Il condizionamento psichico: dal plagio alla circonvenzione d'incapace attraverso nuove proposte di tipizzazione

Autore:Cristina Colombo
Pagine:1085-1101
 
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dott
Rivista penale 12/2014
DOTTRINA
il CondizionAmento
psiChiCo: dAl plAgio AllA
CirConvenzione d’inCApACe
AttrAverso nuove
proposte di tipizzAzione
di Cristina Colombo
SOMMARIO
1. Il plagio e la sua incostituzionalità. 2. Persuasione e
principi di diritto. 3. L’evoluzione storico-giuridica della
circonvenzione. 4. La circonvenzione: un’intercapedine tra i
delitti contro il patrimonio e contro la persona? 5. I soggetti
tutelati. 6. La condotta. 7. L’evento. 8. L’elemento soggettivo.
9. L’accertamento in sede processuale.
1. Il plagio e la sua incostituzionalità
Il tema del condizionamento psichico (1) tiene aperto,
da tempo, il dibattito di più scuole di pensiero. Si con-
trappongono vecchie idee repressive, che propendono per
il ripristino della fattispecie incriminatrice del plagio (2),
a tesi che, nettamente in contrasto, sostengono la super-
fluità della creazione di una nuova ipotesi di reato, rite-
nendo sufficiente la tutela svolta da norme già presenti
nel nostro ordinamento, come ad esempio la circonven-
zione d’incapace. Ancora, c’è chi sostiene come necessaria
la creazione di una norma ad hoc a tutela dell’integrità
psichica, a condizione che essa sia sufficientemente de-
terminata e tassativa in modo da non inficiare le libertà
costituzionalmente garantite. Tuttavia, quest’ultima tesi
trova numerosi ostacoli applicativi nell’ambito del diritto,
considerata, soprattutto, l’impossibilità di “determinare
tassativamente” l’attività di condizionamento psichico.
Ora, la difficoltà nell’affrontare questo tema, e non solo
da un punto di vista giuridico, spesso sta nell’attribuzione
alle cosiddette condotte plagianti di una rilevanza non
bene definita rispetto ad altre condotte penalmente irri-
levanti, dando così vita ad una vera e propria “rilevanza
di confine” o di tipo border line. Bisogna dire -a questo
proposito- che il plagio, costituente una novità assoluta
per il legislatore del ‘30, ha trovato scarsa applicazione
soprattutto a causa delle sue “carenze” in ambito di tas-
satività, tanto che, nel 1981, la Consulta con la sentenza
n. 96 dell’8 giugno ha dichiarato illegittimo il delitto in og-
getto appunto perché contrario al principio di tassatività
o sufficiente determinatezza (3). La Corte Costituzionale
precisò che per il plagio vi era una reale difficoltà di ve-
rificare l’evento in termini di oggettiva riconoscibilità. A
parere della Corte, pertanto, non era sembrato corretto
utilizzare un’ipotesi di reato che non fosse oggettivamente
verificabile sul piano pratico (4).
Volendo ripercorrere l’iter formativo del plagio, anche
per tentare di comprendere se, oggi, possa essere colmato
o meno il deficit di tassatività di cui fino ad ora si è parlato,
è utile partire da una riflessione su cosa significhi “condi-
zionare un soggetto” (5), per poi accennare all’importanza
delle diverse tecniche di manipolazione mentale fino ad
ora conosciute, con la consapevolezza che ‘condizionare
ed essere condizionati’ è nel comportamento umano. Si
vedrà, in proposito, come non vi siano precisi presupposti
volti a riservare al “mero condizionamento” un valore ne-
gativo o positivo. Il condizionamento, infatti, è dato da una
molteplicità di processi che riguardano le dinamiche con
le quali un individuo si rapporta ad una nuova situazione
caratterizzata da fattori variabili, che possono influenzare
l’”iter di apprendimento” che il soggetto stesso sta vivendo.
A tale proposito, deve essere chiaro che la “misura” del
condizionamento, determinata da eventi e stimoli di ogni
genere, segue un suo percorso collegato necessariamente
all’evoluzione sociale, fisica ed emotiva del soggetto con-
siderato (6).
