Gli sbocchi professionali dell'informatica giuridica

Autore:Gianluigi Ciacci/Paolo Galdieri
Pagine:157-167
RIEPILOGO

Premessa. 1. Inserire l'insegnamento dell'Informatica giuridica negli studi universitari vuole soddisfare una necessità unicamente teorico-filosofica, oppure si vuole consentire di soddisfare una vera e propria esigenza professionale?. 2. Si può «campare» facendo il «giurista informatico»?. 3. Chi è il «giurista informatico» pensato a livello professionale?. 4. Che cosa fa il «giurista... (visualizza il riepilogo completo)

 
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@Premessa

Occorre inizialmente procedere a una precisazione relativa all'oggetto del nostro intervento anzi, più correttamente, della nostra testimonianza (non avendo la presunzione di equiparare la «chiacchierata» che stiamo per iniziare, e che vuole semplicemente riportare l'esperienza lavorativa quotidiana di chi scrive, esempio pratico del tema a noi assegnato, alle ben più dotte relazioni che ci hanno preceduto), per meglio determinarne il contenuto: nel trattare di sbocchi professionali legati agli studi di informatica giuridica non si procederà a un mero elenco di figure professionali rese possibili dalla conoscenza della materia, quanto a un esame delle possibilità di lavoro che tale conoscenza permette a un giovane laureato in Giurisprudenza nell'ambito dei settori «tradizionali» di attività dell'operatore del diritto (escludendo il settore universitario, perché al momento non vi sono proprio sbocchi professionali nell'Università per gli esperti dell'Informatica giuridica, o almeno non in maniera istituzionalizzata, problema legato al riconoscimento della materia nei vari ordinamenti degli studi delle varie Facoltà, argomento di discussione nell'odierno incontro dell'Associazione).

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Ritenendo poi che nelle tre attività «tipiche» successive agli studi universitari, quelle di magistrato-notaio-avvocato, forse la maggiore possibilità di caratterizzazione professionale grazie all'Informatica giuridica riguardi la professione forense (mentre per le altre due la conoscenza della materia influisce, almeno al momento, essenzialmente sulle modalità di svolgimento della professione stessa, difficilmente configurandosi la figura di un «magistrato informatico» o di un «notaio informatico», quale specialista del settore nelle rispettive realtà, ed essendo invece più probabile incontrare notai o magistrati più o meno «informatizzati», e quindi più o meno efficienti nel proprio lavoro: ma sul punto torneremo oltre), ci concentreremo soprattutto sull'esame della figura dell'avvocato esperto di informatica giuridica: cercando in questo modo di riportare proprio la nostra testimonianza diretta sul punto.

Detto questo, schematicamente anticipiamo che la «chiacchierata» è organizzata in quattro domande, nelle loro risposte e in un esempio conclusivo, base speriamo per procedere a ulteriori riflessioni sul tema del presente incontro.

La prima domanda, che può sembrare polemica, in realtà vuole semplicemente introdurre la seconda.

@1. Inserire l'insegnamento dell'Informatica giuridica negli studi universitari vuole soddisfare una necessità unicamente teorico-filosofica, oppure si vuole consentire di soddisfare una vera e propria esigenza professionale?

Domanda che potrebbe essere maggiormente, e a questo punto anche un po' polemicamente, generalizzata estendendosi anche alla vexa-ta quaestio se gli studi universitari devono essere ritenuti strumenti per la formazione culturale (e quindi, si badi bene, non per una mera formazione pratica, ma pur sempre culturale) di un professionista, a cui in questo modo viene reso possibile inserirsi quindi con maggiore facilità e successo nel mondo del lavoro (permettendogli dunque di aumentare la propria specificità, e in questo modo la propria competitività), oppure se devono essere considerati quale terreno immutabile e totalmente teorico dello studente, in genere slegato dalla realtà lavorativa, spesso oggetto di spartizioni lottizzate tra potentati di diverso genere: spinoso problema che non costituisce certo il tema del nostro intervento (e che quindiPage 159 ignoreremo per proporre la seconda domanda), ma che potrebbe consentire comunque di effettuare una riflessione sul punto che può muovere dal riscontro circa il successo che materie strettamente collegate all'esercizio delle professioni nella realtà globale della società del ventunesimo secolo hanno nell'Università italiana in genere, e nelle Facoltà di giurisprudenza in particolare (si pensi certamente all'Informatica giuridica, ma anche all'apprendimento dell'inglese giuridico, o comunque di una lingua straniera, allo studio di istituti propri di altri ordinamenti, come il trust e il copyright, ...).

Riflessione che può poi estendersi, comprendendo la valutazione se la nostra materia, una volta incardinata istituzionalmente in un ordinamento degli studi accademico (esercizio al momento di pura fantasia o di un forte ottimismo), apporterebbe un contributo unicamente teorico alla formazione dello studente, oppure gli permetterebbe di aumentare effettivamente le proprie possibilità lavorative.

Da tale riflessione deriva il secondo quesito, che può essere espresso in una formula molto poco accademica.

@2. Si può «campare» facendo il «giurista informatico»?

Chiedendo perdono per la scarsa scientificità del termine usato, la risposta alla domanda (sempre procedendo con realismo e al momento in cui stiamo svolgendo questa «chiacchierata») è comunque un drastico no! La spiegazione sotto due diversi punti di vista.

Dal primo, no, perché la figura del «giurista informatico» non è conosciuta e/o comunque capita, e quindi di conseguenza: da una parte, non si pensa proprio a chiedere il supporto, in una determinata pratica...

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