I muri condominiali

Pagine:451-459
RIEPILOGO

a. Abbattimento. b. Aperture. c. Attraversamento di condutture, cavi e tubature. d. Costruzione in appoggio. e. Distanze legali. f. Facciata. g. In parte proprietà comune ed in parte proprietà esclusiva. h. Intercapedini. i. Luci. j. Muro di sostegno del giardino. k. Muro divisorio. l. Nozione di muri maestri. m. Nozione di muri perimetrali. n. Parapetti alla sommità dell’edificio. o. Pareti... (visualizza il riepilogo completo)

 
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451
Rassegna
di giurisprudenza
I muri condominiali
SOMMARIO
a. Abbattimento. b. Aperture. c. Attraversamento di condut-
ture, cavi e tubature. d. Costruzione in appoggio. e. Distanze
legali. f. Facciata. g. In parte proprietà comune ed in parte
proprietà esclusiva. h. Intercapedini. i. Luci. j. Muro di so-
stegno del giardino. k. Muro divisorio. l. Nozione di muri
maestri. m. Nozione di muri perimetrali. n. Parapetti alla
sommità dell’edificio. o. Pareti esterne. p. Sopraelevazione.
q. Spese. r. Utilizzo.
a. Abbattimento
L’abbattimento di muro perimetrale di edificio condominiale
in cemento armato ad opera di un condomino - ravvisabile anche
nel caso in cui venga rimossa la muratura (di tompagnamento)
facente parte di detto muro - incidendo sulla sostanza essenzia-
le della cosa, non rientra nell’ambito dell’art. 1102 cod. civ., che,
nel regolare i diritti dei participanti alla comunione al fine di
salvaguardare l’interesse comune e quello dei singoli consente
solo modificazioni delle cose comuni nei limiti indicati, bensì
costituisce innovazione, soggetta, come tale, alle regole dettate
dall’art. 1120 cod. civ. * Cass. civ., sez. II, 18 giugno 1982, n. 3741,
Di Chiara c. Severino
La norma contenuta nell’art. 1102 c.c., nel sancire il diritto di
ogni partecipante alla comunione di servirsi della cosa comune,
purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri
partecipanti di farne uso secondo il loro diritto, gli attribuisce
la facoltà di apportarvi, a tal fine, le modificazioni necessarie
al suo miglioramento ma non certamente quella di eliminarla,
sia pure per sostituirla poi con altra di diversa consistenza e
struttura. Ne consegue che l’abbattimento di un muro portan-
te di un edificio in condominio - sia pur sostituito, come nella
specie, da travi in ferro - incidendo sulla struttura essenziale
della cosa comune e sulla precipua funzione, non può farsi rien-
trare nell’ambito delle facoltà concesse al singolo partecipante
alla comunione dal citato art. 1102 c.c., ma costituisce vera e
propria innovazione, soggetta, come tale, alle regole dettate
dall’art. 1120 c.c. * Cass. civ., sez. II, 11 novembre 1994, n. 9497,
Martino c. Ghio
b. Aperture
In tema di condominio negli edifici, l’apertura di un varco nel
muro perimetrale per esigenze del singolo condomino è consen-
tita, quale uso più intenso del bene comune, con eccezione del
caso in cui tale varco metta in comunicazione l’appartamento
del condomino con altra unità immobiliare attigua, pur di pro-
prietà del medesimo, ricompresa in un diverso edificio condo-
miniale, poiché in questo caso il collegamento tra unità abitati-
ve determina la creazione di una servitù a carico di fondazioni e
struttura del fabbricato; quest’ultima ipotesi, peraltro, affinché
il comportamento illecito del condomino determini un danno
risarcibile, occorre la prova di un concreto pregiudizio econo-
mico, la cui verificazione, in assenza di un’effettiva dimostrazio-
ne, può ritenersi solo possibile o probabile. * Cass. civ., sez. II, 6
febbraio 2009, n. 3035, Russo c. Mascia ed altri [RV606688]In
tema di uso della cosa comune, è illegittima l’apertura di un var-
co praticata nel muro perimetrale dell’edificio condominiale dal
