Giurisprudenza di merito

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:337-354
RIEPILOGO

Responsabilità da sinistri stradali - Concorso di colpa - Tamponamento improprio di due veicoli - Sussistenza. (...)

 
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@CORTE DI APPELLO CIVILE DI MILANO Sez. III, 4 luglio 2007, n. 1921. Pres. Mariani - Est. Fucci - Lloyd Italico Assicurazioni spa (avv.ti Bretzel e Paneri) c. A.M.R. ed altri.

Responsabilità da sinistri stradali - Concorso di colpa - Tamponamento improprio di due veicoli - Sussistenza.

Ricorre la responsabilità paritaria dei conducenti scontratisi ad uno svincolo autostradale per avere l'uno compiuto una manovra di retromarcia su spazio zebrato, l'altro per avere tenuto una velocità non consentita e inadeguata, sì da non permettere manovre idonee ad evitare il sinistro. (C.c., art. 2055).

MOTIVI DELLA DECISIONE. (Omissis). - Osserva, inoltre, la Corte, in relazione all'an debeatur che il tribunale ha giustamente ritenuto sussistente la corresponsabilità paritaria nella produzione del sinistro per cui è causa dei due conducenti le vetture coinvolte nell'incidente, rilevando che il sig. D'A. ha effettuato una manovra di retromarcia vietata e il sig. N.M.R. ha affrontato la zona di immissione nello svincolo della tangenziale a velocità non consentita e, comunque, inadeguata alle circostanze; che, invero, come si evince dai rilievi effettuati dalla Polstrada e dalla consulenza tecnica effettuata dal sig. Dante Bernardi per conto del P.M. di Milano, dagli atti emergono sufficienti elementi per ritenere che al momento dell'impatto la Ford Escort del sig. D'A. si trovava in fase di retromarcia, «proveniente dallo zebrato e diretta sulla piazzuola lato destro dello svincolo», con direzione convergente su quella del veicolo condotto dal sig. N.M.R., «avanzante da tergo» (vedi, sul punto, pagg. 12, 14 e 15 della predetta C.T.); che, ancora, dagli atti emergono sufficienti elementi per ritenere che la Renault Espace condotta dal sig. N.M.R., poco prima dell'impatto con l'altra vettura «stava procedendo alla velocità di circa 27,90 m/sec. pari a 100,44 km/h» (vedi, sul punto, pag. 20 della predetta C.T.); che, quindi, l'incidente è stato causato anche dalla condotta del sig. N.M.R. che, pur avendo la possibilità di notare tempestivamente la Ford Escort del sig. D'A. «in fase di retromarcia, quando quest'ultima vettura si trovava ancora nella corsia di emergenza, oltre l'area zebrata», non ha moderato preventivamente l'andatura della sua Renault Espace e ha, invece, proceduto a una «velocità inadeguata», tale da non consentirgli «di realizzare compiutamente manovre idonee ad evitare il sinistro, se non abbozzare la deviazione a destra e la breve frenata, peraltro inefficaci ai fini lesivi» (vedi, sul punto, pagg. 22 e 23 della predetta C.T.); che, ancora, in base alle condivisibili valutazioni espresse dal citato C.T. del P.M., «le traiettorie dei due veicoli non si sarebbero intersecate qualora la velocità della Renaul Espace si fosse aggirata sui 79-80 km/h» (vedi, sul punto, pag. 24 della predetta C.T.); che, quindi, la frenata posta in atto, solo «nell'imminenza del pericolo», dal conducente della Renault Espace non è stata idonea ad evitare l'urto con la Fort Escort, con il conseguente impatto con il palo di ferro posto ai margini della strada, perché ha ridotto la velocità della predetta vettura «a circa 88 km/h» (vedi, sul punto, pag. 25 della predetta C.T.); che, in definitiva, la pericolosa manovra di retromarcia posta in opera dal sig. D'A. «ha determinato le premesse causali dell'evento» che, peraltro, «sarebbe stato evitabile qualora la Renault Espace avesse raggiunto una velocità di circa 80 km/h», rallentando tempestivamente l'andatura nel momento in cui era visibile l'iniziale manovra di retromarcia di controparte (vedi, sul punto, pag. 26 della predetta C.T.); che, ancora, alla luce dei predetti attendibili e validi elementi appare inutile l'interpello richiesto dall'Assitalia, tenendo anche conto dell'intervenuto decesso del sig. D'A., e non sono ammissibili le prove testimoniali articolate dalla predetta compagnia - senza, peraltro, la precisa indicazione dei relativi testi - con riferimento a circostanze pacifiche (n. 1 e n. 4) ovvero contenenti valutazioni (n. 2 e n. 3) non di competenza dei testi; che, quindi, anche in punto responsabilità deve trovare conferma l'accertamento compiuto dal giudice di primo grado.

