Massimario

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Rivista penale 4/2013
Massimario
Abusivo esercizio di una professione
Ambito di applicazione – Atti non riservati, in via esclu-
siva, a soggetti muniti di speciale abilitazione – Svolgi-
mento della professione in modo continuativo, organizza-
to e retribuito – Reato – Configurabilità – Condizioni.
Integra il reato di esercizio abusivo di una professione (art. 348
c.p.), il compimento senza titolo di atti che, pur non attribuiti
singolarmente in via esclusiva a una determinata professione,
siano univocamente individuati come di competenza specifica
di essa, allorché lo stesso compimento venga realizzato con
modalità tali, per continuatività, onerosità e organizzazione,
da creare, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive
apparenze di un’attività professionale svolta da soggetto rego-
larmente abilitato. (Fattispecie relativa all’abusivo esercizio
della professione di commercialista). F Cass. pen., sez. un., 23
marzo 2012, n. 11545 (ud. 15 dicembre 2011), Cani (c.p., art.
348). [RV251819]
Ambito di applicazione – Persona non iscritta all’albo
dei commercialisti o dei ragionieri – Tenuta della conta-
bilità aziendale, redazione delle dichiarazioni fiscali ed
effettuazione dei relativi pagamenti – Reato – Configura-
bilità – Esclusione.
Le condotte di tenuta della contabilità aziendale, redazione del-
le dichiarazioni fiscali ed effettuazione dei relativi pagamenti,
non integrano il reato di esercizio abusivo delle professioni di
dottore commercialista o di ragioniere e perito commerciale -
quali disciplinate, rispettivamente, dai D.P.R. nn. 1067 e 1068 del
1953 - anche se svolte da chi non sia iscritto ai relativi albi pro-
fessionali, in modo continuativo, organizzato e retribuito, tale
da creare, in assenza di indicazioni diverse, le apparenze di una
tale iscrizione. (In motivazione la Corte ha tuttavia precisato
che ad opposta conclusione, in riferimento alla professione di
esperto contabile, deve invece pervenirsi se le condotte in que-
stione siano poste in essere, con le caratteristiche suddette, nel
vigore del nuovo D.L.vo 28 giugno 2005, n. 139). F Cass. pen.,
sez. un., 23 marzo 2012, n. 11545 (ud. 15 dicembre 2011), Cani
(c.p., art. 348; d.p.r. 27 ottobre 1953, n. 1067; d.p.r. 27 ottobre
1953, n. 1068; d.l.vo 28 giugno 2005, n. 139). [RV251820]
Acque pubbliche e private
Inquinamento – Fanghi e liquami – Normativa applica-
bile.
La condotta di accumulo di materiale melmoso lungo un corso
d’acqua per effetto del cattivo funzionamento di un impianto
di depurazione non integra reato (art. 256 del D.L.vo 3 aprile
2006, n. 152) configurando l’illecito amministrativo previsto dal
combinato disposto degli artt. 185, comma primo, lett. b) e 133
del citato D.L.vo. F Cass. pen., sez. III, 18 gennaio 2012, n. 1862
(ud. 22 settembre 2011), Di Paolo (d.l.vo 3 aprile 2006, n. 152).
[RV251799]
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Conversione in ap-
pello ex art. 580 c.p.p. – “Iudicium rescissorium”.
La Corte d’Appello, investita in sede di conversione del ricorso,
non deve limitarsi a effettuare il solo “iudicium rescindens”,
come avviene nel giudizio di legittimità, ma deve estendere la
sua cognizione anche al riesame del merito e, quindi, al “iudi-
cium rescissorium”, applicandosi le regole tipiche che governa-
no i poteri cognitivi del giudizio di appello. (Nella specie, in ade-
sione al principio, la S.C. ha affermato che la Corte d’Appello
avrebbe dovuto adempiere all’obbligo di motivazione nel merito
non soddisfatto dal giudice di primo grado). F Cass. pen., sez. II,
2 febbraio 2012, n. 4496 (ud. 25 gennaio 2012), Schiavetti e altro
(c.p.p., art. 580; c.p.p., art. 597). [RV251814]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Diversa e più grave qualificazione giuridica del fatto.
