applicata per effetto del giudizio di equivalenza con
circostanze attenuanti. F Cass. pen., sez. VI, 20 gennaio 2014, n.
2332 (c.c. 15 gennaio 2014), P.G. in proc. Bastante (c.p., art. 69;
c.p., art. 99; c.p.p., art. 444). [RV258258]
Sentenza – Applicazione della confisca facoltativa – Ob-
bligo di motivazione – Necessità.
In tema di patteggiamento, l’estensione dell’applicabilità della
confisca, per effetto della L. n. 134 del 2003, a tutte le ipotesi
previste dall’art. 240 cod. pen., e non più solo a quelle previ-
ste come ipotesi di confisca obbligatoria, impone al giudice di
motivare le ragioni per cui ritiene di dover disporre la confisca
di specifici beni sottoposti a sequestro, ovvero, in subordine,
quelle per cui non ritiene attendibili le giustificazioni eventual-
mente addotte in ordine alla provenienza del denaro o dei beni
confiscati. (Fattispecie, nella quale la Corte riteneva inadeguata
ed insufficiente la motivazione con cui i giudici disponevano la
confisca di un computer limitandosi ad affermare che trattavasi
di bene di pertinenza del reato). F Cass. pen., sez. II, 12 febbra-
io 2014, n. 6618 (c.c. 21 gennaio 2014), Fiocco (c.p., art. 240;
c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445; l. 12 giugno 2003, n. 134).
[RV258275]
Sentenza – Mancata confisca o restituzione del presun-
to profitto del reato – Ricorso in cassazione – Possibilità
– Esclusione – Richiesta al giudice dell’esecuzione – Pos-
sibilità – Accertamento dell’effettiva natura di profitto
del reato – Restituzione – Esclusione – Ragioni.
In tema di patteggiamento, la sentenza del giudice ha non ha
disposto nè la confisca nè la restituzione del presunto profitto
del reato non può essere impugnata con ricorso per cassazio-
ne, essendo, invece, onere dell’interessato rivolgersi al giudice
dell’esecuzione il quale, qualora accerti che effettivamente il
bene in sequestro vada qualificato come profitto del reato, non
può disporre la restituzione, trattandosi comunque di provento
conseguente a negozio illecito per contrarietà a norme impera-
tive. (Fattispecie in cui il Gip non aveva disposto nè la confisca
nè la restituzione del denaro trovato in possesso di un soggetto
nei cui confronti era stata applicata la pena su richiesta per il
delitto di spaccio di stupefacenti). F Cass. pen., sez. VI, 18 no-
vembre 2013, n. 46217 (c.c. 12 novembre 2013), Diao (d.p.r. 9
ottobre 1990, n. 309, art. 73; c.p., art. 240; c.p.p., art. 263).
[RV258234]
Appropriazione indebita
Elemento oggettivo del reato – Contratti bancari – Ac-
credito fraudolento da parte del dirigente di una banca –
Su conto corrente del cliente – Pagamento di assegni privi
di provvista – Configurabilità del reato – Ragioni.
Risponde di appropriazione indebita e non di truffa il diretto-
re di un istituto bancario, che, in collusione con un cliente ed
omettendo i doverosi controlli interni, metta a disposizione
dello stesso somme di denaro, accreditando sul di lui conto o
pagando direttamente assegni privi di provvista. (In motivazio-
ne la Corte ha evidenziato che la qualità di direttore consente
all’agente un’ampia e materiale disponibilità delle somme de-
positate in banca, rispetto alle quali, con l’attribuzione diretta
o l’accreditamento al terzo, egli si comporta “uti dominus”).
F Cass. pen., sez. II, 12 febbraio 2014, n. 6603 (ud. 21 gennaio
2014), Carchidi e altro (c.p., art. 61; c.p., art. 640; c.p., art.
646). [RV258280]
Elemento oggettivo del reato – Incasso di assegno ban-
cario ricevuto in garanzia – Configurabilità del reato –
Condizioni.
