Massimario

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RIEPILOGO

Estremi - Elementi differenziali con il peculato - Fattispecie in tema di ispettore di polizia che, utilizzando il "fax" in dotazione dell’ufficio, richieda all’A.C.I. notizie su autovetture di lusso immatricolate al fine di procurare un ingiusto vantaggio patrimoniale al coniuge... (visualizza il riepilogo completo)

 
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Rivista penale 7-8/2012
Massimario
Abuso d`ufcio
Estremi – Elementi differenziali con il peculato – Fatti-
specie in tema di ispettore di polizia che, utilizzando il
“fax” in dotazione dell’ufficio, richieda all’A.C.I. notizie
su autovetture di lusso immatricolate al fine di procurare
un ingiusto vantaggio patrimoniale al coniuge.
Integra il delitto di tentato abuso d’ufficio, e non quello di pecu-
lato, la condotta di un ispettore della Polizia di Stato che, utiliz-
zando il “fax” in dotazione dell’ufficio, richieda all’A.C.I. notizie
ed informazioni sulle autovetture di lusso immatricolate in una
data provincia, al fine di procurare un ingiusto vantaggio patri-
moniale al coniuge, procacciatore d’affari presso un’agenzia di
assicurazioni, che avrebbe potuto ottenerle solo previo paga-
mento (evento non verificatosi per l’intervento dei superiori che
avevano intercettato il “fax”). F Cass. pen., sez. VI, 20 maggio
2011, n. 20094 (ud. 4 maggio 2011), Miscia (c.p., art. 56; c.p.,
art. 314; c.p., art. 323). [RV250071]
Amnistia, indulto e grazia
Indulto – Reato permanente – Cessazione della perma-
nenza dopo la scadenza del termine di operatività dell’in-
dulto.
La cessazione della condotta antigiuridica di un reato perma-
nente in epoca successiva alla scadenza del termine di operati-
vità dell’indulto previsto dalla L. 31 luglio 2006, n. 241, ne pre-
clude l’applicazione, essendo irrilevante l’inizio del momento
consumativo in data antecedente al 2 maggio 2006. (Nella
specie, si trattava della contravvenzione di intermediazione ed
interposizione nelle prestazioni lavorative, prevista dagli artt. 4
e 18, D.L.vo 10 settembre 2003, n. 276). F Cass. pen., sez. III, 19
aprile 2011, n. 15587 (ud. 24 marzo 2011), Pezzoni (l. 31 luglio
2006, n. 241; c.p., art. 174; d.l.vo 10 settembre 2003, n. 276).
[RV250149]
Appello penale
Cognizione del giudice di appello – Pena – Determina-
zione.
È carente la motivazione della sentenza di appello che, nel
commisurare la pena muovendo da un livello pari al precedente
minimo edittale, non faccia alcun riferimento al mutamento
legislativo sopravvenuto dopo la sentenza di primo grado con
la previsione di un diverso minimo edittale. F Cass. pen., sez. II,
4 aprile 2011, n. 13452 (ud. 15 dicembre 2010), Molella e altro
(c.p., art. 133; c.p.p., art. 606). [RV250205]
Cognizione del giudice di appello – Reato continuato –
Omessa pronuncia.
È conforme all’effetto devolutivo dell’appello la sentenza che
non si pronunci in ordine al nesso di continuazione, con altro
reato già oggetto di condanna irrevocabile, per essere stata la
questione prospettata non già con i motivi di appello ma soltan-
to con la formulazione delle conclusioni. F Cass. pen., sez. II, 3
maggio 2011, n. 17077 (ud. 8 febbraio 2011), Biscaro (c.p.p., art.
597; c.p., art. 81). [RV250245]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Accoglimento della domanda di provvisionale proposta
per la prima volta in appello.
Non viola il divieto della “reformatio in peius” la sentenza di se-
condo grado che accolga la domanda di provvisionale proposta
per la prima volta in appello dalla parte civile non impugnante.
