Il Respingimento Differito Finalmente Al Cospetto Della Corte Costituzionale

AutoreElena Valentini
Pagine505-514
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giur
Arch. nuova proc. pen. 6/2018
CORTE COSTITUZIONALE
2.- È intervenuta nel giudizio incidentale l’Associazio-
ne per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) e ha
chiesto l’accoglimento delle questioni.
L’intervento è inammissibile, perché l’ASGI non è parte
del giudizio a quo, né è titolare di un interesse qualif‌icato,
immediatamente inerente al rapporto sostanziale dedotto
in giudizio, che la legittimi a intervenire. L’ASGI non vanta
infatti una posizione giuridica individuale suscettibile di
essere pregiudicata immediatamente e irrimediabilmente
dall’esito del giudizio incidentale (ex plurimis, ordinanza
n. 227 del 2016).
3.- Il giudice a quo riferisce che lo straniero ricorrente
nel processo principale, dopo essere stato raggiunto dal
provvedimento di respingimento differito lì impugnato, ha
ricevuto dal Questore l’ordine di lasciare il territorio dello
Stato entro sette giorni, in base all’art. 14, comma 5-bis,
del D.L.vo n. 286 del 1998.
L’Avvocatura dello Stato ha eccepito l’inammissibilità
delle questioni sollevate perché quest’ultima circostanza
impedirebbe di portare ad esecuzione il respingimento
mediante accompagnamento alla frontiera e priverebbe
perciò tali questioni di rilevanza.
L’eccezione è fondata, nei termini che ora si diranno.
L’art. 14, comma 5-bis, del D.L.vo n. 286 del 1998 pre-
vede che il questore, dopo aver disposto il respingimento
con accompagnamento alla frontiera, per "porre f‌ine al
soggiorno illegale", può ordinare allo straniero "di lasciare
il territorio dello Stato entro il termine di sette giorni".
Al contrario di quanto ritiene il giudice rimettente que-
sto provvedimento non aff‌ianca il precedente, per quan-
to concerne l’accompagnamento coattivo, ma lo supera,
sostituendo tale forma esecutiva con l’ordine di lasciare
entro un breve termine il territorio dello Stato. In questo
modo viene ugualmente perseguito lo scopo di porre f‌ine
al soggiorno illegale dello straniero, senza però operare
una restrizione della sua libertà personale.
L’accompagnamento coattivo e l’ordine di lasciare il ter-
ritorio dello Stato sono chiaramente alternativi, e non può
ritenersi che per effetto del secondo provvedimento il pri-
mo, in attesa del volontario allontanamento dello straniero,
rimanga temporaneamente sospeso, per riprendere poi vi-
gore ed essere eseguito a discrezione dell’autorità di polizia.
Un ordine di accompagnamento coattivo alla frontie-
ra da eseguire non immediatamente, ma in un momento
successivo, dopo l’emissione dell’ordine di lasciare il ter-
ritorio dello Stato, avrebbe un’incidenza priva di attualità,
e solo eventuale, sulla libertà personale, e in questo caso
la convalida produrrebbe l’anomalo effetto di dare all’au-
torità di polizia, sulla base di proprie valutazioni, anche a
distanza di tempo dall’ingresso nel territorio dello Stato,
la facoltà di eseguire l’accompagnamento senza alcun ul-
teriore controllo da parte dell’autorità giudiziaria.
L’ordine di accompagnamento coattivo, che assiste il
respingimento, deve invece, per la sua natura di atto ur-
gente, essere eseguito con immediatezza, e per questa ra-
gione fondatamente il giudice rimettente ha ritenuto che
il provvedimento dia luogo, con la sua emissione, a una
restrizione della libertà personale dello straniero, tutelata
dall’art. 13 Cost.
Il giudice rimettente però non ha considerato che nel
caso in esame già al tempo dell’adozione dell’ordinanza di
rimessione era venuta meno l’eff‌icacia coercitiva dell’atto
impugnato nel giudizio principale, e che, di conseguenza,
con riferimento all’accompagnamento coattivo alla fron-
tiera, la disposizione censurata non avrebbe più potuto
avere applicazione.
Errando nel valutare tale prof‌ilo e asserendo invece che
il censurato art. 10, comma 2, avrebbe continuato a rego-
lare interamente la fattispecie, anche con riferimento al-
l’"effetto obbligatorio e inderogabile" dell’accompagnamen-
to alla frontiera, il giudice a quo non ha tenuto conto del
difetto di rilevanza che rende le questioni inammissibili.
4.- L’inammissibilità delle questioni non può esimere la
Corte dal riconoscere la necessità che il legislatore inter-
venga sul regime giuridico del respingimento differito con
accompagnamento alla frontiera, considerando che tale
modalità esecutiva restringe la libertà personale (senten-
ze n. 222 del 2004 e n. 105 del 2001) e richiede di con-
seguenza di essere disciplinata in conformità all’art. 13,
terzo comma, Cost. (Omissis)
IL RESPINGIMENTO DIFFERITO
FINALMENTE AL COSPETTO
DELLA CORTE COSTITUZIONALE
di Elena Valentini
SOMMARIO
1. Premessa. 2. Il respingimento differito. 3. Le gravi e per-
sistenti carenze di una disciplina cruciale. 4. Alcune (impre-
scindibili) notazioni di contesto. 5. Le questioni sollevate. 6.
La risposta della Corte costituzionale. 7. Dopo la sentenza.
1. Premessa
Dietro l’apparenza di una stringata declaratoria di
inammissibilità per difetto di rilevanza della questione
sollevata, la pronuncia costituzionale n. 275 del 2017 –
non a caso declinata nella veste della sentenza – squarcia
il velo su un istituto, il respingimento differito disciplinato
dall’art. 10, comma 2, T.U.I., da sempre oggetto di fondate
censure di ordine costituzionale.
L’importanza della questione, che coinvolge il diritto
alla libertà personale dello straniero approdato sul territo-
rio nazionale (e dunque anche dell’Unione europea), indu-
ce a dar conto della decisione anche in questa sede edito-
riale. Per come congegnata, infatti, la disciplina dell’art. 10

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