Osserva, ancora, la Corte, in relazione al quantum debeatur che il tribunale ha giustamente accertato e liquidato l'entità dei danni patìti dai sigg. A.M.R. e P.B. in conseguenza del sinistro per cui è causa e che, quindi, devono essere respinte tutte le doglianze avanzate al riguardo; che, invero, dalla Ctu medico-legale espletata in primo grado e depositata l'11 aprile 1997 e dal relativo supplemento depositato il 12 maggio 1998, emerge correttamente che nel sinistro per cui è causa il sig. A.M.R. «riportò fratture costali e fratture di vertebre dorsali con lesione midollare e conseguente paraplegia», con «un periodo di malattia di circa un anno» e «postumi a carattere permanente da configurarsi quale danno biologico pari, con equa approssimazione, all'80% (ottanta)%», con «perdita della capacità di proficuo lavoro» e «necessità di assistenza personale generica per sei ore al giorno» e di «futuri cicli annuali di fisioterapia di mantenimento» effettuabili «nei centri di assistenza per paraplegici, a totale carico del servizio sanitario nazionale» (vedi, sul punto, pagg. 17-17 della Ctu e pag. 2 del supplemento sopra citati); che, ancora, questi postumi di carattere permanente «sono costituiti sostanzialmente dalla paraplegia e dalla cistorettoplegia, che costringono il soggetto in carrozzella con catetere a permanenza» e «non sono ravvisabili possibilità di miglioramenti a seguito dei trattamenti fi-Page 338sioterapici eseguiti o da eseguire», tali da determinare apprezzabili riduzioni dell'entità dei postumi permanenti rilevati e sopra descritti (vedi, sul punto, pagg. 14 della Ctu e pagg. 2-3 del supplemento sopra citati); che in base a queste conclusioni del Ctu, tutte corrette sul piano tecnico e adeguatamente motivate nelle relazioni versate in atti, il tribunale ha giustamente liquidato, in via equitativa, il danno biologico permanente patìto dal sig. A.M.R. in complessivi Euro 516.457,00, il danno biologico temporaneo in Euro 38.434,27, e il danno morale complessivo in Euro 277.465,63; che le contestazioni al riguardo avanzate dalle due compagnie di assicurazioni e dall'infortunato nei rispettivi atti d'impugnazione non sono fondate perché dirette ingiustamente rispettivamente a ridurre ovvero ad aumentare le somme sopra indicate; che, in particolare, la liquidazione equitativa relativa al danno biologico da temporanea e da permanente appare adeguata all'entità e alla durata delle lesioni subìte nel sinistro dal giovane A.M.R., che all'epoca dell'incidente non aveva ancora compiuto i sedici anni, e ai conseguenti gravissimi postumi; che, ancora, il riferimento alle note tabelle del Tribunale di Milano non è ostativo all'adeguamento dell'entità del risarcimento del danno biologico temporaneo e permanente alla specificità del caso in esame operato giustamente e motivatamente dal giudice di primo grado, tenuto anche conto del carattere meramente orientativo dei criteri contenuti nelle predette tabelle; che, inoltre, il danno morale risulta giustamente liquidato dal tribunale, in via equitativa, nella misura del 50% del danno biologico complessivamente riconosciuto all'infortunato; che, ancora, il danno patrimoniale da lucro cessante per l'accertata perdita totale della capacità di produrre reddito da parte di A.M.R., risulta essere stato adeguatamente liquidato dal tribunale nella misura complessiva di Euro 254.833,00, sulla base di un reddito presunto medio mensile correttamente identificato in Euro 1.032,91, decorrente dall'età di 22 anni, alla luce delle potenzialità dimostrate al riguardo dal giovane A. e tenuto conto degli studi in corso al momento del sinistro; che, ancora, la circostanza, evidenziata da entrambe le compagnie di assicurazioni, del successivo conseguimento da parte del sig. A.M.R. del diploma di ragioniere non appare, di per sè, idonea ad incidere positivamente sulla sua capacità concreta di guadagno e, quindi, a comportare una riduzione dell'entità del risarcimento del relativo danno patrimoniale giustamente liquidato dal primo giudice, tenuto conto delle negative conseguenze derivanti non solo dalla paraplegia, ma anche dalla cistorettoplegia, con catetere a permanenza, che hanno portato il Ctu a concludere correttamente per la totale e definitiva perdita della capacità di realizzare «un proficuo lavoro», non potendo il sig. A.M.R. svolgere attività «energicamente impegnative»; che, inoltre, contrariamente a quanto genericamente dedotto dal sig. A.M.R. giustamente il tribunale ha riconosciuto all'attore, alla luce delle risultanze della Ctu e del relativo supplemento, a titolo di danno emergente, le spese mediche effettivamente sostenute ed ha negato la necessità di ulteriori spese in quanto la fisioterapia di mantenimento può essere proficuamente effettuata a spese del S.S.N.; che, inoltre, contrariamente a quanto dedotto dalle parti appellanti, il primo giudice ha giustamente liquidato all'infortunato la somma di euro 131.943,13 per le spese richieste dall'assistenza domestica per sei ore giornaliere ritenuta necessaria dal Ctu; che, invero, tale somma appare adeguata al prevedibile ammontare della relativa spesa da sostenere ed è irrilevante al riguardo la circostanza allegata dal Lloyd Italico della fruizione da parte dell'infortunato di una pensione sociale di ammontare, peraltro, non definito e dell'assistenza fornita dal S.S.N. che ha natura e scopi diversi; che, ancora, non può essere accolto l'appello incidentale avanzato dal sig. A.M.R. anche laddove tende ad ottenere in via forfettaria una somma - pari ad Euro 10.329,14 - a risarcimento del danno conseguente ai maggiori costi di una vettura adeguata alle sue condizioni fisiche, non avendo il predetto, nonostante il tempo trascorso, fornito alcuna prova al riguardo; che...

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