Massimario

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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Rivista penale 7-8/2014
Massimario
Abusivo esercizio di una professione
Attività professionale di odontoiatra – Diplomi rila-
sciati da uno stato dell’unione europea – Esercizio della
professione in italia – Legittimità – Condizioni – Formale
riconoscimento delle autorità italiane – Necessità – Fatti-
specie.
In tema di abusivo esercizio di una professione, lo svolgimento
dell’attività di odontoiatra da parte dei cittadini dell’Unione
europea in possesso del diploma rilasciato da uno Stato del-
l’Unione non configura gli estremi del reato previsto dall’art. 348
cod. pen. solo se l’interessato abbia presentato domanda al Mi-
nistero della Sanità e questo, dopo aver accertato la regolarità
dell’istanza e della relativa documentazione, abbia trasmesso la
stessa all’ordine professionale competente per l’iscrizione. (Fat-
tispecie in cui è stata confermata la condanna di un soggetto
che aveva esercitato la professione di odontoiatra mentre era in
corso la procedura di riconoscimento dei titoli rilasciati da altro
paese membro dell’Unione europea). F Cass. pen., sez. VI, 29 no-
vembre 2013, n. 47532 (ud. 13 novembre 2013), La Barbera (c.p.,
art. 348; l. 24 luglio 1985, n. 409, art. 7; l. 24 luglio 1985, n.
409, art. 8; dir. 25 luglio 1978, n. 686). [RV257455]
Appello penale
Cognizione del giudice d’appello – Circostanze – Manca-
to esercizio del potere di comparazione delle circostanze
– Obbligo di motivazione – Configurabilità – Condizioni.
Il giudice d’appello ha l’obbligo di motivare sul mancato eserci-
zio del potere di comparizione fra le circostanze, ai sensi dell’
art. 597, quinto comma, cod. proc. pen., solo se vi sia stata sol-
lecitazione della parte nel corso del giudizio e tale può essere
considerata anche la presentazione di un motivo nuovo, sep-
pure formulato al di fuori dei termini e dei modi stabiliti dagli
artt. 581, 585, comma quarto, cod, proc, pen, e 167 disp. att. cod.
proc. pen. F Cass. pen., sez. II, 4 ottobre 2013, n. 40997 (ud. 26
giugno 2013), Petito (c.p., art. 69; c.p.p., art. 597). [RV257234]
Cognizione del giudice d’appello – Divieto di “reforma-
tio in peius” – Mutamento della qualificazione giuridica
del fatto – Maggiore gravità – Legittimità – Fattispecie.
Non viola il divieto della “reformatio in peius” la sentenza di
appello che, su impugnazione dell’imputato, dia al fatto una
definizione giuridica più grave. (Fattispecie in cui la Corte di
appello aveva riformato, in assenza di impugnazione del P.M.,
la decisione di primo grado che aveva considerato la qualità di
capo di un’associazione mafiosa come un’aggravante, ritenen-
dola, invece, un reato autonomo ed aveva, quindi, respinto l’ap-
pello dell’imputato con cui si chiedeva di applicarsi il criterio
moderatore di cui all’art. 63, comma quarto, cod.pen.). F Cass.
pen., sez. II, 7 ottobre 2013, n. 41142 (ud. 19 settembre 2013),
Rea e altri (c.p.p., art. 597; c.p., art. 416 bis). [RV257338]
Cognizione del giudice d’appello – Divieto di “reforma-
tio in peius” – Reato continuato – Assoluzione in appello
dalla violazione più grave – Pena base per altro reato su-
periore a quella assunta come base in prime cure – Viola-
zione del divieto di reformatio in peius – Configurabilità.
Nel giudizio di appello instaurato a seguito di impugnazione del
solo imputato, viola il divieto della reformatio in peius, il giudice
che, in ipotesi di reato continuato, assolva l’imputato dalla vio-
lazione ritenuta più grave in primo grado e ridetermini la nuova
pena base in relazione ad altro reato, in maniera superiore a
quella in precedenza stabilita. F Cass. pen., sez. V, 25 settembre
2013, n. 39837 (ud. 2 luglio 2013), Cavaliere e altri (c.p., art. 81;
c.p.p., art. 597). [RV257365]
Specificità dei motivi – Significato – Fattispecie.