F Cass. pen., sez. I, 4 maggio 2011, n. 17240 (ud. 2 febbraio 2011),
Consolo e altri (c.p.p., art. 539; c.p.p., art. 597). [RV249961]
Cognizione del giudice di appello – Reformatio in peius
– Correzione della pena indicata nel dispositivo difforme
da quella indicata in motivazione.
È illegittima, per contrasto col divieto di “reformatio in peius”,
l’ordinanza del giudice d’appello che, in assenza di impugna-
zione dell’imputato, proceda a correggere la pena irrogata nel
dispositivo della sentenza di primo grado aumentandola sino
alla pena indicata in motivazione. (Fattispecie di sentenza con
motivazione contestuale). F Cass. pen., sez. III, 20 aprile 2011,
n. 15648 (ud. 2 marzo 2011), Monno (c.p.p., art. 130; c.p.p., art.
597). [RV249997]
Decisioni in camera di consiglio – Procedimento – Par-
tecipazione all’udienza da parte dell’imputato.
In tema di procedimenti in camera di consiglio, la richiesta
di partecipazione all’udienza da parte dell’imputato deve es-
sere presentata, a pena di decadenza, entro il termine di cinque
giorni antecedenti l’udienza di cui all’art. 127, comma secondo,
c.p.p. F Cass. pen., sez. VI, 3 maggio 2011, n. 17068 (c.c. 14 aprile
2011), Musicò (c.p.p., art. 127). [RV250057]
Provvedimenti appellabili e inappellabili – Sentenza
dichiarativa dell’estinzione del reato per prescrizione –
Appello dell’imputato.
L’appello dell’imputato nei confronti della sentenza dichiarati-
va dell’estinzione del reato per prescrizione è ammissibile pur
quando non abbia rinunciato alla prescrizione. F Cass. pen., sez.
II, 3 maggio 2011, n. 17102 (ud. 22 marzo 2011), Cerrito (c.p.p.,
art. 531; c.p.p., art. 593; c.p., art. 157). [RV250249]
Applicazione della pena su richiesta del-
le parti
Presupposti – Accordo con il P.M. – Concluso dal so-
stituto processuale nominato dal difensore.
L’accordo per l’applicazione di pena su richiesta delle parti,
concluso con il P.M. dal sostituto processuale nominato dal
difensore, al quale l’imputato abbia rilasciato procura speciale,
è nullo in quanto i poteri che derivano da tale procura si ca-
ratterizzano “intuitu personae” e non possono essere compresi
fra quelli esercitabili dal sostituto processuale del difensore a
norma dell’art. 102 c.p.p.. F Cass. pen., sez. II, 5 maggio 2011,
n. 17381 (c.c. 6 aprile 2011), Basile (c.p.p., art. 102; c.p.p., art.
178; c.p.p., art. 444). [RV250073]
Richiesta – Eccezione di irrituale trasformazione del
rito abbreviato in patteggiamento – Inammissibilità.
Una volta che l’imputato abbia chiesto ed ottenuto l’applicazio-
ne della pena ex art. 444 c.p.p., egli non può più dolersi del-
l’irrituale trasformazione del rito abbreviato in patteggiamento,
trattandosi di una nullità relativa dell’accordo che non può es-
sere dedotta dalla parte che vi ha dato o ha concorso a darvi
causa, senza subirne alcun concreto ed attuale pregiudizio. F
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7-8/2012 Rivista penale
MASSIMARIO
Cass. pen., sez. II, 5 maggio 2011, n. 17384 (c.c. 6 aprile 2011),
Coman (c.p.p., art. 182; c.p.p., art. 444). [RV250074]
Sentenza – Impugnazioni – Ricorso per cassazione.
È inammissibile, per mancanza di interesse, il ricorso per cas-
sazione dell’imputato avverso la sentenza di patteggiamento
pronunciata “de plano” anziché previa fissazione di udienza, ove
la pena sia stata applicata nei termini esattamente indicati dalle
parti. F Cass. pen., sez. III, 19 maggio 2011, n. 19744 (c.c. 19 apri-
le 2011), Carrera (c.p.p., art. 447; c.p.p., art. 568). [RV250014]
Sentenza – Motivazione – Estremi.
