Massimario

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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Rivista penale 9/2014
Massimario
Abuso d`ufcio
Estremi – Attribuzione illegittima della gestione di
servizi nell’interesse dell’amministrazione conferente –
Vantaggio patrimoniale costituente evento del reato.
In tema di abuso di ufficio, qualora l’azione amministrativa
illegittima si caratterizzi per l’attribuzione al privato della ge-
stione di servizi nell’interesse dell’amministrazione conferente,
il vantaggio patrimoniale che integra l’evento del reato non si
sostanzia né nell’atto, meramente interno, di scelta del privato
né nell’ulteriore ed opposto estremo dell’acquisizione del “tan-
tundem” patrimoniale derivante dall’esecuzione del servizio, ma
nella stipula dell’atto negoziale nel quale si incontrano le volontà
dell’amministrazione, rappresentata all’esterno, e del soggetto
beneficiario, in quanto in questo momento la sfera patrimoniale
del privato si accresce ingiustamente delle posizioni soggettive
connesse all’accordo con l’amministrazione; in assenza, invece,
della stipula di un atto negoziale, la consumazione del reato
coincide con il momento di materiale affidamento del servizio.
F Cass. pen., sez. VI, 13 dicembre 2013, n. 50334 (ud. 2 ottobre
2013), La Chimia e altri (c.p., art. 323). [RV257844]
Adulterazione e contraffazione di so-
stanze alimentari
Elemento oggettivo – Realizzazione di farmaco privato
del principio attivo e sostituto con altro meno efficace –
Reato configurabile.
La realizzazione, in funzione della successiva messa in commer-
cio, di un farmaco privato del suo principio attivo, sostituito
con altro di minore o di nessuna efficacia, che non lo renda
pericoloso per la salute pubblica integra il reato di cui all’art.
443 c.p. in quanto in tal modo il farmaco medesimo non viene
né adulterato né contraffatto ma reso solo imperfetto. (In ap-
plicazione del principio, la Corte ha annullato la decisione del
tribunale del riesame che aveva ritenuto configurabile il delitto
di cui all’art. 440 c.p.). F Cass. pen., sez. I, 13 dicembre 2013, n.
50566 (c.c. 7 novembre 2013), Bonifacio e altri (c.p., art. 440;
c.p., art. 443). [RV257610]
Amnistia, indulto e grazia
Indulto – Divieto di concessione dell’indulto – Reati ag-
gravati dalla circostanza del metodo mafioso.
In materia di applicazione dell’indulto, di cui alla legge 31 aprile
2006, n. 241, il divieto di concessione del beneficio in ordine ai
reati aggravati dalla circostanza prevista dall’art. 7 D.L. 13 mag-
gio 1991, n. 152, non può estendersi agli altri reati concorrenti
per i quali la medesima aggravante non sia stata formalmente
contestata, ritenendone l’esistenza sulla base di una inter-
pretazione contenutistica della sentenza. (In applicazione del
principio la Corte ha annullato l’ordinanza del giudice dell’ese-
cuzione che aveva esteso il divieto di applicazione dell’indulto
per il reato di partecipazione ad associazione di tipo mafioso
ai reati di omicidio e detenzione armi, per i quali non era stata
formalmente contestata la circostanza, ritenendola contenuta
nelle aggravanti formalmente contestate dei motivi abietti e
del nesso teleologico). F Cass. pen., sez. I, 30 settembre 2013,
n. 40394 (c.c. 24 settembre 2013), Russo (d.l. 13 maggio 1991,
n. 152, art. 7; l. 31 luglio 2006, n. 241, art. 1; c.p., art. 61).
[RV257603]
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Benefici – Ricono-
scimento della continuazione.
Il giudice d’appello non può riconoscere d’ufficio, tra i reati
rimessi alla sua cognizione, la continuazione, se questa non ha
formato oggetto di espressa richiesta da parte dell’interessato.
F Cass. pen., sez. II, 9 dicembre 2013, n. 49436 (ud. 8 ottobre
2013), P.G., Ruci (c.p., art. 81; c.p.p., art. 597). [RV257870]
Cognizione del giudice di appello – Esclusione di ufficio
della recidiva riconosciuta in primo grado – Possibilità.
Il giudice di appello non può escludere la recidiva riconosciuta
in primo grado in assenza di uno specifico motivo di appello
dell’imputato e ciò in quanto si tratta di un’ipotesi non prevista
dal comma quinto dell’art. 597 c.p.p. che individua in modo tas-
sativo il potere di intervenire di ufficio sulla pena. (Nella specie,
la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato che
si era doluto del difetto di motivazione su richiesta di esclusione
della recidiva avanzata con le conclusioni rassegnate in udienza
di discussione). F Cass. pen., sez. II, 26 novembre 2013, n. 47025
(ud. 3 ottobre 2013), Cogotti (c.p.p., art. 597; c.p., art. 99).
[RV257752]
Cognizione del giudice di appello – Pena – Pena illegale
favorevole all’imputato.