In tema di impugnazioni, il requisito della specificità dei motivi
di appello è rispettato quando l’atto di impugnazione individua
il punto che intende devolvere alla cognizione del giudice del
gravame, enucleandolo con riferimento alla motivazione della
sentenza impugnata, e specificando tanto i motivi di dissenso
dalla decisione appellata che l’oggetto della diversa delibera-
zione sollecitata presso il giudice “ad quem”. (Fattispecie in
cui la Corte ha ritenuto specifico un unico succinto motivo di
gravame che consentiva, tuttavia, di individuare sia il punto
della sentenza impugnata, sia la critica a quest’ultima mossa).
F Cass. pen., sez. II, 4 dicembre 2013, n. 48422 (ud. 5 novembre
2013), Alberici (c.p.p., art. 581; c.p.p., art. 591; c.p., art. 648).
[RV257506]
Appropriazione indebita
Appropriazione di cose smarrite – Appropriazione di
una cosa smarrita che conservi intatti i segni del legittimo
possesso altrui – Configurabilità del reato – Esclusione –
Configurabilità del delitto di furto – Sussistenza.
Nell’ipotesi di smarrimento di cose che, come gli assegni o le
carte di credito, conservino chiari ed intatti i segni esteriori di
un legittimo possesso altrui, il venir meno della relazione mate-
riale fra la cosa ed il suo titolare non implica la cessazione del
potere di fatto di quest’ultimo sul bene smarrito, con la conse-
guenza che colui che se ne appropria senza provvedere alla sua
restituzione commette il reato di furto e non quello di appro-
priazione di cose smarrite. F Cass. pen., sez. II, 25 novembre
2013, n. 46991 (ud. 8 novembre 2013), Zaiti (c.p., art. 624; c.p.,
art. 647). [RV257432]
Compensazione con crediti preesistenti – Opponibilità
– Limiti – Fattispecie.
Nel reato di appropriazione indebita non opera il principio
della compensazione con credito preesistente, allorché si tratti
di crediti non certi, nè liquidi ed esigibili. (Fattispecie nella
quale é stato ritenuto configurabile il reato nei confronti di un
avvocato che aveva riscosso sette titoli di pagamento emessi
in favore del proprio assistito e trattenuto le relative somme a
compensazione di crediti professionali maturati nei confronti
del cliente, che, però, ne contestava l’esistenza). F Cass. pen.,
sez. II, 8 gennaio 2014, n. 293 (ud. 4 dicembre 2013), Silvano
(c.p., art. 646). [RV257317]
Compravendita – Appropriazione dell’importo corri-
sposto a titolo di acconto – Appropriazione indebita –
Configurabilità.
Integra il delitto di appropriazione indebita la condotta di colui
che si impossessi dell’importo corrisposto a titolo di acconto
sul prezzo pattuito nel contratto preliminare per l’acquisto di un
immobile. F Cass. pen., sez. II, 3 dicembre 2013, n. 48136 (ud. 21
novembre 2013), Porsia. (c.p., art. 646; c.c., art. 1350; c.c., art.
1351; c.c., art. 1755). [RV257483]
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mas
7-8/2014 Rivista penale
MASSIMARIO
Elemento oggettivo – Abuso della qualifica di segnala-
tore o intermediario di società finanziaria – Circostanza
aggravante della prestazione d’opera – Configurabilità –
Ragioni.
È configurabile l’aggravante di cui all’art. 61 n. 11 cod. pen. nei
confronti di colui che commette il delitto di appropriazione
indebita spendendo la qualifica, anche se fittizia, di segnalatore
o intermediario per conto di una società finanziaria, in quanto
il concetto di prestazione d’opera, cui fa riferimento il citato
art. 61 n. 11, non coincide con la nozione civilistica di locazione
d’opera, dovendo essere esteso a quelle situazioni che si risol-
vono in una prestazione di servizio alla cui base vi è un rapporto
di fiducia. F Cass. pen., sez. II, 20 giugno 2013, n. 26850 (ud.
