Massimario

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RIEPILOGO

I Testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli archivi del centro elettronico di documentazione della corte di cassazione. I Titoli sono stati elaborati dalla redazione

 
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Appello penale

Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Rigetto della richiesta.

La rinnovazione, ancorché parziale, del dibattimento ha carattere eccezionale e può essere disposta solo qualora il giudice ritenga di non poter decidere allo stato degli atti. Ne deriva che mentre la rinnovazione deve essere specificamente motivata, occorrendo dare conto dell’uso del potere discrezionale derivante dalla acquisita consapevolezza di non potere decidere allo stato degli atti, nel caso, viceversa, di rigetto, la relativa motivazione può essere anche implicita nella stessa struttura argomentativa posta a base della pronuncia di merito, che evidenzi la sussistenza di elementi sufficienti per una valutazione in senso positivo o negativo sulla responsabilità, con la conseguente mancanza di necessità di rinnovare il dibattimento. F Cass. pen., sez. V, 21 aprile 2010, n. 15320 (ud. 10 dicembre 2009), Pacini. (c.p.p., art. 603). [RV246859]

Dibattimento – Rinnovazione dell’istruzione – Valutazione di credibilità di un testimone.

La rinnovazione dell’istruzione dibattimentale in appello non può consistere nella sola acquisizione di sentenze e certificati del casellario giudiziario funzionale alla valutazione della credibilità di un testimone le cui dichiarazioni sono già state assunte in primo grado. F Cass. pen., sez. II, 25 maggio 2010, n. 19693 (ud. 20 maggio 2010), Dell’Anna. (c.p.p., art. 236; c.p.p., art. 603). [RV247056]

Applicazione della pena su richiesta delle parti

Pena – Determinazione – Pena illegale.

In tema di patteggiamento, l’illegalità della pena (nella specie, per essere stato applicato un aumento per la violazione satellite inferiore a un terzo a fronte di non esclusione della contestata recidiva reiterata) determina l’invalidità dell’accordo su di essa concluso tra le parti e ratificato dal giudice e comporta l’annullamento senza rinvio della sentenza che l’abbia recepito, in quanto le parti devono essere reintegrate nella facoltà di rinegoziarlo su altre basi, in mancanza di che il giudizio deve proseguire nelle forme ordinarie. F Cass. pen., sez. I, 3 maggio 2010, n. 16766 (ud. 7 aprile 2010), P.G. in proc. Ndiaye. (c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 620). [RV246930]

Sentenza – Applicazione della confisca facoltativa – Violazione dell’obbligo di motivazione.

In tema di patteggiamento, l’estensione dell’applicabilità della confisca, per effetto della L. n. 134 del 2003, a tutte le ipotesi previste dall’art. 240 c.p., e non più solo a quelle previste come ipotesi di confisca obbligatoria, impone al giudice di motivare le ragioni per cui ritiene di dover disporre la confisca di specifici beni sottoposti a sequestro, ovvero, in subordine, quelle per cui non ritiene attendibili le giustificazioni eventualmente addotte in ordine alla provenienza del denaro o dei beni confiscati. F Cass. pen., sez. VI, 6 maggio 2010, n. 17266 (c.c. 16 aprile 2010), Trevisan. (c.p., art. 240; c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445; l. 12 giugno 2003, n. 134, art. 2). [RV247085] appropriazione indebita

Contratti bancari – Deposito bancario in conto corrente cointestato a più soggetti – Realizzazione dell’intero credito da parte di uno dei cointestatari.

È configurabile il reato di appropriazione indebita a carico del cointestatario di un conto corrente bancario il quale, pur se facoltizzato a compiere operazioni separatamente, disponga in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito degli altri cointestatari, della somma in deposito in misura eccedente la quota parte da considerarsi di sua pertinenza, in base al criterio stabilito dagli artt. 1298 e 1854 c.c., secondo cui le parti di ciascun concreditore solidale si presumono, fino a prova contraria, uguali. (Fattispecie di annullamento con rinvio di cui all’art. 622 c.p.p.). F Cass. pen., sez. II, 30 aprile 2010, n. 16655 (ud. 20 aprile 2010), p.c. in proc. Maggi. (c.p., art. 646; c.p.p., art. 622). [RV247024]

Armi e munizioni

Armi proprie e armi improprie – Coltello a scatto – Configurabilità come arma propria.

Rientra nella categoria delle armi proprie non da sparo, o bianche, il coltello a scatto, detto “molletta, il cui porto, vietato in modo assoluto, integra non già il reato p. e p. dall’art. 4 della legge n. 110 del 1975, bensì la più grave fattispecie criminosa di cui all’art. 699, comma secondo, c.p. F Cass. pen., sez. I, 3 maggio 2010, n. 16785 (c.c. 7 aprile 2010), P.G. in proc. Pierantoni. (l. 18 aprile 1975, n. 110, art. 4; c.p., art. 699). [RV246947]

Porto abusivo – Oggetti atti ad offendere – Attenuante del fatto di lieve entità.

La circostanza attenuante del fatto di lieve entità è applicabile al porto di tutte le armi improprie indicate nel secondo comma dell’art. 4 legge 18 aprile 1975 n. 110. (Fattispecie relativa alla detenzione di coltello a serramanico non a scatto) F Cass. pen., sez. I, 3 maggio 2010, n. 16767 (ud. 15 aprile 2010), Catalfamo. (l. 18 aprile 1975, n. 110, art. 4). [RV246931]

Associazione per delinquere

Associazione di tipo mafioso – Associazione mafiosa dedita al narcotraffico – Concorso formale di reati.