In tema di determinazione di pena, ove il giudice abbia inflitto
una pena in contrasto con la previsione di legge ma in senso
favorevole all’imputato, si realizza un errore al quale la Corte
di cassazione, in difetto di specifico motivo di gravame da parte
del P.M., non può porre riparo nè con le formalità di cui agli artt.
130 e 619 c.p.p., perché si versa in ipotesi di errore di giudizio
e non di errore materiale del computo aritmetico della pena, nè
in osservanza all’art. 1 c.p. ed in forza del compito istituzionale
proprio della Corte di cassazione di correggere le deviazioni da
tale disposizione, ciò in quanto la possibilità di correggere in
sede di legittimità la illegalità della pena, nella specie o nella
quantità, è limitata all’ipotesi in cui l’errore sia avvenuto a
danno e non in vantaggio dell’imputato, essendo anche in detta
sede non superabile il limite del divieto della “reformatio in
peius”. F Cass. pen., sez. VI, 11 dicembre 2013, n. 49858 (ud. 20
novembre 2013), G. (c.p.p., art. 130; c.p.p., art. 619; c.p., art.
1). [RV257672]
Applicazione della pena su richiesta
delle parti
Pena – Estinzione del reato ai sensi dell’art. 445, comma
secondo, c.p.p. – Applicabilità nelle ipotesi di estinzione
della pena per indulto.
In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, l’in-
tervenuta estinzione della pena concordata per indulto non osta
al verificarsi dell’effetto estintivo del reato, qualora ricorrano i
presupposti di cui all’art. 445, comma secondo, c.p.p.. F Cass.
pen., sez. I, 8 novembre 2013, n. 45296 (c.c. 24 ottobre 2013),
Milan (c.p., art. 174; c.p.p., art. 445; c.p.p., art. 672; att. c.p.p.,
art. 136). [RV257621]
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9/2014 Rivista penale
MASSIMARIO
Appropriazione indebita
Rapporto societario – Società a responsabilità limitata
– Applicazione di denaro in danno della società.
Integra il delitto di appropriazione indebita aggravato dall’abuso
delle relazioni di ufficio la condotta dell’amministratore, socio
unico di una società a responsabilità limitata, che si appropri
di denaro della società stessa distraendolo dallo scopo cui è
destinato. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto legittimo il
sequestro preventivo del denaro, oggetto dell’appropriazione,
trattandosi di bene collegato all’attività delittuosa dell’indagato,
ritenendo sussistente il “periculum in mora” consistito nella
possibilità che se il denaro fosse stato restituito avrebbe potuto
essere oggetto di nuove e definitive appropriazioni). F Cass.
pen., sez. II, 12 dicembre 2013, n. 50087 (c.c. 14 novembre 2013),
Biondo e altro (c.p., art. 61; c.p., art. 646; c.p.p., art. 321).
[RV257646]
Armi e munizioni
Armi proprie e armi improprie – Armi improprie – Pa-
letta di plastica.
Per arma impropria deve intendersi qualsiasi oggetto, anche
di uso comune e privo di apparente idoneità all’offesa, che sia
in concreto utilizzato per procurare lesioni personali, giacché
il porto dell’oggetto cessa di essere giustificato nel momento
in cui viene meno il collegamento immediato con la sua fun-
zione per essere utilizzato come arma. F Cass. pen., sez. V, 9
dicembre 2013, n. 49517 (c.c. 21 novembre 2013), P.M. in proc.
R. (c.p., art. 582; c.p., art. 585; l. 18 aprile 1975, n. 110, art.
4). [RV257758]
Associazione per delinquere
Associazione di tipo mafioso – Partecipazione – Dispo-
nibilità alla formale intestazione di una ditta per conto di
un esponente dell’associazione.
La prova della partecipazione di un imprenditore ad una as-
sociazione per delinquere di stampo mafioso non può essere de-
sunta dal solo fatto che egli si sia reso disponibile a fungere da
formale intestatario di una impresa, o di sue quote, a favore di
un esponente del sodalizio criminale, effettivo titolare e gestore
dell’attività economica, trattandosi di espediente utilizzabile an-
che al solo fine di eludere divieti di natura civilistica o di celare
interessi illeciti non riconducibili alla cosca. F Cass. pen., sez. I,
25 ottobre 2013, n. 43901 (c.c. 10 ottobre 2013), Greco (c.p., art.
416 bis). [RV257814]
Associazione di tipo mafioso – Partecipazione – Requi-
siti.
Ai fini dell’integrazione della condotta di partecipazione ad as-
sociazione di tipo mafioso, non è necessario che il membro del
sodalizio si renda protagonista di specifici reati - fine, perché il
contributo del partecipe può essere costituito anche dal sem-
plice inserimento all’interno della compagine criminale, se-
condo modalità tali da poterne desumere la completa “messa a
disposizione” dell’organizzazione mafiosa, anche solo per la di-
sponibilità ad agire come “uomo d’onore”. (La S.C. ha precisato
che la qualità di “uomo d’onore” non può esaurirsi in una mera
manifestazione positiva di volontà di adesione morale al sodali-
zio criminale, bensì in un contributo comunque idoneo a fornire
efficacia al mantenimento in vita e al perseguimento degli scopi
di esso). F Cass. pen., sez. V, 10 dicembre 2013, n. 49793 (c.c. 5
giugno 2013), Spagnolo (c.p., art. 416 bis). [RV257826]
Elemento psicologico – Dolo – Commissione di reati
rientranti nel programma associativo.