Integra il delitto di cui all’art. 646 cod. pen. la condotta del
prenditore che ponga all’incasso un assegno bancario ricevuto
in garanzia, appropriandosi della somma riscossa, in violazione
dell’accordo concluso con l’emittente. (Fattispecie, nella quale
la Corte ha escluso sotto il profilo dell’elemento soggettivo la
sussistenza del reato di appropriazione indebita nella condot-
ta dell’imputato che poneva all’incasso l’assegno ricevuto in
garanzia, dopo che la contraente era venuta meno alla stipula
del contratto definitivo che si era obbligata a stipulare). F Cass.
pen., sez. II, 5 febbraio 2014, n. 5643 (ud. 15 gennaio 2014), An-
toniazzi. (c.p., art. 646). [RV258276]
Elemento oggettivo del reato – Locazione finanziaria
e vendita con riserva di proprietà – Pagamento parziale
del prezzo – Atti “uti dominus” del locatore o comprato-
re – Interversione del possesso – Elemento oggettivo del
reato – Sussistenza.
Nell’ambito di un contratto di locazione finanziaria o di vendita
con riserva di proprietà, fino a quando non si verifica il totale pa-
gamento del prezzo, il locatario o il compratore hanno soltanto
il possesso delle cose locate o acquistate, delle quali non pos-
sono disporre “uti dominus”, senza una illecita inversione del ti-
tolo del possesso e la conseguente responsabilità per il reato di
appropriazione indebita. F Cass. pen., sez. II, 6 febbraio 2014, n.
5809 (ud. 5 dicembre 2013), Tetta (c.p., art. 646). [RV258265]
Elemento oggettivo del reato – Mandato alle liti – Som-
me riscosse a nome e per conto del cliente – Ritenzione
di dette somme per soddisfare un credito professionale
nei confronti del cliente stesso – Reato di appropriazione
indebita – Configurabilità – Condizioni.
Si configura il reato di appropriazione indebita nella condotta
dell’esercente la professione forense, che trattenga somme ri-
scosse a nome e per conto del cliente, anche se egli sia, a sua
volta, creditore di quest’ultimo per spese e competenze relative
ad incarichi professionali espletati, a meno che non si dimostri
non solo l’esistenza del credito, ma anche la sua esigibilità ed il
suo preciso ammontare. F Cass. pen., sez. II, 4 febbraio 2014, n.
5499 (ud. 9 ottobre 2013), Carnevale Baraglia (c.p., art. 646).
[RV258220]
Associazione per delinquere
Associazione di tipo mafioso – Concorso “esterno”
– Configurabilità – Presupposti – Efficienza causale del
contributo del concorrente – Necessità – Fattispecie.
In tema di associazione di tipo mafioso, assume il ruolo di con-
corrente “esterno” colui che, pur non inserito stabilmente nella
struttura organizzativa del sodalizio, fornisce tuttavia un con-
creto, specifico, consapevole e volontario contributo, di natura
materiale o morale, sempre che questo esplichi una effettiva
rilevanza causale nella conservazione o nel rafforzamento delle
capacità operative dell’associazione, e sia diretto alla realizza-
zione, anche parziale, del programma criminoso della medesi-
ma. (Fattispecie relativa a soggetto dedito, in modo non occa-
sionale né episodico, a far da tramite tra diversi appartenenti a
“cosa nostra” ed altri associati, tra cui i familiari di un soggetto
in posizione apicale). F Cass. pen., sez. VI, 10 dicembre 2013, n.
49820 (ud. 5 dicembre 2013), Billizzi e altri (c.p., art. 110; c.p.,
art. 416 bis). [RV258137]
Associazione di tipo mafioso – Concorso esterno – Con-
figurabilità – Presupposti – Efficacia causale del contri-
buto – Necessità.
In tema di associazione di tipo mafioso, assume il ruolo di “con-
corrente esterno” colui che, pur non inserito stabilmente nella
struttura organizzativa del sodalizio, fornisce tuttavia un con-
tributo concreto, specifico, consapevole e volontario, di natura
materiale o morale, che abbia, altresì, una effettiva rilevanza

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