Il controllo giudiziario delle aziende, introdotto dal nuovo articolo 34 bis del T.U. antimafia

Autore:Diego Brancia
Pagine:5-15
 
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Rivista penale 7-8/2018
Dottrina
IL CONTROLLO GIUDIZIARIO
DELLE AZIENDE, INTRODOTTO
DAL NUOVO ARTICOLO 34 BIS
DEL T.U. ANTIMAFIA
di Diego Brancia
SOMMARIO
1. L’evoluzione del Codice Antimafia e l’iter legislativo dell’I-
stituto. 2. La “nuova” competenza delle Sezioni specializzate
o dei Collegi distrettuali. 3. La connotazione dell’istituto del
“controllo giudiziario” nella previsione del Legislatore e la
pregressa esperienza maturata da alcuni Tribunali con “l’am-
ministrazione giudiziaria”. 4. Le misure patrimoniali diverse
dal sequestro e dalla confisca: la ratio delle misure previste
dall’art. 34-bis del D.L.vo n. 159/2011. 5. La nuova figura del
“controllo giudiziario delle aziende”. 6. Il Controllo giudizia-
rio su impulso di parte, secondo la previsione dei commi 6
e 7 dell’art. 34-bis. 7. Il Controllo giudiziario al bivio tra la
prospettiva giurisdizionale di salvataggio dell’impresa e l’esi-
genza pubblicistica di completamento dell’appalto.
1. L’evoluzione del Codice Antimafia e l’iter legislativo
dell’Istituto
Sembra proprio vero che al Codice Antimafia sia “toc-
cata in sorte una vita travagliata sin dalla legge delega,
approntata all’interno del Piano straordinario antimafia
(L. n. 136/2010), che ne prevedeva l’approvazione” (1).
In effetti, dal 2012 in poi abbiamo assistito ad un per-
petuarsi di interventi legislativi che hanno modificato ed
integrato svariate disposizioni del D.L.vo n. 159/2011 con
l’evidente scopo di ampliare il perimetro dei soggetti de-
stinatari delle misure di prevenzione personali e patrimo-
niali e di rendere più efficaci i protocolli di amministra-
zione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati.
Prima il D.L.vo n. 218/2012, ora la riscrittura della L.
n. 161/2017. Nel mezzo un coacervo di aggiustamenti (L.
24 dicembre 2012, n. 228; D.L. 14 agosto 2013, n. 93, con-
vertito con modifiche con L. 15 ottobre 2013, n. 119; D.L.
31 agosto 2013, n. 101, convertito con modifiche con L. 30
ottobre 2013, n. 125; D.L. 12 settembre 2013, n. 104, con-
vertito con modifiche con L. 8 novembre 2013, n. 128; L. 27
dicembre 2013, n. 147; D.L.vo 13 ottobre 2014, n. 153; D.L.
22 agosto 2014, n. 119, convertito con modifiche con L. 17
ottobre 2014, n. 146; D.L. 18 febbraio 2015, n. 7, convertito
con modifiche con L. 17 aprile 2015, n. 43; D.L.vo 7 agosto
2015, n. 137; D.P.R. 7 ottobre 2015, n. 177; L. 28 dicembre
2015, n. 208) e per ultimo la L. n. 161/2017.
La gestazione della L. 161/2017 si è protratta per svaria-
ti anni, sin dall’istituzione della Commissione Ministeriale
incaricata di elaborare una proposta di interventi in mate-
ria di Criminalità organizzata (D.M. 10 giugno 2013) (2).
È poi seguita la proposta di legge d’iniziativa Governa-
tiva (3), avente ad oggetto “Modifiche al codice delle leggi
antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto
legislativo 6 settembre 2011, n. 159, alle norme di attuazio-
ne, di coordinamento e transitorie del codice di procedura
penale, di cui al decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, e
all’ordinamento giudiziario, di cui al regio decreto 30 gen-
naio 1941, n. 12.”
Le prime proposte di modifica al D.L.vo n. 159/2011
avanzate in sede istituzionale sono contenute negli stes-
si pareri resi dalle Commissioni giustizia della Camera
(all’esito di un’approfondita indagine conoscitiva (4)) e
del Senato allo schema di decreto legislativo contenenti
numerose osservazioni e condizioni.
Il Governo, che non accoglieva gran parte dei sugge-
rimenti delle Commissioni parlamentari, anche a seguito
delle critiche proposte dagli operatori, istituiva due com-
missioni che elaboravano interessanti proposte di modifi-
ca: a) la relazione della Commissione ministeriale presie-
duta dal prof. Giovanni Fiandaca, istituita nel giugno del
2013 dal Ministro della Giustizia per elaborare proposte di
riforma in materia di criminalità organizzata; b) il rappor-
to della Commissione presieduta dal Cons. Roberto Garo-
foli per l’elaborazione di proposte in tema di lotta, anche
patrimoniale, alla criminalità, istituita dal Presidente del
Consiglio con decreto del 7 giugno 2013, Per una moderna
politica antimafia. Analisi del fenomeno e proposte di in-
tervento e di riforma.
L’iter del progetto di legge approvato dalla Camera dei
deputati veniva avviato dalla proposta di iniziativa popola-
re avanzata da numerose associazioni presentata il 3 giu-
gno 2013, misure per favorire l’emersione alla legalità e la
tutela dei lavoratori delle aziende sequestrate e confiscate
alla criminalità organizzata (5).
La proposta di legge, abbinata ad alcuni disegni di leg-
ge, all’esito di una prima indagine “confluiva” in un testo
base adottato dalla Commissione Giustizia costituito da 32
articoli e 7 Capi (6).

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