In tema di patteggiamento, nel caso in cui le parti abbiano
concordato una richiesta di applicazione della pena che pre-
veda il riconoscimento del cumulo giuridico per effetto della
continuazione tra i reati contestati, il giudice, nell’accoglierla,
non è tenuto a motivare le ragioni di fatto poste a fondamento
dell’unicità del disegno criminoso così come prospettato dalle
parti. F Cass. pen., sez. VI, 12 aprile 2011, n. 14563 (c.c. 2 dicem-
bre 2010), P.G. in proc. Manea (c.p., art. 81; c.p.p., art. 444;
c.p.p., art. 445). [RV250024]
Sentenza – Sostituzione d’ufficio della pena detentiva
con le sanzioni sostitutive. – Illegittimità.
In tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, il
giudice non può sostituire di ufficio la pena detentiva con le
sanzioni sostitutive, in assenza di una esplicita richiesta delle
parti, poiché altrimenti la decisione del giudice sarebbe diffor-
me dalla richiesta. (Nella specie, in sede di patteggiamento, ave-
va convertito la pena detentiva in quella pecuniaria della multa
e concesso il beneficio della sospensione condizionale della
pena). F Cass. pen., sez. V, 13 aprile 2011, n. 15079 (c.c. 18 marzo
2011), P.G. in proc. Zinno (c.p.p., art. 444; l. 24 novembre 1981,
n. 689, art. 53). [RV250172]
Appropriazione indebita
Elemento oggettivo del reato – Appropriazione – Estre-
mi.
Non integra il delitto di appropriazione indebita il creditore
che, a fronte dell’inadempimento del debitore, eserciti a fini di
garanzia del credito il diritto di ritenzione sulla cosa di proprietà
di quest’ultimo legittimamente detenuta in ragione del rapporto
obbligatorio, a meno che egli non compia sul bene atti di di-
sposizione che rivelino l’intenzione di convertire il possesso in
proprietà. F Cass. pen., sez. II, 4 maggio 2011, n. 17295 (c.c. 23
marzo 2011), Innocenti e altri (c.p., art. 646). [RV250100]
Elemento oggettivo del reato – Appropriazione – Inter-
versione del possesso.
Integra il reato di appropriazione indebita la condotta consi-
stente nella mera interversione del possesso, che sussiste anche
nel caso di una detenzione qualificata, conseguente all’esercizio
di un potere di fatto sulla cosa, al di fuori della sfera di sorve-
glianza del titolare. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha
ravvisato la condotta appropriativa nella ritenzione di un auto-
veicolo, utilizzato “uti dominus” nonostante la risoluzione del
contratto di “leasing” e la richiesta di restituzione del bene). F
Cass. pen., sez. II, 1 aprile 2011, n. 13347 (ud. 7 gennaio 2011),
P.G. in proc. Del Giudice (c.p., art. 646). [RV250026]
Armi e munizioni
Armi proprie e armi improprie – Pistole lanciarazzi –
Equiparazione alle armi comuni da sparo.
In materia di reati concernenti le armi, la norma di cui all’art. 2,
comma terzo, della L. 18 aprile 1975 n. 110 deve essere interpre-
tata nel senso che le pistole lanciarazzi vanno considerate armi
comuni da sparo, giacché gli strumenti lanciarazzi, anche se
hanno una potenzialità lesiva diversa da quella delle armi natu-
ralmente destinate all’offesa alle persone, presentano caratteri-
stiche e requisiti di intrinseca pericolosità, tali da giustificare la
loro assimilazione ed equiparazione alle armi proprie e, quindi,
alla disciplina giuridica di queste, per la cui esclusione è neces-
sario che la Commissione consultiva centrale per il controllo
delle armi abbia esplicitamente e preventivamente provveduto
in tal senso. F Cass. pen., sez. II, 1 giugno 2011, n. 21808 (ud. 11
febbraio 2011), Guidotti (l. 14 ottobre 1974, n. 497; l. 18 aprile
1975, n. 110, art. 2). [RV250056]
Materie esplodenti – Detenzione abusiva – Materiali
pirotecnici.
