Massimario

Pagine:93-120
 
ESTRATTO GRATUITO
93
I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Rivista penale 1/2014
Massimario
Abbandono di persone minori o incapaci
Dolo – Volontà dell’abbandono – Fattispecie.
Il dolo del delitto di cui all’art. 591 c.p. è generico e consiste
nella coscienza di abbandonare a sé stesso il soggetto passivo,
che non abbia la capacità di provvedere alle proprie esigenze,
in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica di cui si
abbia l’esatta percezione, senza che occorra la sussistenza di un
particolare malanimo da parte del reo (Nella specie la Corte ha
ritenuto configurabile il reato in presenza di un trattamento non
in assoluto disumano nè insopportabile ma sistematicamente
deteriore rispetto a quello in precedenza riservato alla vittima,
consistente, fra l’altro, nella sistemazione della stessa, moglie
gravemente malata dell’imputato convivente con altra donna,
in una dependance e, durante il giorno, in un garage, nella som-
ministrazione di cibo non sempre fresco e nel mancato appre-
stamento delle necessarie cure). F Cass. pen., sez. II, 8 marzo
2013, n. 10994 (ud. 6 dicembre 2012), T. e altro (c.p., art. 591).
[RV254997]
Elemento materiale – Abbandono – Nozione.
Ai fini dell’integrazione del delitto di cui all’art. 591 c.p., il neces-
sario “abbandono” è integrato da qualunque azione od omissio-
ne contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia)
che grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di peri-
colo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del
soggetto passivo, sicchè ne risponde colui che, pur non allonta-
nandosi dal soggetto passivo, ometta di far intervenire persone
idonee ad evitare il pericolo stesso. F Cass. pen., sez. II, 8 marzo
2013, n. 10994 (ud. 6 dicembre 2012), T. e altro. (c.p., art. 591).
[RV255172]
Elemento psicologico – Dolo generico – Coscienzaa di
abbandonare a sè stesso il soggetto passivo.
Il dolo del delitto di cui all’art. 591 c.p. è generico e consiste
nella coscienza di abbandonare a sé stesso il soggetto passivo,
che non abbia la capacità di provvedere alle proprie esigenze,
in una situazione di pericolo per la sua integrità fisica di cui si
abbia l’esatta percezione, senza che occorra la sussistenza di
un particolare malanimo da parte del reo. F Cass. pen., sez. II, 8
marzo 2013, n. 10994 (ud. 6 dicembre 2012), T. e altro. (c.p., art.
591). [RV255173]
Nozione – Abbandono – Fattspecie.
Ai fini dell’integrazione del delitto di cui all’art. 591 c.p., il neces-
sario “abbandono” è integrato da qualunque azione di omissione
contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia) che
grava sul soggetto agente e da cui derivi uno stato di perico-
lo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del
soggetto passivo, sicchè ne risponde colui che, pur non allonta-
nandosi dal soggetto passivo, ometta di far intervenire persone
idonee ad evitare il pericolo stesso. F Cass. pen., sez. II, 8 marzo
2013, n. 10994 (ud. 6 dicembre 2012), T. e altro (c.p., art. 572).
[RV254996]
Aborto
Aborto procurato – Violenza e minaccia per costringere
la donna ad interrompere la gravidanza – Configurabili-
tà.
La condotta del marito che, con violenza e minaccia, costrin-
ga la moglie ad interrompere la gravidanza integra il delitto di
aborto procurato e non quello meno grave previsto dall’art. 611
c.p., atteso che l’interruzione della gravidanza da parte della
donna non è un fatto costituente reato a meno che non ricorra
la speciale ipotesi di cui all’art. 19 della l. n. 194 del 1978. F Cass.
pen., sez. V, 22 febbraio 2013, n. 8777 (ud. 25 ottobre 2012), L. P..
