Introduzione

AutoreSergio Ortino
Occupazione dell'autoreProfessore ordinario di diritto dell’economia, Università di Firenze
Pagine17-32

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@1. Il cambiamento come caratteristica fondamentale di ogni processo inorganico, organico, superorganico

Il concetto chiave che informa questo studio in ogni sua parte è che niente resta al suo stato primitivo. Il cambiamento è il principio dell'universo. Intuitivamente colto già dalla filosofia greca (in particolare dalla scuola ionica e da Eraclito sulla base dell'idea, dedotta sia dal mondo inorganico che dal mondo organico, che tutto è in continuo divenire, tutto scorre, nulla permane) e dalla filosofia cinese (in particolare da Confucio che nei Dialoghi annotava che "tutto fluisce e scorre come questo fiume, senza sosta, giorno e notte"), il principio è diventato non soltanto un assunto filosofico, ma la stella polare di riferimento di qualunque ricerca scientifica grazie ai nuovi metodi sperimentali e di verifica tipici della scienza dell'età moderna.

La nozione di rivoluzione che viene utilizzata in questo studio per individuare quei momenti epocali della nostra evoluzione in cui si modificano i metodi di sostentamento e di produzione dei beni, implica un'idea di cambiamento che è antitetica alla concezione di una evoluzione graduale e costante Page 18 ottocentesca. Essa si fonda sull'ipotesi generale che siano i grandi rivolgimenti, che si manifestano in momenti particolari, a determinare la maggior parte degli eventi organici e inorganici più rilevanti del nostro Pianeta. All'interno del flusso continuo di modificazioni e trasformazioni, e all'interno dei fenomeni di nascita, crescita, estinzione, che interessano tutti gli esseri organici e tutti gli elementi inorganici, è possibile cogliere momenti particolari in cui il grado di modificazione e trasformazione aumenta vertiginosamente in modo esponenziale. Così durante l'intera vita di un individuo umano sono osservabili almeno due eventi di carattere drammaticamente rivoluzionario, come la nascita e la morte. Ê sufficiente pensare all'ossigenazione e alla nutrizione attraverso la placenta e il sangue della madre per capire come la vita dell'individuo si modifica dopo il parto in modo radicale, nonostante che l'individuo che viene alla luce sia morfologicamente identico all'individuo che pochi istanti prima era ancora nel grembo materno; così pure dicasi per l'evento della morte che segna il passaggio da un essere ancora vitale a un essere che cessa di vivere.

La concezione secondo cui la storia non soltanto dell'uomo, ma dell'intero Pianeta e della sua biosfera è caratterizzata da grandi fenomeni rivoluzionari piuttosto che da evoluzioni costanti, ha trovato le sue origini in tempi moderni nelle opere del geologo George Cuvier, che introdusse per la prima volta a livello scientifico la nozione di rivoluzione del globo1; dello storico della scienza Thomas S. Kuhn, che con il libro sulla struttura delle rivoluzioni scientifiche ha innovato il modo con cui si era fino ad allora concepito il progresso nelle scienze sperimentali2; del paleontologo Stephen Jay Gould, che con il suo ultimo studio sulla struttura della teoria evoluzionista ha contribuito a dare una svolta sistematica agli studi classici di Darwin sull'evoluzione biologica3.

Nella prospettiva di questi tre studiosi, la presente ricerca individua le principali cause che hanno configurato l'andamento discontinuo nel corso dell'umanità. In particolare l'attenzione sarà concentrata sui grandi mutamenti climatici, sulle mutazioni genetiche e sulle innovazioni tecnologiche, espressioni rispettivamente di fenomeni geologico-cosmici, di fenomeni biologicomolecolari e di fenomeni culturale-intellettivi.

@2. La stabilità come esigenza insopprimibile dell'uomo

Nonostante la scienza di questi ultimi secoli abbia dimostrato che la natura e l'ambiente sono in continuo mutamento, la convinzione (o il bisogno di Page 19 credere) di vivere in un mondo stabile e sostanzialmente immutabile non è mai scomparsa dalla mente della maggior parte degli uomini e, di conseguenza, anche di vari scienziati. Tale atteggiamento ha origini lontane e deve essere trattato alla stregua non di un mero errore o di una ingannevole superstizione, ma di un fenomeno direttamente radicato nel bisogno dell'uomo di vivere in un luogo stabile e sicuro, ancorato a una esistenza garantita quanto più possibile da certezze. A controbilanciare l'idea del divenire è la stessa filosofia greca con il ricorso a un principio materiale unico di spiegazione della vita (l'acqua di Talete, l'aria di Anassimene, il fuoco di Eraclito), atto a ricavare dalla natura una prospettiva universale di stabilità al nostro modo di concepire la realtà circostante e quindi, di riflesso, la vita di ogni essere vivente. Parimenti si può scorgere nell'antica religione induista una profonda esigenza di universale immutabilità, allorché si concepisce il mondo come un ordine sostenuto dal dharma, da ciò che è saldo e durevole, da ciò che protegge e conserva, da ciò che impedisce di venir meno e di decadere.

