Massimario

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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli Archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione
Rivista penale 1/2013
Massimario
Abusivo esercizio di una professione
Professione sanitaria – Mancanza di abilitazione – Cir-
concisione rituale.
Integra il delitto di cui all’art. 348 c.p. colui che pratica la circon-
cisione rituale senza essere abilitato all’esercizio della profes-
sione medica. F Cass. pen., sez. VI, 24 novembre 2011, n. 43646
(ud. 22 giugno 2011), S. (c.p., art. 348). [RV251043]
Abuso d`ufcio
Elemento psicologico – Dolo intenzionale – Prova.
La prova del dolo intenzionale, che qualifica la fattispecie cri-
minosa di abuso d’ufficio, non richiede l’accertamento dell’ac-
cordo collusivo con la persona che si intende favorire, perché
l’intenzionalità del vantaggio ben può prescindere dalla volontà
di favorire specificamente quel privato interessato alla singola
vicenda amministrativa. (Fattispecie in tema di illiceità nel rila-
scio di permessi di costruzione in zone vincolate, in cui la Corte
ha affermato che la volontà di favorire non deve essere neces-
sariamente frutto di un previo contatto illecito col privato, po-
tendo rientrare più genericamente in una decisione favorevole
all’edificazione). F Cass. pen., sez. fer., 21 ottobre 2011, n. 38133
(ud. 25 agosto 2011), P.G. e p.c. in proc. Farina (c.p., art. 323).
[RV251088]
Estremi – Atto interno al procedimento amministrativo
– Configurabilità.
La fattispecie di abuso d’ufficio può essere integrata anche in
riferimento ad un atto interno al procedimento amministrativo,
non rilevando la circostanza che il provvedimento definitivo sia
emesso da altro pubblico ufficiale. (Fattispecie relativa all’ille-
gittimo rilascio di un permesso di costruire per la realizzazione
di un impianto di trasformazione inerti, la cui istruttoria era
stata illecitamente svolta dal responsabile del procedimento,
mentre il relativo provvedimento era stato emesso dal respon-
sabile dell’ufficio tecnico comunale). F Cass. pen., sez. III, 25
novembre 2011, n. 43669 (ud. 12 ottobre 2011), Morrone (c.p.,
art. 323). [RV251332]
Acque pubbliche e private
Inquinamento – Scarichi – Acque di falda.
Integra il reato di scarico abusivo (art. 137, D.L.vo 3 aprile 2006,
n. 152) lo scarico senza autorizzazione delle acque di falda pro-
venienti dall’attività di escavazione ove intorbidate da residui
dei lavori di scavo e di cantiere, in quanto le stesse sono quali-
ficabili come acque reflue industriali. (In motivazione, la Corte
ha precisato che la nozione di acque reflue industriali contenuta
nel D.L.vo n. 152 del 2006 non si discosta da quella di “eaux
industrielles usées” contenuta nella direttiva 91/271/CEE, così
disattendendo la tesi difensiva secondo le acque di fondo scavo
non rientrerebbero in tale definizione). F Cass. pen., sez. III,
28 novembre 2011, n. 44062 (ud. 10 novembre 2011), Ingegneri
(d.l.vo 3 aprile 2006, n. 152). [RV251344]
Inquinamento – Scarichi – Fattispecie.
Lo scarico in pubblica fognatura, senza autorizzazione, tramite
tubazione condominiale, di reflui provenienti da un locale adibi-
to ad attività di pasticceria, bar e ristorazione, integra il reato di
cui all’art. 137, D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, trattandosi di reflui
provenienti da un insediamento in cui viene svolta un’attività
artigianale e di prestazione di servizi, aventi caratteristiche qua-
litative diverse da quelle delle acque reflue domestiche. F Cass.
pen., sez. III, 13 ottobre 2011, n. 36982 (ud. 7 luglio 2011), Boccia
(d.l.vo 3 aprile 2006, n. 152, art. 137). [RV251301]
Inquinamento – Scarichi – Reflui derivanti da attività di
lavanderia industriale.