(c.p., art. 611; l. 22 maggio 1978, n. 194, art. 19). [RV255085]
Abusivo esercizio di una professione
Consulente del lavoro – Soggetto privo del titolo abili-
tativo né iscritto all’albo professionale – Qualità di socio
di una società partecipata da un’associazione di catego-
ria.
Integra il reato di esercizio abusivo della professione l’attività
di colui che curi la gestione dei servizi e degli adempimenti in
materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale (nella spe-
cie, occupandosi in particolare della compilazione della busta
paga per conto di numerose aziende) in mancanza del titolo di
consulente del lavoro e dell’iscrizione al relativo albo profes-
sionale, a nulla rilevando la sua qualità di socio di una società
partecipata da un’associazione di categoria, che può eccezional-
mente provvedere a tali compiti solo mediante suoi dipendenti,
a norma dell’art. 1, comma quarto, legge 2 novembre 1979, n. 12
senza possibilità di delega a terzi. F Cass. pen., sez. VI, 28 feb-
braio 2013, n. 9725 (ud. 21 febbraio 2013), Trovanelli. (c.p., art.
348; l. 2 novembre 1979, n. 12, art. 1). [RV254591]
Abuso d`ufcio
Elemento psicologico – Dolo intenzionale – Compresen-
za di una finalità pubblicistica.
In tema di abuso d’ufficio, il dolo intenzionale che non è esclu-
so dalla finalità pubblica perseguita dall’agente, non sussiste
quando il soddisfacimento degli interessi pubblici prevalga su-
gli interessi privati, mentre è integrato qualora il fine pubblico
rappresenti una mera occasione o un pretesto per occultare la
commissione della condotta illecita. (Fattispecie nella quale
la S.C. ha reputato corretta la reiezione del ricorso della parte
civile da parte della Corte d’Appello per mancata specificazione
della prevalente intenzione del pubblico ufficiale di favorire se
stesso o di recare indebiti vantaggi a terzi). F Cass. pen., sez.
III, 22 marzo 2013, n. 13735 (ud. 26 febbraio 2013), P.C. in proc.
Fabrizio e altro. (c.p., art. 43; c.p., art. 323). [RV254856]
Estremi – Membro del parlamento – Raccomandazione
fatta ad ad altri pubblici ufficiali.
Non integra il tentativo di abuso di ufficio la condotta del par-
lamentare che, con “raccomandazioni” anche articolate ed insi-
stenti, sollecita altri pubblici ufficiali a compiere atti di compe-
tenza del loro ufficio, in quanto l’abuso richiesto dall’art. 323
c.p. deve realizzarsi attraverso l’esercizio del potere per scopi
diversi da quelli imposti dalla natura della funzione attribuita,
la quale, per i membri del Parlamento, si estrinseca unicamente
negli atti tipici svolti all’interno degli organi dell’Istituzione o
dei gruppi, ma non anche in altre attività, sebbene alle prime la-
tamente connesse. F Cass. pen., sez. VI, 6 febbraio 2013, n. 5895
(c.c. 9 gennaio 2013), P.M. in proc. Verdini e altro. (c.p., art. 56;
c.p., art. 323). [RV254892]
94
mas
1/2014 Rivista penale
MASSIMARIO
Adulterazione e contraffazione di so-
stanze alimentari
Adulterazione di acque destinate all’alimentazione –
Accertamenti di natura tossicologica – Competenza del
perito o dei consulenti di parte.
In materia di delitti di adulterazione e contraffazione di sostan-
ze alimentari (nella specie, acque destinate all’alimentazione)
rientra nella esclusiva competenza del giudice il solo giudizio
circa l’effettiva possibilità di un pericolo per la salute pubblica,
mentre gli accertamenti di natura tossicologica concernenti
l’individuazione di sostanze inquinanti e la loro intrinseca peri-
colosità sono di spettanza del perito o dei consulenti delle parti,
ai quali il giudice non può sostituirsi operando autonome valuta-
zioni tecniche in luogo della critica verifica della prova tecnica
come prodotto scientifico. F Cass. pen., sez. I, 31 gennaio 2013,
n. 4878 (c.c. 26 ottobre 2012), P.M. e P.C. in proc. D’Ambrosio e
altri. (c.p., art. 440). [RV254614]
Titolarità esclusiva dello stato del bene protetto dalle
norme incriminatrici – Individuazione della qualità di
persona offesa in associazione rappresentativa – Esclu-
sione.