Poiché i reati di associazione di tipo mafioso e di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti possono concorrere formalmente per la diversità dei beni giuridici tutelati - rispettivamente l’ordine pubblico messo in pericolo dalle situazioni di assoggettamento e di omertà, e la salute individuale e collettiva, minacciata dalla diffusione dello spaccio di sostanze stupefacenti - uno stesso soggetto ben può fare parte della struttura associativa impegnata nel traffico di stupefacenti senza avvalersi del cosiddetto metodo mafioso. F Cass. pen., sez. I, 10 maggio 2010, n. 17702 (ud. 21 gennaio 2010), Di Lauro e altri. (c.p., art. 416 bis; d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 74). [RV247059]

Associazione di tipo mafioso – Partecipazione – Condotte sintomatiche motivate dalla sussistenza di vincoli familiari con gli altri membri del sodalizio.

Integra la condotta di partecipazione ad una associazione di tipo mafioso colui che volontariamente ponga in essere attività funzionali agli scopi del sodalizio ed apprezzabili come con-

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creto e causale contributo all’esistenza e al rafforzamento dello stesso, a prescindere dai motivi che lo hanno determinato ad agire in tal modo. (Fattispecie relativa alla stabile messa a disposizione degli associati della propria abitazione per l’occultamento delle armi della “cosca”, in riferimento alla quale la Corte ha negato che potesse valere ad escludere la configurabilità del reato il fatto che l’imputato potesse aver agito in ragione dei vincoli familiari che lo legavano agli altri affiliati piuttosto che con l’intenzione di rendersi partecipe del sodalizio criminoso). F Cass. pen., sez. I, 6 maggio 2010, n. 17206 (c.c. 4 marzo 2010), Pmt in proc. Gallo. (c.p., art. 416 bis). [RV247050]

Associazioni sovversive

Partecipazione – Concorso esterno – Configurabilità.

Anche con riferimento al delitto di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico è configurabile il concorso esterno nel reato nei confronti di quei soggetti che, pur restando estranei alla struttura organizzativa, apportino un concreto e consapevole contributo causalmente rilevante alla conservazione, al rafforzamento e al conseguimento degli scopi dell’organizzazione criminale o di sue articolazioni settoriali, sempre che sussista la consapevolezza della finalità perseguita dall’associazione a vantaggio della quale è prestato il contributo. F Cass. pen., sez. I, 29 aprile 2010, n. 16549 (c.c. 14 marzo 2010), Papini. (c.p., art. 110; c.p., art. 270 bis). [RV246937]

Atti contrari alla pubblica decenza

Nozione di pubblica decenza – Condotta consistente nell’orinare in luogo pubblico – Sussistenza del reato.

Integra la contravvenzione di atti contrari alla pubblica decenza la condotta di orinare in luogo pubblico, in quanto nella nozione di pubblica decenza vi rientrano anche gli atti che, prescindendo dalla sessualità, provocano nei consociati un senso di disgusto, disagio, disdegno o disapprovazione. (In motivazione la Corte ha ulteriormente precisato che la legge non esige che l’atto abbia effettivamente offeso in qualcuno la pubblica decenza e neppure che sia stato percepito da alcuno, quando si sia veri-ficata la condizione di luogo, cioè la possibilità che qualcuno potesse percepire l’atto). F Cass. pen., sez. III, 23 aprile 2010, n. 15678 (ud. 25 marzo 2010), P.G. in proc. Tassinari e altri. (c.p., art. 726). [RV246972]

Atti e provvedimenti del giudice penale

Atti abnormi – Procedimento per decreto – Sentenza di proscioglimento emessa dal g.i.p. a seguito di opposizione – Successiva all’opposizione a decreto penale di condanna – Abnormità – Sussistenza.

È affetta da abnormità genetica o strutturale la sentenza di proscioglimento emessa dal G.i.p. successivamente all’opposizione a decreto penale di condanna, poichè il giudice è vincolato in tale fase all’adozione degli atti di impulso previsti dall’art. 464 cod. proc. pen., e non può pronunciarsi nuovamente sullo stesso fatto-reato dopo l’emissione del decreto nè revocare quest’ultimo fuori dei casi tassativamente previsti. F Cass. pen., sez. un., 4 giugno 2010, n. 21243 (c.c. 25 marzo 2010), P.G. in proc. Zedda. (c.p.p., art. 129; c.p.p., art. 460; c.p.p., art. 464; c.p.p., art. 469). [RV246910]

Atti processuali penali

Lingua italiana – Estratto contumaciale di sentenza – Necessità di traduzione.

Non sussiste obbligo di traduzione in lingua nota allo straniero alloglotta che non comprenda la lingua italiana dell’estratto contumaciale di sentenza. F Cass. pen., sez. I, 3 maggio 2010, n. 16807 (c.c. 21 aprile 2010), Culi. (c.p.p., art. 143; c.p.p., art. 548). [RV247073]

Lingua italiana – Imputato alloglotta – Diritto all’assistenza di un interprete di madrelingua.

All’imputato alloglotta, che non abbia conoscenza della lingua italiana, va riconosciuto non già il...

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