Il Sistema Tari Non Regge Più (E Problemi Vari Di Condominio)

Autore:Corrado Sforza Fogliani
Pagine:133-137
 
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Arch. loc. cond. e imm. 2/2016
Dottrina
IL SISTEMA TARI
NON REGGE PIÙ
(E PROBLEMI VARI
DI CONDOMINIO)
di Corrado Sforza Fogliani
SOMMARIO
1. Protesto dell’assegno e conto corrente condominiale. 2. Il
sistema Tari non regge più. 3. Renzi aveva capito, ma…. 4.
Condòmino e lite in corso. 5. Quando neanche la Forza pub-
blica è sufficiente. 6. Convocazione assemblea e avviso di gia-
cenza.
1. Protesto dell’assegno e conto corrente condominiale
Nei confronti di chi va elevato il protesto nel caso in
cui un assegno tratto sul conto corrente condominiale ed
emesso dall’amministratore rimanga insoluto?
Al quesito ha risposto la Cassazione, la quale ha preci-
sato che in un caso siffatto “il protesto deve essere elevato
nei confronti del soggetto che ha emesso il titolo, secondo
quello che risulta dalla firma di emittenza o di traenza”.
In particolare – a parere dei giudici di legittimità – “ove
si ravvisino esplicitamente nel titolo indici univocamente
attestanti l’esistenza di un rapporto di rappresentanza, il
protesto deve essere elevato nei confronti del rappresen-
tato, mentre nell’ipotesi contraria la responsabilità esclu-
siva dell’emissione del titolo e della sua circolazione fuori
delle condizioni previste dalla legge è a carico di chi lo
abbia sottoscritto” (sent. n. 25371 del 12.11.’13).
Precisato che nello stesso senso, appena qualche mese
prima, si era pronunciato anche l’Arbitro bancario e finan-
ziario (Collegio di Napoli, decisione n. 3366 del 20.6.’13)
sottolineando che nell’ipotesi contraria in cui il suddetto
rapporto di rappresentanza fosse stato esplicitato, desti-
natario del protesto sarebbe dovuto essere il condominio
(in linea – aggiungiamo noi – con il riformulato art. 1129
cod. civ., che prevede, al suo settimo comma, che il conto
corrente debba essere “intestato al condominio”, unitaria-
mente inteso), si può allora ritenere, venendo al quesito
che ci occupa, che nel caso di un assegno bancario sot-
toscritto dall’amministratore (rappresentante) e tratto su
un conto corrente intestato al condominio (rappresenta-
to), il protesto andrà elevato in capo al medesimo ammi-
nistratore se nell’assegno non vi siano elementi tali da far
comprendere (a chi riceve il titolo) il rapporto di rappre-
sentanza; andrà invece elevato in capo al condominio ove
tali elementi sussistano.
2. Il sistema Tari non regge più
L’attuale sistema della Tassa rifiuti, non regge più. Biso-
gna che il Governo e il Ministero dell’Ambiente vi mettano
urgentemente mano. Le differenze abnormi, da Comune a
Comune, di peso contributivo, sono destinate ad aggravarsi
con l’applicazione del collegamento catastale recentemen-
te annunciato (e realizzato) e si fanno quindi vieppiù intol-
lerabili. La situazione è il frutto di una perversa combina-
zione: l’obbligo di copertura dei costi quali che essi siano,
senza alcun sistema premiale per i Comuni virtuosi, e la
mancanza di ogni controllo (da parte dei contribuenti, pro-
prietari o inquilini) sulla reale necessità ed ineluttabilità
dei costi, che i Comuni si approvano tra di loro e basta. Nel
mantra della copertura dei costi che essi stessi determi-
nano, i Comuni trovano paradossalmente ogni scusante e
questo in un settore che è l’unico al di fuori di ogni diret-
to controllo, di qualsivoglia genere. Il sistema va rivoltato
come un calzino. Tutti i precedenti tentativi di ricondurre
l’imposizione fiscale alla reale produzione dei rifiuti (si-
stema in atto in ogni Paese civile non condizionato da clas-
si politiche dedite allo spreco locale e a tutto vocate meno
che all’interesse generale) sono stati frustrati – diciamoce-
lo chiaro – dagli Enti locali, la cui dirigenza non ammette
controlli, forte del fatto di godere di quell’immunità che la
ripartizione bipartisan assicura. E’ necessario che la Presi-
denza del Consiglio e il Ministero dell’Ambiente (al quale
il problema è stato da tempo rappresentato dai sindacati
della proprietà e degli inquilini, peraltro senza nessun ri-
scontro) insedino urgentemente un tavolo di lavoro con la
rappresentanza di tutte le parti direttamente – e veramen-
te – interessate, ispirato solo – quindi – al risparmio e non
alla dilatazione (perenne) della spesa.
3. Renzi aveva capito, ma…
La crisi dell’Italia è una crisi di fiducia. Inutile illudersi
di risolverla nel solo modo che conoscono i maxi economi-
sti (che sono, com’è ben noto, altra cosa dai grandi econo-
misti), spostando – cioè – liquidità di qua o di là, rendendo
attraente un settore o l’altro (a loro scelta, e piacimento).
Einaudi (che era un grande economista, appunto), nel
secondo dopoguerra del secolo scorso, ricreò la fiducia –
da Governatore della Banca d’Italia – con una semplice
Circolare sui cambi.

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