Massimario

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:1147-1177
RIEPILOGO

Abusivo esercizio di una professione. Abuso d’ufficio. Aministia, indulto e grazia. Appello penale. Applicazione della pena su richiesta delle parti. Appropriazione indebita. Armi e munizioni. Atti preliminari al dibattimento. Azione penale. Banche. Bellezze naturali (Protezione delle). Beni immateriali. Calunnia e autocalunnia. Cassazione penale. Circolazione stradale. Circostanze del... (visualizza il riepilogo completo)

 
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I testi dei documenti qui riprodotti sono desunti dagli archivi del Centro elettronico di documentazione della Corte di cassazione. I titoli sono stati elaborati dalla redazione

@Abusivo esercizio di una professione

Norma in bianco – Sussistenza – Mancata conoscenza dei limiti di attività autorizzati dalla normativa riguardante il titolo professionale conseguito.

Ai fini della configurabilità del delitto di abusivo esercizio di una professione, data la natura di norma penale in bianco riconosciuta all’art. 348 c.p., costituisce ignoranza inescusabile della legge penale la mancata conoscenza dei limiti di attività autorizzati dalla disciplina normativa del titolo professionale conseguito. (Fattispecie in cui un massoterapeuta è stato ritenuto responsabile di esercizio abusivo della professione medica e di quella di fisioterapista, per aver improvvisato diagnosi ed esaminato radiografie e referti, eseguendo massaggi per lenire e curare diverse patologie, secondo un proprio programma di sedute).

Cass. pen., sez. VI, 10 dicembre 2009, n. 47028 (ud. 10 novembre 2009), Trombetta (c.p., art. 47; c.p., art. 348). [RV245305]

@Abuso d’ufficio

Elemento oggettivo – Violazione dell’obbligo di astensione – Ingiustizia del vantaggio patrimoniale o del danno.

Ai fini dell’integrazione del reato di abuso di ufficio, anche nel caso di violazione dell’obbligo di astensione, è necessario che a tale omissione si aggiunga l’ingiustizia del vantaggio patrimoniale procurato o del danno arrecato. (Fattispecie di omessa astensione in un procedimento penale di un vice procuratore onorario, che in precedenza aveva svolto l’ufficio di difensore dell’imputato).

Cass. pen., sez. VI, 16 dicembre 2009, n. 47978 (c.c. 27 ottobre 2009), Calzolari (c.p.p., art. 52; d.m. 4 maggio 2005 art. 10; c.p., art. 323). [RV245447]

Elemento oggettivo – Violazione di legge – Violazione delle norme del piano di bacino.

Integra il delitto di abuso d’ufficio la condotta con cui il funzionario dell’ufficio tecnico comunale esprime parere favorevole al rilascio di una concessione edilizia in violazione delle disposizioni di un piano di bacino, le cui norme integrano quelle contenute negli strumenti urbanistici, eventualmente derogandole qualora incompatibili.

Cass. pen., sez. VI, 3 dicembre 2009, n. 46503 (ud. 13 ottobre 2009), Maggi (c.p., art. 323; l. 18 maggio 1989, n. 183; d.l.vo 3 aprile 2006, n. 152). [RV245330]

Elemento oggettivo – Violazione di norme di legge o di regolamento – Nozione.

Il delitto di abuso d’ufficio è configurabile non solo quando la condotta si ponga in contrasto con il significato letterale, o logico-sistematico di una norma di legge o di regolamento, ma anche quando la stessa contraddica lo specifico fine perseguito dalla norma, concretandosi in uno “svolgimento della funzione o del servizio” che oltrepassa ogni possibile scelta discrezionale attribuita al pubblico ufficiale o all’incaricato di pubblico servizio per realizzare tale fine. (In applicazione di tale principio, la S.C. ravvisato il predetto reato in relazione all’illegittima composizione numerica delle commissioni permanenti di lavoro formate dal presidente e dai consiglieri di una circoscrizione comunale in violazione dell’art. 39, comma quarto, del regolamento comunale sul decentramento amministrativo, in modo da ottenere la liquidazione di un maggior numero di gettoni di presenza alle sedute delle relative commissioni).

Cass. pen., sez. VI, 28 ottobre 2009, n. 41402 (c.c. 25 settembre 2009), D’Agostino e altri (c.p., art. 323; d.l.vo 18 agosto 2000, n. 267, art. 17). [RV245287]

@Aministia, indulto e grazia

Indulto – Applicazione in misura errata in sede cognitiva – Rideterminazione in sede esecutiva.

Il giudice dell’esecuzione ha il potere di ridurre entro i limiti di legge l’indulto applicato, con più sentenze di condanna, in misura eccedente quella fissata dal provvedimento di clemenza, perché il giudicato si forma solo sul diritto al beneficio e non sulla sua misura.

Cass. pen., sez. I, 14 ottobre 2009, n. 40028 (c.c. 30 settembre 2009), Secolo (c.p., art. 174). [RV245326]

@Appello penale

Cognizione del giudice di appello – Benefici – Sostituzione della pene detentive brevi.

Il giudice di appello non ha il potere di applicare d’ufficio le pene sostitutive di quelle detentive brevi in assenza di motivi di impugnazione in ordine alla mancata applicazione della sanzione sostitutiva, e ciò pur quando nel giudizio di appello la parte ne abbia fatto richiesta.

Cass. pen., sez. VI, 16 settembre 2009, n. 35912 (ud. 22 maggio 2009), Rapisarda (c.p.p., art. 597; l. 24 novembre 1981, n. 689, art. 53). [RV245372]

Cognizione del giudice di appello – Poteri del giudice d’appello – Limiti.