A questo punto bisogna delineare, seppure grossolana-
mente, l’evoluzione giuridico-sociale del plagio almeno per
capirne le necessità iniziali che lo hanno “tipizzato” e le
ultime esigenze di cancellazione. Il termine plagio deriva
dal latino plagium, a sua volta derivato dal greco plàgion,
col significato di “sotterfugio”. L’uso che del termine e del
suo derivato plagiarius viene fatto, a partire dal III sec.
a.C., sta ad indicare “colui che si impossessava di schiavi
altrui o che tratteneva in schiavitù un uomo libero”. Il pla-
gio, quindi, veniva regolamentato come un reato contro la
proprietà e solo con l’abolizione della schiavitù, nel 1791, è
diventato un reato contro la libertà individuale. L’evoluzio-
ne storica della fattispecie è passata dal codice penale to-
scano, 1859, dell’Italia pre-unitaria, in cui la codificazione,
attenta alla libertà personale dell’individuo (7), introdu-
ceva figure di reato di assoluta novità, come ad esempio
gli artt. 190, 358, 360 (8), al codice Zanardelli del 1890,
che non disciplinava più il singolo reato di plagio, preve-
dendolo invece come un’ipotesi criminosa della schiavitù
(9). Fino ad arrivare al legislatore del 1930, che si è mosso
attraverso un contesto storico, culturale e scientifico del
tutto mutato (sono di quei tempi le prime pratiche di psi-
coanalisi che utilizzano vere e proprie tecniche di sugge-
stione in grado di influenzare la volontà altrui).
L’abrogato art. 603 c. p., collocato nella sezione dei
delitti contro la personalità individuale, era posto a
tutela del bene giuridico dell’integrità psichica contro
condizionamenti illecit (10). L’evento, cioè il totale stato
di soggezione della vittima, presenta delle difficoltà inter-
pretative. Una prima concezione, definita economica, fa-
ceva coincidere l’evento del plagio con l’ “assoggettamento
di una persona all’altrui dominio, attraverso la privazione
della propria autonomia di vita (liberticidio materiale),
sottoponendola coattivamente ad un lavoro produttivo e,
quindi, allo sfruttamento economico” (11). Tale interpre-
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tazione veniva superata dalla cosiddetta concezione psico-
logica, in quanto l’articolo non faceva riferimento ad alcun
“vantaggio economico”, ravvisando lo stato di soggezione
nell’ “assoggettamento psichico di una persona all’altrui
volontà, privandone l’autonomia volitiva sia nell’estrin-
secazione, sia nella formazione della propria volontà
(liberticidio psichico)” (12). L’art. 603 c.p. riteneva come
annientamento della libertà l’impossessamento della per-
sonalità del plagiato da parte del plagiante, che privando
la persona plagiata della capacità di intendere e di volere
la faceva diventare uno strumento della sua volontà (13).
Il rapporto di soggezione richiamato, non presupponeva
nella vittima uno stato di incapacità di intendere e di vole-
re, ma uno stato di predominanza psichica di uno dei due
soggetti, in misura tale da determinare nel soggetto più
debole una capacità di intendere e di volere strumenta-
lizzata dal soggetto dominante (14). Proprio questa inter-
pretazione, oggetto di critiche di indeterminatezza, ha
portato negli anni seguenti alla pronuncia della sentenza
della Corte costituzionale, ma al contempo ha evidenziato
la molteplicità di significati che possono assumere sia la
suggestione che la soggezione. Da qui una terza concezio-
ne, c.d. psicosociale, elaborata da Flick (15), che intende-
va lo stato di soggezione come “isolamento psicologico e
materiale, prodotti dalla condotta dell’agente” (16). L’Au-
tore – sostenendo la necessità di impedire e reprimere i
condizionamenti – ha cercato di puntualizzare in termini
di tipicità il significato dello stato totale di soggezione
della vittima di qualsivoglia possibilità di percezione, co-
municazione o scambio con i terzi. In sostanza, assumeva
rilievo non solo la relazione tra plagiante e plagiato, ma
anche la privazione delle relazioni interpersonali.
Anche questa tesi non si è sottratta, però, alle critiche,
come la Corte Costituzionale ha già ampiamente argomen-
tato.
2. Persuasione e principi di diritto
Partendo da una definizione sostanziale di reato, come
lesione o messa in pericolo di un bene giuridico (17),
risulta necessario individuare il bene tutelato dalla fatti-
specie non più esistente (il plagio), poiché preso in consi-
derazione anche dalle prospettive di riforma (18).
