Prime note su proprietà intellettuale e riutilizzo dei dati pubblici

Autore:Angelo Maria Rovati
Carica:Dottore di ricerca in Diritto privato - curriculum Proprietà intellettuale e concorrenza nell'Università degli Studi di Pavia
Pagine:153-184
RIEPILOGO

The relationship between Public Sector Information (hereinafter: PSI) and Intellectual property rights is clear. This relationship can be inferred from some recitals and articles of the dir. 2003/98/EC about re-use of PSI (hereinafter: the directive). According to Recital 22 "the intellectual property rights of third parties are not affected by this directive. For the avoidance of doubt, the term ... (visualizza il riepilogo completo)

 
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Prime note su proprietà intellettuale e riutilizzo dei dati pubblici
ANGE LO MAR IA ROVATI
SOMM ARI O:1. Premessa: rilevanza della proprietà intellettuale per il riutilizzo –
2. Possibili tutele delle banche dati pubbliche – 2.1. Premessa sulle forme di appar-
tenenza delle informazioni – 2.2. Public sector information e diritti di proprietà
intellettuale: in generale – 2.3. Disciplina dei diritti d’autore e connessi – 2.4. Tutela
delle informazioni segrete ex artt. 98-99 c.p.i. – 2.5. Applicazione della disciplina ge-
nerale della concorrenza sleale: in particolare del divieto di concorrenza parassitaria
ex art. 2598, n. 3 c.c. – 3. Contenuto della protezione – 4. La circolazione delle infor-
mazioni – 4.1. La disciplina desumibile dalla dir. 2003/98/CE e dal d.lgs. 36/2006
– 4.2. (segue) Dalla legge sul diritto d’autore e dalle regole civilistiche generali: a) for-
ma; b) contenuto e causa concreta; c) limit azioni di responsabilità della P.A. per le
informazioni fornite; d) clausola risolutiva espressa – 5. Le sanzioni
1. PRE MES SA:RI LE VANZA D ELL A PRO PRI ETÀ INTE LLE TTUA LE PER IL
RIU TILIZ ZO
La relazione tra proprietà intellettuale e disciplina del riutilizzo delle in-
formazioni pubbliche emerge chiaramente dalla lettura di alcuni Conside-
rando e delle norme della dir. 2003/98; le medesime conclusioni valgono per
la normativa italiana di attuazione e cioè il d.lgs. 36/2006, come da ultimo
modificato con l’art. 44, l. comunitaria per il 2009, l. 4 giugno 2010, n. 96.
Il Considerando 22 prevede infatti che la “presente direttiva non incide sui
diritti di proprietà intellettuale dei terzi. Per evitare equivoci, con i termini
“diritti di proprietà intellettuale” si indicano esclusivamente il diritto d’auto-
re e i diritti connessi (comprese le forme di protezione sui generis)”; che essa
“lascia impregiudicate l’esistenza o la titolarità di diritti di proprietà intellet-
tuale da parte degli enti pubblici e non limita in alcun modo l’esercizio dei
diritti al di là di quanto da essa stabilito”; e che “gli enti pubblici dovrebbero
comunque esercitare il proprio diritto di autore in maniera tale da agevola-
re il riutilizzo dei documenti”; per il Considerando 24 la presente direttiva
L’Autore è dottore di ricerca in Diritto privato – curriculum Proprietà intellettuale e
concorrenza nell’Università degli Studi di Pavia; attualmente è assegnista di ricerca nell’U-
niversità degli Studi di Torino per i progetti di ricerca regionale EVPSI sul riutilizzo delle
informazioni pubbliche e partecipa alla rete tematica europea LAPSI; è fellow del centro
NEXA di Torino forInt ernet and society.
154 Informatica e diritto /Il quadro giuridico
lascia impregiudicate la direttiva 2001/29/CE del Parlamento europeo e del
Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del di-
ritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione e la diret-
tiva 96/9/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 1996,
relativa alla tutela giuridica delle banche dati. Essa definisce le condizioni
di esercizio dei diritti di proprietà intellettuale nel mercato interno dell’in-
formazione da parte degli enti pubblici, laddove permettano il riutilizzo di
documenti”. Il Considerando 22 ricorda anzitutto che oggetto della direttiva
sono le informazioni pubbliche e quindi che essa non può riguardare docu-
menti di altri soggetti comunque protetti da IPRs; afferma che la direttiva
non incide e non pregiudica l’esercizio di tutti i IPRs di cui sono titolari le
varie Pubbliche Amministrazioni; tuttavia questo Considerando pare con-
traddittorio perché appena dopo prevede che esse devono esercitare i propri
diritti d’autore e connessi in modo da agevolare il riutilizzo; ed a questo pro-
posito fa poi riferimento soltanto al copyright e non ad altri diritti esclusivi.
Il Considerando 24 fa semplicemente salva la disciplina europea delle banche
