Lingua del diritto e identità nazionali: tra storia e tecnologia

Autore:Nicola Palazzolo
Pagine:9-27
RIEPILOGO

1. Identità linguistica e diritto. 2. Lingua, diritto e storia. 3. Linguaggio storico e linguaggio astorico. 4. Comunicare il diritto. 5. La traduzione giuridica. 6. Diversità delle lingue in Europa e integrazione comunitaria. 7. Conclusioni.

 
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Ho aderito prontamente al gentile invito, rivoltomi dall'amico e collega Pietro Beltrami, di portare, pur non essendo io un linguista, un mio contributo a questa giornata di studi, anzitutto perché mi sembrava importante, ad un anno di distanza da quando ha mosso i primi passi quello che dovrà essere il dipartimento "Identità culturale" del CNR, cominciare a riflettere sui contenuti fondanti di quest'area scientifica, che cosa ci tiene oggi uniti, istituti e progetti di ricerca che sembravano non aver niente in comune. Da questo primo punto di vista io credo che il lavoro fatto in quest'anno è stato utile, perché ci ha permesso, costringendoci a pensare insieme, di chiarirci molte cose che prima non ci erano affatto chiare, e ha fatto sì che gran parte delle perplessità che molti di noi avevamo, ed avevamo avuto occasione anche di manifestare, oggi siano cadute da sé di fronte ad una prospettiva articolata di lavoro comune, di cui questa giornata è il primo esempio, ma a cui spero seguiranno altri momenti, ad iniziativa degli istituti che afferiscono al dipartimento. Io stesso ho messo in cantiere, sempreché la situazione finanziaria ce lo consentirà, un Convegno su "Memoria e futuro del diritto", che dovrebbe andare proprio in questa direzione.

La seconda ragione è più specifica, e me ne sono reso conto man mano che, da non addetto ai lavori, ho cominciato ad approfondire il tema su cui mi ero impegnato a dire anch'io qualcosa. Ed è che diritto e lingua sono, forse insieme alle arti, i pilastri su cui si regge l'identità culturale di una nazione. E però sono proprio quelli che - se non ben compresi nelle loro potenzialità espansive - potrebbero entrare in crisi di fronte ad una prospettiva sovranazionale, quale quella europea. Si tratta allora di capire qual è l'apporto originale e irrinunciabile che ciascuna identità nazionale deve conservare e valorizzare anche in una prospettiva sovra-Page 10nazionale, e a che cosa invece si può rinunziare perché si tratta di elementi caduchi e non essenziali.

@1. Identità linguistica e diritto

Per entrare nel nostro tema c'è intanto da fare una considerazione di ordine generale: il diritto tutela l'identità linguistica. Per quanto riguarda l'Italia i costituzionalisti ritengono che il fatto che la lingua italiana non sia esplicitamente tutelata in costituzione non significa che essa non lo sia implicitamente. La costituzione è stata redatta in italiano, la lingua ufficiale delle sedute parlamentari e dei processi è incontestabilmente l'italiano: insomma tale tutela è nei fatti, prima ancora che nelle norme.

Del resto, l'articolo 6 della costituzione, nel tutelare le minoranze linguistiche, prova a contrario che l'italiano è per definizione la lingua ufficiale degli italiani1.

Ma il problema in qualche modo va spostato. Bisogna cioè vedere se a fronte di un fenomeno come quello della globalizzazione del linguaggio ed in particolare di quel linguaggio che è il linguaggio dell'automazione, l'italiano sia oggi, anche in Italia e tra cittadini italiani, la lingua veicolare non solo necessaria ma sufficiente per la comunicazione intersoggettiva.

Ciò che dobbiamo chiederci da giuristi è se l'informatizzazione delle comunicazioni, e specialmente delle comunicazioni ufficiali, quelle tra i cittadini e la pubblica amministrazione, non rischi di ricreare cittadini di serie A e cittadini di serie B, cioè ricreare quelle barriere che la diffusione di massa dell'italiano sembrava avere definitivamente rimosso.

Il problema - come è stato rilevato2 - in sostanza è lo stesso che si è posto fino a forse meno di un secolo fa, quando a causa dell'analfabetismo diffuso, per scrivere una lettera ci si rivolgeva agli scrivani. Il problema è quello dell'accesso ad un mezzo espressivo che presuppone non solo saper leggere e saper scrivere, ma ormai sempre più spesso presuppone la conoscenza di una certa lingua, l'inglese, e sempre comunque la conoscenza dell'utilizzo del mezzo espressivo, l'elaboratore, che non per tutti è agevole.

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È evidente che sotto il profilo costituzionalistico questo secondo profilo rientra nella previsione dell'art. 3, comma 2 della costituzione ("La Repubblica rimuove gli ostacoli di fatto ..."), che è, come tutti sanno, una norma programmatica e non immediatamente precettiva, il che comporta che solo con la diffusione di massa della lingua veicolare nonché del linguaggio informatico e delle relative tecnologie si potrà evitare che si creino o che si mantengano quelle barriere nell'ambito addirittura di uno stesso popolo, che l'istruzione obbligatoria ha inteso eliminare3. Rimane però il fatto che la lingua italiana in quanto tale stia perdendo sempre più il suo ruolo di collante privilegiato tra le diverse tradizioni culturali del nostro paese, sostituita spesso da altri linguaggi veicolari, come l'inglese (che in certi ambiti diventa sempre più usato anche tra italiani), o da linguaggi gergali, o infine dai linguaggi informatici.

