Giurisprudenza di merito

Autore:Casa Editrice La Tribuna
Pagine:429-446
RIEPILOGO

Contratto di locazione - Ad uso abitativo non transitorio - Stipulato in forma verbale antecedentemente alla legge n. 392/78 - Proroga tacita ex art. 58 stessa legge - Entrata in vigore della legge n. 431/98 - Mancata disdetta - Rinnovo tacito ex art. 2, primo comma, nuova disciplina - Estensione (...)

 
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@CORTE DI APPELLO DI GENOVA Sez. I, 6 marzo 2002, n. 211. Pres. ed est. Ferro - Calenco ed altri (avv.ti Delfino e Bennati) c. Rizzotto (avv. Sideri).

Contratto di locazione - Ad uso abitativo non transitorio - Stipulato in forma verbale antecedentemente alla legge n. 392/78 - Proroga tacita ex art. 58 stessa legge - Entrata in vigore della legge n. 431/98 - Mancata disdetta - Rinnovo tacito ex art. 2, primo comma, nuova disciplina - Estensione.

Un contratto di locazione ad uso abitativo non transitorio, stipulato in forma verbale con decorrenza dal 1° gennaio 1975, prorogatosi tacitamente di quattro anni in quattro anni a partire dal 1° gennaio 1980 ex art. 58 L. n. 392/78, e, pertanto, sottoposto al regime dell'equo canone sino al 31 dicembre 1999, ove non disdettato, deve considerarsi da tale ultima data tacitamente rinnovato, in virtù del primo comma dell'art. 2 L. n. 431/98, di quattro anni suscettibili di estensione automatica a quattro anni ulteriori, salvi i casi eccezionali contemplati in tale disposizione. (L. 9 dicembre 1998, n. 431, art. 1; L. 9 dicembre 1998, n. 431, art. 2; L. 9 dicembre 1998, n. 431, art. 14) (1).

    (1) Articolata fattispecie in ordine alla quale non constano precedenti.


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO. - Con citazione notificata il 24 luglio 2000 Rizzotto Mario ha convenuto in giudizio Calenco Antonia, Capuccini Clara, Zurlo Antonio e Zurlo Moira davanti al Tribunale di Sanremo, assumendo: che l'attore con contratto verbale stipulato nel 1975 ha concesso in locazione a Calenco Antonia l'appartamento sito in Arma di Taggia via Aurelia Levante 18/3; che il contratto, ai sensi dell'art. 58 della legge n. 392 del 1978, si è prorogato tacitamente di quattro in quattro anni fino al 31 dicembre 1999; che dopo l'entrata in vigore della legge n. 431 del 1998 i contratti di locazione devono essere stipulati in forma scritta; che allo stato, in mancanza di contratto di locazione attualmente valido, sia Calenco Antonia sia Capuccini Clara, Zurlo Antonio e Zurlo Moira (familiari con lei conviventi come da certificazione anagrafica prodotta) occupano l'immobile senza titolo; che non è stata corrisposta alcuna indennità di occupazione. Sulla base di tali premesse l'attore ha chiesto «accertare e dichiarare che i convenuti occupano senza titolo l'appartamento sito in Arma di Taggia via Aurelia Levante 18/3 e per l'effetto condannare i predetti: a) a rilasciare immediatamente libero e vuoto di persone e cose l'appartamento in questione; b) al pagamento dell'indennità di occupazione nella misura e mediante pagamento della somma che verrà determinata in causa mediante C.T.U. dall'1 gennaio 2000 al rilascio effettivo».

Previa costituzione del contraddittorio nei termini di cui si dirà più precisamente in seguito, e previa trasformazione del rito, la causa è stata decisa con la sentenza 10-12 dicembre 2001 n. 826 con la quale il Tribunale di Sanremo in persona del giudice unico, dichiarando in motivazione la contumacia di Capuccini Clara, Zurlo Antonio e Zurlo Moira, e pronunciando in via non definitiva, ha dichiarato «che Calenco Antonia, Capuccini Clara, Zurlo Antonio e Zurlo Moira occupano senza titolo l'appartamento di proprietà Rizzotto sito in Arma di Taggia via Aurelia Levante 18/3» e ha dichiarato tenuti e ha condannato i convenuti «a rilasciare in favore di Rizzotto Mario il predetto immobile libero da persone e cose», ha fissato per l'esecuzione del rilascio la data del 28 febbraio 2002, e ha condannato i convenuti in solido «al pagamento in favore dell'attore dell'indennità di occupazione relativa al predetto immobile dal gennaio 2000 al momento del rilascio nella misura accertanda dal C.T.U. nominato con separata ordinanza» rimettendo alla sentenza definitiva la decisione sulle spese.

Avverso la suddetta sentenza hanno proposto appello congiuntamente Calenco Antonia, Capuccini Clara, Zurlo Antonia e Zurlo Moira, deducendo: A) la prima: 1) «violazione dell'art. 3 legge n. 392/1978 e dell'art. 1597 c.c. in relazione alla errata applicazione della legge 431/1998», e 2) «errata applicazione della legge 431/1998 nel suo complesso con violazione dell'art. 14 comma 5 e dell'art. 2 commi 6 e 1»; B) gli altri tre, la erroneità della dichiarazione della loro contumacia nel procedimento di primo grado, e, nel merito, la loro carenza di legittimazione passiva.

L'istanza di sospensione dell'esecuzione proposta dagli appellanti è stata accolta da questa Corte con ordinanza 18 febbraio 2002.