Integra la fattispecie criminosa di illegale detenzione di esplo-
sivi, e non il reato contravvenzionale di detenzione abusiva di
materie esplodenti, la condotta che abbia ad oggetto materiali
pirotecnici, non micidiali se singolarmente considerati, che in
determinate condizioni (quali possono essere l’ingente quantità,
il precario confezionamento, la concentrazione in un ambiente
angusto e la prossimità a luoghi frequentati da molte persone),
costituiscono pericolo per persone o cose, sì da assumere, nel
loro insieme, la caratteristica della micidialità. F Cass. pen., sez.
I, 29 aprile 2011, n. 16677 (ud. 24 gennaio 2011), Brancato (c.p.,
art. 678; l. 2 ottobre 1967, n. 895, art. 2; l. 14 ottobre 1974, n.
497, art. 10). [RV249958]
Materie esplodenti – Trasporto senza l’autorizzazione
della competente autorità – Bombe carta.
Non integra la contravvenzione di cui all’art. 678 c.p. (fabbrica-
zione o commercio abusivi di materie esplodenti) il trasporto,
senza l’autorizzazione della competente autorità, di materiale
esplodente, del tipo bombe carta, qualora non sia accertato il
quantitativo delle polveri esplodenti ed il conseguente supera-
mento del limite ponderale, costituito dal peso di 5 kg netti. F
Cass. pen., sez. I, 11 maggio 2011, n. 18575 (ud. 25 marzo 2011),
Zambrano (c.p., art. 678). [RV250170]
Associazione per delinquere
Arresto dell’associato – Cessazione del vincolo associa-
tivo – Esclusione.
In tema di associazione per delinquere, il sopravvenuto stato
detentivo di un soggetto non determina la necessaria ed auto-
matica cessazione della partecipazione al sodalizio, atteso che
la perdurante appartenenza al gruppo di persona della quale sia
provata l’affiliazione può essere correttamente ritenuta in qua-
lunque momento ove manchi la notizia di una sua intervenuta
dissociazione. F Cass. pen., sez. II, 3 maggio 2011, n. 17100 (ud.
22 marzo 2011), Curtopelle e altri (c.p., art. 416). [RV250021]
Associazione di tipo mafioso – Delitto di trasferimento
fraudolento – Aggravante prevista dall’art. 7 del d.l. n.
152/1991.
Integra la fattispecie criminosa di trasferimento fraudolento di
valori (art. 12 quinquies D.L. n. 306 del 1992, conv. in L. n. 356 del
1992), con la circostanza aggravante del metodo mafioso, di cui
all’art. 7 D.L. n. 152 del 1991, conv. nella L. n. 203 del 1991, la con-
dotta di chi faccia da tramite per la effettuazione di investimenti
economici avvalendosi della connivenza di altri soggetti, che ac-
consentano a divenire titolari solo formali di attività commerciali,
impiantate e sorrette con i proventi delle attività criminose di un
clan mafioso. F Cass. pen., sez. I, 20 aprile 2011, n. 15797 (c.c. 16
marzo 2011), Bellocco (d.l. 13 maggio 1991, n. 152, art. 7; d.l. 8
giugno 1992, n. 306, art. 12 quinquies). [RV249975]
Associazione di tipo mafioso – Delitto di trasferimento
fraudolento di valori – Aggravante prevista dall’art. 7 del
d.l. n. 152/1991.
La circostanza aggravante del metodo mafioso, di cui all’art. 7 D.L.
n. 152 del 1991, conv. nella L. n. 203 del 1991, può trovare appli-
cazione anche in relazione al delitto di trasferimento fraudolento
di valori (art. 12 quinquies D.L. n. 306 del 1992, conv. in L. n. 356
del 1992), quando si tratti di condotte funzionali a favorire l’ope-
ratività di un sodalizio di stampo mafioso in quanto strumentali a
sottrarre i beni e le attività illecitamente accumulate dall’associa-
zione a misure ablatorie. F Cass. pen., sez. I, 26 maggio 2011, n.
21256 (c.c. 5 aprile 2011), Iaria (d.l. 13 maggio 1991, n. 152, art.
7; d.l. 8 giugno 1992, n. 306, art. 12 quinquies). [RV250240]

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