Sulla legittimazione ad impugnare del pubblico ministero designato ex art. 51, comma 3 ter C.P.P.

Autore:Giovanni Battista Bertolini
Pagine:409-411
RIEPILOGO

1. Premessa. 2. Il caso concreto. 3. Il problema.

 
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1. Premessa

La sentenza annotata riconosce al pubblico ministero d'udienza designato ai sensi dell'art. 51, comma 3 ter c.p.p. la legittimazione ad impugnare le sentenze di primo grado. L'argomento merita un primo approfondimento almeno sotto due profili. Da un lato si tratta infatti di questione ancora nuova 1 e, dall'altro lato, di argomento di una certa delicatezza, per le evidenti applicazioni in tema di inammissibilità delle impugnazioni, che scaturiscono dal principio di tassatività - oggettiva e soggettiva - che domina la materia delle impugnazioni 2.

2. Il caso concreto

Con sentenza del 20 ottobre 1995 il Tribunale di S. Maria Capua Vetere, aveva assolto alcuni imputati per il delitto di cui all'art. 416 bis c.p. Al dibattimento di primo grado l'accusa era stata rappresentata dal pubblico ministero presso quel tribunale, designato ai sensi dell'art. 51, comma 3 ter c.p.p. Questi proponeva appello e la difesa chiedeva dichiararsi inammissibile l'impugnazione perché proposta da soggetto non legittimato, in quanto semplice pubblico ministero designato. Secondo la difesa tale designazione non conferisce al sostituto procuratore del tribunale periferico il potere di impugnazione, che resta nella competenza esclusiva della direzione distrettuale antimafia.

La Corte d'appello di Napoli, con la sentenza annotata, ha respinto l'eccezione, dichiarando ammissibile l'appello. In sintesi il giudice di secondo grado ha ritenuto che il potere di impugnazione sia disciplinato dall'art. 570 c.p.p. - non modificato dal D.L. 20 novembre 1991 n. 367, conv. dalla L. 20 gennaio 1992 n. 8 - e non già dall'art. 51 c.p.p., e comunque che la designazione di cui all'art. 51, comma 3 ter c.p.p. non può non ricomprendere il potere di impugnazione. Infatti «sarebbe contrario al principio di funzionalità degli uffici pubblici escludere dal potere di impugnazione nel merito quell'organo, che, per aver direttamente seguito il dibattimento, si trova nelle condizioni ottimali di conoscenza dello sviluppo processuale, che gli consentono di cogliere e valutare con migliore cognizione di causa le eventuali pecche della decisione» 3.

3. Il problema

Si deve quindi verificare se fra i poteri del pubblico ministero designato ex art. 51, comma 3 ter c.p.p. rientri quello di impugnazione.

3.1. - La questione può essere affrontata ricordando la ratio dell'art. 51 - e specialmente dei commi 3 bis e 3 ter - e dell'art. 570 c.p.p. Non si ha la pretesa di approfondire tali problematiche ma, in sintesi, può dirsi che l'art. 51 ha la funzione di organizzare e ripartire il lavoro fra uffici del pubblico ministero, individuandone la competenza per le indagini e per l'esercizio dell'azione penale 4. L'art. 570 c.p.p. si pone invece come corollario dell'art. 568, comma 3, c.p.p., individuando quali organi del pubblico ministero siano titolari della potestà d'impugnare.

Sembra quindi errato ricercare nell'art. 51, comma 3 ter c.p.p., la fonte della legittimazione ad impugnare del pubblico ministero, poiché «il diritto di impugnazione spetta soltanto a colui al quale la legge espressamente lo conferisce» e la legge lo conferisce all'accusa proprio con l'art. 570 c.p.p. Di conseguenza, anche per i reati di criminalità organizzata la disciplina delle impugnazioni va ricercata negli artt. 568 ss. c.p.p. ed il richiamo alle disposizioni dei commi 3 bis e 3 ter dell'art. 51 c.p.p. appare fuorviante.

Anche perché, nella materia delle impugnazioni, appaiono secondarie le ragioni che giustificano, nella fase delle indagini, l'attribuzione di una competenza esclusiva alla direzione distrettuale antimafia. Questa nasce infatti come rimedio per fronteggiare...

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