Lo scarico di reflui derivanti da attività di lavanderia industriale,
eseguito in difetto di autorizzazione, integra il reato previsto
dall’art. 137, D.L.vo 3 aprile 2006, n. 152, in quanto lo scarico di
tali reflui non è inquadrabile nello scarico di acque reflue dome-
stiche o comunque assimilabili a quelle domestiche, ma in quel-
lo di acque reflue industriali, contemplato dall’art. 74, comma
primo, lett. h) del citato decreto, per il quale è necessaria la
prescritta autorizzazione. F Cass. pen., sez. III, 6 dicembre 2011,
n. 45341 (ud. 19 ottobre 2011), Piano (d.l.vo 3 aprile 2006, n.
152). [RV251336]
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Ambito di applicazione.
È illegittima la sentenza d’appello che, in riforma di quella as-
solutoria condanni l’imputato sulla base di una alternativa e non
maggiormente persuasiva interpretazione del medesimo com-
pendio probatorio utilizzato nel primo grado di giudizio. F Cass.
pen., sez. VI, 7 novembre 2011, n. 40159 (ud. 3 novembre 2011),
Galante (c.p.p., art. 192; c.p.p., art. 606). [RV251066]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Diversa e più grave qualificazione giuridica del fatto.
Non viola il divieto della “reformatio in peius” la sentenza di
appello che, su impugnazione dell’imputato, dia al fatto una
definizione giuridica più grave che impedisca la declaratoria
di estinzione del reato per prescrizione. F Cass. pen., sez. II, 6
ottobre 2011, n. 36217 (ud. 16 giugno 2011), De Silvio (c.p., art.
56; c.p., art. 610; c.p., art. 629; c.p.p., art. 597). [RV251160]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Diverso computo degli aumenti per le circostanze o per
la continuazione.
L’obbligo di diminuzione, in misura corrispondente, della pena
non opera per il giudice d’appello che, nell’esercizio dei poteri
di proscioglimento immediato ex art. 129 c.p.p. e non in acco-
glimento dell’appello dell’imputato, dichiari l’estinzione di alcu-
ni degli episodi che compongono un reato continuato, sicché
ben può, in tal caso, rideterminare l’aumento di pena per la
continuazione in modo meno favorevole. F Cass. pen., sez. II,
6 ottobre 2011, n. 36219 (ud. 16 giugno 2011), Signoretta e altri
(c.p.p., art. 129; c.p.p., art. 597; c.p., art. 81; c.p., art. 157).
[RV251161]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Subordinazione della sospensione condizionale della
pena alla demolizione del manufatto abusivo.
È illegittima, per violazione del divieto della “reformatio in
peius”, la decisione officiosa del giudice di appello di subordi-
nazione del beneficio della sospensione condizionale della pena
alla demolizione del manufatto abusivo. F Cass. pen., sez. III,
2 agosto 2011, n. 30557 (ud. 15 luglio 2011), Di Martino e altri
(c.p.p., art. 597; c.p., art. 165). [RV251041]
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1/2013 Rivista penale
MASSIMARIO
Decisioni in camera di consiglio – Procedimento – As-
senza dell’imputato.
Nel giudizio d’appello avverso la sentenza pronunciata all’esi-
to del rito abbreviato la richiesta di partecipazione da parte
dell’imputato impedito può essere tratta anche da “facta con-
cludentia” da cui possa desumersi la sua inequivoca manifesta-
zione di volontà di comparire all’udienza camerale. F Cass. pen.,
sez. un., 7 febbraio 2012, n. 4694 (ud. 27 ottobre 2011), Casani ed
altri (c.p.p., art. 599). [RV251272]
Decisioni in camera di consiglio – Procedimento – Impu-
tato soggetto ad obbligo di dimora.