Il dolo del delitto di associazione a delinquere è integrato dalla
coscienza e volontà di partecipare attivamente alla realizzazio-
ne del programma delinquenziale in modo stabile e permanente
e può desumersi in modo fortemente indiziante dalla stessa
realizzazione dell’attività delittuosa in termini conformi al piano
associativo. F Cass. pen., sez. VI, 13 dicembre 2013, n. 50334 (ud.
2 ottobre 2013), La Chimia e altri (c.p., art. 43; c.p., art. 416).
[RV257845]
Estremi – Beni di azienda amministrata da soggetto
indagato – Sequestro funzionale alla confisca.
Ai fini del sequestro funzionale alla confisca dei beni di un’azien-
da amministrata da un soggetto indagato del delitto di parte-
cipazione ad associazione di tipo mafioso, occorre dimostrare
una correlazione tra i cespiti e l’ipotizzata attività illecita del
soggetto agente. F Cass. pen., sez. VI, 26 novembre 2013, n.
47080 (c.c. 24 ottobre 2013), Guerrera e altro (c.p., art. 416 bis).
[RV257709]
Partecipazione – Soggetto che agendo per un proprio
interesse rafforzi l’associazione – Configurabilità.
È configurabile la partecipazione ad un’associazione a delinque-
re di un soggetto che, pur agendo per il proprio fine di profitto,
contribuisca al mantenimento ed alla realizzazione degli scopi
dell’associazione. (Fattispecie in cui era stato ritenuto partecipe
di un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei
furti un soggetto che, in più occasioni, si era prestato a nascon-
dere la merce trafugata e anche a ricettarla). F Cass. pen., sez.
II, 25 novembre 2013, n. 46989 (ud. 8 novembre 2013), Bortolotti
(c.p., art. 416; c.p., art. 624; c.p., art. 648). [RV257607]
Associazioni sovversive
Elementi costitutivi – Associazione eversiva con finali-
tà di terrorismo – Fattispecie.
Ai fini del “discrimen” tra la fattispecie di cui all’art. 270 bis c.p.
(associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o
di eversione dell’ordine democratico) e quella di cui all’art. 270
c.p. (associazioni sovversive) è necessario avere riguardo alla
natura della violenza utilizzata per perseguire il fine per il quale
l’associazione sia costituita, sussistendo la violenza generica
nell’associazione ex art. 270 c.p. e la violenza terroristica in quel-
la ex art. 270 bis c.p., considerato che il terrorismo, ancorché
qualificato come finalità dall’art. 270 bis c.p., non costituisce, in
genere, un obiettivo ma un mezzo o una strategia che si carat-
terizza per l’uso indiscriminato della violenza, non solo perché
accetta gli effetti collaterali della violenza diretta, ma anche per-
ché essa può essere rivolta in “incertam personam” allo scopo
di generare panico, terrore, insicurezza e costringere chi ha il
potere di prendere decisioni a fare o tollerare soluzioni che non
avrebbe accettato in condizioni normali. (Fattispecie in cui si è
ritenuta l’esistenza di gravi indizi in ordine alla riconducibilità di
una associazione sovversiva di matrice anarco-insurrezionalista
alla previsione di cui all’art. 270 bis c.p., rilevando all’interno
della compagine criminosa - ancorché non gerarchizzata - una
chiara suddivisione di ruoli fra ideologi e militanti operativi, di-
sponibilità di forme di finanziamento e di un simbolo nonché il
proposito, desumibile dai suoi progetti e risultante dalle azioni
commesse in esecuzione del programma associativo, di intimi-
dire indiscriminatamente la popolazione, suscitando terrore e
panico e non già di indirizzarsi esclusivamente ad obiettivi di
elezione allo scopo di ottenere un effetto paradigmatico; la
S.C. ha, invece, censurato la decisione del giudice della cautela
laddove ha ritenuto l’esistenza di gravi indizi in ordine all’ap-
partenenza dell’indagato a detto contesto associativo, ritenendo
insufficientemente motivata la conferma della gravità indiziaria
in ordine a vicende in sé poco significative e per di più di carat-
tere estemporaneo). F Cass. pen., sez. V, 20 novembre 2013, n.
46340 (c.c. 4 luglio 2013), Stefani (c.p., art. 270; c.p., art. 270
bis). [RV257547]
Elementi costitutivi – Nozione di ordinamenti econo-
mici o sociali al cui sovvertimento siano dirette e idonee
tali associazioni – Necessità che si tratti di specifici enti
o istituzioni.
La fattispecie di associazione sovversiva di cui all’art. 270 c.p.
sanziona ogni condotta violenta programmaticamente diretta
a menomare le libertà fondamentali espressione del sistema

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