23 maggio 2013), Faenza e altri (c.p., art. 61; c.p., art. 646).
[RV257331]
Mandato – Mandatario che si appropria delle “res” affi-
datagli – Reato – Sussistenza – Fattispecie.
Commette il delitto di appropriazione indebita il mandatario
che, violando le disposizioni impartitegli dal mandante, si ap-
propri del denaro ricevuto utilizzandolo per propri fini e, quindi,
per scopi diversi ed estranei agli interessi del mandante. (Fatti-
specie relativa ad appropriazione di una somma accreditata sul
proprio conto corrente dalla Cassa Nazionale di Previdenza ed
assistenza a favore dei Ragionieri e Periti commerciali da parte
del mandatario incaricato di compiere un’offerta reale relativa
ad una controversia civile). F Cass. pen., sez. II, 19 novembre
2013, n. 46256 (ud. 17 ottobre 2013), Deodato (c.p., art. 646).
[RV257446]
Momento consumativo del reato – Individuazione – Fat-
tispecie
Il delitto di appropriazione indebita è reato istantaneo che si
consuma con la prima condotta appropriativa e, cioè nel mo-
mento in cui l’agente compia un atto di dominio sulla cosa
con la volontà espressa o implicita di tenere questa come pro-
pria (Nella specie, la Corte ha ritenuto perfezionato il delitto
di appropriazione indebita della documentazione relativa al
condominio da parte di colui che ne era stato amministratore,
non nel momento della revoca dello stesso e della nomina del
successore, bensì nel momento in cui l’agente, volontariamente
negando la restituzione della contabilità detenuta, si era com-
portato “uti dominus” rispetto alla “res”). F Cass. pen., sez. II,
10 luglio 2013, n. 29451 (ud. 17 maggio 2013), Maxia (c.p., art.
646). [RV257232]
Armi e munizioni
Armi da fuoco o da sparo – Detenzione d arma clande-
stina – Ricettazione di arma clandestina – Configurabilità
del concorso dei reati – Sussistenza.
Si ha concorso di reati tra il delitto di detenzione di arma clande-
stina e quello di ricettazione pur quando il delitto presupposto
della ricettazione sia quello di alterazione dell’arma medesima.
F Cass. pen., sez. VI, 14 novembre 2013, n. 45903 (ud. 16 ottobre
2013), Iengo (l. 18 aprile 1975, n. 110, art. 23; c.p., art. 15;
c.p., art. 648). [RV257387]
Armi da fuoco o da sparo – Pistola lanciarazzi – Arma
comune da sparo – Configurabilità.
La pistola lanciarazzi è arma comune da sparo, anche se priva
di tromboncino di lancio, potendo questo essere facilmente
reperito e fissato nell’apposita filettatura della canna ed essen-
do l’arma idonea all’impiego ove integrata con la componente
mancante. F Cass. pen., sez. I, 24 ottobre 2013, n. 43478 (ud. 10
ottobre 2013), Duca (c.p., art. 699; l. 14 ottobre 1974, n. 497,
art. 12; l. 18 aprile 1975, n. 110, art. 2; l. 18 aprile 1975, n.
110, art. 14). [RV257400]
Materie esplodenti – Materiale pirotecnico – Detenzio-
ne – Qualificazione – Indici di rilevanza – Configurabilità
del delitto di illegale detenzione di esplosivi – Condizioni
– Fattispecie.