È legittimamente impedito a comparire in giudizio (nella specie,
d’appello) l’imputato che, nonostante espressa richiesta, non
sia stato autorizzato dal giudice ad allontanarsi dal comune,
diverso da quello ove ha sede l’ufficio giudiziario, in cui egli è
sottoposto all’obbligo di dimora. F Cass. pen., sez. III, 4 ottobre
2011, n. 35871 (ud. 15 giugno 2011), A.O. (c.p.p., art. 283; c.p.p.,
art. 420 ter). [RV251082]
Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Revoca
dell’ordinanza di rinnovazione del dibattimento.
È legittima la revoca, da parte del giudice di appello, dell’ordi-
nanza di rinnovazione del dibattimento fondata sulla sufficienza
delle prove già acquisite. F Cass. pen., sez. IV, 26 settembre 2011,
n. 34730 (ud. 12 luglio 2011), Allalo (c.p.p., art. 178; c.p.p., art.
603). [RV251112]
Applicazione della pena su richiesta del-
le parti
Ambito di applicazione – Continuazione tra più fatti-
reato – Reati posti in continuazione con altri già giudicati
con rito ordinario.
L’applicazione della pena su richiesta delle parti per reati in con-
tinuazione con altri già giudicati con il rito ordinario richiede
che non sia comunque superato il limite dei cinque anni di pena
di cui all’art. 444, comma primo, c.p.p.. F Cass. pen., sez. II, 25
ottobre 2011, n. 38550 (c.c. 5 ottobre 2011), P.G. in proc. Belluso
(c.p., art. 81; c.p.p., art. 444; att. c.p.p., art. 137). [RV251119]
Pena – Sanzione amministrativa – Applicabilità – San-
zione amministrativa conseguente a violazione del codice
della strada – Competenza del giudice penale – Sussisten-
za.
Deve essere annullata con rinvio la sentenza, anche di patteg-
giamento, che ometta di applicare, unitamente alla pena, la
sanzione per la violazione amministrativa connessa al reato. F
Cass. pen., sez. II, 29 settembre 2011, n. 35364 (c.c. 17 giugno
2011), P.G. in proc. Miron (l. 24 novembre 1981, n. 689, art. 24;
c.p.p., art. 444). [RV251156]
Richiesta – Poteri del giudice – Qualificazione giuridica
del fatto.
Il giudice del patteggiamento, nell’esercizio del potere di con-
trollo sulla qualificazione del fatto, trova il limite degli atti
processuali, sicché, ove la diversa qualificazione dipenda da un
elemento non univocamente ivi contenuto, non può procedervi,
neppure in favore dell’imputato. (Nella specie la S.C. ha ritenuto
inammissibile la doglianza relativa al fatto che in una sentenza
di patteggiamento la condotta fosse stata qualificata come ri-
conducibile alla previsione di cui all’art. 640 bis c.p. piuttosto
che a quella di cui all’art. 316 ter c.p., affermando che la linea di
discrimine tra il reato di indebita percezione di pubbliche ero-
gazioni e quello di truffa aggravata finalizzata al conseguimento
delle stesse può essere ravvisata nella mancata inclusione tra gli
elementi costitutivi del primo reato dell’induzione in errore del
soggetto passivo soltanto se essa emerga dagli atti processuali).
F Cass. pen., sez. II, 30 settembre 2011, n. 35576 (c.c. 13 luglio
2011), Tutino (c.p., art. 316 ter; c.p., art. 640 bis; c.p.p., art.
444). [RV251158]
Sentenza – Natura – Termine per l’impugnazione.
