Introduzione

Autore:Umberto Violante
Pagine:9-26
 
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INTRODUZIONE
1. La crisi finanziaria esplosa nel 2007 ha diffuso nei più (ope-
ratori di mercato e non) la consapevolezza della: a) idoneità delle
regole giuridiche ad influenzare i fenomeni economici attraverso le
aspettative da esse indotte nei soggetti agenti (es. intermediari cre-
ditizi, cessionari di credito, investitori etc.); b) esistenza e vitalità di
un mercato, quello alimentato dai c.d. distressed assets, e della sua
stretta interazione con il mercato primario del prestito.
Quest’ultimo non può fare a meno del primo, per la sua capacità
di garantire al ceto bancario le risorse necessarie al rifinanziamento e
per i benefici che la cessione dei non performing loans è in grado di
assicurare agli istituti di credito in termini di miglioramento dei requi-
siti patrimoniali minimi, imposti dalle autorità di vigilanza.
Gli operatori del distressed, dal canto loro, concentrano le atti-
vità di trading proprio sui bad loans, che provengono dal mercato
primario, per l’aspettativa di conseguire profitti difficilmente rea-
lizzabili con altre forme d’investimento. Infatti, l’attività d’investi-
mento nel settore dei crediti non performing, per un verso, si rivela
capace di attrarre i sottoscrittori (più facoltosi) che, pur di inseguire
rendimenti di maggior interesse (rispetto a quelli connessi ad altre
tipologie), non temono la più elevata esposizione al rischio; per al-
tro verso, è idonea a soddisfare l’aspirazione del gestore a percepire
lucrose commissioni nel caso di gestione vantaggiosa, senza tutta-
via privarlo del beneficio di poter controllare per tempo le perdite,
nel caso di gestione infruttuosa, attraverso l’adozione di qualsiasi
strategia astrattamente disponibile. Se, infatti, le commissioni di
performance del gestore sono di norma ancorate al rendimento ge-
nerale del fondo (al fine di incentivare il conseguimento di profitti
nell’interesse di tutti gli investitori), l’assenza di controlli di vigi-
lanza (o la presenza di controlli prudenziali solo formali) lascia al
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gestore ambiti di manovra altrove preclusi, permettendogli di agire
senza troppi vincoli.
I fondi speculativi (non diversamente dalle banche d’investi-
mento) operano infatti in un contesto di deficit regolamentare e ciò
assicura loro notevole autonomia. Autonomia che può concretizzar-
si nella possibilità del gestore di: a) agire in deroga alle norme pru-
denziali di contenimento e frazionamento del rischio; b) scegliere
liberamente gli strumenti e le tecniche d’investimento; c) compiere
operazioni in conflitto d’interesse con l’investitore; d) operare con
opacità per l’assenza di obblighi che gli impongono di assicurare
adeguate e/o complete informazioni nei confronti degli investitori
e/o di autorità di vigilanza; e) impedire i riscatti in presenza di par-
ticolari situazioni e/o di deciderne la priorità in caso di molteplici
richieste concentrate in un lasso temporale ravvicinato; f) svolgere
attività d’investimento speculativo senza dovere soggiacere a limiti
nell’utilizzo della leva finanziaria e senza vincoli di natura geogra-
fica all’investimento.
Le ridotte restrizioni regolamentari, lasciando ai fondi specula-
tivi ampia libertà di manovra, appaiono propense a favorire la li-
quidità del mercato secondario del distressed ed esattamente in li-
nea con tale obiettivo si inquadrano gli interventi normativi, di re-
cente introdotti nel nostro Paese, volti ad attribuire agli hedge funds
poteri (ancor più ampi) di sospensione dei riscatti e di regolazione
del flusso dei rimborsi con apposite finestre di uscita.
La presenza di sufficienti condizioni di liquidità sul mercato
secondario non può che giovare al mercato del prestito (e a tutti i
suoi protagonisti: aziende di credito e loro partners contrattuali) in
ragione della sua interconnessione con il primo. Un mercato del
distressed sufficientemente liquido e caratterizzato dalla presenza
di una domanda in grado di soddisfare l’offerta generata dalle tran-
sazioni del mercato del prestito è, infatti, capace di assorbire le i-
nefficienze prodotte (e derivanti) dal mercato primario e di ricavar-
ne (almeno tendenzialmente) utilità per sé (e per i suoi investitori).
2. Se dal punto di vista economico la liquidità costituisce pre-
supposto indefettibile per il buon funzionamento del mercato dei
distressed assets e di conseguenza del mercato del prestito (in ra-
gione della sua interconnessione con il primo), alle regole giuridi-

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