Non sussiste la violazione del divieto di “reformatio in peius”
qualora, nel caso di impugnazione proposta dal solo imputato,
il giudice di appello, senza aggravare la pena inflitta nel primo
grado di giudizio, attribuisca al fatto una diversa e più grave
qualificazione giuridica cui consegue un deteriore trattamen-
to penitenziario. F Cass. pen., sez. V, 16 marzo 2012, n. 10445
(ud. 14 dicembre 2011), Protoduari e altro (c.p.p., art. 597).
[RV252007]
Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Compa-
tibilità con il rito abbreviato.
La rinnovazione dell’istruttoria in appello è compatibile con
il rito abbreviato anche al fine di far valere, in tema di reati
concernenti gli stupefacenti, l’attenuante della collaborazione
prevista dall’art. 73, comma settimo, del D.P.R. 9 ottobre 1990,
n. 309. F Cass. pen., sez. III, 18 gennaio 2012, n. 1858 (ud. 22
settembre 2011), De Cesare (c.p.p., art. 438; c.p.p., art. 603;
d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73). [RV251798]
Motivi – Specificità – Applicabilità del “favor impugna-
tionis”.
In tema di impugnazioni, la specificità che deve caratterizzare i
motivi di appello deve essere intesa alla luce del principio del
“favor impugnationis”, in virtù del quale, in sede di appello, l’esi-
genza di specificità del motivo di gravame ben può essere intesa
e valutata con minore rigore rispetto al giudizio di legittimità,
avuto riguardo alle peculiarità di quest’ultimo. (In applicazio-
ne del principio di cui in massima la S.C. ha censurato l’ordi-
nanza di inammissibilità dell’appello pronunciata dalla Corte
territoriale ancorché la difesa avesse prospettato doglianze non
scollegate dagli accertamenti indicati nella sentenza di primo
grado, confrontandosi con essi e, pertanto, formulando motivi
di appello dotati delle necessarie, sia pure ridotte all’essenziale,
connotazioni di specificità). F Cass. pen., sez. IV, 28 dicembre
2011, n. 48469 (c.c. 7 dicembre 2011), El Katib e altro (c.p.p.,
art. 581; c.p.p., art. 591). [RV251934]
Nullità (Questioni di) – Decreto di citazione a giudi-
zio in appello – Notificazione ex art. 161, comma quarto,
c.p.p..
È legittima la notificazione del decreto di citazione a giudizio
in appello eseguita, a norma dell’art. 161, comma quarto, c.p.p.,
mediante la consegna dell’atto ad uno solo dei due difensori
dell’imputato. F Cass. pen., sez. VI, 22 febbraio 2012, n. 6934 (ud.
16 gennaio 2012), Siracusano (c.p.p., art. 157; c.p.p., art. 161).
[RV252038]
Sentenza – Tardivo deposito del verbale stenotipico
dell’udienza di primo grado – Irrilevanza.
Nel giudizio di appello il tardivo deposito del verbale stenoti-
pico dell’udienza di primo grado non comporta alcuna nullità
processuale della sentenza. (Fattispecie nella quale la S.C. ha
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ritenuto che, per la presentazione dell’impugnazione, al ritardo
poteva farsi fronte con il tempestivo deposito di motivi nuovi o
aggiunti). F Cass. pen., sez. III, 20 febbraio 2012, n. 6664 (ud. 20
dicembre 2011), Volpe (c.p.p., art. 134; c.p.p., art. 138; c.p.p.,
art. 177). [RV252033]
Applicazione della pena su richiesta del-
le parti
Pena – Pena illegale – Annullamento senza rinvio.