@2. Lingua, diritto e storia

E andiamo al rapporto tra lingua e diritto. Si sono tenuti convegni su questo tema: ricordo tra tutti quello svoltosi qui a Firenze, organizzato da Francesco Sabatini in collaborazione con l'Ordine forense4. Altri importanti convegni si sono tenuti in Francia, in una prospettiva comparatista di multilinguismo.

Cosa emergeva da questi Convegni? Emergeva appunto che diritto e linguaggio non sono soltanto due componenti di un'identità nazionale: "Il diritto non tanto usa, quanto è un linguaggio", nel senso che non soltanto "oggi la forma di espressione del diritto è pressoché totalmente verbalizzata"5, ma "le proposizioni normative non sono mai scindibili dalle proposizioni linguistiche che le rivelano all'esterno: se cambia la formula della legge, cambia la legge"6.

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C'è perciò una stretta vicinanza tra diritto e linguaggio, tra il modo di rapportarsi alla lingua e il modo di rapportarsi al diritto7. Proprio i linguisti ci hanno insegnato come il linguaggio non si esaurisca nel testo, ma viva piuttosto nella relazione feconda tra testo e contesto. Il diritto non può essere studiato e interpretato senza la conoscenza della realtà che lo circonda e che da esso è regolata. Scusatemi se, da romanista, non posso esimermi dal citare il giurista romano Celso (D.l.3.17): "Scire leges non est verba earum tenere sed vim ac potestatem".

Il richiamo a Celso e al diritto romano mi porta ad entrare nel merito del tema che vorrei trattare, sia pure solo per cenni generali. La lingua del diritto è una lingua storica, è strettamente legata alla sua storia. Per l'italiano non solo il diritto romano (come stamattina ci ha detto Di Porto)8, ma anche l'esperienza della codificazione napoleonica e poi della cultura tedesca. Ciò significa che l'identità linguistica dei codici è strettamente dipendente dall'identità del contesto culturale in cui essi sono nati.

Sono noti gli studi di Piero Fiorelli9, che ha mostrato l'apporto che la ricerca storica può dare anche allo studio del linguaggio contemporaneo, permettendone l'inquadramento nel presente sullo sfondo delle sedimentazioni storiche di cui è stato oggetto nel corso del tempo. Ed è in base a queste considerazioni che proprio a Firenze da quasi quarant'anni e per iniziativa dello stesso Fiorelli opera presso il nostro Istituto un gruppo di ricerca che si propone di raccogliere e registrare la terminologia dell'italiano giuridico nella sua evoluzione storica. Gli archivi del Vocabolario Giuridico Italiano10 (mi piace ricordarlo proprio in questa sede) sono nati contemporaneamente ed in stretta correlazione con quelli per ilPage 13 nuovo Vocabolario Italiano dell'Accademia della Crusca, e si fondavano in parte su uno spoglio integrale (cioè di tutte le parole in tutte le loro occorrenze), eseguito già allora elettronicamente mediante schede perforate fornite dall'IBM, e in parte su spogli selettivi di testi o documenti editi, attuato con tecniche lessicografiche tradizionali. L'elaborazione automatica, allora in verità molto rudimentale, consentiva non solo l'ordinamento alfabetico dei lemmi, ma anche i riferimenti necessari per il reperimento di essi nei quasi cinquecento schedari. In anni più recenti tutte le schede cartacee sono state riprodotte in immagini digitali, ed è stato realizzato un apposito programma che oggi consente l'interrogazione in rete dell'intera banca dati.

Per indirizzare la ricerca in un insieme tanto vasto di documenti, un gruppo di ricerca diretto da Paola Mariani sta realizzando un Indice ragionato degli archivi lessicali, uno strumento capace di individuare i collegamenti semantici e concettuali tra i lemmi dei vari archivi, e di interagire con altri archivi della stessa natura11.

@3. Linguaggio storico e linguaggio astorico

Ma il rapporto tra storia del diritto e storia del linguaggio è vero anche in un altro senso. Se è vero che ogni mutamento intervenuto sulle tecnologie legate al linguaggio ha comportato mutamenti significativi nel campo del diritto, allora possiamo dire che l'evoluzione del diritto coincide anche con l'evoluzione dei mezzi espressivi e delle tecnologie connesse a queste ultime12.

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Per farla breve, noi siamo passati nei millenni da una società senza scrittura, nella quale il patrimonio giuridico viene consegnato alle generazioni successive in forma orale, il che esclude l'astrazione e la generalizzazione, ed implica, piuttosto, l'uso di formule brevi e ripetitive, ad una società nella quale l'avvento della scrittura fa sì che Il testo (la regola) diviene fisso e può essere conservato inalterato; nasce così l'interpretazione giuridica13. Ed infine l'ulteriore svolta, rappresentata dall'introduzione dei caratteri a stampa, favorisce la diffusione spaziale dello scritto, consente la stabilizzazione e la standardizzazione dei testi e del linguaggio.

Oggi irrompe sulla scena una nuova tecnologia, la tecnologia digitale. Quali sono i cambiamenti nel modo di essere del diritto che sono già in...

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