Il 'legal kidnapping'. Sottrazione internazionale di minori nel diritto penale italiano

Autore:Simona Paola Bracchi
Pagine:17-22
 
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dott
Rivista penale 3/2019
DOTTRINA
IL “LEGAL KIDNAPPING”.
SOTTRAZIONE INTERNAZIONALE
DI MINORI NEL DIRITTO
PENALE ITALIANO
di Simona Paola Bracchi
SOMMARIO
1. Premessa. 2. Reato di sottrazione di minore. 3. Richiesta
iniziale di archiviazione da parte del pubblico ministero e non
accoglimento della stessa da parte del giudice per le indagini
preliminari. 4. Giurisdizione italiana. 5. Considerazioni con-
clusive.
1. Premessa
È indubbiamente un delicato periodo storico di difficol-
tà per l’Italia – ed ancora più in generale per l’Europa (1)
– nella gestione dei flussi migratori (2) e, altresì, dell’in-
tegrazione dei nuclei familiari stranieri (3) nel tessuto
sociale nazionale, anche sotto un profilo giuridicomma In
siffatto panorama, connotato financo da rigurgiti xenofo-
bi, legati soprattutto alla crescente ondata di violenza e di
criminalità localizzata in zone particolarmente degradate
delle città, nelle quali vivono per lo più extra-comunitari
(molti dei quali privi di permessi di soggiorno e/o colpiti
da provvedimenti di espulsione), plurime e variegate sono
le problematiche poste all’attenzione dei giuristi, non ulti-
mo il fenomeno del “legal kidnapping”, stigmatizzato, tra
l’altro, in un’interessante sentenza, emessa dal Tribunale
di Cremona, in composizione monocratica (4), che ha con-
dannato un cittadino di nazionalità straniera (5), per il
reato di cui all’art. 574 c.p., per avere sottratto il figlio alla
madre, esercente la potestà genitoriale e contro la volontà
del minore, sentenza che invita ad una profonda riflessione
sulla tutela dei soggetti deboli nel consorzio familiare “mul-
ticulturale”. Del caso, da un punto di vista squisitamente
processuale, se ne era già occupato il Giudice per le Indagi-
ni Preliminari del medesimo Tribunale (6), ai fini della sus-
sistenza della condizione di procedibilità del reato in esa-
me e, pure, della sussistenza della giurisdizione italiana (la
cui carenza era stata sollevata dal difensore dell’indagato),
in sede di non accoglimento della richiesta di archiviazione
presentata dal Pubblico Ministero della locale Procura.
Il thema della presente nota è indubbiamente spinoso e
complesso, giacché trattasi di argomento che richiede un
approfondimento cognitivo di tematiche di natura storica
e sociologica, oltre che – ovviamente – di diritto; si è in
presenza, invero, di situazioni che vedono coinvolti mino-
ri nell’ambito di famiglie ormai disgregate con – sovente
– già intervenuti provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria,
nell’ambito di giudizi di separazione personale dei coniugi o
scioglimento del matrimonio (7), riguardanti la disciplina
dell’affidamento della prole; consorzi familiari costituiti da
nuclei familiari di soggetti stranieri, con profonde diversità
di cultura, costumi e tradizioni, che, mostrando concrete
difficoltà di integrazione nel nuovo Paese (8), risultano
insofferenti o riottosi al diritto sostanziale nazionale. Chi
scrive incominciò ad occuparsi del cosiddetto “legal kid-
napping” già nel lontano 1988 (9), analizzando il fenomeno
(10), che già esisteva, ma raramente ne veniva interessata
l’Autorità Giudiziaria. All’epoca, fece scalpore la sottrazio-
ne di una minore, nata in costanza di matrimonio tra cit-
tadina italiana e soggetto avente nazionalità straniera (più
precisamente, egiziana), ad opera del padre, portandola,
senza il consenso della madre, in Egitto. La vicenda ven-
ne risolta, in maniera assolutamente insoddisfacente (per
non dire infelice) per la fanciulla, da parte dal Tribunale
civile egiziano di Badrashin (11), che sostanzialmente le-
gittimò la sottrazione della minore da parte del padre.
Da allora, il fenomeno è in piena espansione e sempre
più posto all’attenzione – in verità, non sempre positiva –
dei mass-media. A ciò si aggiungano gli scritti autobiografi-
ci (12), che appaiono, certuni, di estremo interesse, al fine
di comprendere come la diversità di tradizioni ed usanze
possa dar luogo a vicende umane drammatiche, a cui lo
Stato fornisce soluzioni non sempre efficaci (13). Ed è inu-
tile sottacere la diffidenza sui cosiddetti “matrimoni misti”,
laddove uno dei coniugi appartenga all’area soprattutto
medio-orientale, visti come matrimoni complessi, financo
problematici; anche se, approfondendo la fenomenologia
in esame, siffatta diffidenza (14) riguarda un contesto più
ampio e generale, ossia quando si è in presenza comunque
di soggetti stranieri o di situazioni rivestenti elementi di
estraneità (15) (e, come tali, astrattamente sottoposti ad
ordinamenti giuridici diversi da quello italiano), ancora
più accentuata quando ci si trovi di fronte ad istituti ignoti
all’ordinamento italiano, quali – a mero titolo esemplifica-
tivo – il matrimonio monoandrico poliginico simultaneo
(16) od il ripudio. Plurime sono le problematiche, attinenti
al radicamento di soggetti aventi nazionalità straniera e,
in particolare, extra-comunitaria, sottoposte all’attenzio-
ne del Giudice italiano; oltre a quelle dianzi citate, basti
pensare a quelle legate ai matrimoni combinati, alle mogli-
bambine, all’abbigliamento (17), oppure al porto di pugnali
con finalità rituale-religiosa, come il “kirpan” (18). Tra l’al-
tro, la Suprema Corte è sovente intervenuta “a porre rime-
dio” a talune sentenze di merito assolutorie assolutamente
non condivisibili, come quella, ad esempio, inerente al ci-
tato “kirpan” (19), che costituivano un sorta di precedente
giurisprudenziale (sia pure di merito) pericoloso (poiché
fondate su – un’erronea – giustificazione di “lasciapassare”
di matrice religiosa), affermando il principio di diritto “per
cui nessun credo religioso può legittimare il porto in un
luogo pubblico di armi o di oggetti atti ad offendere” (20).
Non vi è chi non veda come vi sia stato un proliferare
dei reati cosiddetti “culturalmente orientati”, fisiologica-
mente ed ontologicamente legati al fenomeno dell’immi-

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