La sentenza di applicazione della pena deliberata in sede di
udienza preliminare ha natura di provvedimento camerale, con
la conseguenza che, in tal caso, il termine di impugnazione è
quello di quindici giorni - previsto dall’art. 585, comma primo,
c.p.p. per i provvedimenti emessi a seguito di procedimento in
camera di consiglio - decorrente, nel caso di indicazione di un
termine più lungo per il deposito della motivazione della sen-
tenza (nella specie irritualmente indicato in giorni trenta), dalla
comunicazione o notificazione ai soggetti legittimati a proporre
impugnazione. F Cass. pen., sez. IV, 22 novembre 2011, n. 43040
(c.c. 12 ottobre 2011), P.G. in proc. Abdelkarim (c.p.p., art. 444;
c.p.p., art. 544; c.p.p., art. 585). [RV251113]
Appropriazione indebita
Elemento oggettivo del reato – Appropriazione – Fatti-
specie.
Non integra il delitto di appropriazione indebita la condotta di
colui che ponga all’incasso degli assegni, ottenuti a fronte di
merce venduta e mai consegnata, qualora ad essi non sia attri-
buita alcuna funzione atipica di garanzia ma vengano utilizzati
come tipico mezzo di pagamento. F Cass. pen., sez. II, 13 ottobre
2011, n. 36905 (ud. 27 settembre 2011), Magro (c.p., art. 646;
r.d. 21 dicembre 1933, n. 1736; l. 15 dicembre 1990, n. 386).
[RV251148]
Elemento oggettivo del reato – Appropriazione – Fatti-
specie.
Commette il delitto di appropriazione indebita il mandatario
che, dopo aver adempiuto il mandato a vendere, trattenga defi-
nitivamente la somma ricavata dalla vendita invece di rimetterla
al mandante. F Cass. pen., sez. II, 15 dicembre 2011, n. 46586
(ud. 29 novembre 2011), P.G. e P.C. in proc. Semenzato e altro
(c.p., art. 646). [RV251221]
Elemento oggettivo del reato – Appropriazione – Og-
getto.
Non commette il delitto di appropriazione indebita l’agente as-
sicurativo che non versi alla Società di assicurazioni, per conto
della quale operi, la somma di denaro corrispondente ai premi
assicurativi riscossi dai subagenti ma a lui non versati, dato che
oggetto materiale della condotta di appropriazione non può es-
sere un bene immateriale come i crediti di cui si abbia disponibi-
lità per conto d’altri, a meno che non siano equiparabili alle cose
mobili perché “incorporati” in un documento. F Cass. pen., sez.
II, 13 settembre 2011, n. 33839 (ud. 12 luglio 2011), P.C. in proc.
Simone (c.p., art. 646). [RV251179]
Rapporto societario – Distrazione di danaro della so-
cietà – Configurabilità.
Integra il delitto di appropriazione indebita, e non quello di
infedeltà patrimoniale di cui all’art. 2634 c.c., la distrazione di
danaro di una società in favore di soggetti terzi compiuta dal-
l’amministratore in assenza di una preesistente situazione di
conflitto d’interessi con la medesima. F Cass. pen., sez. fer., 7
novembre 2011, n. 40136 (ud. 4 agosto 2011), Brancher (c.p.,
art. 646). [RV251197]
Armi e munizioni
Detenzione abusiva – Bastone animato – Contravven-
zione di cui all’art. 697 c.p..
Integra la contravvenzione di cui all’art. 697 c.p. chi ometta di
denunziare all’autorità di pubblica sicurezza la detenzione di un
bastone animato, a prescindere dalla lunghezza della sua lama.
F Cass. pen., sez. V, 20 dicembre 2011, n. 47026 (ud. 19 settembre
2011), T. (c.p., art. 585; c.p., art. 697). [RV251213]
Detenzione abusiva – Di parte di arma – Sussistenza.
La detenzione di parti di armi comporta l’obbligo di denuncia
pur quando esse, nel loro insieme, non riescano a comporre
un’arma, dato che le norme contenute nelle L. n. 895 del 1967,
n. 497 del 1974 e n. 110 del 1975 non pongono alcun problema

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