La causa è stata discussa oralmente davanti a questo collegio nell'udienza del 27 febbraio 2002 e dallo stesso decisa come da dispositivo del quale è stata data pubblica lettura a norma di legge.

MOTIVI DELLA DECISIONE. 1. - Esistono, agli atti del procedimento di primo grado, due distinte comparse di costituzione e risposta.

Con una di esse si è costituito in giudizio «l'avv. Giovanni Delfino in virtù di mandato posto in calce all'atto introduttivo notificato... per la signora Calenco la quale contesta in fatto e in diritto il fondamento e la giustezza della domanda» della quale quindi ha chiesto la reiezione, affermando che gli altri convenuti (rispettivamente figlia, genero e nipote di essa Calenco) erano soltanto suoi ospiti, estranei al rapporto contrattuale col Rizzotto. Con l'altra, intitolata al nome di Capuccini Clara, Zurlo Antonio e Zurlo Moira, «i convenuti si costituiscono in giudizio rappresentati e difesi dall'avv. Giovanni Delfini in virtù di mandato posto in calce all'atto di citazione notificato a Zurlo Moira», ed eccepiscono il proprio difetto di legittimazione passiva. In calce alla copia dell'atto di citazione notificata a Calenco Antonia questa ha compilato la procura ad litem al suddetto difensore che ne ha autenticato la sottoscrizione. E in calce alla copia della citazione notificata a Zurlo Moira trovasi la procura ad litem conferita allo stesso difensore, congiuntamente, da Capuccini Clara, Zurlo Antonio e dalla medesima Zurlo Moira. Nel verbale della prima udienza tenutasi davanti al tribunale in composizione monocratica è statoPage 430 dato atto semplicemente che «si è costituito l'avv. Delfino in oggi precariamente sostituito dall'avv. Sibona». E dell'avvenuta rituale costituzione di tutti i convenuti in primo grado si trae conferma dalla comunicazione dell'ordinanza di trasformazione del rito, effettuata all'avv. Delfino in qualità di «procuratore della signora Calenco + 3». È evidente, dunque, l'errore in cui è incorso il primo giudice col rilievo della (inesistente) contumacia dei convenuti Capuccini Clara, Zurlo Antonio e Zurlo Moira. Peraltro, la constatazione di tale errore esaurisce in sé stessa la sua rilevanza processuale, non risolvendosi esso in nullità che renda necessaria la rimessione al primo giudice ai sensi dell'art. 354 c.p.c., e restando devoluto al giudice di secondo grado l'intero ambito del riesame del merito, anche in ciò che riguarda le suddette parti le quali sono del resto presenti nella presente sede in qualità di appellanti congiuntamente alla litisconsorte Calenco Antonia e non possono considerarsi portatrici di un apprezzabile interesse a una declaratoria formale che vada al di là delle considerazioni fin qui svolte, salva restando la eventuale rilevanza incidentale di tali considerazioni agli effetti della statuizione sulle spese.

  1. - Di Capuccini Clara, di Zurlo Antonio e di Zurlo Moira deve essere dichiarata, in accoglimento dell'eccezione dagli stessi a suo tempo proposta e oggi reiterata, la carenza di legittimazione passiva.

    2.1. - La questione che li riguarda si colloca in posizione assolutamente pregiudiziale, dovendo ogni problema di merito essere in linea logica posposto alla verifica della corrispondenza tra i soggetti nei cui confronti si chiede che venga pronunciata la decisione invocata dall'attore e i soggetti sulle cui posizioni di diritto sostanziale, alla stregua della prospettazione dall'attore medesimo formulata della fattspecie dedotta in giudizio, la decisione stessa appaia potenzialmente destinata ad esplicare i suoi effetti. In ciò consiste la legittimazione passiva, da intendersi - secondo un concetto elaborato e ormai costantemente accolto dalla giurisprudenza, valido anche per la legittimazione attiva (l'una e l'altra sussunte specularmente nell'unitaria nozione di legitimatio ad causam) - come titolarità semplicemente affermata della situazione giuridica dedotta in giudizio e quindi come posizione di soggetto tenuto a subire la decisione in sé stessa, non confondibile con la identificabilità o meno nel convenuto del soggetto concretamente tenuto alla prestazione pretesa dall'attore che, così come la effettiva titolarità in capo all'attore del diritto fatto valere in giudizio, si risolve in una questione di merito destinata ad avere soluzione mediante l'accoglimento o la reiezione della domanda (v. in argomento: Cass. 7 dicembre 2000 n. 15537; Cass. 1° agosto 2000 n. 10042; Cass. 13 maggio 2000 n. 6160; Cass. 9 maggio 2000 n. 5876).

    2.2. - Orbene, la causa petendi che sottende e qualifica la domanda di Rizzotto Mario, quale esaurientemente riferita nella precedente esposizione del fatto processuale, appare inequivocabilmente ed esclusivamente correlata alla evoluzione della vicenda del contratto di locazione del quale erano, e sono, parti in senso sostanziale il Rizzotto medesimo e Calenco Antonia.

    Tale condizione non può essere invece riconosciuta a Capuccini Clara, a Zurlo Antonio e a Zurlo Moira, che pur non avendo assunto la veste di stipulanti del contratto nel suo momento genetico, né essendo succeduti ad alcun altro soggetto nella titolarità delle situazioni obbligatorie attive e passive derivanti dal contratto stesso, sono stati convenuti in giudizio sulla base della stessa riferita prospettazione di fatto e di diritto. In realtà, la sussistenza nelle persone dei suddetti della facoltà di vivere nell'appartamento del Rizzotto locato alla Calenco non dipende, in sé stessa, dal persistere della...

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