L’illegalità della pena applicata all’esito del patteggiamento ren-
de invalido l’accordo su di essa concluso tra le parti e ratificato
dal giudice, comportando l’annullamento senza rinvio della sen-
tenza che l’abbia recepito con esclusione della procedura di ret-
tificazione dell’errore materiale. F Cass. pen., sez. III, 18 gennaio
2012, n. 1883 (c.c. 22 settembre 2011), Pg in proc. La Sala (c.p.p.,
art. 444; c.p.p., art. 619; c.p.p., art. 620). [RV251796]
Presupposti – Patteggiamento “allargato” – Applicazio-
ne di misure di sicurezza e pene accessorie rimesse alla
valutazione discrezionale del giudice.
In tema di cosiddetto “patteggiamento allargato”, allorché sia
applicata una pena detentiva superiore ai due anni, congiunta o
meno a pena pecuniaria, è consentita, nei congrui casi, l’appli-
cazione di pene accessorie e misure di sicurezza, quand’anche
non automatiche e rimesse alla valutazione discrezionale del
giudice, ferma restando la necessità, ove occorra, di accertare
la sussistenza in concreto della pericolosità sociale dell’imputa-
to. (In motivazione la Corte ha precisato che, trattandosi di con-
seguenze prevedibili, l’imputato può sempre evitarne l’applica-
zione subordinando l’efficacia della richiesta di patteggiamento
all’esclusione delle pene accessorie o delle misure di sicurezza,
con facoltà per il giudice di rigettarla ove ritenga di doverle ap-
plicare). F Cass. pen., sez. III, 25 gennaio 2012, n. 3107 (c.c. 14
dicembre 2011), Bianco (c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445; c.p.,
art. 19; c.p., art. 199). [RV251897]
Sentenza – Errata individuazione del reato da assumere
ai fini della determinazione della pena base – Sindacato
di legittimità.
L’erronea indicazione del reato base, individuato per la deter-
minazione della pena su cui operare l’aumento per la continua-
zione, rileva, ai fini del sindacato di legittimità, solo nel caso in
cui, dall’errato recepimento dei termini dell’accordo sulla pena
da applicare ai sensi dell’art. 444 c.p.p., derivi l’impossibilità
di far coincidere la pena finale indicata con quella concordata
dalle parti e non, invece, quando nessuna conseguenza vi sia
rispetto alla pena finale oggetto dell’accordo. (In motivazione
la Corte - in una fattispecie nella quale il giudice, correttamente
ratificando l’accordo tra le parti nella misura finale, aveva però
erroneamente individuato quale reato-base quello di furto, puni-
to meno gravemente rispetto a quello previsto dall’art. 73, com-
ma quinto, D.P.R. n. 309 del 1990 - ha dichiarato inammissibile
il ricorso dell’imputato per carenza di interesse). F Cass. pen.,
sez. III, 19 gennaio 2012, n. 2207 (c.c. 14 dicembre 2011), Morelli
(c.p., art. 81; c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 568). [RV251898]
Appropriazione indebita
Elemento oggettivo del reato – Appropriazione – Estre-
mi.
Integra il reato di appropriazione indebita la condotta del con-
duttore di un appartamento che asporti dall’immobile oggetto
di locazione i relativi arredi, senza che, ai fini della sussistenza
dell’illecito, sia necessaria la formale richiesta di restituzione
da parte del locatore ma essendo sufficiente che a detti beni sia
stata data dall’agente una diversa destinazione rispetto a quella
originaria. F Cass. pen., sez. II, 9 febbraio 2012, n. 4958 (ud. 22
dicembre 2011), Accosta (c.p., art. 646). [RV251807]
Armi e munizioni
Armi proprie e armi improprie – Bomboletta contenen-
te “spray” urticante a base di peperoncino – Esclusione.
La bomboletta contenente “spray” urticante a base di peperon-
cino (in particolare, l’”oleoresin capsicum”, principio estratto
dalle piante di peperoncino) non è ricompresa né tra le armi
da guerra o tipo guerra né tra quelle comuni da sparo. (Specie
relativa a porto accertato prima dell’entrata in vigore del D.M.