In sede di impugnazione, la disposizione di cui all’art. 597, comma primo, c.p.p., attribuisce gli stessi poteri del primo giudice al giudice d’appello, con la conseguenza che questi -fermo restando il limite del divieto di “reformatio in peius” - non è vincolato da quanto prospettato dall’appellante, ma può affrontare, relativamente ai punti della decisione cui si riferiscono i motivi di gravame, tutte le questioni enucleabili all’interno dei punti medesimi, accogliendo o rigettando il gravame in base ad argomentazioni proprie o diverse da quelle dell’appellante. (Fattispecie relativa al reato di calunnia, in cui la S.C. ha ritenuto legittima la valutazione compiuta dal giudice del gravame in ordine all’utilizzabilità probatoria delle dichiarazioni rese dalle persone offese in fase di indagine e ritenute inutilizzabili dal giudice di primo grado in ragione della loro prevedibile ripetibilità in fase dibattimentale).

Cass. pen., sez. VI, 21 ottobre 2009, n. 40625 (ud. 8 ottobre 2009), B (c.p.p., art. 63; c.p.p., art. 597; c.p., art. 368). [RV245288]

@Applicazione della pena su richiesta delle parti

Presuppossti – Recidiva qualificata – Preclusione del patteggiamento.

La recidiva qualificata impedisce la definizione con patteggiamento per pena detentiva superiore ai due anni di reclusione anche se soltanto contestata e non anche applicata.

Cass. pen., sez. II, 13 luglio 2009, n. 28610 (c.c. 1 luglio 2009), P.G. in proc. Giuliano e altri (c.p., art. 99; c.p.p., art. 444). [RV245321]

Richiesta – Poteri del giudice – Ulteriori acquisizioni.

Nel procedimento relativo all’applicazione della pena su richiesta delle parti il giudice decide sulla base degli atti contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, senza possibilità di ulteriori acquisizioni. (In applicazione di tale principio la Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di applicazione della penaPage 1148 pronunciata in udienza preliminare che aveva riconosciuto la circostanza attenuante di cui all’art. 62 n. 6 c.p. sulla base di un assegno prodotto nel corso dell’udienza medesima).

Cass. pen., sez. III, 18 dicembre 2009, n. 48527 (c.c. 5 novembre 2009), P.G., P.C. in proc. B. (c.p.p., art. 444; c.p., art. 62n.; att. c.p.p., art. 135). [RV245409]

Sentenza – Effetti. – Estinzione del reato.

È preclusa la dichiarazione di estinzione del reato oggetto di una sentenza di patteggiamento se nel termine di cinque anni l’autore di quel reato commette un nuovo delitto, pur se questo è stato oggetto di altra sentenza di patteggiamento ed è stato dichiarato estinto per non aver l’interessato commesso altro reato nei successivi cinque anni.

Cass. pen., sez. I, 26 ottobre 2009, n. 40938 (c.c. 30 settembre 2009), Maronese (c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445). [RV245565]

Sentenza – Espulsione dello straniero dallo Stato ex art. 86 D.P.R. n. 309 del 1990 – Pena patteggiata applicata in aumento a titolo di continuazione per fatti analoghi.

Per valutare il superamento del limite di pena necessario per l’applicabilità con la sentenza di cui all’art. 445 c.p.p., della misura di sicurezza dell’espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, ai sensi dell’art. 86, comma primo, D.P.R. n. 309 del 1990, nel caso di pena patteggiata quale aumento a titolo di continuazione rispetto ad altra condanna per fatti analoghi occorre considerare la pena complessiva inflitta. (Fattispecie in cui la pena patteggiata era di anni 1 e mesi 6 di reclusione).

Cass. pen., sez. IV, 6 agosto 2009, n. 32290 (ud. 24 giugno 2009), Marzouk (c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445; d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 86; c.p., art. 81). [RV245279]

Sentenza – Impugnazioni – Ricorso per cassazione.

Quando, con il ricorso per cassazione avverso una sentenza di patteggiamento, si contesti la correttezza della qualificazione giuridica del fatto, la Corte di cassazione è tenuta a verificare se il fatto, così come accertato e valutato dal giudice di merito e dalla sentenza che ha recepito l’accordo delle parti, sia riconducibile al paradigma della fattispecie incriminatrice ritenuta nella sentenza stessa.

Cass. pen., sez. I, 1 dicembre 2009, n. 46146 (c.c. 4 novembre 2009), P.G. in proc. Rosa (c.p.p., art. 444; c.p.p., art. 445; c.p.p., art. 606). [RV245505]

Sentenza – Modificazione dell’imputazione contestata in sede di accordo delle parti – Obbligo del giudice di motivare sul punto.

In tema di sentenza di patteggiamento, qualora, in sede di accordo delle parti, si sia proceduto alla qualificazione giuridica del fatto in termini più lievi rispetto all’imputazione originariamente contestata, anche eliminando uno dei reati o le circostanze aggravanti, il giudice ha l’obbligo di esporne, sia pure sinteticamente, le ragioni, in quanto l’omissione di detto obbligo impedisce il doveroso controllo sulla legittimità del patto.

Cass. pen., sez. VI, 2 dicembre 2009, n. 46430 (c.c. 13 ottobre 2009), Cassano e altri (c.p.p., art. 444). [RV245443]

Sentenza – Pronuncia di patteggiamento parziale – Pronuncia di proscioglimento per altri reati.

È ricorribile per cassazione e non appellabile, in ragione dell’unitarietà delle statuizioni decisorie, la sentenza che prosciolga da alcuni addebiti e accolga, per altri addebiti, la...

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