Ora, il bene giuridico è la libertà morale, quale libertà
di conservare la propria integrità psichica (19). È, quindi,
possibile delineare un collegamento con il riconoscimento
e la tutela “dei diritti inviolabili dell’uomo sia come singo-
lo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua perso-
nalità…” (art. 2 Cost.) e con “la rimozione degli ostacoli
che… impediscono il pieno sviluppo della persona uma-
na” (art. 3, 2° comma Cost.) (20). Tuttavia la rilevanza
costituzionale del bene, come sottolineato da autorevole
dottrina (21), è sì criterio necessario per l’attività di pe-
nalizzazione, ma non sufficiente, in quanto occorre che la
fattispecie sia posta a tutela di un bene sufficientemente
definito e che le tecniche di tutela adottate siano rispetto-
se dei principi costituzionali, tra i quali rientra –appunto-
il principio di tassatività. Inoltre, occorre che la tutela
non si già garantita attraverso tecniche sanzionatorie ex-
trapenali, considerato che la sanzione penale costituisce
extrema ratio, secondo il principio di sussidiarietà. Senza
dimenticare, poi, il principio di frammentarietà, per cui il
bene giuridico è tutelato soltanto contro specifiche forme
d’aggressione e precisamente quelle tipizzate attraverso la
fattispecie incriminatrice (22).
Anche la scienza medica è stata coinvolta nell’indagine
riguardante l’importanza del rispetto della libertà morale/
psichica e intorno alla formazione del meccanismo di per-
suasione, suggestione e soggezione psichica. È stato così
rilevato che anche fra individui, psichicamente normali,
l’esternazione di idee e di convinzioni può provocarne l’
“accettazione” e dar luogo ad uno stato di soggezione psi-
chica e pertanto ad una limitazione del determinismo del
soggetto che subisce. Questa limitazione, come è stato
scientificamente individuato ed accertato, può causare
tipiche situazioni di dipendenza che possono anche rag-
giungere, per periodi più o meno lunghi, gradi elevati,
come nel caso del rapporto amoroso, del rapporto fra il sa-
cerdote e il credente, fra il maestro e l’allievo, fra il medico
e il paziente ed anche dar luogo a rapporti di influenza re-
ciproca. Ma, è estremamente difficile, se non impossibile,
individuare sul piano pratico e distinguere a fini giuridici
l’attività psichica di persuasione da quella psichica di sug-
gestione. Non vi sono, infatti, criteri sicuri per separare e
qualificare l’una e l’altra attività e per accertarne l’esatto
confine. L’affermare che nella persuasione il soggetto
passivo conserva la facoltà di scegliere in base alle argo-
mentazioni rivoltegli ed è pertanto in grado di rifiutare e
criticare, mentre nella suggestione la convinzione avviene
in maniera diretta, attraverso l’approfittamento dell’altrui
impossibilità di critica e scelta, implica una valutazione
dell’intensità dell’attività psichica del soggetto attivo
e della qualità e dei risultati della stessa. Quanto all’in-
tensità, dai testi psichiatrici, psicologici e psicoanalitici
e dalle ampie descrizioni mediche del condizionamento
psichico risulta che ogni individuo è più o meno sugge-
stionabile, ma che non è possibile graduare ed accertare
concretamente sino a che punto un soggetto possa impedi-
re ad altri il libero esercizio della propria volontà. Quanto
alla qualità, poi, non si sa sino a che punto l’attività del
soggetto attivo non riguardi direttive e suggerimenti che
il soggetto passivo era già disposto ad accettare. Pertanto,
la valutazione degli operatori di settore non farà altro
che rispecchiare positivamente o negativamente l’attività
esercitata sul soggetto passivo in forza dei comportamenti
conformi o devianti rispetto a modelli giuridici e di etica
sociale (23).
3. L’evoluzione storico-giuridica della circonvenzione
Come è già stato sottolineato, dopo l’abrogazione del
plagio una delle fattispecie più usate per tutelare l’indivi-
duo dalle attività di manipolazione è stata la circonvenzio-
ne di persone incapaci. Ecco perché oggi si sente, sempre

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