In materia di delitti contro l’incolumità pubblica di cui al Capo
II del titolo VI del c.p., il titolare del bene protetto dalle norme
incriminatrici è esclusivamente lo Stato e deve escludersi che
possa rivestire la qualità di persona offesa di tali reati un’associa-
zione privata. F Cass. pen., sez. I, 31 gennaio 2013, n. 4878 (c.c. 26
ottobre 2012), P.M. e P.C. in proc. D’Ambrosio e altri. (c.p., art.
438; c.p., art. 439; c.p., art. 440; c.p., art. 441). [RV254615]
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Benefici – Diniego
del beneficio.
L’obbligo di motivazione, nella sentenza di appello, del diniego
del beneficio della non menzione ricorre solo laddove, con i
motivi di impugnazione, siano state dedotte circostanze speci-
fiche che, in base all’art. 133 c.p., legittimino la concessione del
beneficio stesso. F Cass. pen., sez. III, 23 gennaio 2013, n. 3431
(ud. 4 luglio 2012), Maione. (c.p., art. 175). [RV254681]
Cognizione del giudice di appello – Benefici – Pronuncia
di condanna in riforma dell’assoluzione di primo grado.
Nell’ipotesi in cui il giudice d’appello, su impugnazione del P.M.,
riformi la sentenza assolutoria di primo grado pronunciando
condanna dell’imputato, deve motivare, pur in assenza di speci-
fiche deduzioni di parte, circa l’eventuale, mancata, concessio-
ne della sospensione condizionale della pena o di altri analoghi
benefici. F Cass. pen., sez. VI, 28 marzo 2013, n. 14758 (ud. 27
marzo 2013), V. (c.p., art. 163; c.p.p., art. 597). [RV254690]
Cognizione del giudice di appello – Circostanze – Impu-
gnazione del p.m..
Non incorre nel vizio di ultrapetizione la pronuncia del giudice di
appello che, accogliendo l’impugnazione del pubblico ministero
in ordine al riconoscimento di una circostanza aggravante (nel-
la specie, ex art. 609 ter c.p.), ponga officiosamente quest’ultima
in comparazione con le attenuanti generiche già riconosciute.
F Cass. pen., sez. IV, 26 febbraio 2013, n. 9159 (ud. 8 gennaio
2013), B. (c.p., art. 609 ter; c.p.p., art. 597). [RV254935]
Applicazione della pena su richiesta
delle parti
Pena – Effetti penali della condanna ai fini della recidi-
va – Estinzione.
In tema di patteggiamento, la declaratoria di estinzione del
reato conseguente al decorso dei termini e al verificarsi delle
condizioni previste dall’art. 445 c.p.p. comporta l’esclusione de-
gli effetti penali anche ai fini della recidiva. F Cass. pen., sez. III,
13 febbraio 2013, n. 7067 (ud. 12 dicembre 2012), Micillo. (c.p.,
art. 106; c.p.p., art. 445). [RV254742]
Sentenza – Confisca – Omissione della statuizione da
parte del giudice del merito.
In base al combinato disposto degli artt. 240, comma secondo,
c.p., 4 legge 18 aprile 1975, n. 110, 6 legge 22 maggio 1975, n. 152,
e 445 c.p.p., la confisca deve essere disposta con la sentenza
di applicazione della pena per qualunque reato concernente
le armi, ogni altro oggetto atto ad offendere, le munizioni e gli
esplosivi, sicché, laddove se tale statuizione sia stata omessa
da parte del giudice del merito, la Corte di cassazione deve
annullare parzialmente la sentenza, senza rinvio, disponendo
direttamente la confisca. F Cass. pen., sez. I, 12 marzo 2013, n.