Interno, 12 maggio 2011 n. 103, di approvazione del regolamento
sulla definizione delle caratteristiche tecniche degli strumenti di
autodifesa che nebulizzano un principio attivo naturale a base
di “Oleoresin Capsicum”). F Cass. pen., sez. I, 25 gennaio 2012,
n. 3116 (ud. 24 ottobre 2011), P.G. in proc. Cantieri (l. 2 ottobre
1967, n. 895; l. 18 aprile 1975, n. 110, art. 4). [RV251825]
Detenzione abusiva – Detenzione – Requisiti.
In materia di reati concernenti le armi, il concetto giuridico di
detenzione, che si identifica in una generica disponibilità della
cosa, prescinde da qualunque considerazione temporale e dalla
possibilità di un utilizzo immediato. (Fattispecie di collocazione
dell’arma all’interno di una scatola custodita in un garage cui
l’imputato aveva liberamente accesso). F Cass. pen., sez. III, 15
dicembre 2011, n. 46622 (ud. 27 ottobre 2011), Z. (l. 2 ottobre
1967, n. 895; l. 14 ottobre 1974, n. 497, art. 10; c.p., art. 697).
[RV251967]
Detenzione abusiva – Punibilità ex art. 697 c.p. – Natu-
ra sussidiaria della contravvenzione ex art. 650 c.p..
La detenzione abusiva di proiettili integra la contravvenzione
prevista dall’art. 697 c.p., con conseguente esclusione di quella
prevista dall’art. 650 c.p., posto che quest’ultima norma, es-
sendo di natura sussidiaria, trova applicazione solo quando la
violazione dell’obbligo o del divieto imposto dal provvedimento
amministrativo non sia altrimenti sanzionato. F Cass. pen., sez.
I, 7 febbraio 2012, n. 4757 (ud. 4 novembre 2011), Panico (c.p.,
art. 650; c.p., art. 697). [RV251832]
Detenzione e porto abusivi – Concorso – Arma comune
da sparo e arma clandestina.
Non vi può essere assorbimento dei reati di detenzione e porto
di arma comune da sparo in quelli di detenzione e porto di arma
clandestina, essendo diversi sia la condotta dell’agente che
l’interesse protetto dalle rispettive norme incriminatrici. F Cass.
pen., sez. I, 14 febbraio 2012, n. 5567 (ud. 28 settembre 2011),
Deragna (l. 14 ottobre 1974, n. 497; l. 18 aprile 1975, n. 110).
[RV251821]
Porto abusivo – Strumenti di lavoro – Esclusione.
È legittimo il porto degli oggetti che, pur potendo servire occa-
sionalmente all’offesa, abbiano una diversa destinazione come
strumenti di lavoro, se esso è in rapporto di causalità con l’at-
tività lavorativa. (Nella specie, la Corte ha escluso che il porto
in autovettura di un’accetta potesse essere giustificato con la
sola circostanza che l’imputato svolgesse l’attività di falegname,
senza che fosse indicata un’esigenza di specifico utilizzo). F
Cass. pen., sez. I, 25 gennaio 2012, n. 3114 (ud. 24 ottobre 2011),
Capoccello (l. 18 agosto 1975, n. 110). [RV251824]
Vendita – Trattative – Configurabilità del reato.
Lo svolgimento di trattative serie tra soggetti interessati alla
negoziazione di armi o munizioni senza licenza integra il reato
previsto dall’art. 1 L. n. 895 del 1967 (mod. dall’art. 9 della L.
n. 497 del 1974), ravvisandosi in esso la condotta di “porre in
vendita” prevista dalla norma, a nulla rilevando la diretta di-
sponibilità, nei potenziali contraenti, delle armi e del denaro o
l’accertamento dei limiti dei rispettivi mandati. F Cass. pen., sez.
I, 14 febbraio 2012, n. 5570 (ud. 11 novembre 2011), Tanda e al-
tro (l. 2 ottobre 1967, n. 895, art. 1; l. 14 ottobre 1974, n. 497,
art. 9). [RV251835]

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