Lo European Case Law Identifier: risorsa indispensabile per il reperimento dell'informazione giuridica

Autore:Marc Van Opijnen
Carica:Consulente in informatica giuridica presso il Consiglio di giustizia olandese
Pagine:165-185
RIEPILOGO

1. Introduzione – 2. L’accesso alla giurisprudenza – 2.1. Caratteristiche – 2.2. Selezione – 2.3. Quadro giuridico e organizzazione a livello nazionale – 3. Identificare la necessità dell’ECLI – 3.1. Accesso transnazionale alla giurisprudenza nazionale – 3.2. Problemi di identificazione – 3.3. Metadati – 3.4. Breve storia – 4. La soluzione – 4.1. Architettura di base – 4.2. Livelli ontologici – 4.... (visualizza il riepilogo completo)

 
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Lo European Case Law Identifier: risorsa indispensabile
per il reperimento dell’informazione giuridica
MARC VAN OP IJNEN
SOMM ARI O:1. Introduzione – 2. L’accesso alla giurisprudenza – 2.1. Caratteristiche
– 2.2. Selezione – 2.3. Quadro giuridico e organizzazione a livello nazionale – 3.
Identificare la necessità dell’ECLI – 3.1. Accesso transnazionale alla giurisprudenza
nazionale – 3.2. Problemi di identificazione – 3.3. Met adati – 3.4. Breve storia – 4.
La soluzione – 4.1. Architettura di base – 4.2. Livelli ontologici – 4.3. Requisiti – 4.4.
Buone pratiche – 4.5. La sintassi ECLI – 4.6. Metadati – 4.7. Il sito web dell’ECLI –
5. Attuazione a livello nazionale
1. INT RODU ZI ON E
Nel dicembre 2010 il Consiglio dell’Unione europea ha adottatole “Con-
clusioni del Consiglio che invitano all’introduzione dell’European Case Law
Identifier (ECLI) e di una serie minima di metadata uniformi per la giurispru-
denza”1[da qui in avanti: “Conclusioni ECLI”]. Questo articolo è dedicato
alle origini e ai contenuti di queste conclusioni, nella più ampia prospettiva
dell’accesso alla giurisprudenza. L’articolo si apre con una breve introduzio-
ne sull’accesso pubblico alla giurisprudenza in termini generali (par. 2). La
necessità di un sistema europeo di identificazione delle decisioni giudiziarie
e le iniziative in corso sono discusse nel par. 3. La logica che sta dietro i com-
ponenti fondamentali della soluzione scelta è delineata nel par. 4. Infine, il
par. 5 è dedicato alla attuazione nazionale dell’ECLI2.
L’autore è consulente in informatica giuridica presso il Consiglio di giustizia olandese,
membro del Gruppo di lavoro del Consiglio UE “Giustizia elettronicae legislazione on line ”.
Il presente articolo è la traduzione italiana di una versione aggiornata del paper dal titolo
European Case Law Identifier: Indispensable Asset for Legal Information Retrieval pubblicato
in Biasiotti M.A., Faro S. (eds.), “From Information to Knowledge. Online Access to Legal
Information: Methodologies, Trends and Perspectives”, Amsterdam, IOS Press, 2011, pp.
91-103. Traduzione di Sebastiano Faro (primo ricercatore ITTIG-CNR).
1GUUE C127, 29 aprile 2011, pp. 1-7.
2Per facilitare il confronto delle osservazioni dell’autore con il testo delle “Conclusioni
del Consiglio che invitano all’introduzione dell’European Case LawIdentifier (ECLI)e di una
serie minima di metadata uniformi per la giurisprudenza” (pubblicata in GUUE C127 del
29 aprile 2011), la traduzione si allinea per quanto possibile al testo italiano del documen-
to. Così, ad esempio, si è scelto di mantenere in inglese l’espressione European Case Law
166 Informatica e diritto /Atti del seminario
2. LACCES SO A LLA G IU RI SPRU DE NZA
2.1. Caratteristiche
Attualmente grazie a Internet l’informazione giuridica può essere resa
disponibile al pubblico in maniera più facile. Fino a poco tempo fa, tut-
tavia, la diffusione delle fonti giuridiche attraverso Internet ha riguardato
principalmente i materiali legislativi, come le gazzette e i bollettini ufficiali
e la legislazione consolidata. Adesso che l’accesso alla legislazione può dir-
si fondamentalmente realizzato, l’attenzione si va spostando verso l’accesso
alla giurisprudenza. La pubblicazione delle decisioni giudiziarie, tuttavia,
presenta alcuni problemi specifici.
In primo luogo, non è del tutto chiaro su quali basi, da parte di chi e quali
decisioni dovrebbero essere rese pubbliche. Mentre la legislazione è sempre
stata destinata alla pubblicazione, la giurisprudenza no, in particolare nei
sistemi giuridici continentali. Le sentenze sono principalmente indirizza-
te alle parti coinvolte nel giudizio e solo in rari casi le decisioni sono state
considerate di interesse per un pubblico più vasto. Questa giurisprudenza
– sentenze considerate rilevanti per l’interpretazione e l’applicazione delle
leggi – è stata tradizionalmente diffusa da editori privati. Soddisfatte in que-
sto modo le esigenze dei professionisti del diritto, non era – e non è ancora
Identifier che non è tradotta nella versione italiana delle Conclusioni (laddove, per contro
nei documenti preparatori del Consiglio – docc. 12907/09 e 17377/09 – si usa l’espressione
“identificatore europeo della giurisprudenza”). In alcuni casi però ci si discosta da questo testo
che non traduce del tutto o non traduce correttamente alcuni termini o espressioni rispetto
alla versione inglese (ad es., in una parte del documento, e nel titolo, non viene tradotto il
termine metadata, laddove esiste, ed è comunemente usato, il termine italiano “metadati”).
In generale, si deve osservare che la versione italiana del documento del Consiglio presenta
alcuni errori e inesattezze. Ad esempio, non è correttamente riportato in italiano il senso del
concetto che in inglese è espresso con la parola “instance” nella frase “each document which
is an instance of a judgement” malamente resa con “ogni documento che è la richiesta di una
sentenza”; allo stesso modo risulta incomprensibile la versione italiana “un numero ordinale,
che deve essere unico nel senso che non deve esserci un numero superiore al numero della
sentenza dello stesso organo giurisdizionale nello stesso anno con lo stesso numero ordinale”
della frase inglese “an ordinal number, whichmust be unique in the sense that there must not
be more than one judgment of the same court within the same year with the same ordinal
number”. Inoltre, c’è nella versione italiana almeno un errore sostanziale: nella definizione
degli elementi dell’ECLI, il codice paese per l’Unione europea (paragrafo 1.b.iii dell’Allega-
to) è “EU” (unico in qualunque versione linguistica) e non “UE”, come erroneamente indi-
cato nel testo. Per la traduzione italiana dei nomi delle entità dei Functional Requirements
for Bibliographic Records si fariferimento a C. GH ILL I, M. GU ERR INI,Introduzione a FRBR.
Functional Requirements for BibliographicRecords - Requisiti funzionali per record bibliografici,
Milano, Editrice Bibliografica, 2001. [N.d.T.]

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