In tema di individuazione dei beni oggetto di sequestro preventivo per equivalente a carico degli enti

Autore:Silvia Maria Melodia
Pagine:357-362
 
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357
giur
LEGITTIMITÀ
corte di cassazione penaLe
sez. ii, 6 ottobre 2014, n. 41435 (*)
(c.c. 16 settembre 2014)
pres. gentiLe – est. casucci – p.m. anieLLo (conf.) – ric. ass.
integrazione immigrati ed aLtri
Misure cautelari reali y Sequestro preventivo y
Oggetto y Sequestro funzionale alla confisca per
equivalente del profitto del reato y Indicazione
della somma corrispondente ai beni oggetto di se-
questro y Necessità y Indicazione specifica dei beni
sottoposti al vincolo y Obbligatorietà y Esclusione y
Fattispecie in tema di responsabilità amministrati-
va delle persone giuridiche
. In tema di sequestro preventivo finalizzato alla confi-
sca per equivalente del profitto del reato presupposto,
occorre che il provvedimento contenga l’indicazione
della somma fino a concorrenza della quale il seque-
stro dev’essere eseguito, ma non anche l’indicazione
specifica dei beni da sottoporre a vincolo, potendo
provvedere alla loro individuazione anche la polizia
giudiziaria incaricata dell’esecuzione (principio affer-
mato, nella specie, con riferimento al sequestro pre-
ventivo previsto dall’art. 53 del D.L.vo 8 giugno 2001 n.
231 sulla responsabilità amministrativa delle persona
giuridiche, in vista della confisca per equivalente di cui
all’art. 19 del medesimo D.L.vo). (Mass. Redaz.) (d.l.vo
8 giugno 2001, n. 231, art. 19; d.l.vo 8 giugno 2001, n.
231, art. 53) (1)
(*) La stentenza in epigrafe è già stata pubblicata in questa Rivista
2015, 52. Se ne ripubblica solamente la massima con nota di S.M.
MELODIA.
in tema di individuazione
dei beni oggetto
di sequestro preventivo
per equivaLente a carico
degLi enti
di Silvia Maria Melodia
SOMMARIO
1. Premessa. 2. La vicenda processuale e la soluzione della
Corte di cassazione. 3. Accertamento del profitto confiscabile
e individuazione dei beni sequestrabili. 4. Digressioni sulla
natura della confisca per equivalente. 5. L’impossibilità di
individuare il profitto del reato: il carattere sussidiario della
confisca - e del sequestro - per equivalente. 6. La ricerca dei
beni: esigenze cautelari vs. garanzie dell’ente indagato. 7.
Quadro di sintesi.
1. Premessa
Con la sentenza in commento la Suprema Corte è tor-
nata a pronunciarsi in materia di sequestro preventivo per
equivalente, disposto ai sensi degli artt. 53 e 19 D.L.vo n.
231/2001, nell’ambito del processo per gli illeciti ammini-
strativi dipendenti da reato configurabili in capo agli enti.
Divenuto di frequente utilizzazione nella prassi
giudiziaria, l’istituto è oggetto della crescente attenzione
della dottrina penalistica (1), oltre che della giurispru-
denza di legittimità. Si registrano, infatti, negli ultimi anni
rilevanti arresti in materia, segno evidente delle criticità
che circondano la cautela reale in esame, con particolare
riferimento ai suoi presupposti applicativi (2).
In questo contesto si inserisce la sentenza annotata,
con cui la Corte di cassazione ha enunciato due principi
di diritto riguardanti, il primo, il presupposto del “fumus”
dell’illecito dell’ente, il secondo, il problema delle moda-
lità d’individuazione concreta dei beni vincolabili tramite
la cautela stessa.
Sotto il primo profilo, la Suprema Corte ha affrontato
la controversa questione se ai fini del sequestro occorra
accertare l’illecito amministrativo nei termini logici della
gravità indiziaria, imposti dall’art. 45 D.L.vo n. 231/2001
per quanto riguarda le misure cautelari interdittive. La
Corte ha ribaltato l’orientamento di segno garantista
emerso nella stessa giurisprudenza di legittimità, nel
senso di dover verificare «una ragionevole e consistente
probabilità di responsabilità» (3) in capo all’ente. Ne è
scaturita l’adesione al tradizionale filone interpretativo,
mutuato dalle più restrittive decisioni in tema di seque-
stro preventivo ex art. 321 comma 2 c.p.p., sedimentate
sulla tesi della riconducibilità del “fumus” all’astratta con-
figurabilità dell’illecito, a prescindere sia dalla sussistenza
degli indizi di colpevolezza, sia dalla loro gravità (4).
Quanto al secondo profilo segnalato, oggetto di specifi-
co interesse in questa sede, è utile richiamare, in sintesi,
la vicenda processuale che ha condotto all’emanazione
della pronuncia annotata.
2. La vicenda processuale e la soluzione della Corte di
cassazione
La sentenza è stata occasionata da un procedimento
penale instaurato nei confronti di alcune associazioni per i
reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni
pubbliche e di malversazione ai danni dello Stato di cui agli
artt. 640-bis e 316-bis c.p. Il Tribunale di Trento, con ordi-
nanza del 25 febbraio 2014, di riforma dell’ordinanza del
G.i.p., ha disposto il sequestro preventivo a scopo di confi-
sca di beni equivalenti al profitto del reato, rimettendo al
pubblico ministero appellante per l’esecuzione del provve-
dimento, previa individuazione dei beni aggredibili.
Arch. nuova proc. pen. 4/2015

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