dati e quella generale sul diritto patrimoniale d’autore nella società dell’in-
formazione rispettivamente previste nelle direttive 96/9 e 2001/29. Questi
Considerando appaiono quindi frutto di un compromesso politico tra Stati
membri che volevano estendere il più possibile la disciplina del riutilizzo e
quelli che invece desiderano continuare a ricavare introiti con l’utilizzazione
economica delle informazioni pubbliche1.
Venendo alle norme della direttiva, l’art. 1.2., lett. b) anzitutto esclude
dal riutilizzo i “documenti su cui terzi detengono diritti di proprietà intel-
lettuale”; poi secondo l’art. 1.5. gli “obblighi di cui alla presente direttiva
si applicano unicamente nella misura in cui essi sono compatibili con le di-
sposizioni di accordi internazionali sulla protezione dei diritti di proprietà
intellettuale, in particolare la convenzione di Berna e l’accordo TRIPS”. La
prima norma serve a definire l’ambito di applicazione oggettivo della diret-
tiva, che non riguarda documenti su cui esistono IPRs di soggetti diversi
dalle P.A. che li detengono (secondo un Autore quest’ipotesi è la più rile-
vante eccezione alla disciplina del riutilizzo)2; la seconda fa invece salvi il
1Per queste affermazioni v. E. DERCLAY E,Does the Directive on the Re-use of Public
Sector Information Affect the State’s Database Sui Generis Right?, in Gaster J., Schweighofer
E., Sint P.,“Knowledge Rights - Legal, Societal and Related Technological Aspects”, Austrian
Computer Society, 2008, p. 10, che svolge in generale un’analisi sul rapporto tra direttiva
96/9 e riutilizzo di informazioni.
2E. DERCL AYE,Does the Directive on the Re-use of Public Sector Information Affect the
State’s Database Sui Generis Right?, cit., p. 10.
A.M. Rovati /Prime note su proprietà intellettuale e riutilizzo dei dati pubblici 155
diritto internazionale pattizio sulla proprietà intellettuale rilevante per l’or-
dinamento europeo e la disciplina europea che lo ha attuato. La lettura dei
Considerando e delle norme precedenti evidenzia che la direttiva prende in
considerazione gli IPRs da due diversi punti di vista:
in quanto appartengono alle P.A. che possono o devono mettere le
informazioni a disposizione del pubblico in base al Considerando 9;
in quanto ne sono titolari soggetti terzi, con la conseguenza che la
disciplina del riutilizzo non è applicabile.
La prima parte di questo lavoro è dedicata ad un primo esame di alcuni
diritti IP che possono esistere su documenti soggetti al riutilizzo ed in par-
ticolare: diritti d’autore e connessi, informazioni segrete e diritto soggettivo
alla lealtà nella concorrenza. La seconda parte riguarda la disciplina della
circolazione delle informazioni e le sanzioni applicabili se queste non sono
utilizzate dai terzi nel modo corretto.
2. POS SIB ILI T UTELE D ELL E BAN CHE DAT I PUB BLI CH E
2.1. Premessa sulle forme di appartenenza delle informazioni
L’informazione può essere descritta in generale come “un messaggio co-
municabile ad altri attraverso un mezzo qualsiasi”: essa può quindi essere
oggetto di rapporti giuridici ed in particolari contrattuali ed in queste ipo-
tesi assume un valore economico per chi la “detiene”, sia esso un soggetto
privato oppure pubblico3. L’informazione è in generale un bene immateria-
le per cui per essa non è replicabile la scarsità che esiste in natura per quelli
fisici; quindi la sua utilizzazione da parte di un soggetto non esclude che
anche un altro la possa contemporaneamente sfruttare (cd. non rivalità e
possibilità di “un godimento plurimo e solidale”)4. La prima domanda che è
utile farsi occupandosi di tutela delle informazioni di per sé considerate e del
loro riutilizzo è se in generale esista per loro qualche forma di appartenenza
3Per questa definizione di informazione v. P. CATAL A,Ebauche d’une teorie juridique
de l’information, in “Informatica e diritto”, 1983, n. 1, p. 15. Sul tema v. anche V. ZENO-
ZENCOV ICH,Cosa, in “Digesto delle discipline privatistiche”, IV, 454; ID., Informazione
(profili civilistici),ivi, IX, p. 423.
4Per quest’espressione v. G. O PPO,Creazione ed esclusiva nel diritto industriale, in “Ri-
vista di diritto commerciale”, 1964, I, p. 192, che si riferisce in generale ai diritti esclusivi IP;
a questo proposito poi egli afferma che “la verità è che l’esclusività del godimento è, in mas-
sima, un dato meramente giuridico: è contenuto del diritto soggettivo ed è creata dal diritto
oggettivo. Forse è un dato anche naturalistico solo per quei beni che si esauriscono in un
unico atto di godimento e sempre che quell’atto non possa esserecolle ttivo”.

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