Integra il delitto di illegale detenzione di esplosivi, e non la con-
travvenzione di detenzione abusiva di materie esplodenti, la con-
dotta avente ad oggetto materiali pirotecnici, non micidiali se
singolarmente considerati, che in determinate condizioni - quali
l’ingente quantitativo, il precario confezionamento, la concen-
trazione in ambiente angusto, la prossimità a luoghi frequentati
- costituiscono pericolo per persone o cose, assumendo nell’in-
sieme la caratteristica della micidialità. (Fattispecie relativa al-
l’occultamento in una buca di fuochi d’artificio scaduti o difettosi
e centinaia di razzi da segnalazione, per complessivi 134 chili di
miscele attive.). F Cass. pen., sez. I, 13 novembre 2013, n. 45614
(ud. 14 ottobre 2013), Persello (c.p., art. 678; l. 2 ottobre 1967,
n. 895, art. 2; l. 14 ottobre 1974, n. 497, art. 10). [RV257344]
Munizioni – Detenzione illegale di munizioni – Accer-
tamento dell’efficienza – Perizia – Necessità – Esclusione
– Fattispecie.
Ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 697 cod. pen.,
non è indispensabile disporre perizia per accertare l’efficienza
delle munizioni, potendo il giudice trarre anche da altri elementi
il suo convincimento, purché adeguatamente motivato. (Fatti-
specie in cui l’efficienza delle cartucce, detenute dall’imputato
all’interno di un armadio blindato, era stata affermata in base
alle dichiarazioni di un teste qualificato ed alle particolari moda-
lità di custodia). F Cass. pen., sez. I, 8 novembre 2013, n. 45217
(ud. 25 settembre 2013), P.G. in proc. Campisi e altro (c.p., art.
697; c.p.p., art. 220; l. 2 ottobre 1967, n. 895, art. 2; l. 18 aprile
1975, n. 110, art. 1). [RV257435]
Associazione per delinquere
Associazione di stampo mafioso – Rilevanza autonoma
dello status di “affiliato” – Esclusione – Necessità di una
fattiva partecipazione al sodalizio – Sussistenza – Fatti-
specie.
In tema di associazione di tipo mafioso, la condotta di partecipa-
zione è riferibile a colui che si trovi in rapporto di stabile e orga-
nica compenetrazione con il tessuto organizzativo del sodalizio,
tale da implicare, più che uno “status” di appartenenza, un ruolo
attivo in base al quale l’interessato “prende parte” al fenomeno
associativo. (Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto configura-
bile la condotta partecipativa a carico del figlio del capo di una
cosca della ndrangheta che aveva assunto il ruolo di gestore
di un’impresa familiare, operante nel settore della raccolta dei
rifiuti, ritenuta uno strumento fondamentale per l’attuazione del
programma criminoso dell’organizzazione). F Cass. pen., sez. I,
24 settembre 2013, n. 39543 (ud. 24 giugno 2013), Fontana (c.p.,
art. 416). [RV257447]
Associazione di tipo mafioso – Prova della continuità
della adesione al sodalizio da parte di soggetto già con-
dannato – Elementi di fatto non sufficienti a fondare
un’accusa “originaria” di partecipazione – Valenza dimo-
strativa – Configurabilità – Fattispecie.
In tema di associazione mafiosa, la valutazione della prova della
continuità dell’adesione al sodalizio di un soggetto già condan-
nato per lo stesso reato può essere tratta da elementi di fatto
che, autonomamente considerati, potrebbero anche non es-
sere sufficienti a fondare un’accusa originaria di partecipazione.
(Fattispecie in cui la Corte ha confermato la sentenza di merito
che aveva condannato per il delitto di associazione mafiosa, per
un periodo temporale successivo a quello coperto da altra con-
danna irrevocabile, sulla scorta, fra l’altro, di alcuni riferimenti
contenuti in intercettazioni che dimostravano il coinvolgimento
nelle dinamiche criminali della Corte e dei contatti epistolari
dell’imputato con esponenti di vertice di sodalizi mafiosi idonei
a dimostrare un significativo livello di interlocuzione e una posi-
zione dominante nell’ambito del gruppo). F Cass. pen., sez. II, 21
ottobre 2013, n. 43094 (ud. 26 giugno 2013), P.C., Floccari e altri
(c.p., art. 416). [RV257427]

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