comproprietario per mettere in comunicazione un locale di sua
proprietà esclusiva ubicato nel medesimo fabbricato con altro
immobile pure di sua proprietà estraneo al condominio; infatti,
tale utilizzazione, comportando la cessione a favore di soggetti
estranei al condominio del godimento di un bene comune, ne al-
tera la destinazione, giacché in tal modo viene imposto un peso
sul muro perimetrale che dà luogo a una servitù, per la cui co-
stituzione è necessario il consenso scritto di tutti i partecipanti
al condominio. * Cass. civ., sez. II, 19 aprile 2006, n. 9036, Giani
c. Cond. Via Aporti 34 Milano [RV588980]
In tema di utilizzazione del muro perimetrale dell’edificio
condominiale da parte del singolo condomino, costituiscono
uso indebito della cosa comune, alla stregua dei criteri indicati
negli artt. 1102 e 1122 del cod. civ., le aperture praticate dal
condomino nel detto muro per mettere in collegamento locali di
sua esclusiva proprietà, esistenti nell’edificio condominiale, con
altro immobile estraneo al condominio, in quanto tali aperture
alterano la destinazione del muro, incidendo sulla sua funzione
di recinzione, e possono dar luogo all’acquisto di una servitù (di
passaggio) a carico della proprietà condominiale. * Cass. civ.,
sez. II, 25 ottobre 1988, n. 5780, Parr. SS. Vito M. c. Cond. Via
Fratt. Conforme, Cass. civ., sez. II, 13 gennaio 1995, n. 360
Qualora l’apertura del muro perimetrale comune di un edificio
condominiale sia eseguita dal singolo condomino per mettere in
comunicazione una unità immobiliare di sua esclusiva proprietà
con un’altra unità compresa in un diverso fabbricato, l’uso del
muro comune non può ritenersi consentito a norma dell’art. 1102
c.c. in quanto non si risolve in un semplice maggiore suo godi-
mento, ma integra una anormale e diversa utilizzazione diretta
a sopperire ai bisogni di un bene al quale non è legato da alcun
rapporto, venendo inoltre il muro e, quindi, le parti comuni del
fabbricato, quali le fondazioni ed il suolo di cui esso fa parte, ad
essere gravate da una vera e propria servitù a favore di un bene
estraneo al condominio, per la cui legittima costituzione, verten-
dosi in tema di diritti reali immobiliari, è richiesta a pena di nullità
la manifestazione del consenso in forma scritta di tutti i partecipi.
* Cass. civ., sez. II, 7 marzo 1992, n. 2773, Magazzini c. Alessandri
A differenza dalle innovazioni - configurate dalle nuove opere,
le quali immutano la sostanza o alterano la destinazione delle
parti comuni, in quanto rendono impossibile la utilizzazione
secondo la funzione originaria, e che debbono essere deliberate
dall’assemblea (art. 1120, comma 1, c.c.) nell’interesse di tutti i
partecipanti - le modifiche alle parti comuni dell’edificio, con-
template dall’art. 1102 c.c., possono essere apportate dal singo-
lo condomino, nel proprio interesse ed a proprie spese, al fine
di conseguire un uso più intenso, sempre che non alterino la de-
stinazione e non impediscano l’altrui pari uso. Pertanto, è legit-
tima l’apertura di vetrine da esposizione nel muro perimetrale
comune, che per sua ordinaria funzione è destinato all’apertura
di porte e di finestre, realizzata dal singolo condomino median-
te la demolizione della parte di muro corrispondente alla sua
proprietà esclusiva. Alla eventuale autorizzazione ad apportare
Le massime qui riprodotte sono state tratte dalla banca-dati della CASA EDITRICE LA TRIBUNA e - straordinariamente - dalla edizione 2011 da
Il nuovissimo Codice delle locazioni
(a cura di CORRADO SFORZA FOGLIANI; STEFANO MAGLIA) Ed. La Tribuna; quelle della Corte di Cassazione senza l`indicazione degli estremi di pubblicazione sono massime ufciali
del C.E.D.
Arch. loc. e cond. 4/2012

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