In questo dilemma tra mutamento e stabilità si riflettono tutte le difficoltà che hanno sempre accompagnato il pensiero filosofico (dall'allegoria della caverna di Platone alla coscienza morale di Kant, dal positivismo di Comte ai valori etici dell'economia del benessere di Sen), impegnato a destreggiarsi tra le insidie del misticismo (e quindi del trascendimento dei fatti verso principi o enti assolutamente inverificabili), e le insidie dell'empirismo (e quindi della mera descrizione dell'accaduto incapace di ogni previsione dell'esperibile).

Platone (428-348 a. C.) usa nel suo libro sulla repubblica l'allegoria della caverna per significare il modo in cui il filosofo si solleva dalle cose sensibili alle idee, e ritorna poi in questo mondo per governarlo nel modo migliore4. Kant conclude la sua critica alla ragion pratica, dove si era chiesto come era possibile una etica di valore necessario e universale, con le parole poste poi a epigrafe sulla sua tomba: "Due cose riempiono l'animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me", per ribadire come il mondo fisico e il mondo etico sono tutti e due dati di fatto, stabili e immodificabili, l'uno posto dalla natura l'altro dalla ragione5. Comte con il suo corso di filosofia positiva, considerato dai suoi allievi come la "Bibbia del positivismo", ricerca le leggi della società sulla base degli stessi metodi con cui gli scienziati ricercano le leggi della fisica, nel presupposto che la spiegazione dei fatti sociali non è basata sulle c. d. cause ultime, ma sull'accertamento di un legame fra i diversi fenomeni particolari e alcuni fatti generali di cui il progresso delle scienze tende sempre più a diminuirne il numero6. Amartya K. Sen nel suo saggio su etica ed economia si sforza di formulare, nell'alveo degli studi di economia del benessere, dei criteri di definizione obiettivi nella massima misura consentita, cioè con una Page 20 loro razionalità indipendente il più possibile dalle opinioni personali e dalle ideologie7.

Quanto sia forte e universale questo bisogno dell'uomo di uscire dal turbinio di un mondo in continuo divenire e più o meno soggetto a repentine e improvvise mutazioni, per conquistare la confortevole certezza di vivere in un mondo stabile e programmato, è rinvenibile paradossalmente nel cuore stesso delle più avanzate scienze sperimentali della nostra epoca, come dimostrano alcune correnti di studio della biologia molecolare, che scorgono nei nostri geni la possibilità di conseguire il bene più agognato dalla nostra specie: l'immortalità. Secondo queste ipotesi immortale non è più il corpo apollineo della mitologia classica, o l'anima redenta della religione cristiana, ma quel piccolissimo fattore ereditario invisibile a occhio nudo che sopravvive da una generazione all'altra per milioni e milioni di anni grazie ai nostri corpi. Gene egoista appunto (secondo il titolo del noto libro di Richard Dawkins), ma per questo anche immortale (o quasi)8.

Per quanto riguarda l'essere umano credo che nessuna istituzione, sia essa di ispirazione religiosa, laica o meramente naturalistica, esprima meglio del matrimonio questa esigenza della nostra specie di certezza e di stabilità, indispensabili per controbilanciare il divenire della vita con le sue alterne fasi della gioventù e della vecchiaia, dell'abbondanza e della penuria, della felicità e della sofferenza, della salute e della malattia, della vita e della morte; una istituzione composta da un numero di individui non troppo ampio tale da mantenere l'individualità soggettiva dei suoi partecipanti, ma affrancata da egoismi estremi e soffocanti; una istituzione capace di trasformare in rassicurante stabilità un rapporto interpersonale esposto naturalmente a restare un fenomeno occasionale, promiscuo, temporaneo; una condizione di stabilità che difficilmente si potrebbe spiegare soltanto in termini di esigenze riproduttive e parentali e che è oggi all'origine della richiesta insistente di legalizzazione formale dei legami tra individui non eterosessuali.

Si spiega così perché l'uomo, fin dai tempi più remoti della propria esistenza di essere cosciente, non soltanto ha percepito la nozione di cambiamento, ma ha anche voluto ricercare le costanti, le mappe, i codici permanenti in tale perenne cambiamento, al fine di rendere la propria vita su questa Terra quanto più possibile prevedibile e quindi, sulla base di quelle costanti, di quelle mappe e di quei codici permanenti, meglio organizzata e più sicura. La presente ricerca ne costituisce una ennesima (modesta) esemplificazione.

@3. I paradigmi tra rivoluzioni economiche e strutture sociali

Intorno alla nozione di paradigma ho cercato di dare spazio a questa naturale esigenza di ordine nell'uomo cosciente, pur all'interno di un incessante Page 21 e inesauribile divenire universale delle cose, spesso incomprensibile perché avvertito come ostile, caotico...

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