Mancanza a bordo di copia della licenza di trasporto: trasporto abusivo o peccato veniale?

AutoreCarlo Benussi
CaricaProfessore di Diritto penale commerciale presso l'Università degli Studi di Milano. Avvocato, foro di Piacenza
Pagine161-164
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giur
Arch. giur. circ. e sin. strad. 2/2017
MERITO
MANCANZA A BORDO
DI COPIA DELLA LICENZA
DI TRASPORTO: TRASPORTO
ABUSIVO O PECCATO VENIALE?
di Carlo Benussi (*)
SOMMARIO
1. La fattispecie in esame. 2. Qualche cenno sulla competen-
za e sulla forma dell’appello. 3. Il termine per l’opposizione
all’ordinanza-ingiunzione prefettizia. 4. La mancata esibizio-
ne o conservazione a bordo della licenza comunitaria non è
equiparabile al suo mancato conseguimento.
1. La fattispecie in esame
La decisione che qui si annota, resa in grado d’appello
dal Tribunale di Vicenza, riguarda la violazione degli artt.
46 (trasporti abusivi) e 44 (trasporti internazionali) L.
298/74 contestata dalla Polizia Stradale a una società di
trasporti slovacca, il cui dipendente si trovava alla guida
di un automezzo di proprietà di un’impresa di trasporti ita-
liana concesso in locazione senza conducente alla prima
con regolare contratto scritto, senza avere a bordo “l’origi-
nale” della licenza comunitaria (1).
Il verbale di contestazione e il verbale di fermo ammi-
nistrativo sono stati opposti dalla società slovacca davanti
al Prefetto di Vicenza, che, nel rigettare l’opposizione, ha
emanato ordinanza-ingiunzione nei confronti della stes-
sa, che ha proposto ricorso al Giudice di pace di Vicenza.
Quest’ultimo, commettendo anche diversi errori “in proce-
dendo”, ha respinto il ricorso e per l’effetto ha confermato
l’ordinanza ingiunzione impugnata, da un lato dichiarando
il ricorso inammissibile perché tardivo (in quanto propo-
sto senza l’osservanza del termine perentorio di 30 gg.),
dall’altro ritenendolo infondato anche nel merito.
2. Qualche cenno sulla competenza e sulla forma
dell’appello
Come si sa, le Sezioni unite, in tema di interpretazione
dell’art. 23, comma 4, L. 689/1981, con la pronuncia del
18 novembre 2010 n. 23285 (2), hanno affermato che det-
ta norma disciplina esclusivamente le modalità di difesa
della parte nel giudizio di opposizione dinanzi al Giudice di
pace, statuendo che “l’opponente e l’autorità che ha emes-
so l’ordinanza possono stare in giudizio personalmente”,
mentre, in caso di appello avverso le sentenze emesse
dalla stessa autorità, introdotto dal D.L.vo n. 40/2006, in
assenza di alcuna specif‌ica previsione contraria, trovano
applicazione le regole ordinarie che disciplinano lo svolgi-
mento del procedimento di primo grado davanti al Tribu-
nale, come dispone l’art. 359 c.p.c.. Sempre con la citata
pronuncia, resa in sede di regolamento di competenza,
le Sezioni unite hanno altresì affermato “l’estraneità dei
giudizi - anche in grado d’appello - in materia di sanzioni
amministrative alla regola del “foro erariale”, stabilita per
la generalità delle cause nelle quali è parte un’ammini-
strazione dello Stato” (3). La pronuncia citata trova un
suo autorevole precedente nella sentenza, anch’essa delle
Sezioni Unite, del 2 luglio 2008 n. 18036, che ha affermato
la derogabilità del foro erariale per gli stessi prof‌ili evi-
denziati dal diritto vivente, in tema di controversie previ-
denziali e di opposizione a sanzioni amministrative “ogni
qual volta si manifesti l’intenzione del legislatore di deter-
minare il foro territorialmente competente in base ad ele-
menti diversi ed incompatibili rispetto a quelli altrimenti
risultanti dalla regola del “foro erariale” e perciò destinati
a prevalere su questi”.
Da quanto sopra, pertanto, consegue, da un lato, che
competente territorialmente per l’appello avverso le sen-
tenze del Giudice di pace in materia di opposizione a san-
zioni amministrative è il tribunale del luogo di prossimità,
nel cui circondario si trova l’Uff‌icio del Giudice di pace a
quo, dall’altro, che “ai f‌ini della individuazione del termine
per la proposizione dell’appello avverso la sentenza emes-
sa dal Giudice di pace nel procedimento della L. n. 689 del
1981, ex artt. 22 e 23, ove la sentenza stessa non sia stata
notif‌icata dalla controparte, trova applicazione il termine
di cui all’art. 327 c.p.c.” (4) e, dall’altro ancora, che l’ap-
pello si propone con citazione ex art. 342 c.p.c. (5).
3. Il termine per l’opposizione all’ordinanza-ingiunzio-
ne prefettizia
Passando alla disamina dei motivi di appello accolti dal
Tribunale di Vicenza, è evidente in primis l’errore com-
messo dal Giudice di pace nel dichiarare inammissibile il
ricorso: il giudice a quo, infatti, ha applicato a un soggetto
estero il termine di opposizione inferiore (trenta giorni)
ex art. 22, comma 1, L. 689/81, in spregio alla deroga, pre-
vista nel comma 2, posta nell’interesse del residente all’e-
stero, che gode di un diverso e superiore lasso temporale
(sessanta giorni), di cui, appunto, benef‌iciava la società
slovacca per proporre ricorso avverso l’ordinanza ingiun-
zione prefettizia.
4. La mancata esibizione o conservazione a bordo della
licenza comunitaria non è equiparabile al suo mancato
conseguimento
Il Tribunale di Vicenza, nel merito, ha accolto l’ap-
pello nel rilievo che, esistendo la licenza comunitaria al
momento dell’accertamento della violazione, la contesta-
zione non avrebbe dovuto riguardare il mancato possesso
della licenza stessa [ex art. 46 L. 298/74] (6), bensì la sua
mancata esibizione per non essere momentaneamente
nella disponibilità del vettore (ex art. 47 L. 298/74), viola-
zione, quest’ultima, che non comporta sanzioni accessorie.

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