11604 (c.c. 28 febbraio 2013), P.G. in proc. Morrone e altri. (c.p.,
art. 240; l. 18 aprile 1975, n. 110, art. 4; l. 22 maggio 1975, n.
152, art. 6; c.p.p., art. 445). [RV255160]
Appropriazione indebita
Contratti bancari – Deposito necessario – Fattispecie.
Si applica l’aggravante del deposito necessario ex art. 646, se-
condo comma, c.p. in caso di deposito cui taluno è costretto
da un evento eccezionale come un incendio, una rovina, un
saccheggio, un naufragio o altro avvenimento non prevedibile.
(Nella specie la Corte ha escluso che possa configurarsi l’aggra-
vante e, quindi, la procedibilità d’ufficio del reato, nell’ipotesi
di appropriazione da parte dell’imputato di autovetture custo-
dite nell’autosalone di sua proprietà a seguito dell’arresto del
gestore, il quale era stato costretto a riconsegnargli le chiavi,
non essendo intercorso tra i due alcun contratto di deposito). F
Cass. pen., sez. II, 1 marzo 2013, n. 9750 (ud. 10 gennaio 2013),
Spacagno e altro. (c.c., art. 1864; c.p., art. 646). [RV254944]
Contratti bancari – Falso interno del dipendente ban-
cario funzionale alla concessione di un credito – Conces-
sione del credito o depauperamento della banca.
L’art. 137, comma secondo, del d.l.vo n. 385 del 1993, nel pre-
vedere come illecito penale il falso interno del dipendente di
una banca, funzionale alla concessione di un credito ad un
terzo, configura un reato di pericolo, per la cui sussistenza non
è necessario che il credito sia effettivamente concesso o che
il patrimonio della banca sia depauperato; ne deriva che, ove
si verifichi quest’ultima ipotesi, deve ritenersi configurabile la
diversa e più grave ipotesi dell’appropriazione indebita. F Cass.
pen., sez. II, 23 gennaio 2013, n. 3332 (ud. 5 ottobre 2012), Tan-
credi e altro. (c.p., art. 646; d.l.vo 1 settembre 1993, n. 385, art.
137). [RV254775]
Elemento oggettivo del reato – Concessione abusiva di
fido da parte di un operatore bancario – Configurabilità.
È configurabile il reato di appropriazione indebita nel caso in
cui il dipendente di un istituto bancario, assumendo arbitraria-
mente i poteri dell’organo di amministrazione competente ad
autorizzare il superamento dei limiti del fido o della provvista
del conto corrente di corrispondenza, abbia concesso un fido ad
un cliente violando, in collusione con lo stesso, le norme sugli
affidamenti stabilite dagli istituti in modo da realizzare sostan-
zialmente un’arbitraria disposizione di beni della banca a profit-
to di terzi. F Cass. pen., sez. II, 23 gennaio 2013, n. 3332 (ud. 5
ottobre 2012), Tancredi e altro. (c.p., art. 646). [RV254774]
Armi e munizioni
Armi giocattolo – Minaccia con l’uso di un’arma giocat-
tolo – Aggravante dell’uso dell’arma.
Sussiste l’aggravante dell’uso dell’arma nel delitto di minaccia,
ancorché la minaccia sia proferita con l’uso di un’arma giocat-
tolo, in quanto, in unione con le ulteriori modalità con cui è
attuata la minaccia (nella specie consistita nella affermazione
‘ti sparò) determina un maggior effetto intimidatorio sull’ani-
mo del minacciato. F Cass. pen., sez. V, 4 marzo 2013, n. 10179
(ud. 17 gennaio 2013), Gabriele. (c.p., art. 339; c.p., art. 612).
[RV254656]

Per continuare a leggere

RICHIEDI UNA PROVA